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Terza Prova

Il pianoforte parla la lingua del cuore. Questo lo sapeva bene Pietro II, al secolo Max Demian, mentre suonava in una stanza del Palazzo Apostolico. Per un momento, per gli ultimi momenti, da solo. Si smarriva tra le note di "Spiegel im spiegel", annegava piacevolmente nell'estasi artistica, e allontanava il pensiero della prima omelia che avrebbe dovuto pronunciare tra meno di un'ora. Lui, il primo Padre dello Stato Italiano, il primo rappresentante del nuovo potere unificato di carattere teocratico che era nato dalla rinnovata spinta religiosa in Italia e nel resto del vecchio continente. La separazione dei poteri secolari e canonici sembrava cosa del passato, adatta a popoli arretrati culturalmente come i cugini islamici, che da tempo ormai prevedevano un Presidente del Consiglio da affiancare all'Ayatollah. Era finito il tempo in cui un cristiano dovesse condividere l'ordinamento politico con un "infedele". Adesso il popolo, grazie agli insegnamenti del passato, aveva piena coscienza di sè e sapeva riconoscere il suo interesse nell'elezione di un monarca assoluto.
E quando il popolo andò alle urne per scegliere tra dei cardinali che conosceva soltanto da poche settimane, e solo in base alla propaganda che avevano avuto il tempo di effettuare (ma Dio avrebbe guidato i loro cuori affinché ciò fosse abbastanza), lo scrutinio indicò il nome di un russo, un certo Raskolnikov, che doveva aver impresso per bene nella mente degli elettori la sua bella faccia giovane e attraente. Ed è un vero peccato che la sfortuna, o forse il santissimo Spirito Santo, gli abbia impedito di vestire la sacra tiara. Perché il mattino seguente l'elezione, quando non era ancora stato divulgato il risultato della stessa, Raskolnikov  fu trovato morto nel suo letto. Apparentemente un disgraziato caso di apnea notturna, tesi avvalorata dall'impronta del suo volto pesantemente marcata sul cuscino ("era proprio un santo, ci ha addirittura lasciato una sua sindone", commentò il Monsignor Sclavi), dai segni e graffi trovati in prossimità dei polsi, e dalle testimonianze di grida provenienti dalla sua stanza nel pieno della notte. In circostanze così tragiche, l'addolorata assemblea dei cardinali si lasciò guidare dallo Spirito Santo nella scelta di Max Demian, ritenuto uomo giusto e pio, e il più adatto alla guida del glorioso stato italiano.
Finì di suonare, e tutti questi pensieri, alla scomparsa della diga Musica, fluirono turbinosamente nella sua mente. Ma non poteva permetterlo, doveva rimanere concentrato sulla sua prima omelia, che aveva minuziosamente preparato perché soddisfacesse ogni singolo credente presente in piazza San Pietro. Guardò l'orologio. Mezz'ora. Chiuse gli occhi.
Tra i pensieri che si effondevano come gocce d'inchiostro colorate nel suo cervello, afferrò il ricordo di un sogno. Era il sogno che aveva fatto proprio la sera precedente. Vi si aggrappò con forza e riuscì a vedere una nave. Aveva tre vele, e la sua polena era la Nike di Samotracia. Questa nave entrava in casa sua attraverso la finestra, si fermava, e ne scendeva un uomo dall'aspetto mostruoso, gli occhi rossi, i capelli ricci che coprivano a stento il capo, e due braccia muscolose spropositate rispetto al busto. E quest'uomo cercava di prenderlo. Allora lui gridava, scappava, ma l'uomo riusciva a fermarlo, lo gettava a terra ai piedi di una enorme croce che saliva oltre il soffitto, e lì gli sparava varie volte, mentre sotto le braccia della croce c'erano due angeli che raccoglievano il suo sangue con degli innaffiatoi di cristallo, per poi versarlo sul capo di bambini.
Il ricordo turbò nel profondo il Santo Padre, che preferiva il disordine irreversibile delle gocce d'inchiostro alla nitidezza di quell'orrore.
Si portò alla vista il polso dove teneva l'orologio. Dieci minuti.
Si alzò dalla seggiola del pianoforte, ma ebbe una vertigine e cadde. Il terremoto che il sogno aveva causato in lui aveva appena avuto una scossa di assestamento. Grado 11 della scala Mercalli.
Quando trovò la forza di rialzarsi, mancavano cinque minuti. Corse alla sala dove lo aspettavano i cardinali, si mise in fretta la veste papale, gli anelli, la tiara.
Due minuti. Cercò di fare un riassunto mentale dell'omelia che aveva preparato, ma la mente ancora tremava dalla scossa di poco fa.
Un minuto. Quanto dura un Padre Nostro? Faccio in tempo? Ma poi devo davvero affidarmi a Dio? Non è più sicuro chiedere la protezione di qualcun altro?... un demone magari! La figura di Abraxas durante gli studi di teologia mi ha sempre affascinato. Andrà benissimo. Allora, vediamo... Sappi, o potente Abraxas, ch-
Zero.

Sotto gli occhi di decine di telecamere e di migliaia di fedeli, papa Pietro II apparve al balcone del palazzo apostolico e diede così inizio al Nuovo Santo Regno di Italia e Vaticano.
La mente ancora offuscata venne investita dalla vista del mare umano che si agitava e applaudiva aspettando che il grande chitarrista pizzicasse il suo assolo. Cercò di spazzare via la nebbia nel suo cervello gridando a squarciagola un saluto, la prima interazione con quella folla che gli sembrava pronta a mangiarlo all'improvviso.
«Buongiorno Italia!»
Gli applausi si intensificarono, e la cortese risposta della gente sembrò ridargli forza. Riuscì a montare un sorriso. Decise di riprovarci.
«Buongiorno Cristiani!»
Ancora applausi. Sì, adesso sentiva che lo spettro del sogno era lontano. Lui era Max Demian, il bambino prodigio, lo sciupafemmine, il più portato tra i seminaristi, il più amato tra i sacerdoti del suo paese, il più vicino al papa tra i cardinali, il più abile ingannatore, il cane più feroce tra i figli di quel Dio in cui non credeva, ma che ringraziava per aver creduto in lui, e avergli permesso di diventare ciò che meritava di diventare. Max Demian meritava di essere l'uomo più potente del mondo.
Adesso la vita della folla gli dava nuova forza.
«Cari fratelli, oggi un nuovo sole sorge sul nostro glorioso stato! Oggi Dio ci libera dalla nostra umana fallibilità, e lascia che noi ci consegniamo in tutto e per tutto a lui. Da oggi il nostro cammino non conoscerà mai più parti al buio, perché la luce di Dio ci splende sopra in tutta la sua gloria! Oggi noi siamo gloria! Oggi noi siamo Dio!»
Si fermò per godere dell'invasamento totale della folla. Poveri stolti. Loro non erano proprio un cazzo. Loro rimanevano nel freddo della loro ignoranza. Il sole oggi splendeva su lui solo. Su Max Demian. Io sono la potenza! Io sono la luce! Io sono Dio!
Mentre pensava queste cose, guardava il sole, il sole di mezzogiorno che pioveva perpendicolare su piazza San Pietro. E a un certo punto gli sembrò che questo si muovesse. Sbattè gli occhi, ma non cambiò nulla, anzi l'astro prese a ruotare. E non era il solo a vedere quello che stava accadendo, perché intanto sempre più persone nella piazza stavano alzando gli occhi e gridavano nella sorpresa e nella paura. Capitalizzò subito l'occasione.
«Fratelli, guardate il nostro sole! Lo vedete? Non abbiate paura, perchè questo è un segno di Dio! È Dio Padre Onnipotente che ci ha mandato questo miracolo per farci sapere che lui è con noi!»
Il pesce abboccò docilmente. E questo bastava. Lui, per il momento, non si poneva la questione di cosa stesse davvero accadendo. Un'illusione ottica, un'allucinazione collettiva, il favore di un demone, il castigo di Dio, andava bene tutto, purché non interferisse con la sua missione. Il sole sembrò sentire i suoi pensieri, perché prese a ballare e a cambiare colore, in un'apocalittica scenografia psichedelica. E la folla si trasformava in un raduno di menadi, ubriaca per mano di Dio. E Pietro II era il dj della discoteca a cielo aperto più grande mai esistita. Una pubblicità incredibile, un'audience planetaria, popolarità istantanea.

Ma a un tratto il sole si stabilizzò. La folla tornò schiava della ragione, il Santo Padre posò le cuffie e si mise a guardare. Non aspettarono molto, che presto individuarono un oggetto venire dal sole e avvicinarsi piano. Prima un puntino. Poi un triangolo tendente al rosso. E dopo un po' tutti poterono facilmente vedere che si trattava di una nave. Un galeone ottocentesco, dall'aspetto regale e fiero. Tre vele rosse. Come polena una Nike alata che imbraccia una croce alta quanto lei.
Max Demian, l'uomo più potente al mondo, sbiancò, e dovette tenersi forte al parapetto per non crollare a terra.
Grado 13 della scala.
La folla esultava, non capiva.
Era tutto perso. Ogni cosa. Le sue doti, il suo fulmineo cursus honorum, la sua intera vita era stata solo uno scherzo di Dio. Chissà adesso come starà ridendo, in sala regia. Ma il suo Truman Show non includeva il lieto fine, e lo sapeva. Senza uno scopo preciso, prese il microfono e ci sputò dentro le parole di un folle. O di un profeta.
«Sciocchi! Siamo tutti degli sciocchi! Abbiamo fatto arrabbiare Dio, e adesso lui ci punisce! Chiedete perdono, se siete ancora in tempo, perchè quella è la nave della morte! Perdono! Perdono! Perdono! Perdono! Critone, dove sei?»
Ma pochi riuscirono ad ascoltarlo, perché l'attenzione comune era catturata dall'imminente atterraggio della nave volante. Proprio al centro della piazza. Chi si trovava sotto l'ombra dello scafo correva, spingeva. Alla fine riuscirono a fare spazio per la nave. Toccò il suolo senza fare rumore, le vele rosse imperiose a riempire l'aria sopra la gente. A lungo nulla accadde, l'invisibile pilota teneva il pubblico nell'attesa. Allora, come un condannato a morte che corre verso il patibolo per abbreviare l'agonia, il Santo Padre decise che era suo compito avvicinarsi. Scendere dalle scale del palazzo sarebbe stato troppo lungo, quindi approfittò di un tubo che correva sul muro a lato del balcone per usarlo come pertica, e scese così nella piazza. Nel vederlo, la folla si divise in due per lasciargli un passaggio fino alla nave. Lui prese un respiro e poi cominciò a camminare, gli occhi fissi sulla polena. Lui era troppo concentrato per accorgersene, ma i fedeli lo videro sudare sangue. E avanzava, piano e dignitosamente, nel silenzio assoluto, le mani nelle mani davanti al petto, la veste mossa dal vento come una vela.

