Dan Tucker - Storia di un eroe che imparò a volare
Quella che state per leggere è una storia senza dubbio singolare, ambientata in un luogo e in un tempo che non conoscete, ma che mi sforzerò di raccontarvi.
Ebbene, Dan Tucker, il brillante protagonista di questa avventura, era un uomo di giovane età e di bell'aspetto, nonché il figlio dell'assai più noto John Dawson Tucker: magnate delle omonime industrie considerato il maggior produttore di distillati di Landon Bridges.
Quando tutto ebbe inizio, il 13 luglio del 1885 - e i sogni di Dan furono spezzati - nulla lasciava presagire ciò che di lì a poco sarebbe accaduto alla sua terra. Del resto, lo stato indipendente di Landon Bridges era da sempre un luogo sicuro e le cinque isole che ne facevano parte (Major, Saint Thomas, Honor, Burton e Chapel) convivevano da centinaia di anni in pace e armonia. Simbolo di unione e cooperazione, erano giunte l'una all'altra per mezzo di ponti, in una sorta di linea retta che si imponeva nel bel mezzo del Pacifico come una grande fortezza. Ma solitaria.
Ecco, se dovessimo pensare agli svariati motivi per cui, un bel giorno, qualcuno pensò di invaderla, quello ne fu senza dubbio il cardine. Ma non il solo. E comunque non è questo il tempo giusto in cui spiegarlo.
Ciò di cui, invece, vorrei parlare è di nuovo il nostro Dan Tucker.
Le testate dei giornali di Landon Bridges facevano il suo nome da intere settimane e le grida degli strilloni lungo le vie di Major, l'isola in cui abitava, avevano raggiunto ogni vicolo più stretto oltre il muro di nebbia perenne.
"Edizione straordinaria, signore e signori! Dan Tucker, figlio del magnate dei distillati John Dawson Tucker, sposerà Coralline Stewart, l'erede dell'impero ferroviario Stewart & Company. Il matrimonio verrà celebrato il 14 luglio nella cattedrale dell'isola di Saint Thomas. Edizione straordinaria..."
Dunque, da ciò che avrete capito, il giovane Tucker era prossimo a compiere quello che comunemente viene definito il grande passo e, come capita spesso, era nervoso. Molto nervoso. Eppure, il peggio doveva ancora arrivare...
La mattina di quel terribile giorno in cui la vita di Dan sarebbe stata distrutta, la famiglia Tucker al gran completo era partita con carrozze e cavalli alla volta di Saint Thomas, poiché gli Stewart si erano offerti di ospitarli ed era sconveniente rifiutare. Nel frattempo, solo con il gobbo maggiordomo Wilson, Dan era rimasto alla villa per gli ultimi preparativi, con la speranza che la giornata scorresse veloce e nel modo più rilassato possibile.
Entro l'ora di pranzo, mentre il ragazzo era assorto nella lettura di interessanti articoli sui primi esemplari di motore a combustione, una delle sue grandi passioni, la sartoria Kramer&Kramer gli aveva fatto recapitare lo smoking per la cerimonia tramite un fattorino, il quale lo aveva seguito come un cane fedele durante l'ultima prova: un abbinamento dell'abito ai guanti bianchi, il cilindro di raso e le scarpe lucide. Nel pomeriggio, dopo un pranzo leggero e un buon sigaro, si era poi concesso un lungo bagno ristoratore e, poco dopo, quando la pelle era ancora morbida, aveva permesso alle mani dello stesso Wilson di radergli la barba e sistemargli le basette. Grazie al cielo senza spargimenti di sangue. A quel punto, Dan non si era accorto di nulla, ma si era già fatta l'ora di cena e, ai primi sentori di cibo, il suo stomaco si era chiuso irrimediabilmente. Il che significa: niente consommé di verdure, niente polpettone e nemmeno un goccetto di quel buon whisky che la concorrenza gli aveva appena recapitato come dono per le nozze. Senza dubbio un gesto apprezzato, si era detto il giovane sistemando il cravattino, peccato solo per un dettaglio: il magnate dei distillati Tucker era astemio!
