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XLVI

d r e w

Qualcuno mi scuote la spalla e io apro gli occhi, ritrovandomi seduto sull'erba con la schiena poggiata contro la corteggia di un albero. Metto a fuoco lo sguardo, osservando il paesaggio intorno a me.

La prima cosa che vedo è il mare, le cui onde bagnano la spiaggia sabbiosa. Su di essa si erge un' immensa colonna in stile dorico, e di fronte ad essa, eretta su un altro pezzo di terra oltre il mare, una copia della seconda colonna.

Le colonne d'Ercole.

Alzo lo sguardo, trovandomi faccia a faccia con un viso squadrato, molto abbronzato e due occhi zaffiro che mi fissano. La bocca di Ercole si muove, ma non emette nessun suono.
Scuoto la testa, non capendo, e lui alza il viso verso il cielo, credo imprecando.

Poi si rivolge nuovamente a me, mettendo su un'espressione abbastanza irritata. È come se cercasse di dirmi qualcosa, qualcosa di estrema importanza. Si mette una mano in tasca e fa per tirare fuori qualcosa, ma in quello stesso momento apro gli occhi.

La prima cosa che vedo è il buio assoluto, e per qualche secondo non faccio altro che vedere tutto nero. Muovendo leggermente la testa mi rendo conto che ho la faccia seppellita nei capelli corvini di Talìa, perciò vedevo tutto nero. Wow, pensavo di essere morto.

Le sposto una ciocca di capelli dalla fronte, in modo di poterla guardare in viso. Ha gli occhi chiusi, con le lunghe ciglia che le sfiorano le guance leggermente arrossate e coperte da un po' di lentiggini.

Ha la testa poggiata sul mio braccio che è immobile, sepolto nei suoi capelli, una guancia è completamente spiaccicata sul mio petto e le sue gambe immobilizzano la mia come un calamaro gigante immobilizza la sua preda.
Come se non bastasse, tiene la mia mano libera chiusa fra le sue, di mani.

Probabilmente Leo gli ha detto che sospettava che sarei andato da solo ad affrontare mia sorella, e sta cercando di impedirmelo.
Togliamo probabilmente.

Ecco perché sta notte non mi ha mandato via dalla sua camera... voleva imprigionarmi.
Sospiro, pensando a come liberarmi senza farla svegliare. Per prima cosa, nel modo più lento e delicato possibile, sfilo la mia mano dalle sue, tenendola ferma in aria.
Talìa non si muove di un millimetro.

Bene, fase due.
Trattengo il respiro mentre cerco di sfilare delicatamente la mia gamba dai suoi tentacoli da calamaro gigante, e mi immobilizzo quando lei si muove. Controllo se ha ancora gli occhi chiusi, e riprendo a respirare quando noto che sta ancora dormendo.

Ci riprovo, e dopo qualche minuto la mia gamba è finalmente libera.
Tiro un sospiro di sollievo.
Prima di attuare la fase tre, ovvero quella di liberare il braccio, cerco la mia via di fuga. Non posso uscire dalla porta della camera perché:
1, sono dalla parte del letto rivolto verso la parete; 2, se uscissi dalla porta potrei incontrare qualcuno dell'equipaggio e il mio piano andrebbe in frantumi; 3, Talìa ha installato per terra alcune trappole quali paperelle di gomma che starnazzano molto rumorosamente quando le calpesti. Il fatto è che le paperelle non sono poche, ma ricoprono TUTTO il pavimento.

Ha una mente furba e malvagia, e da Serpeverde sono fiero di lei.

Tuttavia, non si è resa conto che affianco a me c'è una finestra attraverso la quale potrei passare perfettamente e atterrare senza difficoltà sulla neve. Prima però, devo prevenire alcune cose.
Con la mano libera, evoco il ghiaccio e lo indirizzo verso la maniglia della porta, facendola diventare una lastra. Non si potrà aprire né da dentro e né da fuori, tranne se Albus o Scorpius la fanno saltare in aria.

Poi, sempre lentamente, apro la finestra posizionata esattamente sopra la mia testa. Non entra molta luce, visto che sono le prime ore della mattina. Dalla finestra entra però una folata di vento, che fa rabbrividire Talìa.
In 0,002 secondi la ricopro con il plaid, evitando che si svegli.

