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XIX

d r e w

Si può imprecare in una lingua che non si conosce, molto simile al greco antico?
Beh, io l'ho appena fatto.
E continuo a maledire qualsiasi cosa mentre inizio a tirarmi pizzicotti ovunque, senza però svegliarmi.

Sono di nuovo nel territorio di quel vecchio pazzo decrepito di Borea, solo che sta volta lui non c'è.
Almeno una cosa positiva.

Mi guardo intorno e inizio a camminare senza meta, fin quando non mi ritrovo davanti ad un a porta che mi sembra molto familiare.
Senza pensarci due volte, spingo la porta e mi ritrovo sulla soglia di una stanza per bambini. C'è una culla, dei giocattoli, dei peluche e tanta altra roba. Ma ad attirare la mia attenzione è una ragazza... una donna... una figura di sesso femminile ecco, seduta su uno sgabellino ad un piccolo tavolo per bambini.

Si volta verso di me e resto stupito dalla sua bellezza, ma ancora di più dal fatto che mi sembra di aver già visto quel viso.

«Finalmente Drew, sapevo che saresti tornato.» si alza e mi sorride caldamente, anche se lei sembra avvolta dal gelo... proprio come me.

È bellissima, la pelle è molto chiara, candida come la neve, ma i suoi occhi color caffè mi danno una sensazione di affetto, di calore, e soprattutto di famiglia. I capelli, lunghi e neri, le incorniciano il volto divinamente.
Sono sicuro che non è la prima volta che la incontro, ma non l'ho mai vista in nessuno dei miei sogni

«Chi sei?» le chiedo e lei si sposta i lunghi capelli neri su una spalla.

«Non posso dirtelo, almeno non adesso.» mi risponde e io assottiglio lo sguardo.

«Sei una dea, questo l'ho capito. Perché sono qui? Non è il palazzo di Borea questo? Sei sua moglie o... gli dei possono sposarsi?» inizio a parlare da solo piuttosto che con lei.

«Non agitarti, presto ti sarà tutto più chiaro. Tu non ti ricordi di questo posto, vero?» mi chiede e io scuoto la testa guardandomi intorno.

«Anche se mi sembra lontanamente familiare, no, non mi ricordo. Dovrei?» alzo un sopracciglio e lei scuote la testa.

«Come immaginavo, Dafne vi ha cancellato la memoria.» dice e io drizzo le orecchie al nome di mia madre.

«Memoria? Che stai dicendo?» mi avvicino di qualche passo.

«Non sono tenuta a spiegarti questo. Se non ricordi sarà tutto più complicato del previsto.» sospira guardandomi sconsolata.

«Il tuo destino non è dei migliori, e nemmeno quello della tua ragazza, com'è che si chiama?»

«L-la mia c-che?!» balbetto mentre la mia temperatura si alza velocemente. Un figlio del ghiaccio può arrossire? Beh, ora conosco la risposta.

«Ma si, quella simpatica ragazza che ti da filo da torcere, si chiama come una delle nove... oh! Non posso dirlo.» si porta una mano davanti alle labbra e io la guardo corrucciando lo sguardo.

«Talia non è la mia... ragazza.» mormoro e la dea alza gli occhi al cielo.

«Certo χιονονιφάδα, come dici tu.»
«Come mi hai chiamato? Era greco quello?» le chiedo ma lei mi porta una mano davanti al visto e la vista inizia ad appannarsi.

«Il tuo destino sarà duro, ma non quanto quello della ragazza. Non affezionarti troppo a lei, perché sarai proprio tu a dover porre fine alla sua vita. Riposati, χιονονιφάδα, ti aspetta una grande impresa.»

Quando torno nel mondo reale un dolore lacinante alla testa mi fa quasi urlare.

«MA PORCO SALAZAR, DAVIS! CE L'HAI CON LA MIA BENEDETTA TESTA O COSA?!» mi urla Talia nel timpano destro e io sbatto più volte le palpebre per abituarmi alla luce che ho sparaflashata in faccia.

È mattina, e io ho perso i sensi ieri sera. Elizabeth credo sia morta e io credo di star diventando pazzo.

«Perché diavolo ti svegli sempre stile Dracula?!» borbotta Talia fra se e se.
«Cos'è successo?» mormoro con la voce impastata dal sonno, mentre mi porto una mano alla mia testa dolorante.

«Hai congelato un'empusa, sei stato fantastico amico!» esclama Leo.
«E anche tu! Tu sei stata fenomenale, non avevo mai visto niente del genere.» dice alternando lo sguardo fra noi due.

«Elizabeth... era davvero quel mostro?» chiedo rivolgendo lo sguardo verso Percy.
Sembra quello che ha più esperienza, e poi e quello che mi sta più simpatico.
Se il ricciolino non la smette di chiamarmi 'amico' giuro che non farà una bella fine.