Giunse infine alla prua. Si tolse la tiara, e si inginocchiò col capo scoperto davanti alla nave. Gridò.
«Dio! Manda presto il tuo boia, e purifica questa gente in nome del mio sacrificio!»
Fu ascoltato. Si sentì un rumore dalla barca. E, quasi evocata dallo sguardo della folla, sorse una figura del tutto dissimile da quella sognata. Era una donna. Bellissima. Lunghi capelli neri, una leggera veste bianchissima giocosa nel vento, gli occhi di due colori diversi, una bocca che sembra un'onda, e alle mani due guanti rossi.
Demian la guardava sgomento. Non la conosceva, ma sapeva il suo nome.
«Sof'ja»
L'onda sul volto della donna ebbe una variazione. Sorrise.
Lui si sentì un poco sollevato.
Lei fece una panoramica mentale della folla, poi alzò la testa e cominciò a parlare. O meglio, vedevano quell'onda muoversi e incresparsi, ma nessuno sembrava capace di sentire un suono. Lui avrebbe tanto voluto chiederle spiegazioni, chiederle di alzare la voce, chiederle qualunque cosa. Ma si sentiva come un bambino davanti alla bimba che ama. Si può comportare in due modi: può stuzzicarla e importunarla per attirarne le attenzioni. Oppure può tacere e restare in ammirazione.
Per un momento pensò davvero di capire quello che lei stava dicendo. Ma lei proprio allora smise di parlare, chiuse gli occhi, abbassò la testa, estremamente seria.
Il Santo Padre guardò l'orologio.
Un minuto.
Lei riaprì gli occhi, lo guardò, sorrise. Aprì le braccia.
Lui capì. Si alzò, le andò vicino, a un passo di distanza.
Stavano uno di fronte all'altro, spiegel im spiegel, specchio nello specchio, ricorsività eterna di immagini, un tunnel inesistente che non porta da nessuna parte.
Lei coprì il passo, e lo baciò mentre lo abbracciava.
Demian pensò che forse il suo castigo era stato rinviato. Tornò in lui una leggera speranza. Riuscì persino a godere di quel bacio, lui, il papa, che annegava nella bellezza sensuale. Sentì le gelide mani di lei percorrergli la schiena. E subito dopo sentì il sangue intridergli la veste. Un freddo siderale. Ancora. Ogni secondo che passava una nuova coltellata gli bucava la schiena. Non importava, ora voleva proseguire quel bacio, nuovo senso della sua vita, fino all'ultimo delle sue forze. Arrivò a ventisei. Ventisei coltellate mortali. Poi cadde, le ginocchia sul suo sangue, e il sole cadde con lui. Guardò in alto, la bocca aperta ad afferrare gli ultimi respiri. E vide gli occhi di Sof'ja. Valeva la pena di morire per quegli occhi. Perché quegli occhi erano la prova dell'esistenza di dio.
Amen.

Quando l'antipapa Pietro II spirò, Sof'ja risalì sulla nave, e la piazza fu invasa dall'acqua. Nessuno capiva da dove venisse. Arrivava ormai al collo della gente, ma nessuno aveva la forza di reagire.
Adesso il galeone ondeggiava, solo, nella notte, circondato da migliaia di corpi, mare nel mare. E forse la vergogna sopravvisse loro.
Andate in pace.
La nave si alzò in volo, diretta verso... dove stava andando Sof'ja? Stava tornando da Dio? Stava andando da Abraxas? Navigava verso l'inferno, per poter di nuovo baciare Max Demian?
Quello che sappiamo, è che non brillò mai una luna più bella sopra Roma.

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