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-La cattedrale dei sogni- Jerza #1

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La gilda non mi era mai mancata così tanto come in quei giorni.
Forse perchè, anche se alcune missioni mi avevano costretta a stare lontana da essa per lunghi periodi di tempo, non ero comunque mai stata così tanto fuori casa da sola.
Sospirai e portandomi dietro i miei soliti bagagli, con una tranquillità immane, mi guardai intorno frustrata. Il cielo era scuro e le stelle erano coperte da strati spessi di nuvole cariche di pioggia. Dovevo trovare un riparo al più presto oppure sarei finita a vagare sotto la tempesta.
Non che mi interessasse, insomma ero pur sempre Titania, la regina delle fate; avevo però la pallida sensazione che alle mie valigie sarebbe interessato un bel po'.
La luce di una locanda all'angolo della strada mi fece tirare un sospiro di sollievo. Erano passati giorni dall'ultima volta in cui mi ero ritrovata in una città ed un bagno caldo e una bella dormita avrebbero di sicuro giovato ai miei nervi.
Ad accogliermi fu una ragazza dall'aspetto cagionevole, ma carina e garbata abbastanza da mostrarmi una camera senza neppure una domanda o un filo di maliziosa curiosità.
Tolsi la pesante armatura e nuda andai in bagno riempiendo la vasca, non prima di aver afferrato con delicatezza il pezzo di carta caduto dal corpetto in acciaio.
Mi sedetti sulla vasca ed accompagnata dal rumore dell'acqua che andava a riempire la superficie di quest'ultima, cominciai a leggere per la milionesima volta la pagina macchiata di inchiostro.
C'erano solo poche parole scritte con velocità ed eleganza, ma erano state proprio quelle parole a convincermi a partire.

Ti aspetterò... fino alla fine dei tempi, fino a quando il mio cuore non cesserà di battere. Ti aspetterò fino a quando non ti vedrò attraversare quella porta, Scarlett.
Per essere finalmente tuo.

Non avevo avuto bisogno di firme. Sapevo con certezza che la lettera, o meglio il biglietto, mi era stato mandato da Jellal.
E sapevo anche quale fosse la fantomatica porta da attraversare.
La porta che mi avrebbe condotto ad una vita intera con lui, non era altro che la porta di una cattedrale sorta alle periferie della civiltà, in onore delle vittime cadute nella battaglia per la libertà nella torre del paradiso.
Me ne aveva parlato di sfuggita, in uno dei pochi momenti fugaci che avevamo potuto assaporare insieme. Si era fatto sfuggire che un giorno avrebbe voluto vedermi lì, all'entrata di quella chiesa. In circostanze ben diverse da quelle che ci vedevano sempre protagonisti. Lontani dalla guerra e dai giudizi, dalle missioni, dai doveri verso gli altri. Un posto ed un tempo dove saremmo stati solo noi due. Solo noi stessi. Insieme.
Era stato quello il momento in cui mi ero resa conto che i nostri sentimenti andavano al di là dell'odio, al di là degli errori commessi,al di là dell'amicizia.
Quella sera però non ebbi il coraggio di ricambiare la sua velata dichiarazione, offuscata dall'onere della battaglia che gravava su di me.
Jellal era sparito subito dopo, ma ancora non riuscivo a pentirmi della mia scelta di tacere i miei sentimenti.
Non ero sicura di quello che avrebbe potuto riservarci il futuro, vivevamo in un mondo pieno di pericoli e guerre dietro ad ogni angolo e non volevo affrontarle sapendo che al mio fianco c'era qualcuno che non avrei mai potuto lasciare.
Durante tutta la mia vita avevo combattuto per la mia gilda, per la mia casa, per la mia famiglia. Avevo combattuto denigrando la morte ed affrontandola, a volte accogliendola a braccia aperte pur di proteggere le persone a cui volevo bene.
Con Jellal però era diverso. Volevo averlo al mio fianco e non abbandonarlo mai più, volevo affrontare le mie guerre, ma con la paura opprimente della morte, perchè il solo morire al fianco di Jellal e procurargli così, dolore mi faceva gelare il sangue nelle vene e venire voglia di rintanarmi in un posto lontano da tutto e tutti.
Scossi la testa e mi diedi della stupida. Al contrario di quello che pensavo, infatti, in modo incessante, stavo proseguendo il mio viaggio verso il mio obbiettivo. Ricongiungermi a lui. Forse solo per prenderlo a pugni. O per gridargli quanto mi mancava. O quanto era stupido. Non lo sapevo neppure. Ma volevo vederlo. Percepire ancora i suoi occhi su di me e sentire il suo cuore battere accanto al mio.
Appoggiai il biglietto al lavandino e mi immersi nella vasca. Oramai l'acqua di stava raffreddando, così mi lavai in fretta prima di avvolgermi in un accappatoio e buttarmi sul letto. Mi addormentai in meno di qualche minuto con la convinzione di essergli vicina.

La mattina dopo fu dura svegliarsi. La pioggia era caduta incessante sulle strade lastricate per tutta la notte, ed ora, mentre il cielo era illuminato dalla luce soffusa del giorno, sembrava aver lasciato posto all'umidità ghiacciata che era quel mattino nuvoloso.
La cattedrale che cercavo non era molto lontana dalla città così decisi di lasciare tutte le mie valigie alla locanda e viaggiare leggera.
La ragazza che mi aveva accolto la sera prima non ebbe nulla da ridire dopo che ebbe incassato i soldi e mi lasciò andare con un pallido sorriso.
Avevo deciso di indossare una maglia a collo alto nera e un pantalone attillato dello stesso colore. Sopra portavo una felpa pesante per proteggermi dal freddo. Non era la mia solita armatura e questo mi faceva sentire a disagio, ma allo stesso tempo portare quei vestiti così anonimi mi faceva sentire per la prima volta una ragazza normale. Una ragazza con dei sentimenti e con degli obbiettivi che per la prima volta non riguardavano la protezione del mondo magico.
Affondai le mani nelle tasche profonde della felpa e camminai ancora, fin quando davanti ai miei occhi non si delineò il profilo di una chiesa. Il marmo chiaro della facciata tripartita, il rosone finemente decorato nel centro del tetto a capanna. Un alto campanile doppiava l'altezza del plesso principale e si innalzava verso il cielo con il suo bianco accecante in confronto al grigio del cielo. Affrettai il passo per raggiungerlo, quasi con la paura che potesse svanire da un momento all'altro. Questo ovviamente non accadde. Anzi, man mano che mi avvicinavo sentivo sempre più la consapevolezza di aver raggiunto il mio scopo.
E se lui non fosse stato in quella chiesa?
Erano passati giorni dalla sua promessa. Era forse possibile che lui l'avrebbe aspettata lì? Oppure quello che Jellal aveva scritto era da interpretare soltanto metaforicamente?
Mi bloccai davanti al grande portone in ottone e riflettei forse per la prima volta dall'inizio di quel viaggio. Dovevo mettere in conto che lui non era lì. Dovevo convincermi che quella possibilità era da calcolare, oppure avrei sofferto più del dovuto.
Chiusi gli occhi e appoggiai la mano sull'anta del portone che spinsi poi con un respiro profondo.
L'odore di incenso mi invase le narici e mi convinse ad aprire gli occhi. Le finestre che correvano lungo le navate erano formate da vetri colorati che riflettevano la luce in infiniti modi.
La magnificenza di quel posto era inimmaginabile. Non mi ci volle molto, però, per constatare che il dettaglio più spettacolare era un altro. I suoi capelli blu, il suo fisico statuario. Non appena si voltò nella mia direzione persi un battito, ma il mio cuore si diede subito da fare, cominciando a battere così forte da farmi spaventare.
"Scarlett." I suoi occhi si spalancarono per la sorpresa, dopo un attimo peró il suo volto si rilassò, tirandosi in un sorriso felice.
Avevo le lacrime agli occhi. Presi la rincorsa e attraversai correndo la navata fino a lui, saltando tra le sue braccia e legando le gambe attorno alla sua vita. Il mio volto affondato nel suo collo ed il suo profumo ad invadermi l'anima, sostituendo l'incenso che mi aveva accolta poco prima.
"Ehi. Non piangere." Mi consolò Jellal. La sua mano ad accarezzarmi i capelli.
"Scusami." Singhiozzai.
"Non hai nulla di cui scusarti." Sussurrò il ragazzo. La sua voce mi era mancata così tanto. Lui mi era mancato.
"Sì invece." Feci leva sulle sue spalle e lo costrinsi a mettermi giù. Asciugai le lacrime con la manica della felpa e lo guardai seria.
"Devo scusarmi con te perchè non ti ho dato una possibilità, non ho dato una possibilità a noi." Affermai sicura. Tutte le mie idee sul come prenderlo a pugni, o incolparlo della mia infelicità si erano dissolte nel calore del nostro abbraccio.
Al contrario di quello che mi sarei aspettata, Jellal sorrise. Alzai un sopracciglio confusa dal suo umore.
"Sei qui, no?" Fece logico esibendo uno dei suoi ghigni migliori. Scoppiai a ridere.
"Sono qui solo per prenderti a pugni perchè sei un idiota." Gridai saltando di nuovo in braccio a lui. Le mie labbra furono subito sulle sue e i nostri sorrisi si fusero in uno solo.
"Non sarà mica una mancanza di rispetto fare queste cose in chiesa, vero?" Bisbigliai guardandomi furtivamente intorno. Jellal rise per poi ricominciarmi a baciare.
"Vuoi sapere un segreto?" Gli chiesi chiudendo gli occhi e assaporando il suono dolce del suo respiro su di me.
"Ti ho sempre amato. Sin da bambini. Mi hai salvata. Sei stato il mio idolo, il mio esempio, il mio migliore amico, il mio protettore. Quando ti ho perso, quando Zeref ti ha soggiogato, ho odiato ogni parte di te per avermi sottratto tutte queste cose. Ti odiavo sì, perchè ti desideravo troppo."
Ammetterlo fu più facile di quanto avessi sperato. Un peso si allontanò dal mio cuore ed io mi sentii più leggera, più felice.
"Ti amo Scarlett." Fu la risposta sussurrata del ragazzo. "Mi vuoi sposare?" Chiese poi con lo stesso tono di voce.
Ricominciai a piangere.
"Cosa?" Alzai la voce incredula.
"Sposami. Fa che io sia anche tuo marito."
Mi sembrò un pazzo in preda ad un delirio. Scoppiai a ridere e lui mise il broncio offeso pensando lo stessi prendendo in giro.
"Sì." Urlai invece. Anche lui rise.
"Torneremo a casa insieme." Esultò.
"Sei tu la mia casa." Risposi con un bacio a stampo.
Scesi dalla mia comoda posizione e gli strinsi una mano trasportandolo con me al di fuori della chiesa.