Fin qui, cari lettori, ne converrete anche voi che Dan Tucker sembrava passarsela piuttosto bene. Nonostante i soli ventitré anni di età, egli era già un uomo di successo, fattore che non guasta affatto se sei dotato anche di fascino e di ingegno. E lui ne aveva da vendere. Un giorno sarebbe divenuto l'erede di un grande impero e, per finire, una volta trascorsa la notte, avrebbe ottenuto il piú ambito dei suoi traguardi: il matrimonio con la bella Coralline. Ancora poche ore e, attraversando il ponte che separava Major dall'isola di Saint Thomas, a bordo del suo innovativo cavallo meccanico, con un bouquet di fiori d'arancio stretto tra le mani e il petto gonfio d'orgoglio, Dan avrebbe raggiunto l'unica donna che desiderava amare, alla volta di un futuro radioso da trascorrere insieme.
Tutto questo se solo glielo avessero permesso, naturalmente...
Purtroppo per Dan, e anche per la sua famiglia, la realtà dei fatti si rivelò tutt'altro che felice...
Le lancette dell'orologio a cipolla tra le sue mani segnavano ormai le ventitré. Lui indossava la vestaglia a doppio petto ed era prossimo a ritirarsi nelle sue stanze, quando un improvviso boato, poi un secondo e così via per due volte ancora, squarciò la quiete di quella placida notte d'estate.
Da quel preciso istante, signore e signori, i soli a poter meditare nuovi progetti per il futuro sarebbero stati i membri di una pericolosa organizzazione criminale: l'RSM, anche detto Regime di Sicurezza Massima.
E per il nostro Dan Tucker fu come un meteorite che si abbatte sul paradiso terrestre.
Come detto poco fa, Landon Bridges era uno stato sovrano e indipendente che si stagliava nel bel mezzo del Pacifico come una grande fortezza, ma era anche solitario. Intorno ad esso non v'era nulla, infatti, se non il mare, e questo non è di certo un dettaglio trascurabile se devi commerciare armamenti bellici e produrli. Tuttavia, Landon Bridges non era il solo luogo a possedere tali caratteristiche: a onor del vero, il mondo ne è zeppo tutt'ora! Ciò che davvero convinse l'RSM a invaderlo, oltre al fatto che Landon Bridges fosse un paese industrializzato all'avanguardia, fu la sua palesata avversione ad allearsi con gli altri stati del Pacifico. Ciò equivarrebbe a dire la totale incapacità di chiedere aiuto e di offrirlo. Anche una volta conquistata, di Landon Bridges nessuno si sarebbe mai preoccupato.
E infatti, dopo tre anni dall'invasione, come la chiamavano gli abitanti di Major, la situazione non pareva di certo tra le più confortanti.
Era il 1858, i ponti distrutti non erano mai stati ricostruiti, o gli abitanti delle isole si sarebbero prestati soccorso. E mentre il resto del mondo stava vivendo l'inarrestabile progredire della rivoluzione industriale, a Landon Bridges vigeva il divieto assoluto di cimentarsi in alcuna sperimentazione tecnologica: niente marchingegni meccanici, nessun mezzo a vapore e niente energia. Perciò, se le comunicazioni tra le isole erano irrimediabilmente interrotte e i trasporti inesistenti, anche le possibilità di fuga erano azzerate. Indubbiamente. Sia per mare, che per cielo, in ogni direzione si provasse ad affondare lo sguardo, v'erano navi da guerra capaci anche di volare ed erano di proprietà dell'RSM. In sostanza, non esisteva via di scampo, se non la totale rassegnazione di fronte al nuovo scenario che stava affossando le menti ingegnose dell'intero Stato di Landon Bridges.
Come quella di Dan Tucker.
Tuttavia, nonostante i divieti, i grossi camini che svettavano sulle colline di Major continuavano, inarrestabili, a generare fumo e vapore, appannando i vicoli e le strade di quel marcio grigiume in cui il popolo, ormai stremato, era costretto a sopravvivere. Come è facile comprendere si trattava delle fabbriche depredate dall'RSM, la quale, completamente indisturbata, continuava a produrre tonnellate di armamenti.
E se vi state domandando chi fosse costretto a lavorarci, azzarderei che la risposta è, forse, tra le più scontate...
Di certo erano uomini in buono stato di salute, ma anche donne o ragazzini abbastanza minuti per infilarsi nei tunnel di carbone. Poi esisteva gente come il nostro Dan Tucker, un tempo rispettabile gentiluòmo, che ora, in apparenza più vecchio di dieci anni, era solo un numero.
Se il suo turno alla fabbrica era concluso, lo si poteva incontrare tra i grigi vicoli di Major mentre, ricurvo sotto il peso di un sacco di patate (il compenso per il suo duro lavoro), si soffermava con espressione vacua davanti ai cumuli di macerie che, una volta, possedevano un nome.
