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Terza Prova - Quella domenica a pranzo

Chi: Tu, Presidente del Consiglio italiano
Come: Con i poteri conferiti dal consiglio Vaticano
Se: Scendesse una nave aliena in p.zza San Pietro

Una terza ed ultima prova di girone decisamente carina.
Grazie al giudice per la traccia.

Parole utilizzate 1999 ( giuste giuste togliendo quello scritto fin qui )

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<< Scusa Paolo, sono fuori al ristorante con la famiglia.
No. Non sono a Roma.
Sono ritornato a Milano per il fine settimana.
C'è un baccano assurdo. Cos'è successo? >>

Marco Germani, nuovo premier italiano, stava godendosi una delle poche domeniche con la famiglia da quando, circa dieci mesi, fa era stato eletto Presidente del Consiglio dopo una burrascosa e losca vicenda che aveva visto coinvolta la totalità del precedente governo.
Dimissioni e arresti in massa, destabilizzazione economica e rischi di deficit avevano aperto le strade al nuovissimo movimento demagogico "Tutti a casa" di cui, quasi per una goliardata nata durante una serata di "gomiti alzati", Marco Germani era il fondatore.

<<Bambini! Silenzio un secondo. Papà sta parlando con lo "zio" Paolo.
Eccomi Paolo, mi sono spostato un attimo. Scusa.
Calmo, calmo. Se parli così veloce non si capisce nulla.
Chi ha parcheggiato in piazza San Pietro?
Una cosa?
Paolo hai bevuto? >>

La confidenza tra i due era frutto dell'amicizia che li legava fin da bambini.
Avevano fatto le scuole assieme fino a che ognuno aveva intrapreso la sua strada.
La strada di Paolo lo aveva portato ad una vocazione, del tutto inaspettata e improvvisa, alla vita spirituale con una repentina scalata della gerarchia ecclesiastica culminata con la morte del vecchio papa di cui lui era diventato camerlengo.
Capitò che durante il conclave, il cardinale più "quotato" riconoscesse nel camerlengo dei "mistici segni divini" e che lo avesse proposto perentoriamente come successore del papa.
Si venne a scoprire più tardi, a frittata fatta, che il cardinale in questione soffriva di delirium tremens e allucinazioni ottico-uditive a causa di abuso di alcool e cocaina.

Avevano entrambi circa quarant'anni.
Se Marco Germani era il premier più improbabile, un uomo del popolo eletto quasi per "impatto mediatico" grazie al momento propizio in cui il populismo era di moda, Paolo era il papa più giovane, insicuro e inesperto, nonché più inadatto al ruolo di comando della chiesa cattolica.
La contemporaneità delle due cariche così improbabili avrebbe avuto le stesse probabilità di una doppia vincita sequenziale al superenalotto.
Se poi si voleva aggiungere un contatto alieno, beh, si sforava di gran lunga il paradosso probabilistico.

<< Si, si, non ti incazzare, Paolo. C'è un televisore. Lo faccio accendere. >>

Non ci fu nemmeno bisogno di sintonizzare su uno specifico canale.
Quando il cameriere accese la televisione l'immagine che si parò davanti fu quella di un velivolo di forma triangolare, un triangolo equilatero di colore azzurro e rosso, esattamente nel centro di Piazza San Pietro.

Girando su qualsiasi altro canale veniva presentata la stessa scena, ripresa da angolazioni diverse dai vari operatori e reporter della relativa rete televisiva, ma tutti i canali, persino i canali di intrattenimento per bambini e i canali di sole televendite, trasmettevano l'evento.

In sovraimpressione giravano scritte roboanti
"Non siamo soli!"
"Atterraggio di un'astronave in piazza San Pietro"
"Primo contatto con una razza aliena"
e via discorrendo.

Marco Germani, scioccato e incredulo, aveva ancora il telefonino attaccato all'orecchio da cui uscivano le urla del papa che continuava, istericamente, a chiamare a gran voce il nome del premier.

Tutti gli avventori del ristorante avevano smesso di parlare seduta stante non appena le immagini dell'atterraggio apparvero sul megaschermo della sala.
Regnava un silenzio anormale.
Un silenzio assordante.

Marco fissava lo schermo cercando ancora di decidere se fosse la realtà, la pubblicità di un videogioco o più semplicemente un sogno.
Il premier fissava lo schermo; la moglie del premier fissava il marito; i commensali fissavano la televisione e poi fissavano il premier; le guardie del corpo fissavano la televisione, il premier, i commensali e poi ancora il premier.

