56. -Okay-
-Te l'ho detto, non saprei a chi chiedere.- Ritentò, il corvino, per l'ennesima volta. -Ti prego.-
-Dovrei fingere di essere il tuo fidanzato? Perché? Non puoi raccontarle la verità e dire che ora non ti frequenti con nessuno?-
Eren era, parecchio, scocciato dalla richiesta e si chiese se fosse vera la storia del più grande.
Poteva mentire solo per farlo tornare a casa loro.
-Se dico la verità, mia madre, non si darà pace finché non gli racconterò tutta la nostra storia, poi potrebbe volerti conoscere lo stesso o sapere perché molte delle tue cose sono ancora a casa.- Spiegò il corvino, a bordo dell'auto.
-Quindi devo accettare per forza?-
-Non posso chiedere a qualcun altro di fingersi il mio fidanzato. E tu volevi conoscere mia madre, no?-
Levi sapeva di star rischiando, sopratutto se Kuchel avesse detto qualche parola di troppo al ragazzo o, peggio ancora, non lo accettasse.
-Questo quando stavamo insieme.- Il castano sospirò, mentre il silenzio calava tra i due. -Dovrei venire a Trost adesso? Ci metterei due ore, te ne rendi conto? E dovrei tornare a casa di notte.- Aggiunse ricordando che l'auto l'aveva ancora dal fratello.
-Sono in strada.- Confessò il più grande.
-Stai scherzando?!- Sbottò il più piccolo. -Lo sapevo che mi avresti costretto.-
-Eren non l'ho fatto apposta. Mia madre non dovrebbe nemmeno essere da me, non so cosa voglia e mi dispiace chiedertelo. Puoi chiedermi qualsiasi cosa in cambio, ma ti prego di fingerti il mio fidanzato.- Lo implorò, un'altra volta, il corvino.
Eren sospirò, ancora, poi borbottò un 'va bene'.
-Ti aspetto davanti alla scuola. Dato che se venissi qui ci sarebbero i miei e... Petra.-
-Grazie, grazie, ti am... cioè... ti adoro!- Si corresse il professore spegnendo la telefonata.
Levi raggiunse la scuola trovandovi, seduto sul muretto, il più piccolo.
Quest'ultimo salì in auto guardandosi intorno.
Il corvino si chiese il motivo di quegli sguardi, l'aveva forse seguito qualcuno?
Eren era preoccupato per Petra, la quale aveva ammesso di essere la sconosciuta e che teneva d'occhio entrambi.
Non aveva vietato al castano ed all'ex fidanzato di vedersi, Eren doveva solo non rivelare l'identità della sconosciuta.
Ma era lo stesso agitato, il ragazzo.
-Non finirò mai di ringraziarti.-
-Lei sa che ci metterai altre due ore?- Chiese il giovane, ignorando i ringraziamenti del più grande.
-No, ma si fermerebbe persino per giorni pur di vederti.- Ammise l'uomo. -E per questa notte... dormirai a casa, o se preferisci da tuo fratello, o anche tua cugina...-
Il castano non aveva raccontato al professore che con Zeke non era in buoni rapporti, e non voleva nemmeno risolvere con il fratello.
Preferiva non disturbare nemmeno Isabel e Farlan, così si ritrovò costretto a dover passare una notte nella sua ex casa.
-Resto lì, ma dormirò sul divano.- Puntualizzò il castano.
-Okay.- Rispose semplicemente il più basso, sapendo che obiettare sarebbe stato inutile.
Calò il silenzio nell'auto ed il corvino non sapeva se interromperlo.
-Perché non mi hai mai parlato di tua madre? O... della tua famiglia?- Chiese il ragazzo.
-Perché non mi piace, la mia famiglia intendo.-
-E perché?- Chiese il più alto.
-Perché... per tanti motivi.-
Levi si ricordò di non poter parlare dell'incidente, non poteva raccontare al giovane qualcosa che non sapeva o Mikasa avrebbe agito di conseguenza.
-Eviti ancora di parlarne? Almeno dimmi come si chiamano.-
-Chi?-
-Tua madre e tuo padre.- Specificò il castano.
