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RARE SHIP


Il nemico l'aveva appena colpita con una lancia. Attese per un secondo che il dolore lancinante la facesse piegare a terra, invece così non fu. Dalla ferita non stava uscendo una sola goccia di sangue. Che stava succedendo?

Pian piano iniziò a realizzare. Non era una guerriera medievale, era una studentessa universitaria del Terzo Millennio. E la lancia che l'aveva appena colpita, non era una lancia: era il ginocchio della sua ragazza.

A quel punto aprì gli occhi sospirando, si spostò cercando di non svegliare la principessa che aveva al suo fianco, e guardò l'orologio.

04:14. Perfettamente a metà notte.

La giornata seguente sarebbe stata particolarmente stancante. Alle nove dovevano essere in dipartimento, e sarebbero uscite solo alle 17.

Poi a casa e fuori per cena.

Ma ne valeva la pena, era il loro primo anniversario.

Si alzò di lato, poggiando sull'avambraccio. Guardò Amara, era così bella, così spensierata. Mai si sarebbe aspettata di svegliarsi con una donna al suo fianco.

Aveva sempre sognato il principe azzurro, poi era arrivata lei.


La prima volta che l'aveva vista erano in discoteca: l'aveva invidiata per la sua bellezza. Le forme sinuose del suo corpo, stretto in un abito corto, la lasciavano a bocca asciutta. Il contrasto tra la sua pelle cioccolato e il vestito argento. Due trecce che scendevano fino a metà schiena. Era davvero bellissima.

Ester aveva provato a scomparire, ma sapeva che era impossibile. La sua figura non poteva che risaltare nel buio di quel posto. La pelle albina, i capelli bianchi, per tanti erano un indice di bellezza, a lei non erano mai piaciuti. Era troppo individuabile, non passava mai inosservata.

Come volevasi dimostrare, quando alzò gli occhi, si rese conto che quella dea la stava guardando. Per un attimo si contemplarono a vicenda prima che Ester si sentisse intimidita e decise di distogliere lo sguardo, sicuramente risultava ridicola in quel vestito blu, ma non è che avesse altre opzioni... sapeva che andare a quella serata sarebbe stata una pessima idea. Ma di nuovo, era il primo anno di Università, in una nuova città, non conosceva nessuno, doveva provare a fare amicizia in qualche modo.

Scosse la testa e si diresse al bancone, almeno avrebbe avuto qualcosa da fare mentre fissava la pista, cercando di trovare il coraggio per buttarsi.

Poco dopo aveva in mano il suo Gin Tonic, ma si trovava nuovamente senza alcunché da fare seduta su una poltroncina ai lati della stanza. Alcune persone indugiavano un secondo di più su di lei, come per essere sicuri di quello che vedevano. Ma nessuno si faceva avanti. Non serviva che le ricordassero quanto fosse diversa, lo sapeva già.

Mentre rifletteva non si accorse che la ragazza la stava raggiungendo.

«Ehi, piacere Amara.»

La voce la colse di sorpresa, e fece un mezzo salto sulla sua poltrona, la ragazza che aveva preso posto accanto a lei rise. Non in modo sgarbato, ma nemmeno nel modo timido in cui avrebbe fatto lei.

«Scusa se ti ho spaventata,» rimase a fissarla, e preso atto del fatto che Ester non avrebbe risposto chiese «come ti chiami?»

Ester rimase a fissarla ancora per qualche secondo, per poi rispondere.

E così iniziarono a parlare quella sera, Amara le chiese di scambiarsi i numeri, avrebbe voluto chiederlo lei stessa, ma era troppo timida.

Da quel momento si scrivevano in ogni momento libero, scoprirono di essere alla stessa facoltà, anche se in corsi diversi.

Ester ebbe la sua prima crisi d'identità: si era innamorata di Amara e non se lo sapeva spiegare. Era una ragazza, era sua amica!

Riuscì ad accettare la cosa, e pian piano si rese conto che Amara ci stava provando con lei... Probabilmente dalla prima volta che si erano viste.

Il giorno in cui Amara si dichiarò iniziò a piangere per l'emozione, senza riuscire però a contenere qualche risata: il momento stesso in cui l'aveva vista quella mattina, sapeva che sarebbe successo, ma il fatto che stesse veramente succedendo la rendeva la donna più felice del mondo. Era l'11 Marzo dell'anno prima.


Ester si destò dai suoi pensieri e guardò nuovamente l'orologio. 04:47, era il caso che si rimettesse a dormire.

Si girò di fianco e cinse Amara con un braccio, avvicinando il viso all'incavo del suo collo.

«Ti amo»

Ester sorrise e rispose, «Ti amo anche io».


A/N:

Sono un disastro in queste cose... Penso si sia notato, ma non ho costanza.

Comunque, questa è la storia del 9, sono piuttosto soddisfatta devo dire. Non so quanto si sia capito, ma la rare ship è il fatto che due ragazze, una spagnola e albina, una sudafricana che studiano in Italia... Okay sicuramente non si era capito, ma c'era! Comunque mi sa che lavorerò ancora con loro, magari finito questo mese, con calma.

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