Tiro un sospiro di sollievo, e mi preparo per la fase tre: togliere il braccio da sotto la testa di Talìa. Strizzo gli occhi, sfilando il braccio nel modo più delicato possibile e proprio quando manca solo la mano da tirare fuori...

«Drew, che stai facendo?» mormora Talìa, con la voce impastata dal sonno.
Trattengo un'imprecazione, apro gli occhi e rivolgo un sorriso smagliante alla Grinfondoro sdraiata accanto a me.
«Nulla, stavo solo un po'... scomodo.» le dico.

Talìa alza un sopracciglio, guardando la finestra aperta sopra la mia testa.
«Non stavi mica cercando di scappare e andare ad affrontare tua sorella da solo, vero?» mi chiede, sospettosa. Scuoto la testa.
«No! Certo che no!» deglutisco.

«E perché c'è la finestra aperta?» mi chiede.
«Avevo caldo.» le rispondo, forse un po' troppo in fretta. Lei continua a fissarmi con sguardo severo, e deglutisco un'altra volta.

«Emh... e tu perché hai ricoperto il pavimento di paperelle di gomma?» le chiedo.
«Per accorgermi di una tua fuga, ovviamente.» mi risponde, sincera.
«Oh. Emh, si, bella mossa.»
«Io almeno ho detto la verità.» dice, e distolgo lo sguardo.

Ora devo essere veloce.
Afferro la mia bacchetta, incastrata nella tasca delle mie bermuda di jeans, e le lancio un incantesimo silenziatore in modo che non possa urlare. Sfilo velocemente il braccio da sotto la sua testa e cerco di bloccarle braccia e gambe per evitare che mi mutili o ferisca gravemente.

Talìa non fa altro che dimenarsi e urlare senza emettere alcun suono, e mi sento leggermente in colpa. Leggermente, perché se non morirò sul campo di battaglia mi ucciderà lei.

«Hey, perdonami, ma devo farlo. Ascoltami, prima che arrivassero i semidei ad Hogwarts avevo fatto un sogno in cui tu... tu morivi. E anche Albus, Scorpius, Leo e Percy. Morivate tutti. Non voglio che accada questo, voi siete importanti per me. Tu più di tutti. So che avresti fatto lo stesso anche tu, quindi se tornerò vivo non farmi troppe scenate, d'accordo?» Talìa mi guarda male per tutto il tempo, in particolare al "se tornerò vivo".

«Non venite a cercarmi, promettimelo.» le dico, lei scuote la testa continuando a guardarmi in cagnesco.
Sospiro, guardando verso la finestra aperta.
Mi mordo il labbro, voltandomi di nuovo verso Talìa, i cui occhi stanno cominciando a riempirsi di lacrime.

Lei sa che se andrò lì fuori da solo morirò.
Ma se morirò, forse Hestia smetterà di sciogliere il Polo Nord. Forse ci sarà di nuovo un equilibrio. O forse no, ma almeno i miei amici saranno vivi, con o senza di me.

«So cosa stai pensando, che sono un idiota pinguino deficiente che agisce solo di testa sua , vuole sempre fare tutto da solo e che ti sta per lanciare un Petrificus.» Talìa mi guarda ancora più male.

«Si, lo sono, ma se non tornerò non ricordarmi per le mie azioni. Ricordami per ciò che c'era dietro le mie azioni.» mi piego su di lei, poggiando la mia fronte contro la sua.
«E soprattutto ricorda che... che ti amo.» le sussurro, poggiando le mie labbra sulle sue.

Non vorrei mai staccarmi, ma non ho altra scelta. Punto la bacchetta contro Talìa e pronuncio la formula in latino.
«Petrificus Totalus

Lascio andare Talìa, ormai immobile e dopo averla guardata un'ultima volta esco dalla finestra, chiudendola alle mie spalle. Scivolo sulla scafo della trireme e atterro sulla neve soffice. Sweetie è accovacciata poco lontano e appena mi vede si alza, correndomi incontro.

Sorrido, abbassandomi alla sua altezza e grattandole dietro le orecchie.
«Non vorrai mica venire con me?» le chiedo, e la piccola fa un verso di assenso.

