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60. -What We Do-

-Ehi, bella addormentata?- Lo chiamò il castano scuotendo il fidanzato.

Levi mugolò, avendo sonno, così si voltò dando le spalle ad Eren e coprendosi con le lenzuola.

-Vuoi dormire per i prossimi cento anni, come nella fiaba?- Scherzò di nuovo il ragazzo indossando un paio di jeans.

Il corvino ancora non si voleva alzare dal letto, così al più piccolo venne un'idea.
Si avvicinò al professore, spostando le coperte dal volto di Levi, e accostò le proprie labbra a quelle del più grande.

-Ho capito, ti serve il bacio del principe azzurro.- Sussurrò annullando la poca distanza tra le labbra del corvino e le proprie.

L'uomo spalancò gli occhi, confuso e sorpreso di baciare un'altra volta Eren. Quest'ultimo fu trascinato, a forza, sul letto dal professore.

-Non quando tua madre è in casa.- Lo fermò il castano, rialzandosi immediatamente e riprendendo a vestirsi.

Eren aveva intuito le intenzioni di Levi, ma quello non era né il momento, né l'occasione adatta.

Il corvino si alzò dal letto deluso, e mise il broncio, causando una risata nel fidanzato.

-Sei tenero.- Ammise il ragazzo.

Il corvino aprì la porta della stanza dirigendosi in cucina, seguito dal più giovane.
Kuchel era già ai fornelli, intenta a preparare la colazione per i due fidanzati.

-Buongiorno.- Parlarono insieme, notando la donna sorridere a loro.

-Vi piacciono i pancake?- Chiese la corvina sotto lo sguardo affamato del castano. -Ad Eren sembrerebbe di sì.- Sorrise la donna.

I tre si sedettero a tavola, non appena la madre di Levi finì di cucinare la colazione.
Il ragazzo era preoccupato dal possibile comportamento del fidanzato, nei confronti della donna.

-Quando hai imparato a farli?- Chiese il corvino.

-Mi ha dato qualche consiglia la nostra domestica.- Rispose la madre. -Vi piacciono?-

Eren annuì, dato che aveva la bocca piena.

-Sono buoni.- Mormorò Levi dovendo mantenere la promessa fatta al più piccolo.

Kuchel non si aspettava un complimento dal figlio, ed arrossì lievemente, ringraziandolo.

Lo squillo del telefono di Eren, interruppe quel momento felice appena creatosi.
Il ragazzo lesse chi lo stesse cercando accorgendosi che si trattava della madre.

-Scusatemi.-

Eren si allontanò per rispondere, lasciando il fidanzato e la donna insieme.

-Non l'hai raccontato a lui?- Chiese la corvina.

-Che cosa?- Si accigliò il figlio.

-Di tuo zio, e dei problemi che ha portato alla sua famiglia... ed alla nostra.- Spiegò Kuchel guardando il corvino negli occhi.

-No, non gliel'ho detto. Volevo parlargliene oggi.-

-Ieri gli ho fatto un accenno, mi sembra strano che i suoi genitori non gliene abbiano parlato.- Commentò la donna.

-Nemmeno suo fratello ne sapeva niente. Gli hanno sempre mentito, raccontando che la madre fosse morta per una malattia.- Spiegò il figlio sorprendendo la corvina. -Ma tu perché sei qui?-

-Per te.- Ammise Kuchel abbassando lo sguardo.

-Per me?-

-Si. Levi, so che tra noi due non c'è mai stato un vero rapporto, ma voglio crearlo adesso. Forse non mi perdonerai, non sono stata la madre migliore, ma per te, e per voi, farò qualsiasi cosa.- Confessò la donna.

Il professore sgranò gli occhi non riuscendo a comprendere quel cambiamento nella madre. Eppure sembrava sincera e pareva voler davvero far parte della vita del figlio.

-Ti voglio bene, Levi.-

Il corvino arrossì sulle gote, mormorando un appena udibile 'anch'io'.

-Quindi non sei qui per dare una mano allo zio?- Chiese Levi rivalutando la teoria della sera precedente.

-Mio fratello non lo vedo da anni, ormai. E... e perché dovrei dargli una mano? A fare cosa?- Si incuriosì la donna.

-L'altro giorno ho incontrato una ragazza, nostra parente, che si è trasferita a casa dello zio. E... beh... devo spiegarlo anche ad Eren, quindi lo aspetterei.- Disse il professore sospirando.


Il castano spense la chiamata, in cui aveva spiegato alla madre che sarebbe tornato appena possibile e che stava risolvendo con Levi.
Carla non sembrava, particolarmente, d'accordo, poi si arrese e lasciò che fosse il figlio a fare ciò che riteneva giusto.

-Era mia madre, scusate.- Disse sedendosi di nuovo a tavola.

-Eren ti possiamo parlare dell'incidente, adesso?- Domandò Levi cercando gli occhi del fidanzato.

Il giovane annuì, mentre la madre e il figlio raccontavano la vicenda che riguardava Zeke Jaeger.

Eren era sempre più sconvolto ad ogni informazione che riceveva. La madre del fratellastro era morta in un incidente causato dallo zio di Levi, in seguito avevano constatato che si trattava di omicidio premeditato.

E che Levi ed il fratello di Eren ne avevano discusso la mattina in cui si erano incontrati. Nemmeno Zeke sapeva questa verità, ed il castano si chiese perché il padre di entrambi l'avesse tenuta nascosta.

-Quindi è questo il motivo che ha avuto mio fratello, per fingersi lo sconosciuto?- Chiese il ragazzo al fidanzato.

-No. Tuo fratello non c'entra niente, ne ho già parlato con lui e lui è stato solo un mezzo dello sconosciuto per dividerci.- Rispose il corvino, sapendo che da quel momento in poi la madre ne avrebbe capito sempre di meno.

-Sul serio?- Balbettò il castano. -E allora chi può essere l'altro?-

-L'altro?- Ripeté l'uomo. -Beh... il secondo è Mikasa, me l'ha detto lei stessa. Tuttavia devo scoprire ancora l'identità della prima.-

'Mikasa?!' Esclamò dentro di sé il ragazzo.

-La prima è Petra.- Ammise il giovane.

-E come lo sai?-

Levi fece di tutto per trattenere la rabbia, e non decidere davvero di andare a casa della ex moglie.
Significava che aveva visto giusto, e che Petra aveva passato il testimone a Mikasa per distrarre l'uomo.

-Me l'ha detto lei, l'altro giorno. Ci aveva visto insieme, mentre ti riaccompagnavo all'auto ed ha pensato avessimo scoperto la sua identità, così me l'ha confessato.- Spiegò il castano.

Il professore sgranò gli occhi, le identità delle due sconosciute erano uscite allo scoperto, finalmente.
Ma ora cosa potevano fare?
Dovevano trovare un modo per non permettere a Mikasa di accusare Levi di omicidio.

-Petra mi ha tenuto d'occhio quando ero a casa di Armin, mentre Mikasa tutti i giorni a Trost. Al bar potrebbe essersi 'mascherata' ed io non l'ho riconosciuta.- Pensò ad alta voce il più piccolo.

-Ora dobbiamo fare in modo che si sappia la verità sull'incidente.- Disse il corvino, felice di aver risolto il problema più grande.

-Già, ma come?-

//Urie mi fa ridere😂🐙

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