Important
ELLIE'S POV
Non ho chiuso occhio per tutta la notte, nonostante gli ultimi giorni siano stati senza ombra di dubbio impegnativi, il mio cervello non è riuscito a fare a meno di restare a bada per qualche ora. I pensieri non mi hanno dato tregua e il continuo confronto tra la serata passata con Allen e quella passata con Zack è stato l'epicentro di ogni mio turbamento.
Tutto l'amore che ho provato per Allen sembra essersi dissolto e se non l'avessi provato in prima persona, non crederei nemmeno che sia mai esistito. Quando lo lasciai, ero furiosa e amareggiata e forse quel sentimento si era solo affievolito, ma ora sembriamo solo amici di vecchia data.
Per quanto riguarda Zack, invece, è stato strano. Non lo amo, non sarebbe possibile dopo un così breve periodo di "conoscenza", anche se, senza indugio posso affermare che una sorta di attrazione mi lega a lui; e non mi riferisco solamente a qualcosa di puramente fisico, nonostante la sua bellezza, qualcosa di più profondo mi lega a lui. Forse l'idea di un passato misterioso mi affascina a tal punto da farmi credere di essermi in qualche modo invaghita di lui, o forse sono stata per troppo tempo da sola e sento la necessità di avere qualcuno accanto. Sta di fatto, che non dovrei perdermi a pensare a simili frivolezze: dovrei concentrarmi su mio figlio, sul mio lavoro e magari trovare un'attività tramite la quale io possa sentirmi realizzata.
L'alba si avvicina e rilascio uno sbuffo sonoro. Davanti a me si sta aprendo un nuovo giorno da madre single e donna in carriera e l'unica cosa che sono stata in grado di fare è perdermi in stupide riflessioni adolescenziali.
Suppongo che per avere un po' di pace dovrò aspettare il riposo eterno.
"Buongiorno Ellie!" La voce squillante della mia amica mi trapassa un timpano, dando il via ad un martellante mal di testa. "Togli pure il buon, ho urgente bisogno di un caffè triplo" mi trascino verso la macchinetta e seleziono l'opzione "lungo", anche se so già che ne verrò a prendere un altro tra una ventina di minuti. "Non hai dormito bene?" "Non ho dormito affatto, in realtà". "Ti è piaciuta così tanto la cena con il tuo ex? O non stai più nella pelle di scoprire cosa nasconde?" "La seconda" mento. Non mi piace dire bugie ad un'amica, ma non posso dirle che Zack è rimasto nella mia testa per tutta la notte. "Stai tranquilla, presto capiremo cosa ha in mente" mi posa una mano sulla spalla con fare rassicurante e le lascio un sorriso sincero prima di avviarmi nel mio ufficio.
Verso l'ora di pranzo sento un certo baccano al di là della porta, così mi affaccio in tempo per scorgere un'esile figura correre via in lacrime. La seguo in bagno e le porgo un fazzoletto. È Madison, una giovane stagista. "Ehi, cosa ti è successo?" La aiuto a rialzarsi mentre si sistema i grandi occhiali sul naso. "Il Signor Evans-" tira su il naso e la sua voce trema. "O-oggi è piuttosto nervoso" balbetta. Mi spiega che ha portato un documento sbagliato e lui ha iniziato ad urlare contro dandole dell'incapace. "Ma come si permette? Adesso ci penso io". Tenta di fermarmi circondandomi un polso con le sue gracili dita: "Non farlo! Non è necessario" "E invece lo è! Non può aggredire una persona per uno stupido documento solo perché è il capo. Siamo persone, non oggetti e meritiamo rispetto."
Decisa a far valere le mie idee, mi muovo a passo di marcia in direzione del suo studio che trovo con la porta semiaperta. "Signor Evans!" Richiamo la sua attenzione in tono deciso. "Wilson, come posso esserti utile?" Qualcosa mi dice che conosce perfettamente il motivo della mia presenza qui, ma con aria strafottente cerca di deviare il discorso. "Essermi utile? Mm vediamo, magari potresti iniziare con l'evitare di sbraitare contro povere ragazzine indifese", "da che pulpito proviene la predica." Il suo tono ora è glaciale e sembra essere nervoso, ma in effetti non ha tutti i torti dal momento che la mia voce si è alzata di un'ottava. "Io ho un buon motivo per farlo" sostengo la mia causa cercando di calmarmi. "Ah si? E da quando tu dici a me come devo comportarmi? Sei stata nominata capo di recente?" "Essere capo e proprietario di tutto questo, non ti da il diritto di trattare male i tuoi dipendenti". "Se i miei dipendenti non fanno bene il loro lavoro, ho tutto il diritto di rimproverarli". "Hai fatto piangere una stagista" "E non sarà l'ultima volta. Adesso basta. Non devi insegnarmi tu come fare il mio lavoro". Siamo entrambi furiosi: la sua mascella è contratta proprio come i miei pugni che scendono lungo i fianchi. "Se tu lo facessi nel modo giusto..." "Wilson, fuori se non vuoi che ti licenzi." Non ho mai sentito una voce così glaciale e perentoria. "Come vuole, capo". Pronuncio l'ultima parola come se fosse un insulto e procedo a passo spedito verso l'uscita. Non lo sopporto. E io che come una stupida ragazzina l'ho pensato tutta la notte. Che idiota. Dopo questa fantastica conversazione, il mio mal di testa non ha fatto altre che accentuarsi.