<< Paolo. Arrivo. >>

Meno di un'ora e mezzo dopo, Marco, con l'aereo di rappresentanza in compagnia delle sue due guardie del corpo, atterrava all'aeroporto di Ciampino.
Non aveva portato con sé moglie e figli preferendoli lontani dall'evento e non volendo correre rischi.
Il traffico dell'aeroporto era stato bloccato. Nessun aereo civile, si trattasse di passeggeri o merci, poteva decollare.
Solamente un ristretto numero di elicotteri militari sorvolavano i cieli romani.
La macchina blu lo stava già aspettando.
Era già alla quarantesima telefonata da quando era partito da Milano.
Compagni del movimento, avversari politici, la moglie, giornalisti, dj radiofonici, il papa per ben quattro volte che voleva assicurarsi che stesse arrivando (era terrorizzato da ciò che avrebbe comportato per il mondo religioso, come avrebbe potuto spiegare nuovamente la storia del Dio unico a immagine e somiglianza se questi "alieni" avessero avuto quattro braccia o i tentacoli al posto delle gambe?) , il presidente degli stati uniti che chiedeva se volesse supporto aereo o deterrenti nucleari, il presidente della Russia che dichiarava di voler intervenire anch'egli (ma prima degli americani), la moglie del presidente della Repubblica Italiana che lo avvertiva che il Presidente non avrebbe potuto presenziare a causa di un malore e repentino ricovero in ospedale (quindi anche lui se la scansa), un appassionato di star wars che supplicava di poterlo accompagnare (come cazzo aveva fatto questo ad avere il suo numero?)
Il mondo era impazzito.
Certo che era impazzito.
Un'astronave a forma di triangolo scende e atterra a San Pietro.
Il papa che non ha il coraggio di fare venti metri per andare a vedere chi gli è piombato nel giardino e che delega a lui, a Marco Germani, ora premier ma fino a qualche mese fa impiegato annoiato, ma con una buona idea in testa per un movimento populista, tutte le funzioni e i poteri per poter prendere decisioni su suolo Vaticano.
Marco si ritrova in due ore a ricoprire le funzioni di Premier, Presidente e Papa contemporaneamente.

Tra tutti i pensieri che affollano la sua mente uno risalta su tutti: come mai in Italia, a Roma, nel Vaticano?
In tutti i film di fantascienza gli "alieni" scendono a New York o a Tokyo, mai e poi mai si è visto un extraterrestre arrivare alla Garbatella o sul Grande Raccordo Anulare.

<< Signor premier >>
la voce di una delle sue guardie del corpo lo distrae dai suoi pensieri porgendogli un palmare
<< dovrebbe vedere questo >>

Un giornalista sta parlando direttamente dalla città del Vaticano, alle sue spalle il velivolo immobile che ricopre buona parte della superficie di Piazza San Pietro.
<<... Papa Paolo XXXIII si rifiuta inspiegabilmente di uscire dalle sue stanze. Il Presidente della Repubblica ha avuto un malore e ora è ricoverato in un ospedale militare. Stiamo aspettando a momenti l'intervento del premier convocato d'urgenza dal Papa in persona.
Non ci sono stati tentativi di comunicazione da parte del veicolo alieno.
Nessun movimento o rumore.
Testimoni affermano che l'astronave è atterrata con un moto quasi ondulatorio, come se stesse sbandando, usciva del fumo verde da uno dei lati del triangolo e quando si è posata sulla piazza l'atterraggio non è stato dei più perfetti. >>

Nel frattempo le immagini amatoriali riprese con un cellulare mostravano il momento dell'avvistamento dell'astronave sui cieli romani proprio in contemporanea all'angelus domenicale di Paolo XXXIII.
La folla che abbandonava in fretta e furia la piazza
Il triangolo metallico, basculante mentre si avvicinava a grande velocità, d'un tratto subiva una brusca decelerazione, come se qualcuno avesse attivato un freno d'emergenza in un treno, attendeva che non ci fosse nessuno sotto di esso per poi cadere sgraziatamente per terra senza quasi produrre rumore, come se fosse fatto di stagnola e non di metallo compatto.

<< Qualsiasi tentativo di stabilire un contatto da parte dei militari e dei gruppi scientifici è stato vano.
<< Ecco... Mi dicono che la macchina del Premier sta per arrivare... >>

In quel preciso momento il macchinone blindato che portava il premier si fermò a circa una trentina di metri dal "triangolo volante".