Sospiro, tirandomi su. Non posso pietrificare anche lei, anche perché non so che effetto ha sugli animali una maledizione del genere.
«D'accordo, ma se vedi che qualcosa si mette male... tu scappa.» le raccomando.

Ci incamminiamo verso la grande distesa di neve, orientandomi nella direzione che avverto come la più calda.
Rivolgo un ultimo sguardo alla finestra della cabina di Talìa. Spero che gli altri la liberino il più tardi possibile.

❅ ❅ ❅ ❅ ❅

Mentre cammino affiancato dalla mia dolce compagna di viaggio, ripenso al sogno di qualche ora fa. Ercole stava cercando di dirmi qualcosa, qualcosa di estrema importanza.
Ma perché proprio Ercole? Cosa c'entra lui con la mia impresa?

I miei pensieri vengono interrotti da un forte male testa, tanto che vado con le ginocchia nella neve mentre mi contorco dal dolore atroce. Sweetie accorre nella mia direzione, ma è impotente e può soltanto guaire spaventata.

All'improvviso una luce accecante si sprigiono nelle mie pupille, e inizio a vedere una serie di scene tutte spezzettate fra loro e senza alcun nesso logico. Un ragazzo con la maglietta del campo sta fluttuando a mezz'aria, avvolto da un'aura gialla e arancione.

Ci metto un po' a capire che è Will, il ragazzo di Nico, lo stesso delle mie precedenti visioni. Mi rendo conto che c'è qualcosa che non va, perché scrutandolo meglio noto che i suoi capelli non sono più biondi, ma grigi. Hestia sta prosciugando tutta la sua energia vitale, ma perché?

La risposta mi arriva subito dopo, con una seconda visione. Mostri, di tutte le forme e dimensioni, con in comune soltanto gli occhi, tutti del colore dell'aura che avvolge il figlio di Apollo.

Mi riprendo soltanto quando un mostro-leone con la coda squamosa e di grandi dimensioni corre verso di me, con le fauci sguainate. Solo quando me lo ritrovo a pochi metri di distanza mi rendo conto che non è un'allucinazione, ma è reale. Più che reale.

Ordino alla neve di alzarsi e di creare uno scudo ghiacciato, che il mostro frantuma con il suo morso. Tiro giù tutti gli dei dall'Olimpo mentre mi rialzo, cercando di non essere sbranato.

Afferro il mio mazzo di chiavi magico, facendolo scattare e trasformare in una spada di bronzo celeste. Mi metto in posizione di difesa davanti alla creatura, studiandola per bene.

La sua stazza è il triplo di quella di un normale leone, le sue zanne sono lunghe quasi quanto un mio braccio e gli occhi scintillano di morte. Immersi nella neve, i suoi artigli emettono uno strano fumo: sono velenosi. La sua pelliccia candida è molto folta, come quella di una capra delle nevi, e credo sia anche molto resistente, non penso che la mia spada riuscirebbe a perforarla. Per quanto riguarda la coda... è quella di un drago. Dei, che orrore. Devo trovare il suo punto debole.

Lui è in netto vantaggio, è più agile, più grande, più pericoloso e più veloce di me. Ma io sono cresciuto in questo posto, il ghiaccio è il mio elemento. E questo bel gattone morirà qui.

Con un grido di battaglia gli corro incontro e lui, come mi ero aspettato, fa lo stesso. Quando sono a poca distanza da lui mi abbasso in una scivolata, passando sotto la sua pancia e infilzandogli l'addome mentre lui affonda le sue zanne nella neve. Il mostro ruggisce, dolorante.

Rotolo di lato, rimettendomi immediatamente in piedi e inizio a correre in cerchio attorno alla bestia, creando una tempesta di neve che ben presto lo circonda. Faccio ghiacciare la neve, imprigionando il grande leone in una prigione di ghiaccio. Il passaggio successivo sarebbe stato quello di congelare il mostro, ma non avevo calcolato che il bel micione potesse sputare fuoco.