"Coooosa?" Gridò Mira con gli occhi sbarrati. Io risi per la sua reazione.
"Hai capito bene. Ti sto chiedendo di farmi da testimone. Non è così difficile da capire." La canzonai con aria divertita. Lei scosse la testa.
"Oddio. Non è questo. È che il matrimonio è tra due giorni! Come farò a prendere un vestito, ad organizzarti una festa, a preparare tutto. Oh mio dio e come farò a dirlo a Luxus?" Alzai gli occhi al cielo.
"Mira stai esagerando. Devi solo venire al matrimonio... lascia fare a Jellal per quanto riguarda Luxus..." Sbuffai. Jellal era in giro con Nastu, Happy, Gray e Gajeel, che avevano deciso di andare a cercare un vestito per l'occasione tutti insieme. Ero rimasta alquanto sconvolta quando lo avevo saputo, ma ne ero felice.
Io invece avevo deciso di incontrarmi con le mie amiche per avvisarle dei loro ruoli.
Mira e Luxus ci avrebbero fatto da testimoni, Lucy, Wendy, Juvia e Levi sarebbero invece state le nostre damigelle.
Ero così euforica all'idea.
"Erza? Sei sicura che questi vestiti vadano bene?" Chiese timidamente Lucy. Erano tutti di un rosso scintillante con brillantini che simulavano i semini delle fragole. Erano troppo dolciosi.
"Ovvio. C'erano anche dei cappellini coordinati, ma erano troppo verdi..." Affermai continuando a mangiare la mia fetta di torta alle fragole con aria sognante. Le ragazze sospirarono arrese.
"Gray-sama non riuscirà a resistermi con questo vestito!" Esclamò Juvia con aria cospiratoria. Lucy le sorrise dolce.
"Ancora non avete parlato?" Chiese cauta. Juvia perse un po' di allegria, ma rispose ugualmente.
"Non ne abbiamo ancora avuto l'occasione." Sussurrò mortificata. Lucy la strinse con un braccio.
"Doranbolt verrà?" Chiesi a Wendy per cambiare argomento, lei sorrise timidamente.
"Ne sarà felice." Rispose arrossendo. Annuii soddisfatta. Wendy sembrava così spensierata da quando tra lei e quel tipo le cose si erano fatte serie. "Levi, la tua situazione con Gajeel?" Chiesi ancora, sapevo che le cose si erano sviluppate da quando ero partita, ma non avevo avuto occasioni per approfondire.
"Oh beh. Ci stiamo frequentando. Nulla di ufficiale comunque." Si grattò la testa in imbarazzo.
"Sarà un evento spettacolare." Blaterai ridendo come una maniaca.

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#Angolo Autrice
Eccomi tornata con un nuovo capitolo dopo un saaaaaacco di tempo passato a non pubblicare.
Se vi è piaciuto fatemelo sapere con un commento e/o accendendo la stellina ☆ qui sotto.
Un bacione e alla prossima.

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