La Parolà delle Liberte
La parolà delle liberte, si, non avete letto male, altrimenti non sareste neanche entrati se aveste letto per caso uno slogan trito e ritrito.
Parlare di "libertà delle parole" è ormai da sfigati. Da profeti nel deserto.
Non è più qualcosa che fa effetto, sarà forse che ormai tutti i nobili sono stati decapitati perciò non c'è più bisogno di parlare di "libertè egalite fraternitè" e fanculo se non è l'ordine corretto o non è scritto con gli accenti giusti.
Il messaggio che deve arrivare deve essere diretto, immediato.
Esatto, come un pugno al plesso solare, una testata sul naso da distanza ravvicinata o un calcio di punta secco secco nelle palle.
Grammatica, forma lessicale, paura di scrivere "cazzo e merda" e feticismo dei termini arcaici li si lascia agli stilisti del testo, a coloro che stanno ai lati e guardano dall'alto della loro pseudocultura coloro che davvero si battono nella melma e nel sangue per poter far passare il loro messaggio.
Noi, noi che volgiamo la PAROLA' DELLE LIBERTE, siamo noi coloro che si batteranno fino alla morte per poter fare in modo che voi, ancora scettici su cosa scegliere, se un testo profumato di rosa o una gettata di parole alla puzza di olio fritto, possiate scegliere in autonomia.
Pensate solo a questo.
Preferireste mangiare una coppa di petali di rosa spruzzate di profumo francese o un piatto di patate fritte e unte con sopra tre dita di maionese?
Riflettete.
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