La prigione di ghiaccio si scioglie come un gelato al sole, e il leone mi fissa con sguardo assassino. Poi parte all'attacco.
Faccio la cosa più intelligente: corro.
Durante la mia fuga impreco in tutte le lingue che conosco, ovvero inglese, greco e francese, e nel frattempo provo a pensare ad un piano.

Sputa fuoco dalla bocca, quindi in qualche modo devo chiudergliela. Poi mi restano solo da evitare i suoi artigli, ma non dovrebbe essere un problema grande quanto il fuoco, a parte per il veleno.

Mi serve qualcosa di solido per chiudergli quella boccaccia, tipo una museruola gigante. Oppure una pianta arrampicatrice molto resistente e letale, tipo il Tranello del Diavolo!
Aspetta...

Mi fermo di colpo, puntando la bacchetta verso le zampe del nostro.
«Incarceramus!» pronuncio l'incantesimo offensivo, e dalla punta della mia bacchetta si generano grosse funi, che vanno ad avviluppare le zampe della creatura.

Vitious, durante la lezione sugli incantesimi offensivi, aveva spiegato che se lanciato bene questo incantesimo è molto efficace, poiché più il prigioniero oppone resistenza, più le funi si fanno strette. E a giudicare dalle condizioni del mostro, ho lanciato magnificamente l'incantesimo.

Il mostro ruggisce, emettendo piccole vampate di fuoco dalla bocca che riesco a spegnere evocando il ghiaccio, che a contatto con l'alito della bestia si trasforma in acqua.

Continuo a mantenere la presa salda sulla bacchetta, fin quando il mostro non smette di dimenarsi, probabilmente esausto. Mi avvicino, ma mi rendo conto troppo tardi di aver commesso un grande errore.

La creatura mi scaraventa via con una zampata, riducendo a brandelli la mia maglia del Campo Mezzosangue, ferendomi all'addome. Atterro sulla neve, a diversi metri di distanza. Il leone-drago di si libera dalle funi e corre all'attacco verso di me. Sto per diventare cibo per mostri fin quando una freccia non si conficca nella fronte della creatura, che ruggisce dolorante.

Mi volto, rivolgendo lo sguardo verso l'alto e scorgendo dei Pegasi che volano sopra di me.
In groppa ad un Pegaso bianco, Talìa sta scagliando frecce contro il mostro. Ne scocca due, che finiscono nei suoi occhi infuocati.

«DAVIS, SEI UN'IDIOTA. QUELL'INCANTESIMO NON FUNZIONA CONTRO LE CHIMERE!» mi urla Talìa, e mi tiro uno schiaffo mentale. Giusto.

«Esatto, amico. Il fuoco si combatte con il fuoco!» ribatte Leo, seduto dietro Talìa.
Mentre il loro Pegaso atterra, Leo non perde tempo e bombarda la chimera di palle infuocate.

Un Pegaso nero, Blackjack, con in groppa Percy e Nico, atterra a qualche metro di distanza dal Pegaso di Talìa. I due scendono giù, e mentre Percy sfodera Vortice, Nico chiude gli occhi, concentrandosi ed entrando in una specie di meditazione.

«Cercate di accerchiarlo per non farlo muovere, io, Albus e Scorpius lo atteccheremo dall'alto. Poi ucciderò Drew.» dice l'ultima frase lanciandomi uno sguardo di fuoco, e mentre deglutisco lei si libra in aria con il suo pegaso, raggiungendo gli altri due cavalli alati, cavalcati dai miei migliori amici.

Forse dovevo pietrificare tutti, non solo Talìa.
«Come stai, bro?» mi chiede Percy, fermo in posizione di difesa con le spalle rivolte verso di me e lo sguardo fisso su Leo e la Chimera.
«Sono un po' indolenzito, ma tutto sommato bene.» gli rispondo, cercando di sedermi.

«La neve non ha proprietà curative su di te, come me con l'acqua?» mi chiede.
«Non ci ho mai provato, a dire il vero.» gli rispondo, mentre spalmo della neve sulle mie ferite. La neve evapora.

«Gli artigli della Chimera sono velenosi, la neve non ha alcun effetto.» dico a Percy, poi rivolgo una sguardo nervoso a Nico.
«Ma cosa sta facendo?!» esclamo.
«Lo vedrai molto presto.» mi risponde Percy.

