VI
t a l ì a
La mattina seguente vengo svegliata da una mano gentile che continua ad accarezzarmi il viso. Lentamente apro gli occhi, e ci metto un po' a mettere a fuoco la figura seduta accanto al mio lettino.
«Buongiorno.» dice dolcemente, e faccio un sorriso grande quanto tutta la faccia.
«Papà...» sbadiglio, poi mi tiro su e lo abbraccio stringendolo più forte possibile «Che ci fai qui?» mi allontano un po per poterlo guardare in viso.
«Sono venuto a vedere come stai, la preside mi ha avvertita del tuo incidente e sono corso qui appena possibile.» mi spiega e annuisco.
«Ma non eri in missione?» gli chiedo e lui sospira.
«Ce n'è voluto per convincere Potter, ma alla fine ha capito e mi ha lasciato venire. Allora, vuoi spiegarmi cos'è successo?»
Gli spiego velocemente tutto l'accaduto.
«É stato lui a prenderti?» dice indicando con un cenno del capo Drew dormiente nel letto di fronte al mio. Annuisco.
«Non è il ragazzo che mi hai descritto come il tuo peggior incubo dopo la dispensa vuota?» mi chiede e annuisco di nuovo.
«Oh, capisco.»
«Papà, volevo chiederti...» cambio discorso «Come... Come sta la mamma?» come previsto lui si fa più cupo, poi sospira.
«Nemmeno i medimaghi riescono a capire cos'abbia, ma non preoccuparti, andrà tutto bene. Te lo prometto.» mi parla ma i suoi occhi lucidi non mi tranquillizzano.
«Si, andrà tutto bene.» provo a sfoggiare uno dei miei migliori sorrisi e a giudicare da quello che compare sul suo viso ci sono riuscita.
«Ora è meglio se vado, o Potter mi fa licenziare. Mi raccomando, riposati e studia. Ti voglio bene.» mi abbraccia, io lo stringo più forte.
«Anch'io, papà.»
Quando si chiude la porta dell'infermeria alle spalle, inizio a singhiozzare senza rendermene conto.
Mi tappo la bocca con una mano per non fare rumore mentre con l'altra provo ad asciugare le lacrime che non smettono di scendere.
Scendo dal letto, guardo fuori dalla finestra e mi accorgo che il sole sta per spuntare. Quindi è molto presto e non ci dovrebbe essere nessuno in giro.
Allaccio velocemente le mie scarpe e soffocando i singhiozzi esco silenziosamente dall'infermeria.
✵ ✯ ✵ ✯ ✵
Non so da quanto tempo è che cammino con lo sguardo fisso nel vuoto. La mia testa è attraversata da tante immagini che si ripetono una dopo l'altra come le scene di un film, e tutte illustrano i momenti trascorsi assieme alla mamma.
L'idea che un giorno probabilmente non ci sarà più mi fa stare male, e l'idea che quel giorno potrebbe arrivare da un momento all'altro mi distrugge.
Decido di alzare lo sguardo, e con mia sorpresa mi ritrovo circondata da alberi. Sono nella foresta proibita, e solo ora mi rendo conto di aver infranto ben due regole.
Un prefetto che infrange le regole? Wow.
Sospiro e mi volto per tornare indietro, ma con mio grande orrore mi ritrovo davanti l'essere più brutto che abbia mai visto.
E non è Davis.
Un ragno grande quanto un San Bernardo zampetta velocemente nella mia direzione.
Sobbalzo e okay, lo ammetto, un po'mi spavento.
Ma non perché io sia aracnofobica o cose del genere, ma una bestia di Satana come quella farebbe paura anche alla persona più coraggiosa del mondo.
Quel coso continua ad avvicinarsi, così estraggo la bacchetta è glie la punto contro.
«Okay ragnetto, se non vuoi fare una brutta fine ti consiglio vivamente di ritirarti.» indietreggio.
Il ragno continua ad avanzare, ma adesso non è più da solo.
Infatti dietro di lui ce ne sono altri cinque, di ragnoni.
Di bene in meglio, direi.
«ARANIA EXUMAI!» lancio l'incantesimo contro l'acromantula più vicina e poi faccio la cosa più logica: inizio a correre.
Inutile dire che quei cosi mi seguono, e sono davvero veloci. Lancio schiantesimi ovunque, guardandomi continuamente alle spalle, finché non vado a sbattere contro qualcuno che lancia un urlo da checca.
Una ragazzina nella foresta proibita a quest'ora?
Volto lo sguardo e mi ritrovo davanti un Drew con le palpitazioni e la mano sul petto.
«Che diavolo ci fai qui?» mi chiede.
«Tu che diavolo ci fai qui!» controbatto, lanciando un altro sguardo alle mie spalle.
«Ero venuto a ce-» tossisce «A fare una passeggiata, tu... COSA SONO QUEI COSI?!» indica le acromantule che si avvicinano sempre di più.
«Sono acromantule, testa di zucca, e se non ci muoviamo diventeremo la loro colaz-» non faccio in tempo a finire che Drew mi afferra le braccia e mi spinge verso di sé, mentre dal ramo che poco prima era sopra la mia testa cade un ragno grande quanto la mia faccia.
«Odio i ragni!» dice e poi inizia a correre, trascinandomi con se quasi staccandomi il braccio dalla spalla.
I rami mi graffiano il viso e sono costretta a correre con gli occhi socchiusi, vedendo poco e niente.
«Almeno sai dove diavolo stai andando?!» gli urlo in un orecchio, e lui risponde urlando un «No!»
«Meraviglioso.» ruoto gli occhi.
Mi volto un' ultima volta per controllare se le acromantule ci seguono ancora, ma non c'è traccia di loro.
