30. -He is...-
Levi non si dava pace. Era un mese che non vedeva il suo fidanzato.
Era un mese che non parlava con il suo fidanzato.
Ed era un mese che non pensava ad altro, se non al suo fidanzato.
'Lui mi vuole ancora.' Si ripeteva, convincendosi pian piano che i due stavano ancora insieme.
Il corvino era ancora nel cuore del ragazzo, era l'amore della sua vita ed Eren era triste senza di lui.
L'uomo si era scagliato contro lo sconosciuto. Lo tartassava di domande, riguardati chi fosse lui, chi fosse il cliente, dove fosse il castano, con chi fosse, perché se ne era andato e perché non gli rispondeva.
Oltre ad il ragazzo c'era anche il contatto ad ignorarlo. Probabilmente, a detta di Levi, lo sconosciuto sapeva la risposta a tutte le sue domande, ma non voleva dargliele.
Ed il corvino non poteva prendersela con il contatto, perché aveva ragione a trattarlo così.
Levi non aveva fatto lo stesso con Eren?
Il 'fidanzato' gli aveva posto delle domande, gli aveva chiesto scusa, lo aveva perdonato e lui, per colpa dell'orgoglio, l'aveva ignorato dicendo di aver di meglio da fare.
'Tornerà... lui tornerà da me...' Ripeteva dentro la propria testa, come fosse una verità certa.
Ma se c'era una parte del corvino, che si pentiva e si sentiva sola, c'era anche una parte che lo faceva andare avanti e gli suggeriva di dimenticarsi del ragazzo.
Era grazie ad essa, se il professore andava ancora a lavoro, non si deprimeva in casa da solo, ne parlava con Hanji e viveva il giorno successivo.
Tuttavia, in quei momenti, era convinto di non star sbagliando e di non aver sbagliato, quando non aveva cercato di fermare o di parlare con Eren.
Entrambi i caratteri di Levi erano necessari, a quest'ultimo, e lui ne era consapevole.
Starsene da solo, a piangere, ad insultarsi e a impazzire su come far tornare il più piccolo, non lo aiutavano.
Ma nemmeno fregarsene e concentrarsi solo sul proprio ego.
'I due Levi' mettevano in confusione la mente dell'uomo, ma al tempo stesso lo facevano ragionare e riflettere sui propri errori.
Una sera, tornò a casa stanco e più tranquillo del solito. La giornata a scuola era trascorsa normalmente, e finalmente il corvino poteva rilassarsi per il resto della sera.
Era lunedì, l'inizio della settimana, e faceva freddo all'esterno nonostante fosse quasi Maggio.
Ancora un mese di lavoro, poi sarebbe finita la scuola, ed al professore faceva paura il pensiero di restarsene solo in estate.
Come avrebbe fatto a distrarsi? Avrebbe passato l'intera stagione estiva a casa? Da solo? A piangere?
'Mi sta bene.' Diceva una parte di lui.
'Anche quel ragazzino starà solo, perché è quello che desiderava no?' Rispondeva l'altra.
Il corvino sbuffò cercando qualcosa per distrarsi.
Quasi ad udirlo, il cellulare segnalò un nuovo messaggio, Levi controllò immediatamente chi gli avesse scritto sperando fosse il castano.
Roteò gli occhi al cielo, rendendosi conto che il 'fidanzato' non era, ma bensì lo sconosciuto.
-Okay Levi, risponderò a qualche tua domanda.- Diceva il testo.
Il corvino sbuffò, un'altra volta, sonoramente.
-Bene. Comincia da quelle che ti ho posto per un mese.-
Intanto che lo sconosciuto digitava una risposta, il corvino riportava la mente sul ragazzo.
Chissà dov'era andato a vivere in quel mese. Era ancora in città? Eppure lui non l'aveva mai incrociato, ma forse avrebbe avuto più possibilità entrando nel bar dove lavorava.
-Eren è a casa dai suoi genitori e ci resterà per altri tre giorni, secondo il loro programma. Se non ti risponde, io sono solo che contenta, ma ho saputo che è a causa tua e del tuo carattere orribile. Ed è insieme al cliente misterioso.- Rispose lo sconosciuto, sicuramente ridendosela. -E non ti dirò il mio nome.-
-Fammi capire. Il cliente è sua madre o suo padre? Perché tu hai detto che a casa dei genitori ed è anche col cliente.- Chiese sempre più confuso Levi. -Oppure mi ha già rimpiazzato?-
Il lato del corvino orgoglioso aveva posto l'ultima domanda, nonostante non lo pensasse davvero.
-Mi fai ridere!- Rispose divertito il contatto.
-Era questo il tuo obiettivo, non annoiarti. Ora, però, vedi di ricambiare il favore e parlare.- Lo spronò il professore.
-Caro Levi, tutta la sua famiglia sa di quello che hai fatto. Povero 'piccolo' Eren!- Commentò lo sconosciuto irritando l'uomo.
-Immaginavo ne avrebbe parlato con i suoi genitori.- Replicò il corvino, sospirando.
Sarebbe stato ancora più difficile farsi perdonare dalla madre, dal padre e sopratutto da Eren, ma in quel momento non poteva andare da lui.
Non gli avrebbe mai aperto e i genitori avrebbero potuto chiamare la polizia.
-Bene. Io mi sono divertita abbastanza.- Scrisse il contatto dopo qualche minuto. -Perciò, Levi, non ti impedirò di scoprire chi è il cliente.-
-Perché proprio adesso?-
-Io ho ottenuto ciò che volevo. Tu soffri, sei solo e non hai più nessuno, la tua possibile nuova famiglia ti odia e sei a rischio di denuncia. Ed Eren non ti ama più, potrebbe ricominciare daccapo con, chissà, Erwin o qualsiasi altro ragazzo o uomo del mondo. Come ci si sente ad aver spezzato il cuore alla seconda persona che più amavi? Il tuo orgoglio è contento? E come farai adesso?- Lo derise il contatto.
Il corvino si sentiva vuoto, senza più un sentimento positivo, ma in quel momento, grazie alle parole dello sconosciuto, riuscì ad intuire come avesse fatto sentire Eren, per più di una settimana e forse anche per tutto quel mese.
-Io non ti devo più rispondere.- Scrisse l'uomo non avendo intenzione di far sapere al contatto come si sentisse.
-Tranquillo posso immaginarlo. Se vorrai ancora scoprire chi sono, io sono qui per te. Sentiti libero di scrivermi quando vuoi.- Lo rassicurò prendendolo chiaramente in giro.
-Muoviti!- Gli ordinò l'uomo volendo sapere l'identità del cliente.
Ma una volta scoperta, cosa avrebbe potuto fare?
Se fosse stato una persona legata ad il più piccolo non poteva avvicinarsi, o picchiarla come aveva fatto con Erwin e con lo stesso Eren, oppure avrebbe perso definitivamente il ragazzo.
E se fosse stato un esterno? Non poteva, lo stesso. Avrebbe rischiato così tanto, solo per uno sfogo personale.
-Voglio leggere la domanda. Chiedimelo.- Domandò il contatto.
Levi fece un sospiro. Saperlo o non saperlo, non importava più.
Ma la curiosità era tanta, e poi chiedendolo potrebbero saltare fuori altre informazioni, oltre che all'ormai certo sesso femminile dello sconosciuto.
-Chi è il cliente con cui Eren parlava al bar?-
Premette 'invio' ed attese.
C'era solo silenzio nel salotto, percepiva il cuore battere più velocemente in preda all'ansia, alla curiosità ed alla paura.
Una goccia di sudore bagnò la guancia sinistra dell'uomo, scendendo lungo il collo.
Poi la lesse. La risposta.
-Il cliente è...-
//Non fatemi del male, ho uno scudo di polipetti dalla mia parte🐙😇\\
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro