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Ultima prova

Lily non era una bambina normale. Certo, non sputava fuoco o tramutava in pietra chiunque la guardasse negli occhi, eppure possedeva alcune qualità altrettanto particolari: era innanzitutto la figlia del celeberrimo Harry Potter, sebbene ciò potrebbe non sembrare chissà cosa per chiunque non abbia dimestichezza con il mondo magico, e, per seconda cosa, era la strega più vivace ed allegra che casa Potter avesse mai conosciuto.

Sin dalla  più tenera età, la giovane Lily aveva dimostrato di aver la stessa abilità dei suoi genitori nelle arti magiche: per esempio, di tanto in tanto, una volta svegliata, quando non le andava di raffreddarsi i piccoli piedini che fino a poco prima erano stati protetti dal tepore del suo piumone rosa, levitava fino alla cucina, dove Ginny la aspettava pazientemente.

In più era sempre piena di vita. Poteva saltare per tutta la casa dalla mattina alla sera ed aver ancora forze a sufficienza per far disperare i suoi genitori. Anche per questo, questi ultimi, appena ne avevano l'occasione, l'affidavano al primo malcapitato che trovavano e si prendevano una meritata pausa dal badare a quell'uragano che era loro figlia. Non che non le volessero bene (guai a dire che i Potter non amassero i loro bambini!), ma tutti, perfino il Prescelto, hanno bisogno di un po' di riposo di tanto in tanto.

Fu anche per questo che quel giorno lasciarono Lily nelle esperte (o almeno cosí speravano) mani di Ted Lupin.

Il giovane Morfomagus non si era di certo tirato indietro quando Harry gli aveva proposto di fare da baby-sitter alla giovane strega: lui e la bambina erano sempre stati molto uniti e lei era di certo molto matura per la sua età (sicuramente più del fratello James) e un po' di soldi in più non lo avrebbero di certo ucciso. Non sapeva ancora quanto si stava sbagliando.

«Cosa mi leggi, Teddy?» domandò con la sua vocina acuta Lily, dondolandosi avanti e indietro, una volta che i suoi furono usciti dalla porta.

Il giovane mago sorrise, compiaciuto dall'istruzione che aveva fornito alla bambina: era infatti risaputo da chiunque lo conoscesse almeno un minimo il suo sfrenato amore per serie tv e libri. Già, Ted non era altro che i babbani definirebbero un "fanboy" e aveva lavorato strenuamente per condurre la bambina al "lato oscuro della forza".
Aveva quindi iniziato a leggerle i suoi volumi preferiti e a condividere con lei le serie che seguiva assiduamente.

Il mago estrasse dallo zaino che aveva portato con sé un paio di libri ed un dvd, lasciando alla bambina la scelta di cosa fare. Fu cosí che finirono distesi scompostamente sul divano rosso porpora dei Potter, guardando una strana serie chiamata "Teen Wolf" (nome parecchio buffo se si pensa che uno dei due spettatori era per metà lupo mannaro).

Alle 10:30 la piccola Lily stava già dormendo. Teddy la guardò per un po', poi, stando ben attento a non svegliarla, sgattaiolò in cucina, portando con se le prove che attestavano che avevano disubbidito alla regola d'oro di Ginny che gli impediva di mangiare sul suo prezioso divano.

L'unico grande errore che Ted commise quella notte fu proprio quello di credere che la bambina stesse placidamente dormendo, mentre in realtà stava macchinando il suo piano malefico, che tanto malefico non era, non sin dal principio quantomeno. Era intenzione della streghetta infatti fare una sorpresa al Morfomagus, ma quale? Beh, semplice: dare vita ai personaggi che tanto sembrava amare.

La bambina scattò in piedi e, stando attenta che Ted non stesse per tornare, radunò ciò che questo aveva portato.

Non sapeva da dove cominciare, a dire la verità: una cosa era volare a qualche millimetro da terra, un'altra far materializzare qualcosa che prima non esisteva se non nella fantasia di migliaia di fan.

Decise quindi di concentrarsi sui personaggi che voleva tanto evocare. Vide i tre corvi neri sulla clavicola di Tris, come macchie di inchiostro su un foglio di carta, sentì la voce di Katniss cantare "l'albero degli impiccati", accompagnata dalle ghiandaie imitatrici e rise, pensando alle battute di Stiles.

Dovette sbagliare qualcosa nel suo piccolo incantesimo. Non seppe mai cosa, eppure di certo qualcosa andò storto.

A farle aprire gli occhietti fu un ruggito.

Esatto un ruggito, lo stesso che aveva sentito cosí tante volte alla tv, al fianco di Ted, solo che ora non c'era né il ragazzo a proteggerla, né uno schermo a dividerla dall'imminente pericolo.

Riconobbe subito i duri lineamenti di Peter, simili a quelli di una statua, deformati dalla sua trasformazione lupesca, sui quali luccicavano due occhi di un blu elettrico, tacito ricordo di tutti coloro che aveva ucciso senza alcuna pietà o turbamento.
Non altrettanto agghiacciante, ma comunque capace di mettere in soggezione la bambina, era l'uomo dalla barba candida che affiancava il lupo mannaro. Lily, aiutata anche dalla rosa che l'individuo portava all'occhiello, lo ricollegò al presidente Snow, leader freddo e senza scrupoli di Panem.
Dietro i due, messo lievemente in disparte, vi era quello che la strega suppose essere Marcus Eaton, riconoscibile dalla cintura che stringeva tra le tozze e callose mani.

La bambina fu presa dal panico: non si aspettava di certo di ritrovarsi difronte a tre dei personaggi più crudeli e spregevoli mai esistiti. Tuttavia, da brava Potter e futura Grifondoro, prese una grossa boccata d'aria e tentò di mantenere la calma.

«Salve, il mio nome è Lily Potter. E' un piacere fare la vostra conoscenza» si presentò la piccola, cercando di sfoggiare i suo miglior sorriso e porgendo ai tre uomini la mano: come diceva sempre Ginny, le buone maniere erano importanti, perfino in una situazione del genere, e poi quelli erano pur sempre i cattivi di tre delle saghe che più amava, ci teneva a fare buona figura!

Peter Hale la scrutò dall'alto, mentre il suo volto perdeva i caratteri lupeschi, tornando normale. Dopo un po', come se avesse trovato finalmente il modo migliore di circuire l'innocente bambina, le sorrise e strinse la sua piccola manina.

«Il piacere è tutto mio, tesoro» ghignò l'uomo «Spero di non averti spaventata, è solo che un momento prima sono a Beacon Hills -è questo il nome del posto da cui vengo- e poi improvvisamente, poof, mi ritrovo nel tuo salotto. Sai per caso come posso tornare a casa mia? Sono parecchio preoccupato per i miei amici: gli voglio bene ma, ammettiamolo, senza di me non sopravviverebbero un attimo»

Gli altri due individui annuirono, come per dire che per loro era lo stesso.

Lily aggrottò le sopracciglia, dubbiosa.
«Amici?» chiese, poco convinta dal discorso del lupo mannaro «Tu non hai amici. Tu sei il cattivo»

Peter arricciò il naso, per niente contento che gli fosse stata ricordata la sua condizione da antagonista.
«E tu che ne sai, mocciosa?» ringhiò, perdendo di colpo tutto il carisma che poco prima aveva sfoggiato.

Per nulla intimidita dall'uomo, la strega incrociò le braccia con fare esperta, come per vantarsi di sapere qualcosa ignorata dai tre adulti.
«Facile, io sono arrivata alla quarta stagione: queste cose le so» gongolò, con un sorrisetto sornione sulle labbra sottili.

Stavolta, temendo in una reazione eccessiva del lupo mannaro, che sembrava ben poco affidabile e mentalmente stabile, fu Snow ad intervenire. Si passò una mano trai capelli bianchi perfettamente ordinati, mentre pensava al modo migliore di impostare il suo discorso.

«Scusa se glielo chiedo, signorina Potter -si chiama così, giusto?- ma cosa intende con "stagione"» domandò infine, calibrando attentamente ogni parola: aveva capito che quella bambina era molto più pericolosa di quanto sembrasse.

«Babbani!» esclamò questa «Bisogna sempre spiegargli tutto! Non avete mai visto una serie tv in vita vostra?»

Mentre Marcus ed il presidente Snow si scambiavano occhiate dubbiose, chiedendosi probabilmente cosa fosse una "serie tv" e da dove prendesse quella ragazzina tutte quelle parole così buffe, Peter sembrava aver capito cosa intendesse la rossa, decise però di cercare un'ulteriore conferma.

«Certo che ne ho viste, ma io non ne faccio parte» controbatté, avvicinandosi minacciosamente alla piccola Potter.

Cercando di non far caso al senso di inquietudine che cresceva sempre di più nel suo cuoricino e reprimendo l'istinto di darsela a gambe, Lily rivolse uno sguardo di rimprovero al lupo mannaro, come per intimargli di non contraddirla.
«Ma certo che ne fai parte. Guarda!» mormorò severa, porgendogli la custodia del dv che Ted le aveva portato.

L'uomo impallidì, riconoscendo sé stesso ed i ragazzini che parevano così ossessionati dal rovinare ogni suo piano tra i volti raffigurati sulla copertina del disco.

«Che magia è mai questa?» balbettò, lanciando per terra la confezione. Non aveva di certo preso nel migliore dei modi lo scoprire che non era altro che una storia e non un uomo in carne ed ossa.

«Oh, magari lo sapessi! Renderebbe il rimandarvi nelle vostre storie molto più facile»

«Storie?» si intromise Marcus

«Per le mutande di Merlino! Siete sordi per caso? Siete tutti dei personaggi! Nessuno di voi è reale!» sbottò senza troppo tatto la bambina, infastidita dall'insistenza dei tre.

Fu un po' come un fulmine a cielo aperto. Un silenzio irreale si andò a creare nella stanza. Nessuno osava muovere un muscolo.

«Lily? Con chi parli?» chiese Ted, accorgendosi finalmente delle voci provenienti dal salotto ed accorrendo in aiuto della streghetta.

È inutile il tentare di descrivere l'espressione del Morfomagus non appena scorse i tre uomini: era un insieme cosí confuso di stupore, rabbia, felicità e disperazione che nessuna parola sarebbe stato capace di rendere fedelmente.

«E loro chi sono?» domandò, rischiando di inciampare per l'inaspettata sorpresa su uno dei tanti (forse anche troppi) tappeti che ricoprivano il pavimento del salotto

<<Ma come?>> ribatté la bambina, delusa dal fatto che perfino il suo adoratissimo Teddy non capisse cosa stesse accadendo in quella casa <<Lo sai perfettamente chi sono! O forse ti sei dimenticato improvvisamente di tutti i cattivi di cui mi parli sempre?>>

Il ragazzo sbatté un paio di volte gli occhi, come se non volesse credere alle sue orecchie: Lily non era abbastanza grande neanche per recitare un semplice incantesimo di appello, figuriamoci se era capace di evocare e rendere reali personaggi che fino a poco fa non erano altro che inchiostro su una pagina o pixel su uno schermo.

<<Le raccontavi di noi?>> gracchiò Marcus, interrompendo bruscamente i ragionamenti del mago ed avanzando minacciosamente verso di lui <<Allora sei stato tu ad "inventarci">> rabbrividì nel pronunciare l'ultima parola, come se non volesse credere di essere solo il frutto di una mente piuttosto creativa e non un individuo in carne ed ossa.

<<No, no, no>> si difese in fretta il mezzo lupo mannaro, tentando di sorridere per rassicurare i tre ospiti indesiderati, sperando che così facendo avrebbe avuto il tempo di elaborare un piano per risolvere la situazione <<I vostri... creatori, se così li volete chiamare, vivono molto lontano da qui. Noi siamo, ehm... dei fan, grandissimi fan. Dovreste sentire come esultiamo ogni volta che uccidete qualcuno: sono momenti molto emozionanti, sapete?>>

I tre uomini guardarono il piccolo ragazzo dai capelli turchesi (che stavano cominciando ad assumere una sfumatura verdastra a causa del panico), titubanti e di certo poco convinti dalle sue parole. Avrebbero di certo attaccato da un momento all'altro, catapultandosi sui due indifesi fanciulli, li avrebbero uccisi o magari torturati, sperando di conoscere qualcosa di più sul conto di questi misteriosi "creatori", eppure non ne ebbero il tempo.

Velocemente Ted estrasse la sua fedele bacchetta, che sempre teneva nella tasca dei jeans, e la puntò contro i tre. Questi ultimi ebbero appena il tempo di sentire una formula in una lingua a loro sconosciuta e di venir abbagliati da una luce biancastra, che li travolse violentemente, come una tempesta di sabbia.

Quando Lily riaprì gli occhietti il salotto di casa Potter era ritornato al suo solito ordine, senza strani uomini dalla barba bianca e strane ossessioni per le rose, lupi mannari con problemi di rabbia e pessimi padri con una passione segreta per le cinture.

La bambina tirò un sospiro di sollievo. Avrebbe fatto bene a pensarci due volte prima di usare la magia senza conoscerne gli effetti la prossima volta.

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