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5. -Tell Me-

Eren non era rientrato a casa, dopo la notte precedente, si era fermato in un locale a bere qualcosa. Ma aveva preferito cambiare posto trovandolo troppo chiassoso e pieno di gente.

Tutta la notte era rimasto in auto, si spostava e si fermava in un parcheggio quando non riusciva più a trattenere le lacrime e aveva bisogno di sfogarsi.

Così facendo, la mattina era sopraggiunta in fretta ed il ragazzo sarebbe dovuto rientrare, ma di vedere il corvino e di essere insultato ancora non ne aveva voglia.

Decise di prendere qualcosa da mangiare in un forno, dato che la mattina presto è il momento in cui sfornano il pane.
Controllò l'ora, non erano nemmeno le sette, così pensò di fare un giro a piedi.

La mente del castano correva a pensare a qualsiasi motivo per cui il fidanzato potesse trattarlo così. E non poteva essere solo un saluto rumoroso o il non bussare alla porta, c'era dell'altro.

La mattina scorsa era tranquillo, ma una volta rientrato a casa Levi era cambiato.
Doveva essere accaduto qualcosa, durante l'assenza del più piccolo.

Ma allora perché non ne parlava con lui?

Eren decise di chiamare una persona, voleva rivederla e chiedere di parlargli.

-Pronto?-

-Sono Eren.- Disse cercando di apparire sereno e senza pensieri per la testa, ma ottenne l'effetto contrario.

-Che succede? Non mi sembri in forma.-

-Possiamo vederci?-

-Si. Puoi venire qua, da me?-

Eren rispose con un 'si', la tristezza lo stava abbandonando mentre parlava con il fratello ed era contento di andarlo a trovare.

-Ti mando l'indirizzo, ci vediamo tra poco.- Lo salutò felice il biondo.

-Arrivo.-

Eren spense la chiamata, aspettando il messaggio da parte del fratello che gli comunicasse la posizione della sua abitazione.

Non ci mise molto a capire dove si trovasse, abitava vicino al bar dove il castano lavorava.
Il giovane sfrecciò verso l'abitazione, felice.


-Accomodati.- Lo accolse il biondo facendolo salire al proprio piano.

L'appartamento di Zeke era perfettamente pulito ed ordinato, altra differenza tra i due fratelli.

-Ti va un tè?- Domandò richiudendo la porta d'ingresso.

Eren annuì ringraziandolo e lo seguì in cucina sedendosi al tavolo, guardò il fratello preparare il tè. In quel momento, gli tornò in mente il corvino.

Cercò di scacciarlo dalla propria mente, focalizzandosi su altro. Doveva aprire un dialogo col fratello o avrebbe finito per piangere di nuovo.

-È davvero bello qui.- Disse riferendosi all'appartamento.

-Grazie.- Parlò senza girarsi il fratello, versando il tè nelle tazze.

Ne porse una al più piccolo, prendendo posto davanti a lui.

-L'altro giorno mi ha chiamato la mamma.- Lo informò il biondo.

-E scommetto ti abbia raccontato cos'è successo.- Borbottò il castano.

-Si. La sera, dopo averti incontrato, lei mi ha chiamato.- Continuò il più grande, sorseggiando il tè caldo. -Manchi ad entrambi.-

-Non è colpa mia. Sono loro a non aver accettato Le...- Il ragazzo si interruppe.

-Levi? Si... mi ha parlato anche di lui. Era il tuo professore, no?- Domandò Zeke conoscendo l'uomo in questione, l'aveva visto anche lui ai tempi del liceo. -E poi vi siete fidanzati.-

-La mamma ha usato queste parole?- Si stupì il castano. -L'ha sempre considerato un pedofilo, un pazzo che se la faceva con me... non ci credo nemmeno per sogno, che lo considera il mio fidanzato.- Commentò poi.

-Infatti questo è il mio parere, lei non ha cambiato idea e vuole rivederti per parlare.- Ammise il fratello.

-Perché me lo stai dicendo? Non le dai una mano?- Si accigliò il castano.

-Non posso di certo caricarti di peso in auto e costringerti a tornare a casa. Volevo solo dirtelo, e la mamma sa che se vuoi parlarle tornerai tu.- Lo tranquillizzò il più grande con un sorriso.

-Grazie...- Mormorò il più piccolo.

Zeke scrutò il più giovane abbassare il capo sulla tazza, aveva un'espressione dispiaciuta e non si spiegava la ragione.

-Eren, stai bene? È da quando mi hai chiamato che ti sento giù...- Chiese preoccupato per il fratello.

Il castano si guardò le mani, mordendosi il labbro nervoso.

-Se ne vuoi discutere, sono qui.- Lo tranquillizzò poi.

Il ragazzo guardò negli occhi il fratello, voleva raccontargli di Levi, ma non voleva farlo per paura che lui a sua volta lo raccontasse ai genitori.

Aveva più bisogno di sfogarsi e quindi correre il rischio di far sapere ai genitori dei comportamenti del corvino, indirettamente?
O preferiva non dire niente a nessuno e impazzire nel capire le ragioni del fidanzato nel trattarlo male?

-Mi sembra cambiato.- Disse senza rendersene conto. -Levi, intendo.-

-In che senso?-

-Da ieri è diventato più freddo, più acido e non mi presta attenzione...- Spiegò abbassando gradualmente lo sguardo.

Sentì le lacrime rigargli il volto, ma si affrettò a placarle.

-Ho paura che non mi ami più... e ho paura nel sentirglielo dire...- Singhiozzava il giovane. -E... e non capisco perché si comporti così.-

Zeke sgranò gli occhi, per un istante, poi sospirò.

-Non potrebbe essere frustato? Forse col lavoro o per qualsiasi altro motivo. Hai provato a parlargli?-

-Non parla con me. Anche ieri sera ci ho provato. Poi me ne sono andato.- Ammise il castano. -È tutta la notte che sono fuori casa, non so dove sia e come stia. Ma, a quanto pare, nemmeno a lui importa di me.-

-È molto strano, ha iniziato così casualmente? O avevate trovato da dire?- Continuò Zeke.

-Ero andato a lavoro, ieri mattina. E appena rientrato a casa ha cominciato a comportarsi così.- Spiegò Eren asciugandosi le ultime lacrime.

-Ti consiglio di tornare da lui e chiedergli se è successo qualcosa, ieri.- Suggerì il biondo, pensando che parlando tutto si sarebbe risolto.

Ed Eren pensò bene di seguire il consiglio del fratello.


Rientrò a casa sulle dieci della mattina. Dopo una chiacchierata con Zeke, dove avevano parlato di tutto e di più, aveva deciso che si era fatta l'ora di tornare a casa.

Salì le scale del condominio, aprendo la porta di casa.
Terrorizzato di ritrovarsi il fidanzato infuriato e in preda ad un istinto omicida, tremò prima di richiudere la porta.

-Levi?- Lo chiamò abbassa voce.

L'uomo non rispose, così si mise a cercarlo prima in camera da letto poi nelle altre stanze. Ma del corvino nessuna traccia.

'Forse è uscito...' Pensò tornando in cucina.

Le sue chiavi dell'auto non c'erano e nemmeno il cellulare, così Eren pensò che fosse andato a cercarlo.
Ed un piccolo sorriso contornò il volto abbronzato del castano.

La preoccupazione dell'uomo era segno che a lui importava di dove fosse il fidanzato.

In quel momento sentì la porta di casa aprirsi, Eren andò ad accogliere il corvino sorridente.

-Bentornato, gigante!- Esclamò abbracciandolo.


//...è un segreto... ma questa sera aggiorno ancora... shhh🙈\\

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