"Ellie, cosa è successo? Ti ho sentita gridare fino a qui" "Allora sai già cosa è successo" Rispondo irritata. "Ti porto un'aspirina. Sei molto irritabile oggi" nota Jennifer. "Molto irritabile? Ma davvero? Sai, quando non dormi tutta la notte e in più hai a che fare con un idiota che si crede Dio sceso in terra, non puoi non essere irritabile." Esplico nervosa. "Okay, okay, hai ragione. Ma ora calmati, fare così non ti farà stare meglio".
Mi rintano per tutta la giornata nel mio ufficio, non ho voglia di vedere o parlare con nessuno, nemmeno con la mia amica perché vorrei evitare di trattarla male ingiustamente, di nuovo. Dopo che mi ha portato il medicinale, mi sono scusata e lei ha accettato comprensiva per poi lasciarmi i miei spazi.
È da qualche minuto che ormai non sento più nessun rumore al di là della porta: prima dei tacchi a spillo picchiettavano il pavimento lucido, la fotocopiatrice diffondeva il suono del suo lavoro, impiegate scansafatiche spettegolavano o raccontavano le loro serate di baldorie e i telefoni squillavano dando da fare alla povera Jennifer.
Incuriosita da questo silenzio, mi appresto a guardare l'orologio e ogni mio dubbio viene chiarito: questa giornata lavorativa è finalmente giunta al termine e posso raccattare tutte le mie cose per tornare a casa da Alex.
Mi blocco con la porta semi aperta quando sento due voci a me famigliari. "Giornata dura, eh?" "Abbastanza" sospira Jennifer. "Va tutto bene?" domanda il ragazzo con tono preoccupato. "Sì, solo... sono in pensiero per Ellie, e tu invece?" mi si scalda il cuore a sentirla parlare così. "Stessa cosa, ma per Zack". Tutto tace per un momento e poi all'unisono affermano: "Si comporta in modo strano da ieri sera". questa conversazione mi incuriosisce sempre di più. "Mm...interessante" Ed ecco che la Jennifer stremata da un'intensa giornata di lavoro, viene sostituita dalla versione detective. "Pensi che il tutto sia collegato?" "Ovviamente". Sarei proprio curiosa di capire in che modo questo potrebbe essere correlato. "Zack era palesemente geloso ieri sera". Cosa? Geloso? Perché tutti sembrano sapere qualcosa che io non so? "Puoi dirlo forte! Dopo averti riaccompagnata a casa, siamo andati a farci una birra e ha cominciato ad insultare Allen. Era davvero buffo". Insultare Allen? Ma come si permette? Insomma non lo conosce nemmeno. Dovrebbe davvero smetterla di sentirsi superiore, ora gliene dico quattro.
Senza farmi notare, sgattaiolo fuori con destinazione Ufficio del capo.
"Ma guarda un po' chi è tornata a farmi visita! Sei venuta a scusarti?" "Tutto il contrario Signor Iosonomiglioredichiunquealtro". Mi fermo al centro della stanza con le mani sui fianchi. "Come?" Questa volta non si limita a stare seduto dietro la scrivania, ma mi si avvicina con fare minaccioso. "Cosa diavolo hai contro Allen?" "Pensavo che anche tu ce l'avessi con lui, oppure con quel bacio ti ha fatto cambiare idea?" "Io ho i miei buoni motivi per essere arrabbiata con lui, tu no! Neanche lo conosci! E poi cosa centra il bacio?" "Non eri tu quella che non si lascia abbindolare da nessuno? Sei ridicola" Sono furiosa. Anzi, furiosa è riduttivo. "Scusa se non sono in grado di odiare una persona che è stata così importante per me. Ma capisco che questa concetto ti sia completamente estraneo". "Quale delle due serate hai preferito?" Mi domanda di punto in bianco, come se le parole da me pronunciate poco fa non siano mai uscite dalla mia bocca. "Che razza di domanda è?" "Una di fondamentale importanza" "Quindi il tuo significato di importanza è sapere che è stata più piacevole una serata con te che quella passata con un altro?" "È così?" Ripropongo la domanda non solo alla mia testa, ma anche alla parte più profonda e pulsante di me. In un battito di ciglia, tutti i pensieri e le riflessioni di questa notte mi piombano in mente squarciando ogni singolo dubbio; e allora non posso più mentire a me stessa, per quanto abbia cercato di evitarlo, non sono più in grado di raggirare ciò che provo e ho provato. "Si, è così". Punto i miei occhi nei suoi giusto il tempo di dire queste tre parole, perché poi non ho più modo di vedere nulla, posso solo sentire. Sento delle labbra calde e morbide che si muovono impetuosamente sulle mie, sento il corpo fremere al passaggio di mani grandi e sicure, sento l'adrenalina pulsare nelle vene e irradiarsi ovunque, sento respiri concitati e schiocchi di baci, sento il cuore muoversi frenetico nel petto, sento i suoi capelli morbidi sotto le mie dita, sento l'ispida barba sulla mascella pronunciata. Sento noi. Solamente noi.
~ N/A ~
Buongiorno ragazze! Ecco il nuovo capitolo che speriamo vi piaccia, fateci sapere mi raccomando! Inoltre vi ringraziamo di cuore per tutto e vi invitiamo a unirvi al gruppo di WhatsApp 💕un bacio💕
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