Nello stesso momento in cui il figlio di Poseidone pronuncia quelle parole, un enorme ammasso di ossa spunta fuori dal terreno. Uno scheletro di orso polare, seguito da tanti altri scheletri di orsi polari. Un esercito di scheletri di orsi polari.

Sweetie mi raggiunge, terrorizzata, accucciandosi sulle mie gambe e iniziando a leccarmi le ferite.
Nico ordina all'esercito di orsi morti di attaccare la Chimera, impugnando la sua spada di ferro dello Stige verso il cielo.

Con il fuoco di Leo e gli orsi di Nico, la Chimera si trova presto circondata, e Talìa, Albus e Scorpius possono attuare il loro piano.
Mentre Talìa continua a colpire la Chimera con numerose frecce scagliate una dopo l'altra, Albus e Scorpius fanno movimenti a forma di spirale con le loro rispettive bacchette.

Oh no, è un incantesimo di Erbologia. E Albus fa schifo in Erbologia. Questa è l'idea più stupida del secolo. Non posso crederci. Moriremo tutti. Che pessima idea, che pessima, pessim...oh, funziona! I miracoli esistono.

La neve al di sotto della Chimera inizia a scomparire, e il mostro sprofonda dentro essa fin quando non incontra l'acqua ghiacciata che, riempiendole i polmoni, soffoca i suoi ruggiti.

Sto per complimentarmi con i miei compagni per l'ottimo gioco di squadra, ma Talìa urla nella mia direzione.
«PERCY! CE NE SONO ALTRE!» ci avverte Talìa, indicando alle nostre spalle.

Io e Percy ci giriamo contemporaneamente per vedere altre tre Chimere correre nella nostra direzione. Una spalanca le ali, dirigendosi verso i Pegasi dei miei amici.

Percy dice una parolaccia davvero brutta, ed una ancora più brutta esce dalla mia bocca.
«Drew, ce la fai a combattere?» mi chiede ed io mi alzo dalla neve, spostando Sweetie dalle mie gambe.

Annuisco, evocando uno scudo di ghiaccio e sguainando la spada. Percy parte all'attacco contro le due chimere, seguito da Leo, Nico e dal suo esercito di orsi-scheletri.
Lo avrei seguito anch'io se Sweetie non si fosse aggrappata alla mia caviglia.

«Hey! Lasciami!» la sgrido, ma lei non molla la presa. Mi morde delicatamente la caviglia, poi ficca il muso nella neve, mangiandola.
«Questo non è il momento della pappa! Mangerai dopo, te lo prometto!» e detto ciò corro verso i miei amici.

Leo e Nico ne stanno tenendo a bada una, ma Percy è in difficoltà con l'altra, così mi dirigo verso di lui. Con il braccio teso davanti a me, creo una pista ghiacciata che si innalza verso il cielo man mano che ci corro sopra. Una volta abbastanza in alto e abbastanza vicino alla testa della Chimera, mi butto dall'estremità della mia pista improvvisata, tenendo stretta l'elsa della spada con entrambe le mani, posizionate al centro del mio petto.

Atterro sulla schiena del mostro, infilzando con la lama il suo collo. La Chimera emette un stridio assordante e agonizzante, mentre tutto il suo collo inizia a ghiacciarsi.
«DREW, LA CODA!» urla Talìa dall'alto, e mi volto giusto in tempo per intercettare la coda-serpente del mostro.

Mentre lei scocca frecce che si conficcano nel cranio della Chimera, io inizio un duello traballante sulla sua schiena contro una coda-rettile molto letale. Come si fa ad avere come coda un serpente? Cioè, questo mostro ha due cervelli, uno nella testa e un altro nella coda?

Decido di pensarci più tardi.
Il serpente sibila nella mia direzione, spruzzando veleno dalle zanne mentre il corpo della Chimera si muove come in preda ad una crisi epilettica. La coda scatta verso di me e la schivo, ma mi va male al secondo attacco.

Scivolo sulla schiena della creatura e se non mi fossi aggrappato al suo pelo sarei caduto sulla neve e sarei stato calpestato. Che bella fine. Mi arrampico di nuovo sulla groppa della Chimera e in quel momento il serpente scatta verso di me, spalancando le fauci che si conficcano nel mio scudo di ghiaccio. Ne approfitto per tagliargli la testa.

