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Capitolo 9

Adriana era sempre nel mezzo della battaglia quando il corno suonò. Davanti aveva quella stupida figlia di Demetra che tanto aveva desiderato strapazzare, tuttavia in quello scontro non provò nessun gusto.
Forse era per via di quanto annunciato da Chirone, anzi sicuramente.
Una domanda continuava a tormentarla, lui aveva accennato ad un limite di tempo, ma perchè non lo aveva rivelato al falò?
I componenti della squadra blu esultarono e andarono a festeggiare, lei così rimase assieme ai suoi compagni della cabina di Efesto.
"Adriana, come ti senti?" Anastasia, la più piccola della casa, le ronzò intorno, come una graziona lucciola. Si erano fermati sul prati davanti ai campi di fragole e l'odore dei frutti era così buon da far venir voglia di mangiarle tutte quante.
La bambina aveva lunghi capelli ramati e due gioisi occhi castani, brillanti come gemme. Era arrivata da un anno e aveva fatto di Adriana il suo punto di riferimento.
"Sto bene, hija" Mentì, non c'era ragione di spaventare una ragazzina.
"Farai il culo a tutti" Disse Jessie Scott. Era un tipico figlio di Efesto, muscoloso e corpulento, privo di senso dell'umorismo ma estremamente gentile e buono.
"Certamente, imprimerò sul culone di quei congiurati il mio marchio!" Ridacchiò, mentre Jonathan le si sedeva accanto, facendosi posto tra gli altri ragazzi.
Le offrì una fragola e lei accettò.
"Sembra una cosa grossa questa" Lui fu il primo a non congratularsi o a farle complimenti, fu l'unico realista. Quando pronunciò quelle parole non riuscì a guardarla negli occhi e lei notò che mai l'aveva visto più preoccupato.
"Tornerò bello, continueremo a contrabbandare le nostre invenzioni" Lei tentò di rassicurarlo, scuotendolo per le spalle.
Intanto la serata cominciava a farsi più fredda e calcolò che avevano ancora un'oretta prima che scattasse coprifuoco. All'alba sarebbe partita per un'impresa suicida, della quale si sapeva solo la metà delle cose, e forse quella bellissima serata limpida poteva essere l'ultima al Campo Mezzosangue.
"So che tornerai, sei troppo forte" Lui le sorrise e l'attirò a se, abbracciandola. Lei appoggiò la testa sul suo petto e guardarono insieme le stelle,ignorando gli altri figli di Efesto.
"Ti porterò un souvenir da Atene, magari una testa di dracena!" Scherzò.
"Ne ho sempre voluta una" La sua bocca sorrideva, ma gli occhi erano tristi. Adriana conosceva quel gigante buono meglio di chiuqnue altro e mai aveva letto tanta tristezza in lui.
"Ehi, non sarà la nostra ultima serata,hermanito" Gli sussurrò all'orecchio, appogiandovi le labbra.
"Ho paura, Adri. Sei tutto quello che ho" Una lacrima rigò il volto di Jonathan, che tentò subito di mascherare. Si girò dall'altra parte, ma ormai lei l'aveva visto.
"Non morirò, te lo prometto" girò il viso dell'amico e gli asciugò la lacrima con il pollice.
"Mi impegnerò a tornare qui per te, lo giuro sullo stige" Quandò pronunciò l'ultima parte della frase sentì un clock nella sua mente, come se qualcosa si fosse sigillato. Aveva pronunciato un giuramento, uno praticamente infrangibile.
Lui le diede un bacio affettuoso sulla fronte e continuarono a guardare insieme la volta celeste.