La sartoria Kramer&Kramer, per citarne una, la stessa da cui Dan aveva acquistato l'abito per il matrimonio, era stata distrutta, così come il negozio di cappelli e quello di bastoni. Per non parlare, poi, delle vetrine con quei temibili corsetti... La sua amata Coralline li indossava in ogni occasione eppure erano solo un ricordo lontano.
E le distillerie John Dawson Tucker?
Il piccolo Dan era cresciuto lì fino a farsi uomo ma adesso, al posto di botti di rovere e alambicchi, non era rimasto quasi niente: solo uno scheletro di vetri e ferro alto quanto un palazzo. Ebbene, proprio di quel luogo di distruzione, dal momento che villa Tucker era stata depredata e il vecchio Wilson non era più tra i vivi, Dan aveva fatto la propria casa: una branda spoglia e una lampada a olio era tutto ciò che possedeva. O, meglio, che intendeva mostrare...
Con questo non vorrei insinuare nulla che possa indurre nelle vostre menti chissà quali teorie, come quella assai improbabile che il giovane Tucker continuasse ad avere un cervello. E a usarlo, anche. Nella sua testa, un misto di ricordi e sapere, di alambicchi e di vapore, di meccanica e motori a scoppio, continuava a mantenerlo in vita.
Ma a Landon Bridges, come già detto, vigeva il divieto assoluto di cimentarsi in alcuna sperimentazione tecnologica, dunque, Dan, come un comune signor nessuno, continuava a svolgere il proprio lavoro senza mai protestare. E a mostrarsi completamente ubriaco ogni volta che l'RSM ispezionava la distilleria armata fino ai denti...
Come dite? Avevo scritto che era astemio? Be', ho forse asserito da qualche parte che qualcuno ne era a conoscenza? Immaginate la figura se si fosse reso noto che il figlio del grande magnate delle industrie Tucker, il produttore dei migliori distillati del pianeta, non sopportava nemmeno il puzzo dell'alcool!
E in ogni caso, tutto ciò che continuerò a sostenere è che Dan stringeva una bottiglia di distillato Tucker ogni volta che l'RSM se lo trovava a due palmi dal naso, senza destare alcun sospetto.
Ed è proprio sull'onda di questa noncuranza che il giovane meditò il suo piano di fuga, o meglio, la scintilla che generò la grande ribellione di Landon Bridges. Ma per scoprire in che modo, dovremo attendere ancora qualche riga...
Il distillato, dicevamo, chissà quante bottiglie. E quelle patate: sacchi di iuta del peso di cinque libbre che Dan riceveva come ricompensa per il lavoro svolto alla fabbrica.
Per chi non avesse idea di come si ottiene un distillato, che sia esso derivato dalla fermentazione dell'uva, di pere o frutta marcia, la cosa importante da ricordare è che se necessiti di un combustibile capace di alimentare un motore a scoppio, quello ottenuto dalle patate sarà ideale! E in tutta Major, Dan era l'unico a saperlo...
Ciò di cui intendo avvisarvi è che se Dan Tucker si metteva in testa una cosa, ecco, lui trovava sempre il modo di ottenerla...
Non so descrivere con esattezza i volti di coloro che, quel mattino del 17 agosto 1858, videro Dan Tucker spiccare il volo dall'enorme squarcio sul soffitto della distilleria, ma posso dirvi ciò che a parole mi è stato tramandato.
Quell'enorme bestione alato, un complesso di metallo e vetro capace di sputare fuoco, il giovane rampollo lo aveva costruito davvero. Ed era portentoso! Esso poteva volteggiare e piroettare come un aereo, ben oltre le nuvole più grigie, e produrre gridi di guerra che incutevano terrore. Se così si può dire, grazie alle patate!
L'immagine di lui che sorvolava i cieli di Major, mostrando al mondo intero una bottiglia di distillato Tucker, rimase scolpita per sempre nel cuore della gente di Landon Bridges: una nazione in apparenza impoverita ma che, di fronte a tanto coraggio, seppe trovare la forza di ribellarsi e di sovvertire il sistema.
Oggi, dopo più di centosessant'anni, solo per merito del nostro Dan Tucker, Landon Bridges è ancora uno stato sovrano: libero, indipendente e con tutti i suoi ponti!
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