«Sì, anche se non capisco perché abbia aspettato tutto questo tempo per attaccarti.» mi risponde Percy.

«Forse so perché.» sì intromette Talia e io, Leo e Percy ci voltiamo verso di lei. «Oltre che ad essere qualunque cosa Drew sia, è anche un mago. Può darsi che la magia mascheri un po'... l'odore dei semidei. Perciò Elizabeth ha attaccato quando siete arrivati voi, ha sentito il vostro odore.» spiega e Percy annuisce.

«Potrebbe essere così.» dice.

«Sei anche intelligente.» sospira sognante Leo e il mio pugno colpisce accidentalmente il suo braccio.

«Ahia!» sì lamenta e io gli sorrido angelicamente.
«Scusa, amico.» sottolineo la parola 'amico' «Ho una specie di tic nervoso.»

Leo assottiglia lo sguardo, poi fa un sorriso che va da un orecchio all'altro.
«Tranquillo, non mi hai fatto male!» dice dandomi una forte pacca sulla spalla. «Peccato.» mormoro tra me e me.

«Beh, se ti senti meglio noi due fra poco avremmo una lezione di pozioni. Ti ho preso la divisa.» dice indicando dei vestiti sulla sedia accanto al letto.
Mi ha preso davvero la divisa?
«In realtà Scorpius mi ha detto di portatela, ma dettagli.» aggiunge e mi do uno schiaffo mentalmente.
Ci ho sperato.

«Scorpius è stato qui fino a poco fa. Ha detto che gli dispiace ma ha dovuto raggiungere Albus in dormitorio, ieri ha esagerato un po' con la burrobirra è il wisky incendiario, ed è messo proprio male.» mi spiega.

«Che idiota.» scuoto la testa, riferendomi ad Albus. «Mi cambio e arrivo.» scendo dal letto e raggiungo la mia divisa.

«Se ti sbrighi ti aspetto.» mi avvisa e io mio fiondo nel bagno dell'infermeria.
Di solito ci metto tipo mezz'ora per prepararmi ma stranamente oggi sono pronto in cinque minuti.

Mentre mi pettino i capelli penso al sogno.
Quella... dea, ha detto che il mio destino non è dei migliori, ma anche quello di Talia non scherza.
Talia ha il nome di una delle nove cosa? Quanto vorrei avesse finito la frase, magari avrei avuto qualche risposta.

Poi mi ha chiamato in quello strano modo, e sono più che sicuro che è una parola in greco.
La cosa che però mi ha lasciato senza parole è stato ciò che ha detto prima di farmi svegliare, ovvero che sarò io a porre fine alla vita di Talia.
Okay che a volte dico di volerla uccidere, ma non intendo davvero... spero che anche lei non lo intendesse.

Sospiro e dopo essermi dato un'ultima occhiata allo specchio e aver allacciato meglio la cravatta esco dal bagno.

«Per caso hai anche la mia-» non mi lascia finire che mi lancia la mia borsa con i libri. «Perfetto.» l'afferro al volo e me la metto in spalla.

«Se ci sbrighiamo facciamo in tempo a inviare una lettera a mia madre e a fare un breve tour del castello per nostri ospiti.» dice Talia e urlo internamente dalla frustrazione.
Perché?!

«Ci piacerebbe molto.» dice Leo, facendole l'occhiolino.
Forse la mia bacchetta, oltre a fare magie, potrebbe cavare gli occhi. Sarebbe una funzione di riserva molto utile.

«Percy?» Talia sì volta sorridente nella sua direzione.
«Piacerebbe anche a me, magari raggiungiamo anche Annabeth e Piper, stanno aspettando Chirone nella foresta.» dice tranquillo e io e Talia sgraniamo gli occhi nello stesso momento.

«Sono NELLA foresta?!» esclamiamo nello stesso momento.

«Sì... perché?» Percy alza un sopracciglio.

«Due ragazze SOLE nella foresta PROIBITA?!» dico sottolineando le parole.

«Beh? È una normale foresta, non ci sono mica mostri assassini come in quella che abbiamo al Campo!» scherza Leo e io mi volto verso Talia che nello stesso momento si volta verso di me.
Leo smette di ridere.

«Ci sono mostri assassini, vero?» deglutisce Leo e non faccio in tempo a rispondere che Percy è già corso fuori dall'infermeria, con una penna a sfera fra le mani che una volta tolto il cappuccio si trasforma in una spada brillante di bronzo celeste, dritto verso la foresta.

—Coso autrice.—

Siamo a 7000 letture, non posso crederci AAAA SONO TROPPO FELICEEH.
Poi siamo 177esime in tendenza, wAH😍
Sclero.

capitolo corretto il 01.08.2018

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