Dopo un po' di tempo tornò alla cabina, accompagnata da Jonathan. Lui non aveva ancora metabolizzato la cosa.
Neanche lei, ma doveva essere forte. Aveva il dovere di mantenere alta la speranza dell'amico.
Preparò uno zaino e vi mise ambrosia, kit di pronto soccorso, qualche vestito di ricambio e il suo quaderno doveva realizzava i progetti. Preparò la cintura, donatagli dal padre, che rispondeva ai suoi comandi.
Poi vide il dispositivo e realizzò che sarebbe servito a lei, purtoppo non aveva avuto tempo di ultimarlo.
Se non fosse tornata avrebbe voluto che Jonathan lo finisse, così scrisse questo messaggio su un foglio di carta. Non aveva il coraggio di dirgli in faccia questa cosa.
Così come non riusciva a dirlo ai suoi.
Per l'amore degli dei, chissà come e quando Leo Valdez e Calipso l'avrebbero scoperto.
Non voleva pensarci, così tentò di cacciare via il pensiero.
Fortunatamente gli dei le concessero il sonno inmediato, purtroppo però non privo di sogni.
Fu una serie di immagini, apparentemente senza senso.
Prima si trovava in un immenso corridoio a forma trinagolare, illuminato solo da torce a fuoco.
Dopo invece vi era il Partenone, con l'acropoli di Atene che andava a fuoco.
Passò poi alla visione di un porto, con i pescherecci assaltati dai gabbiani. Fu come se il sogno zummò e vide uno splendido veliero con un albero e l'architettura tipica delle antiche imbarcazioni.
L'ultima parte la disorientò, perchè vide uno splendido giovane abbronzato, che stava al sole sorseggiando una bevanda fresca.
Quandò si risvegliò, continuava a non capire il senso dell'ultima immagine.


Il campo era ancora deserto e il sole ancora non era sorto, regnava sempre il crepuscolo. Non lo aveva mai visto così silenzioso e inattivo, perfino la natura sembrava dormiente.
Al padiglione della mensa trovò tutti i suoi sfortunati compagni di missione, compreso mister ombra.
Erano radunati al solito tavolo e discutevano esaminado fogli, che li ancora da lì non poteva vedere. Chirone li gironzolava intorno, intervenendo ogni tanto.
"Eccola, la ragazza di fuoco" Ridacchiò Leonardo, strappando un sorriso anche agli altri. Tutti la salutarono con un cenno e Chloe Grace si scanzò, facendole spazio vicino a lei.
"...quindi tu dici di aver visto un veliero al porto di babylon?" Narses si rivolze a Lavinia, buttando giù l'ultima razione di cereali.
"Anche io ho sognato un veliero greco, che si trovava in un porto." Intervenne Adriana. Chirone le scrutò a fondo, valutando le ipotesi.
"Avete una scadenza ragazzi, in dieci giorni dovete portare a termine l'impresa. Il solstizio d'estate è il 21" Intanto prese una cartina geografica che era sul tavolo, Adriana intuì che fosse di Atene.
"Dove era specificata questa scadenza" Lee Di Angelo lesse nella mente della ragazza e pose la stessa domanda che voleva fare lei.
"È proprio il fatto che non ci sia a far capire che è il 21 giugno" Rispose il centauro.
Adriana prese per buona la risposta e smise di fare domande circa quell'argomento.
"Ragazzi, io in una delle mie visioni ho visto anche mio padre. Fino ad ora credevo che fosse lui a mandarmi sogni riguardanti il futuro, ma forse mi sbagliavo" Lavinia riusciva ad essere bellissima anche con la coda di cavallo e l'abbigliamento più semplice del mondo, shorts e maglietta. La tenue luce che arrivava le faceva brillare la pelle.
"O forse è una tua capacità" Chirone sorrise affettuosamente alla ragazza.
"Ci sta, tuttavia sono molto rari i figli di Apollo con dono profetici. Ma una cosa c'è da dirla, tutte le volte che si avvicina una grande profezia, spuntano semidei con poteri eccezionali" Disse Alyssa Jackson senza guardare nessuno, concentrandosi sui suoi biscotti.
Quando Adriana realizzò quanto detto, rabbrividì. Odiava quando tiravano fuori quell'argomento.
Non sapeva mai come reagire.
Più diventava grande e più sarebbe stato difficile nasconderlo.
"Ora andremo a Babylon e guarderemo se esiste veramente questa nave donataci da chissà chi e una volta appurata la sua esistenza, faremo rotta versa Atene" Narses si alzò e raccolse tutti i fogli, arrotolandoli correttamente per metterli nello zaino.
"Ragazzi, io credo che ci sia da fare una sosta importante..." Alyssa alzò lo sguardo e catturò l'attenzione dei presenti.
"È da molto tempo che sogno un antro dalla forma triangolare, nella quale sento una voce che mi chiama" si rivolse a Chirone, il quale si lisciò il mento, tipico gesto che faceva mentre pensava.
"Ehm, non sei l'unica a sognarlo" Adriana intervenne, pensando all'immagine che aveva visto la notte stessa.
"Credo che questo sogno sia stato fatto da tutti noi" Disse poi Lavinia, ottenendo cenni di approvazione da parte degli altri ragazzi.

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