«VUOI MORIRE O NO?!» urla Percy, e subito dopo sento il rumore di una spada che infilza qualcosa. Salto giù dalla groppa del mostro, evocando le correnti gelide che mi fanno atterrare illeso sulla neve. Subito dopo la Chimera cade a terra, di fianco. Morta.

Percy spunta da sotto il mostro, pulendo Vortice nella neve.
«Non avevo mai infilzato il cuore di una Chimera, è stato... intenso.» dice, camminando verso di me.

«Quando le sei saltato in groppa sei stato grande, amico.» mi dice Percy, dandomi una pacca sulla spalla.
«Si, anche tu sei stato grande.» gli do una pacca sulla spalla di risposta.

«Hey, grazie per la considerazione!» urla Talìa da qualche metro di altezza e Percy alza un pollice nella sua direzione.
«Tu sei stata talmente brava che ti meriti più delle nostre congratulazioni: una statua di bronzo celeste!» le urla Percy e Talìa scuote la testa, nascondendo un sorriso.

In lontananza sentiamo un altro urlo agonizzante e ci voltiamo tutti nella direzione da cui proviene il suono.
«PER TUTTI I BULLONI DI EFESTO, NICO! CHE SCHIFO!» urla Leo, mentre Nico esce dalla... pancia della Chimera.

Io e Percy corriamo verso di loro mentre Talìa ci segue in groppa al suo pegaso.
«Come diavolo ci sei finito lì dentro?» gli chiedo, guardandolo sconvolto e disgustato.
«Io non sono sicuro di volerlo sapere.» mormora Percy, in preda ad un conato di vomito.

«Stava per schiacciarmi con il suo corpo, così le ho aperto lo stomaco e sono uscito dall'altra parte.» dice Nico con nonchalance, pulendosi i vestiti sporchi di... roba disgustosa.
Percy si tappa la bocca con una mano.

«È la cosa più macabra che io abbia mai visto.» dico, sul punto di vomitare anch'io.
«Sono il figlio di Ade.» dice, come se fosse una giustificazione. E in effetti lo è. Ma fa comunque tanto schifo.

«Che sta facendo Talìa lassù?» chiede Leo, sviando il discorso. Alzo lo sguardo, guardando il pegaso di Talìa che vola su di noi.
All'improvviso mi viene un forte mal di testa.
«Aspettate, manca qualcuno.» dice Nico, è il mio dolore si fa più intenso.

Cado con le ginocchia nella neve mentre dei flash si susseguono uno dopo l'altro nella mia testa. Due pegasi, i pegasi di Albus e Scorpius, sono accasciati nella neve, morti. Poco lontano due ragazzi si trascinano nel ghiaccio, esausti. Una Chimera volante fiuta le loro tracce. Scorpius tira fuori la bacchetta, puntandola prima verso Albus e poi su di se. Mormora qualche incantesimo. La Chimera si avvicina sempre di più a loro. Li vedo trattenere il respiro quando il muso del mostro si posa sulla faccia di Albus. Tutto si ferma per qualche istante. La Chimera ruggisce arrabbiata, si allontana e dopo aver divorato uno dei pegasi morti si spinge in aria, volando verso di me.

Urlo quando mi riprendo dallo shock. Percy e Leo mi tengono fermi e la prima cosa che rivedo dopo le fauci del mostro è la faccia preoccupata di Nico.
«Sta arrivando. Vola. I pegasi... e Albus, e Scorpius.» lo guardo con gli occhi sgranati.

«Stai tremando, possibile che hai freddo?!» mi chiede Leo e mi scrollo dalla loro presa.
«TALÌA!» urlo e lei si volta verso di me. «TALÌA, ATTERRA!» continuo a urlare, guardandola spaventato.

«Ragazzi.» dice Leo.
«TALÌA!» urlo di nuovo.
«Drew...» il figlio di Efesto deglutisce.
«Cosa c'è?!» lo guardo furioso, e lui indica qualcosa nel cielo.