Richiamando a se tutto il proprio coraggio Marco Germani scese dalla macchina reggendosi comunque con tutte le forze alla portiera. Le gambe gli tremavano a tal punto da non reggerlo, quasi.
Venne investito da una marea di domande e dalla calca dei giornalisti che furono tenuti alla larga dalle sue guardie del corpo a suon di spintoni e qualche calcio agli stinchi
<< Presidente. Presidente, cosa ci può dire.
Chi sono?
Perché non parlano con nessuno?
Gli altri capi di stato dove sono? >>

--- Ma io che stracazzo ne so? --- Avrebbe voluto urlare Marco
invece si ritrovò a recitare una parte in cui mai si sarebbe visto come primo attore.
Sfoggiò un sorriso smagliante e alzò le mani verso la folla.
La folla ammutolita lo acclamò a gran voce.
Sembrava davvero un film.
A Marco Germani sembrava di avere la testa piena di ovatta, sentiva i rumori lontani e vedeva i movimenti rallentati.
Scortato dalle guardie del corpo si fece largo tra la folla che, come a simulare un biblico Mar Rosso, si apriva al suo passaggio.

Una volta davanti al veicolo alieno Marco si rese conto di non avere la più pallida idea di cosa fare o dire.

<< Salute a voi nel nome del popolo italiano e della Terra>> disse alzando comicamente la mano e aprendo le dita tra il medio e l'anulare come in un saluto di Star Trek .
<< Vi dò il benvenuto >>

Il triangolo si illuminò, al centro di un lato, di una luce fioca e azzurra, quasi fosse un occhio che si stava aprendo dopo un pisolino.
Si sentirono voci di diverse lingue, inglese, spagnolo, giapponese e altri idiomi che Marco non identificò.
Un effetto come quando si cerca di sintonizzare la radio e si passa da una stazione all'altra sentendo stralci di comunicazione, in un turbinio incomprensibile e cacofonico.
Infine la voce elettronica si stabilizzò su un fluente italiano.
<< Sei tu il capo qui? >>
Si ritrovò esaltato all'idea di essere ripreso in mondovisione come l'uomo che per primo stava parlando davvero con qualcosa venuto dallo spazio.

<< Tecnicamente sarebbe il papa nella città del Vaticano, e in Italia sarebbe il presedente della repubblica ma, sono stato investito (letteralmente) di entrambi i ruoli. Quindi si. Sono il capo qui. >>

La voce riprese imperturbabile.

<< Questa è una missione di conquista. La vostra resa è indifferente. Non attaccheremo con forze di occupazione. Non faremo prigionieri. >>

Marco Germani si gelò sul posto.
<< Ma come? >> il suo tono era quasi petulante, come quello di un bambino che fa i capricci
<< Venite qui, con la vostra astronave e ci minacciate... >>
<< Non è un'astronave. E'un annullatore atomico calibrato sul dna umano.>> interruppe perentoria la voce

Marco Germani si guardò attorno e vide i volti della folla. Panico. Terrore.
Le sue guardie del corpo lo guardavano interdette.
I carabinieri e le guardie svizzere, di servizio nella piazza quella domenica, puntarono all'unisono i mitragliatori verso l'oggetto metallico in attesa di un ordine di fare fuoco.

<< Qualsiasi danno riceverà l'annullatore atomico ne provocherà l'immediata attivazione >>

<< E quindi cosa dovremmo fare? Aspettare il botto? >> chiese il premier
<< Non ci sarà nessuna esplosione. Non ci sarà nessun dolore. Noi non amiamo infliggere sofferenze. Tutto ciò che ci interessa è il vostro pianeta. Abbiamo bisogno di acqua, terra e ossigeno. Subito. >>

<< E non potremmo convivere? >> cercò di intercedere Marco Germani
<< Ci abbiamo già provato.
Roswell, America. Ci avete abbattuto, uccisi a sangue freddo quando eravamo inermi, poi sezionati.
, Canada. Non abbiamo neanche potuto parlare. Ci avete sparato in volo. Rapiti e torturati.
, Russia. Abbattuti. Sequestrati. Studiati. Uccisi >>
Elencò la voce.

<< Ma... l'Italia non c'entra... >> osò il premier.
<< Infatti. Qui non ci avete abbattuti e abbiamo potuto atterrare, finalmente. Ma stavolta non porteremo un messaggio di convivenza. Ci spiace molto. Saremmo stati davvero amici. >>

Non ci fu nessun preavviso.
Nessun altro proclama.
Un'onda azzurra si propagò ad una velocità assurda ricoprendo nel giro di pochi secondi tutta la terra, vaporizzando all'istante ogni forma di vita umana.
Nessuna Luna rosso sangue.
Nessun anticristo.
L'apocalisse, la fine del loro mondo arrivò quella domenica.
Quell'improbabile domenica a pranzo.

E quello fu il nostro nuovo inizio in questo pianeta.


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