Un problema in meno.
Ora però c'è un problema più grande.
«Santo Godric, CI SIAMO PERSI!» mi appoggio all'albero dietro di me, esausta dalla corsa appena fatta, e il biondino senza cervellino fa lo stesso.
«Almeno non siamo più inseguiti da disgustosi ragni giganti, no?» dice e in quello stesso momento una freccia si conficca nello spazio del tronco in mezzo alle nostre teste.
«Ma porc-» impreca e riesco a scorgere un centauro che è sul punto di scoccare un altra freccia.
«GIÚ!» lo avverto e lui mi guarda spaesato, così lo spingo e inevitabilmente cado addosso a lui visto che mi stava tenendo la mano.
Aspetta.
DA QUANTO CAZZO MI STA TENENDO LA MANO?
CHE MERDA
BLEAAAAH
Nello stesso momento in cui cadiamo, una freccia si conficca in quella che pochi secondi fa sarebbe stata la fronte di Drew.
Mi alzo velocemente e dopo aver urlato un «MUOVI QUEL CULO MONGOLO» a Davis inizio a correre verso quello che sembra un sentiero tranquillo. E spero vivamente che lo sia.
Davis mi raggiunge velocemente, ma il galoppare dei centauri mi fa capire che non siamo spacciati, di più.
Poi mi viene un lampo di genio.
Mi fermo di scatto e nel modo più silenzioso possibile mi avvicino ad un albero, Davis per fortuna capisce segue il mio esempio.
Mi attacco con la schiena contro l'albero e faccio capire al biondo di fare lo stesso. Quando lui è accanto a me, lancio un incantesimo silenziatore intorno a noi, poi uno di confusione sui nostri vestiti che iniziano a confondersi con il tronco. Un centauro ci passa proprio davanti, e sembra accorgersi di noi, forse dall'odore. Sento Drew trattenere il respiro.
«Confundus.» sussurro, e il centauro assume un'espressione spaesata, poi galoppa via.
Io e Davis torniamo a respirare.
«Non avrei mai pensato di dirlo in vita mia, ma tu sei un fottuto genio.» mi guarda.
«Lo so. Ora torniamo al castello.»
Camminiamo in silenzio per lungo tempo, fin quando lui non apre bocca.
«Come mai eri qui?» mi chiede.
«Potrei farti la stessa domanda, e non rispondermi con 'per fare una passeggiata' come prima perché non ci credo nemmeno se mi paghi.» lo guardo seria, lui volta lo sguardo.
«Non devo darti nessuna spiegazione.» mormora stringendo i denti.
«Allora nemmeno io.» incrocio le braccia al petto.
Lui sbuffa sonoramente e poi il nostro cammino continua nel silenzio.
«Ti ho sentito mentre parlavi con tuo padre, prima.» sussurra, ma lo sento comunque e il mio cuore sembra fermarsi per qualche secondo, i miei occhi diventano subito lucidi appena penso alla mamma.
Sto zitta, non sapendo cosa rispondere.
«Cosí quando sei uscita ho pensato che sarebbe stato meglio seguirti e... Nott?» provo a ricacciare dentro le lacrime che minacciano di uscire, e ci riesco. Ma ho comunque gli occhi rossi, così giro il volto dalla parte opposta.
«Talìa...» si ferma e mi afferra il polso, così sono costretta a fermarmi anch'io. Guardo le punte delle mie scarpe.
«Sta molto male?» mi chiede.
Ti prego, sta zitto.
«Tua madre, intendo...» continua, abbassando un po' la voce.
Soffoco un singhiozzo.
Maledetto Davis.
«Mi lasci andare?» riesco a parlare e lui allenta la presa.
«Non l'hai detto a nessuno?» dice e io stringo gli occhi.
«Non l'hai detto a nessuno, vero?» mi richiede e io scuoto la testa.
«Come...» inizia, poi si piazza davanti a me. Alzo lo sguardo e solo ora noto che non ha il suo solito ciuffo all'insù, ma i suoi capelli gli cadono sulla fronte in modo naturale.
«Tu dovevi dirlo a qualcuno! Come hai fatto per tutti questo tempo a resistere senza parlarne?!» mi rimprovera e per la prima volta non ho la forza mentale necessaria per difendermi.
«Ho mio padre.» rispondo semplicemente.
«Tuo padre non c'è sempre, dovresti parlarne con Albus. Lui è il tuo migliore amico, dovrebbe saperlo.»
Abbasso di nuovo lo sguardo.
«Che cos'ha?» dopo qualche minuto mi rifá la stessa domanda mi prima.
«Talia, che cos'ha?» mi chiede di nuovo, dopo qualche secondo di assordante silenzio.
«Non-non lo sa nessuno.» gli rispondo mentre le lacrime iniziano a scendere incontrollate lungo il mio viso, e mi sento così debole a piangere proprio davanti a lui. Mi prenderà in giro per tutta la vita.
Lo ringrazio mentalmente però per non aver detto frasi del tipo "mi dispiace" oppure "sta tranquilla, ce la farà."
A dire il vero mi aspettavo una frase di questa, ma quello che segue dopo mi sconvolge.
In pochi secondi mi ritrovo stretta fra le sue braccia, a piangere contro la sua felpa che presto si inzuppa delle mie lacrime.
Sono combattuta tra il liberarmi e prenderlo a pugni per sfogarmi oppure restare in questa posizione fin quando avrò recuperato un po' di dignità.
Alla fine la seconda scelta prevale.
—Spazio autrice.—
Ho dimenticato di aggiornare alle 19, lol.
Spero che il capitolo vi sia piaciutoo.
Poi waaa, già 600+ views? 😱
Grazieee.😍😍
capitolo corretto il 25.07.2018
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