Seguo la direzione del suo dito e il mio cuore si ferma per qualche istante quando vedo una bestia colossale volare nella nostra direzione.
«Ne abbiamo dimenticata una.» dice Nico, sfoderando la sua spada di Ferro dello Stige.

Evoco due palle di ghiaccio grandi almeno quanto una pallone da basket, le impregno di tutto il mio potere e le scaglio contro la Chimera alata, pericolosamente vicina al pegaso di Talìa, che si da alla fuga.

I miei attacchi colpiscono la Chimera, ma non hanno alcun effetto se non quello di farla sbandare un po'. Presto il mostro raggiunge il pegaso che cavalca Talìa, apre la bocca e sputa una vampata di fuoco, che li circonda. Il pegaso urla agonizzante mentre io guardo la scena immobile.

Per un istante sento le forze abbandonarmi, i nervi cedere e la vista appannarsi. Subito dopo vengo però invaso da un attacco d'ira, le mie ferite smettono di bruciare e le mie vene si congelano talmente tanto che un brivido di freddo mi scuote.

«Drew, fermati!» mi ordina Nico, ma non lo ascolto. Vengo avvolto da un vento gelido, sento la grandine formarsi sulla mie braccia e la neve sollevarsi da terra. Perché non mi ha ascoltato?! Perché sono venuti qui?! Era tutto ciò che volevo evitare, ed è successo.

«L'ha uccisa, quel mostro l'ha uccisa.» la voce lascia la mia bocca in un tono quasi disumano.
Percy mi dice qualcosa, ma io non sento niente, soltanto le grida di dolore che presto emetterà quella maledetta Chimera.
Con la coda dell'occhio vedo Nico correre davanti a me, poi sparire nelle tenebre.

Nello stesso momento sprigiono tutta la mia forza, indirizzando la più grande bufera di ghiaccio e neve della storia contro la Chimera. Il mostro viene avvolto dalla tempesta che si fa sempre più impetuosa.

La creatura sputa fuoco, combattendo alla pari contro la mia tempesta. Mi concentro di più, mischiando il dolore alla rabbia, sentendo le lacrime rigarmi il volto. È morta, in un modo orribile. Non lo meritava, ed io non sono riuscito a proteggerla. Perché tutte le persone che amo muoiono a causa mia?!

«Drew!» mi chiama Leo e io mi volto verso di lui, continuando a mantenere la tempesta.
È alla mia destra e sta sorridendo.
«Devi perdere questo vizio di voler fare sempre tutto da solo.» dice, con quel suo sorrisetto, guardando verso la tempesta.
«Esatto, Drew.» dice Percy, alla mia sinistra. «Siamo tuoi amici, e ci saremo sempre per te.» continua Percy, i suoi capelli sono scossi da una strana aura, e non dal mio vento.

Leo alla mia destra prende fuoco, sprigionando una vampata dalle mani che va a mischiarsi con la mia bufera di neve e nello stesso momento Percy scatena la più grande tempesta che io abbia mai visto.
Il ghiaccio si frantuma e l'acqua schizza alla velocità della luce verso la bufera di ghiaccio e fuoco, mentre dall'alto decine di fulmini colpiscono il mostro. Il cielo è grigio, nero, rosso e bianco. E dopo qualche minuto la Chimera precipita sul ghiaccio, frantumandolo e sprofondando in acqua. Morta.

Io, Leo e Percy cadiamo a terra, esausti.
«Talìa sta bene, l'ha detto Nico.» mi rassicura Percy, con il fiato corto.
«Dove sono?» domando, cercando di riacquistare un respiro regolare.
«A continuare la profezia.» dice Leo, e mi volto verso di lui.

È sdraiato per terra con alcuni ciuffi di capelli che vanno ancora a fuoco.
«L'oscurità la nasconderà, solo con lei il buio la sua luce troverà.» recita Leo.
«Will.» dice Percy. «Stanno andando a salvare Will.»

—Coso autrice.—

Dopo secoli di attesa eccomi tornata! Questo capitolo mi piace particolarmente, però ho una brutta notizia: siamo agli sgoccioli della storia!
*lacrime*
Aggiornerò molto presto, voglio terminarla al più presto così sarà tutto meno doloroso. :,)
Love you all.❤️

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