-Kuchel Ackerman e non lo so.- Rispose il professore, mantenendo uno sguardo fisso sulla strada.
-Che nome strano.- Commentò il ragazzo.
-Come?-
-'Non lo so' è un nome strano.-
Levi cercò in tutti i modi di non scoppiare a ridere, ma in quel momento gli risultò impossibile riuscirci.
Il castano si accigliò non capendo cosa avesse detto di strano, o cosa fosse preso all'ex fidanzato.
-Che cosa ho detto?- Domandò offendendosi per la risata del più basso.
-Scusa... non te la prendere, ma 'non lo so' non è il nome di mio padre...- Spiegò il corvino ricomponendosi.
-E allora qual è?-
-Non lo so e non posso saperlo.- Rispose Levi sotto lo sguardo, questa volta, stranito del giovane.
-È un nome un po' insolito, anche questo.-
-Dici sul serio?- Domandò l'uomo chiedendosi se Eren lo facesse apposta a non capire.
-Si, è insolito chiamare un figlio 'non lo so e non posso saperlo'.-
-Eren... mio padre non lo conosco. È per questo che non so il suo nome e non posso saperlo, mia madre non me l'ha mai detto come si chiama.- Spiegò il professore cercando di utilizzare parole comprensibili, per il giovane.
-Ah! Non avevo capito.- Ammise il ragazzo arrossendo vistosamente. -E... e perché non te l'ha detto?-
-Perché se n'è andato subito, appena mia madre ha scoperto che era rimasta incinta.-
Il castano sgranò gli occhi, non aspettandosi una motivazione del genere.
-Forse tua madre è venuta a farti visita perché si sentiva sola.- Ipotizzò il castano, cercando una spiegazione per la visita inaspettata della madre di Levi.
-Ti dico di no, piccolo. Lei non è mai stata presente nella mia vita, dubito voglia prenderne parte adesso.- Spiegò l'uomo senza staccare gli occhi dalla strada.
Eren decise di non chiedere altro, nonostante volesse conoscere molto di più riguardo Kuchel e il passato dell'ex fidanzato.
Intanto, Levi, cercava una ragione che avesse spinto la madre a fargli visita.
Forse era come diceva il ragazzo, seduto accanto a lui.
O forse voleva accettarsi di alcune cose.
Ma cosa?
'E se avesse saputo del mio divorzio, tramite qualcun altro?' Si chiese il corvino.
Kuchel poteva aver scoperto che il figlio si era trasferito a Trost, e che viveva con un'altra persona.
La madre di Levi aveva sempre creduto che, il figlio e Petra, fossero andati a vivere vicino ai loro posti di lavoro.
E che fossero felici insieme.
'Ma chi può averle detto del divorzio? E sopratutto il mio indirizzo di casa?' Continuò a domandarsi il professore.
Ripensando alle possibili persone, gli venne in mente solamente Mikasa.
La ragazza viveva con lo zio di Levi, e quindi col fratello di sua madre, poteva averle raccontato la situazione e lasciato l'indirizzo di casa del corvino.
'Quindi Kuchel è qui solo per vedere Eren.' Pensò il professore, convito della sua idea.
-Mi devo fermare a prendere da mangiare.- Disse il più grande interrompendo il silenzio, nuovamente, calato nell'auto.
-Certo.- Annuì il ragazzo. -Ti aspetto in macchina.- Aggiunse notando il professore parcheggiare davanti ad un chiosco.
-Ci metterò poco.-
Levi aspettava seduto su una delle sedie del chiosco, poi nella sua mente si fece largo un altro pensiero.
'Non starà fumando in casa?' Si preoccupò l'uomo.
Se Eren fosse entrato in casa si sarebbe sentito male, e questo non doveva succedere.
Non una seconda volta.
'Se avessi il suo numero la chiamerei... devo fidarmi e sperare che mi abbia dato retta nonostante non potessi controllarla.'
//Per chi ha letto 'Tokyo Ghoul: re':
Avete notato come Urie e Levi siano similissimi? 🐙🤔
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro