-Il vero sapore della gioia- Nalu #3
La giornata era cominciata con il piede sbagliato: i soldi scarseggiavano e la padrona di casa stava cominciando ad essere sempre più fiscale nei miei riguardi, limitando le nostre conversazioni ad avvisi di scadenza dell'affitto o a problemi riguardanti i miei privilegi da inquilina. Sbuffai sonoramente e come mia abitudine costeggiai il fiume, camminando in bilico sul muretto che ne delimitava le rive. Era magnifica la sensazione di leggerezza che quel gesto mi procurava, il mantenermi in equilibrio, senza alcuna paura. "Finirai per cadere." Una voce familiare mi fece avere un attimo di tentennamento, ma subito mi ripresi e continuai a camminare con altezzosa convinzione. "Se cadessi sarebbe solo colpa tua e delle tue visite indesiderate." Commentai con un sorriso sulle labbra, che subito venne ricambiato. Allungai la mano verso il ragazzo, che capendo al volo le mie intenzioni, mi afferrò e mi prese in braccio, facendomi scendere con dolcezza dal muretto e baciando le mie labbra con semplicità disarmante. Ancora non mi potevo ritenere abituata a quelle smancerie pubbliche, anche se andavano avanti ormai da parecchi mesi, ma non potevo neppure negare che mi rendessero davvero felice.
"Allora, Principessa... come stai?"
Leo mi prese per mano, facendomi strada verso la gilda. Da due anni a quella parte era sempre difficile entrare in quella meravigliosa ed accogliente struttura, senza sentire un po' del mio cuore oscurarsi. Leo lo sapeva, ed era per quel motivo che tutte le mattine era proprio lui ad accompagnarmi, distraendomi dal pensare a quanto dura fosse. Lui con le sue premure e le sue attenzioni era riuscito a sollevare il mio animo afflitto quando nessuno era stato in grado di farlo. Mi costrinsi ad accennare un sorriso, malgrado i miei pensieri non troppo gioiosi e annuii con forza. "Sto bene." Mentii. Non mi andava di tediarlo con le mie sfortunate avventure. Mantenere aperto il portale che lo collegava con il mondo degli umani ormai era diventato un gioco da ragazzi, ma questo non significava che Leo potesse rimanere tutto il tempo al mio fianco, il mondo degli spiriti era casa sua e anche lì aveva il suo bel da fare. Il resto del tragitto lo passammo parlando di nuove missioni e di come le avremmo affrontate insieme. "Ehi." Mi richiamò all'attenzione Leo, proprio mentre davanti a noi era nitida la figura del grande portone della Fairy Tail. Lo guardai e per un attimo mi persi nei suoi occhi, sentendomi al sicuro.
"Tu sei forte. Dimostralo a tutti." Disse con serietà. Era quello lo sguardo che mi aveva fatto battere il cuore la prima volta, quello sguardo in netto contrasto con il Loki gigolò che avevo conosciuto in principio. Era cambiato tutto così radicalmente, eppure era come se il mondo continuasse a mutare ancora in maniera costante, come se non fosse affatto soddisfatto di quel che tutti noi eravamo diventati.
Carica della forza del mio ragazzo, la stessa che mi scorreva nelle vene, gli donai un bacio a stampo e ringraziandolo forzai la chiusura del portale, rispedendolo nel mondo degli spiriti stellari con un sospiro.
Il salone principale della gilda era affollato come al solito, ma tutti sedevano tranquilli e silenziosi ai propri tavoli. Lì dentro non si vedeva una rissa da due anni, da quando...
"Lu-chan! Ti stavo aspettando!"
Levi mi corse incontro, abbracciandomi con trasporto e sorridendomi come solo lei sapeva fare. Indossava un pantaloncino nero di pelle sopra le calze a rete dello stesso colore, e una canotta che aveva tutta l'aria di essere un capo d'abbigliamento maschile. Sorrisi, era stupendo il modo in cui il suo abbigliamento non influenzasse per nulla il suo aspetto dolce e innocente.
"Io e Gajeel abbiamo appena accettato un incarico. Perché non vieni anche tu?" Chiese sprizzando gioia da tutti i pori. Finsi una smorfia di disgusto e la allontanai da me con un cenno del capo. "Levi, io ti adoro... ma non verrò a reggere la candela a voi due piccioncini innamorati." Affermai convinta, scrollando le spalle coperte dalla maglietta leggera che indossavo. La mia migliore amica batté il piede a terra e incrociò le braccia al petto.
"Sei così ingiusta. E poi ci sarebbe anche Loki, no?" Provò ancora, facendomi sbuffare come una teiera impazzita. "Davvero, Levi. Credo che tu e Gajeel-kun abbiate bisogno di un po' di tempo da soli." Affermai ancora più convinta, sperando che in tal modo avrebbe lasciato cadere la questione. "Gamberetto, smettila di perdere tempo con la bionda e andiamo. Ho bisogno di picchiare qualcuno." Gajeel si appoggiò alla testa della sua ragazza che ancora guardava nella mia direzione con un cipiglio. Alzai gli occhi al cielo sia per la sua insistenza, sia per l'appellativo utilizzato da Gajeel nei miei confronti, poi però mi sciolsi in un sorriso ed abbracciai la turchina, facendo perdere l'equilibrio al Dragon Slayer che la stava utilizzando come appoggio. Lo appuntai come piccola rivincita per i suoi modi rudi. "Grazie per avermi invitata." Sussurrai nel suo orecchio, risollevandole il morale. Ci vollero comunque altri dieci minuti buoni per convincerla ad andare via senza di me, ma alla fine cedette, e presa come un sacco di patate dal suo fidanzato, se ne andò salutando con la mano fino a quando non sparì dietro all'enorme portone. Mi avviai verso il bancone, senza soffermarmi a guardare i tavoli che mi circondavano per non incorrere nel difficile compito di intrattenermi in mille chiacchiere con metà della gilda e salutai Mira con un veloce bacio sulla guancia. "Buongiorno." Le dissi aggiustando la borsa che portavo sulla mia spalla. "Giorno a te. Sei venuta per vedere qualche lavoro?" Annuii guardando distrattamente la bacheca, adornata con diverse pergamene di vari colori. "In realtà credevo avresti accettato la collaborazione con Levi, tu e lei siete davvero molto legate..." Ammise appoggiandosi con i gomiti sulla superficie in legno del grande banco, mettendo in bella mostra le sue curve piene, coperte da un vestito lungo e scollato sul decoltè.
"Non sono abituata a lavorare di squadra." Dissi per tutta risposta, facendo ridacchiare l'altra ragazza, che aveva capito al volo ciò che stavo cercando di dire. "Beh, allora ti consiglio di guardare quella richiesta in fondo alla bacheca, mi sembra perfetta per te." Suggerì sporgendosi verso di me ed indicando un punto impreciso, che mi affrettai a raggiungere.
La richiesta era per la ricerca di una pergamena antica nella biblioteca di una vecchia chiesa abbandonata nei dintorni di Magnolia, con una ricompensa abbastanza sostanziosa se si pensava alla facilità dell'incarico. "Credi ci sia qualcosa dietro?" Chiesi a Mira, che ancora mi seguiva con lo sguardo. Lei scosse la testa. "Non lo so, Lucy, ma terrei gli occhi aperti."
Sul fondo della pergamena vi era disegnata una mappa che indicava il punto esatto nel quale avrei dovuto svolgere il mio lavoro. Lo raggiunsi a piedi in un paio d'ore, beandomi del silenzio e della pace che si respirava nelle campagne ai confini della città abitata. La chiesa risultò essere era una specie di piccola baita di montagna, con mezzo tetto caduto a causa delle intemperie e gran parte dei banchi coperti di muschio verde. Feci qualche passo all'interno della struttura decadente e tenni la mano premuta sulle chiavi degli spiriti stellari, in allerta. La prudenza non era mai troppa, soprattutto quando la situazione sembrava essere troppo tranquilla. Dal fondo della stanza si mosse qualcosa, una figura...Man mano che si avvicinava a me ne riconobbi i contorni, poi i lineamenti. Era una anziana signora dalla schiena curva e gli occhietti vispi. Allentai la presa sulle chiavi e accennai un sorriso.
"Tu devi essere una maga." Mormorò la donna con voce roca e quasi affaticata, adesso cominciavo a capire il perché di affidare un compito tanto facile ad un prezzo così alto.
"Sì, sono Lucy di Fairy Tail." Affermai orgogliosa, e come mossa da un riflesso incondizionato, accarezzai la mano sulla quale era vivido il simbolo della mia gilda. Quel rosa...
"Bene, pensavo non sarebbe più venuto nessuno. Io sono Cecilia. Vieni Lucy, ti faccio strada. Come avrai già letto, ho bisogno che tu cerchi per me una pergamena contenuta nella biblioteca, che oramai è diventata per me inaccessibile." Disse l'anziana, dandomi le spalle e cominciando a camminare verso il punto dal quale era precedentemente spuntata. Mi resi conto che nel buio dell'angolo più remoto, vi era una scala a chiocciola che portava in un ambiente sotterraneo, umido e freddo. "Di che tipo di pergamena stiamo parlando?" Chiesi strizzando gli occhi per abituarmi alla penombra dell'ambiente, rischiato da lampade a olio poste sui lati delle pareti. Qualche metro più avanti la mia vista fu invasa da file interminabili di alti scaffali, tutti colmi di tomi antichi e di rotoli di pergamene.
"Si tratta di un rotolo come gli altri, chiuso da un sigillo di un particolare verde acqua, contenente un'antica profezia legata alla mia famiglia." Mi spiegò la donna, indicando l'ambiente circostante come a indicare la pergamena stessa, nascosta da qualche parte lì dentro. Presi una delle tante chiavi e la posizionai davanti a me.
"Apriti portale dell'ariete. Aries!"
La ragazza coperta di lana rosa e con lo sguardo basso, si dondolò sui talloni, in imbarazzo.
"Apriti portale della vergine! Virgo!"
Virgo si affiancò ad Aries, guardandomi con maliziosa sfacciataggine.
"Mi ha chiamato per punirmi, signorina?" Chiese innocentemente, facendo arrossire la sua compagna e sbraitare la sottoscritta.
"Quante volte devo dirti che non ho intenzione di punirti." La richiamai con fastidio, ma anche un po' di divertimento. La verità era che gli spiriti stellari erano legati a me non solo attraverso un contratto formale, ma anche attraverso un legame affettivo, e io non potevo fare a meno di considerarli miei amici.
"Ho bisogno che tu e Aries cerchiate una pergamena con un sigillo verde acqua." Spiegai alle due che con un mezzo inchino, si affrettarono ad eseguire il mio ordine. "Una maga degli spiriti stellari, eh?" Fece retoricamente la donna, osservandomi in maniera critica. Annuii imbarazzata. "Beh, buona fortuna." E ridacchiando, sparì lentamente sù per la scala a chiocciola. Evitai di alzare gli occhi al cielo per non sembrare maleducata, anche se la signora era già fuori dalla mia portata. ''Virgo!'' Chiamai. Subito la cameriera spuntò da uno dei tanti scaffali e mi fissò in attesa che le spiegassi il motivo del mio richiamo. ''Nulla. Se trovate la pergamena chiamatemi.'' Sospirai.
Il tempo lì sotto sembrava passare in modo troppo lento, e le ore andavano susseguendosi, senza che riuscissimo a trovare ciò che cercavamo. ''Lucy!'' Per poco non caddi dal cumulo di mattoni grezzi sui quali mi ero arrampicata per cercare sui ripiani più alti di uno scaffale. Scesi velocemente e mi affacciai nel corridoio che si apriva tra le due file parallele di librerie. Cecilia mi aspettava con una lampada ad olio tra le mani e il volto teso per la stanchezza. ''Fuori sta per calare la notte. Torna domani. Il lavoro sarà qui ad aspettarti.'' Disse e per la prima volta nella sua voce riuscii a percepire una punta di empatico interesse nei miei confronti. Sorrisi ed annuii, appuntando mentalmente il punto nel quale ero arrivata a cercare e camminando verso la donna. Aries e Virgo erano tornate ormai da ore nel loro mondo, e al mio fianco vi era soltanto Plue, saltellante nella sua innocente spensieratezza. Uscimmo insieme dalla chiesa e dopo aver salutato con gentilezza Cecilia, ci avviammo verso casa.
"Apriti portale del Leone. Leo!" Richiamai. Leo mi guardò con un misto di dolcezza e preoccupazione, mentre si avvicinava per lasciarmi un piccolo bacio all'angolo della bocca. "Credevo non mi avresti chiamato più." Ammise facendomi sbuffare.
"Odio fare troppo affidamento su di te." Risposi cercando di non essere troppo dura nel mio tono di voce, dato che la mia unica intenzione era quella di passare un po' di tempo con il ragazzo.
Leo annuì, sorridendomi cauto.
"Lo so, è per questo che mi piaci. Sei così forte e coraggiosa. Mi hai salvato la vita, Lucy. Non saprò mai come ripagarti abbastanza..." Sussurrò. Un brivido mi percorse la schiena. Il buio era calato su di noi e l'unica fonte di luce era quella che pareva venire dalli stesso corpo di Leo. Mi sporsi verso di lui e lo abbracciai, rendendo evidente la nostra differenza di altezza. "Tu mi hai salvata dall'apatia, che è peggio della morte. Sono io ad essere in debito con te." Sussurrai nel suo orecchio. Sentivo davvero le parole che stavo dicendo, riuscivo a percepire la gratitudine e l'affetto sgorgare da esse... eppure allo stesso modo sentivo che un pezzo di me stesse continuando a vagare lontano.
"Ti accompagno a casa." Fu questa la risposta, caldamente accolta, dello spirito stellare, che mi caricò sulla sua spalla facendomi ridacchiare.
"So ancora camminare!" Lo rimbeccai divertita e imbarazzata, sporgendomi per vedere Plue affannarsi per mantenere il passo con Leo. Sorrisi intenerita e lo lasciai tornare nel suo mondo, osservandolo mentre spariva come preso da una nuvoletta di fumo.
"Ho il dovere di portarla a casa sana e salva Principessina." Mi prese in giro. Io mi limitai a lasciargli una pacca scherzosa sull'unica parte che mi era accessibile in quel momento, ossia il suo sedere, meritandomi un gemito di assenso in risposta che mi fece nuovamente scoppiare a ridere.
Arrivati davanti al mio appartamento, Leo mi fece sedere sul muretto che arginava il fiume, in modo che fossimo alla stessa altezza. Lo guardai negli occhi e lui sorrise malizioso. "Grazie per il passaggio." Mormorai. "Ma adesso devi tornare nel tuo mondo." Sussurrai ancora. Il suo sguardo deluso mi fece venir voglia di rimangiarmi le parole appena pronunciate, ma sapevo che lasciarlo andare in quel momento sarebbe stata la scelta giusta.
Mi chiedevo come potesse uno spirito potente come lui, essersi invaghito di una come me. Insomma, cosa ci vedeva in me? Avevo un rapporto speciale con tutti gli spiriti delle mie chiavi, ma era come se i portali che li collegavano a me, fossero anche i muro che ci dividevano. Leo rappresentava un'eccezione, forse proprio per il suo vissuto da umano, sembrava poter gestire entrambi i mondi con la stessa facilità.
"Buonanotte Lucy." Mi salutò allora con un bacio, che ricambiai con calore, prima di allontanarmi dalle sue labbra e saltare giù dal muretto, chiudendo il portale e respirando per un attimo l'aria della sera cittadina. "Buonanotte." Mormorai al vuoto, per poi lasciarmi andare ad un sospiro stanco. Entrai nel condominio e salii le scale fino al mio appartamento. Non dovetti neppure accendere la luce per capire che qualcosa non andava. Riuscivo a percepire con chiarezza la presenza di qualcuno nella stanza. Chiusi con cautela la porta alle mie spalle e servendomi della sola luce della luna, proveniente dalla finestra, mi arrischiai a compiere un paio di passi nella camera, con la frusta stretta nella mano destra e il respiro che andava ad affievolirsi. Chiunque si fosse introdotto in casa mia, adesso era seduto sul mio letto. Vedevo chiaramente una sagoma prendere forma nel buio e il suono tranquillo di un respiro regolare. Ebbi un sussulto mentre il mio cuore non accennava a rallentare i suoi battiti impazziti. Un passo, il suono soffocato dell'interruttore, la luce che rischiarava l'ambiente così familiare, ora caricato di un dettaglio che lo rendeva quasi surreale.
"N-Natsu..." Balbettai con le lacrime agli occhi. Il ragazzo si alzò e riuscii a notare ogni suoi cambiamento. I capelli rosa erano cresciuti e ribelli cadevano sulle spalle coperte da un misero gilet di pelle scura che si apriva sul torace lasciando i muscoli in bella vista. Anche quelli erano cambiati, diventando molto più accentuati, così come i bicipiti. Il simbolo della Fairy Tail era ancora in bella vista, anche se della spensieratezza e ingenuità del Natsu che conoscevo, non vi era traccia. La sua pelle sembrava essere coperta di squame, del tutto simili a quelle di un drago, sintomo dell'aumentare del suo potere.
Sconvolta lasciai cadere la frusta a terra, sotto il suo sguardo fiammeggiante ed attento. "Come è possibile che tu sia qui. Tu sei morto." Biascicai confusa. La testa palpitava a ritmo del cuore.
"Lucy, mi dispiace. Ho dovuto farlo. Dovevo andare via. Diventare più forte." Il rosato accennò un passo in avanti, ma io lo bloccai.
"Per due anni. Per due anni hai fatto credere a tutti di essere morto. Hai fatto credere a me di essere morto." Quasi gridai, presa dalla rabbia e dal senso di profonda delusione.
"Lucy, so di non aver fatto le cose nel modo giusto, ma non c'è stato giorno in questi due anni, in cui io abbia smesso di amarti."Affermò con estrema sicurezza, tanto da farmi vacillare per un attimo, interdetta. Vederlo lì, vivo e vegeto davanti a me era davvero fantastico, così fantastico da farmi avere le lacrime agli occhi per il sollievo. Due anni a credere che la sua vita fosse terminata e che non avrei mai più avuto occasione di vedere il suo sorriso spensierato, di assaporare i momenti vissuti con lui...
E ora era lì, a strapparmi di nuovo il cuore nel punto in cui, con tanta fatica, li avevo riposizionato, fragile come cristallo.
Forse incoraggiato dal mio silenzio, Natsu continuò a parlare.
"Te lo ricordi quel giorno? Nell'arena del torneo?" Chiese quasi spinto da un moto di disperazione.
Sapevo a cosa si stesse riferendo, e ricordavo benissimo quel momento. L'arena, i vestiti da sposa e Lui che mi stringeva come fossi stata la cosa più preziosa al mondo.
"Come potrei dimenticarlo..." Sussurrai cercando si tenere a freno le lacrime, anche se tutto quello che ottenni fu un sonoro singhiozzo.
"Ricordi le mie parole?"
Chiese ancora.
"Hai promesso che un giorno mi avresti sposata per davvero." Dissi, non sapevo se il mio tono di voce fosse abbastanza alto da essere compreso, ma sapevo che Natsu avrebbe sentito.
"Lucy, sono ancora intenzionato a tener fede a quella promessa."
La vista mi si appannò non appena quella rivelazione arrivò ad essere intercettata dalle mie orecchie.
"Tener fede alla tua promessa? Avresti fatto meglio a non tornare, Natsu." Sputai acida. Lui arretrò, colpito dalla mia furia.
"Credevi che venire qui a darmi la buona novella avrebbe potuto cancellare questi anni? Stai solo riaprendo una ferita." Dissi ancora.
Natsu rimase in silenzio, così ne approfittai per continuare il mio assalto. "Ora esci da casa mia. E se sei qui per far soffrire i tuoi amici ancora una volta, ti consiglio di non mettere piede nella gilda." Lo avvertii. Stette per dire qualcosa, ma dovette leggere nel mio sguardo che non ero intenzionata a sentirlo parlare ancora, così seguendo il mio consiglio, se ne andò.
La mattina seguente fu quasi un trauma svegliarsi. Mi sentivo all'interno di una bolla d'acqua, in apnea, cercando una veloce via di fuga per tornare a galla e respirare. Mi feci un bagno veloce, che invece di rilassarmi, servì soltanto a rendermi più irrequieta e asciugando i capelli velocemente, indossai un pantaloncino ed una felpa.
Della proprietaria nemmeno l'ombra, così ne approfittai per correre fuori di casa e avviarmi verso quello che speravo fosse il posto giusto in cui trovare ciò di cui avevo bisogno.
Non avevo aperto alcun portale per contemplare il mio ragazzo e farmi accompagnare da lui nel posto nel quale stavo andando: un po' perché non era la gilda la mia meta, un po' perché non mi sentivo in grado di poterlo affrontare in quel momento.
Percorsi la strada che ricordavo a memoria fino a quando non incontrai davanti a me la villetta che stavo cercando. Presi un respiro profondo e bussai con gentilezza alla porta.
Non avevo intenzione di presentarmi come sul piede di guerra. Passarono minuti interminabili, nei quali la mia rabbia repressa parve fare capolino nella mia mente e prepararsi a prendere il sopravvento. Bussai nuovamente alla porta, questa volta con più forza, e pochi secondi dopo questa finalmente si aprì. "Lucy!"
Happy si fiondò su di me in picchiata, affondando con la testa nel mio petto, facendomi alzare gli occhi al cielo. Solito gatto volante pervertito... pensai.
Feci per chiedere dove fosse il suo amabile compagno di scorrazzate, ma il rosato era proprio davanti a me, con i suoi occhioni assonnati e il corpo coperto da un leggero pantalone a vita bassa. Arrossii, allontanando Happy dalla suo malizioso abbraccio e rivolgendomi a Natsu, che adesso mi stava rivolgendo un sorrisetto furbo. "Levati quel sorriso dalla faccia. Sono venuta soltanto a dirti che ieri ho esagerato. Questo però non cambia le cose Dragneel. Ti perdono, ma non pensare nemmeno per un momento che tu possa tornare a far parte della mia vita." Dissi con sicurezza, poi senza aspettare una sua risposta, girai i tacchi e uscii dalla casa.
"Perché sorridi? Ti ha appena fatto capire che non vuole avere nulla a che fare con te." Sentii dire ad Happy. "Se fosse stato così non sarebbe venuta a parlarmi..." Rispose il rosato, e le sue parole si persero nel vento.
I giorni seguenti li passai a cercare quella maledetta pergamena, ancora senza alcun risultato; stavo cominciando a pensare che la richiesta fosse soltanto frutto di una fantasia portata avanti da Cecilia, ma ugualmente non mi diedi per vinta.
Un rumore assordante invase il sottosuolo, facendomi imprecare.
"Virgo! Ti prego dimmi che non è stato a causa tua." Supplicai. L'ultima cosa che mi serviva era di risarcire i danni ad un'anziana signora per un enorme buco nel suo pavimento.
Virgo spuntò davanti a me e si inchinò in un gesto teatrale al quale risposi con una smorfia. "Il rumore proviene dal piano superiore, principessina. Vuole punirmi per questo?" Chiese. Evitai di rispondere alla sua provocazione, al contrario corsi sù per le scale, preoccupata. "Cecilia!" Chiamai, saltando gli scalini due alla volta. Nella chiesa però la donna non c'era, al suo posto mi accolse la figura slanciata del ragazzo che da giorni cercavo di evitare.
"Natsu!" Esclamai sorpresa, lui si voltò nella mia direzione, e distratto dal mio arrivo, il martello che aveva tra le mani finì sul suo piede, facendolo saltellare e imprecare. Mi trattenni dallo scoppiare a ridere e corsi ad aiutarlo. "Cosa diavolo ci fai qui?!" Chiesi in tono accusatorio, spingendolo a sedersi in uno dei banchi, ridacchiando sotto i baffi. "Mi hai detto di non mettere piede alla gilda, quindi ho trovato un altro modo di lavorare..." Ammise con una smorfia. "Aggiusti la chiesa?" Chiesi, e questa volta scoppiai davvero a ridere. "Il Natsu che conosco distrugge qualsiasi cosa, non aggiusta le chiese." Mormorai divertita, nella mia mente non vedevo altro che il Dragon Slayer che metteva a ferro e fuoco la gilda, appiccando risse e fomentando battaglie.
"Sono cambiato, Lucy." Disse per tutta risposta, lasciandomi senza parole.
"Natsu! Quella donna mi ha dato un pesce! Guarda!" Happy svolazzò attorno al suo migliore amico, prima di bloccarsi, rendendosi conto della mia presenza. "Oh Lucy, sei qui anche tu. Vuoi un pesce?" Ridacchiai per il suo modo inquietante di essere gentile e declinai l'offerta scuotendo il capo.
"Bhe, ti lascio al tuo lavoro, io ho da concludere il mio." Dissi.
Il rosato annuì lasciandomi andare.
Arrivata l'ora di andare via, Aries che aveva sostituito la presenza di Virgo nel tardo pomeriggio, mi avvisò del fatto che Leo aveva intenzione di vedermi. La ringraziai e con un cenno del capo le confermai che avevo capito, prima di lasciarla andare. Avrei voluto tanto evitare di chiamare Leo, ma sapevo che se lo avessi fatto, lui avrebbe trovato il modo di forzare l'apertura del portale e raggiungermi. "Apriti portale del Leone. Leo!"
Il ragazzo si materializzò davanti a me, accennando ad un piccolo inchino.
"Stavo andando a casa, mi accompagni?" Chiesi stancamente, lui mi rivolse un dolce sorriso.
"Non hai neppure bisogno di chiederlo."
Salendo nuovamente le scale, con Leo al seguito, mi resi conto che i rumori dovuti alla presenza di Natsu non erano ancora cessati. Serrai per un attimo gli occhi e cercai si trovare in fretta una qualche scappatoia, che però non fui troppo brava a trovare.
"Lucy devo parlarti." Sbottò Natsu quando mi vide avanzare verso la navata centrale, ma quando al mio fianco vide Leo, si bloccò.
"Loki?" Il rosato guardò il mio ragazzo con uno strano luccichio negli occhi.
"Natsu, credevo fossi morto." Mormorò spaesato, per poi guardarmi, come se aspettasse che anche io ne risultassi sorpresa. "Nessun evento tragico, soltanto un allontanamento volontario. Ma tu perché sei qui? È successo qualcosa? Non credevo ci fosse pericolo qui dentro..."
Si alterò, con i nervi a fior di pelle e i muscoli tesi, pronto all'azione.
Leo si affiancò a me e mi cinse con un braccio, ammiccando sornione nella mia direzione.
"Nessun pericolo, passo solo un po' di tempo con la mia fidanzata." Fece, e notai con quanta enfasi stesse marcando quel fidanzata. Come se stesse marcando il suo territorio. Avrei voluto scrollarmelo di dosso per la poca sensibilità con la quale aveva pronunciato quelle parole, ma me ne stetti in silenzio, senza riuscire a proferire parola. Cosa avrei potuto dire? Lui era davvero il mio ragazzo...
"Fidanzato?" Happy, appollaiato su una trave ceduta del tetto, osservò la scena confuso.
"Sì, adesso dobbiamo andare. Sono contento che tu sia ancora vivo." Tagliò corto Leo, trascinandomi fuori. Mi fermai un attimo a guardare Natsu, ancora con la fronte aggrottata per la confusione, poi Leo mi prese per mano e mi costrinse ad allontanarmi a grandi falcate dal rosato.
"C'è stato qualcosa tra voi? Credevo foste soltanto amici prima della sua presunta morte." Mi richiamò lo spirito stellare, facendo fermare entrambi in un punto indefinito della strada che conduceva a Magnolia. "Cosa stai dicendo?"
"Non prendermi per stupido, è evidente che mi stai nascondendo qualcosa. Sapevi fosse vivo e non me la hai neppure detto." Si alterò. Era strano vedere Leo preso dalla gelosia, o semplicemente da qualcosa che non fosse calma e razionalità.
"Leo, quello che è successo con Natsu è qualcosa che appartiene al passato, e non ti ho detto di lui perché voglio che rimanga lì." La mia affermazione parve rassicurarlo, e subito si lasciò andare, abbracciandomi. "Va bene."
"Dovresti chiarirti con lui." Sobbalzai nel sentire la voce roca di Cecilia. Mi ero eclissata davanti all'altare dismesso, forse in cerca di un segnale divino da parte di qualsiasi forza superiore in grado di ascoltare la mia preghiera. "Cosa?" Chiesi confusa. La donna ridacchiò e appesa al suo bastone si fece carico del suo peso fino a uno dei banchi anteriori, sul quale si adagiò come un passerotto impettito. "Quello sguardo che hai sul viso. È chiaro che sei nel bel mezzo di un dilemma amoroso." Cantilenò in maniera quasi bizzarra.
Accennai un sorriso, arrossendo.
"Chi non ha dei dilemmi nella propria vita?" Chiesi retoricamente, lei annuì in accordo. "Qualsiasi cosa sia cara, sappi che le scelte sono sempre difficili da fare, e non esiste una scelta giusta o una scelta sbagliata. Se qualcuno è stato posto sulla tua strada, è lì il suo posto, non provare a far finta di nulla; affronta la situazione a faccia alta. Come se non avessi paura del destino."
Stranamente le sue parole riuscirono a tranquillizzarmi, anche se sembravano il frutto di un insensato sproloquio.
"Grazie, Cecilia." Le dissi. Natsu non si era fatto vedere per tutta la giornata e temevo che stesse male per colpa mia. Era tornato con l'intenzione di riconquistare la mia fiducia e mi aveva ritrovata con un fidanzato al seguito e la pretesa di non voler avere nulla a che fare con lui. Forse ero stata ingiusta nei suo confronti. Io avevo passato gli ultimi due anni a masticare l'idea della sua scomparsa, lui aveva passato quei giorni a soffrire per me, a sentirmi lontana ed inaccessibile.
"Non ringraziarmi, sono solo una vecchia incapace di stare al proprio posto... ho sentito la tua conversazione con quei due amabili giovanotti ieri..." Ammise ed io non potei far altro che annuire. Eravamo impiegati in casa sua, quel che dicevamo in quelle mura era inevitabilmente affar suo.
"A tal proposito. Prima il tuo ragazzo mi ha parlato." Fece vaga. Aggrottai le sopracciglia e le feci segno di continuare. "Mi ha pregata di affidare l'incarico a qualcuno che non sia tu."
"Cosa?" Davvero non riuscivo a credere alle sue parole. Era impossibile che Leo avesse fatto una richiesta del genere; una richiesta che oltretutto era contraria alla mia volontà. Strinsi i denti e cercai di calmarmi.
"Cara, non metto in dubbio che il tuo spirito stellare abbia fatto questo tipo di scelta per il tuo bene, volevo solo essere sincera con te... non avevo intenzione di remargli contro." Spiegò, affaticata per aver parlato di slancio. Scossi la testa."Ed io non ho intenzione di abbandonare questa missione." Le dissi, sicura di me. "Non lo mettevo in dubbio, Lucy." Si alzò e pian piano si allontanò dalla mia visuale.
"Ah, se cerchi Natsu, è fuori." Gridò per quanto le fu possibile, ridacchiando come una bambina. Sorrisi anche io, ma non mi recai dove lei voleva che andassi, al contrario andai nuovamente nei sotterranei e armata di un nuovo vigore, ispezionai con meticolosità l'ultima parte della biblioteca. Un paio di ore dopo ne uscii vittoriosa. La pergamena era identica a come mi era stata descritta, con una chiusura di cera lacca verde acqua a sigillarne i segreti. Avanzai verso le scale e corsi da Cecilia con il bottino tra le mani. La donna viveva in un casotto adiacente alla chiesa, privo si qualsiasi gusto estetico, ma caldo e accogliente, un po' come la stessa padrona di casa.
Lei sorrise intenerita dal mio entusiasmo e mi fece cenno di raggiungerla. "Sapevo ce l'avresti fatta." Si congratulò. Afferrò il rotolo e aprì il sigillo, stendendo la carta sul tavolo. La pergamena era vuota. Sconvolta, guardai Cecilia, ma lei sembrava felice.
"È vuota." Sussurrai. Lei annuì con vigore. "Oh bambina mia, deve esserlo. Quella che hai davanti è una pergamena creata per raccogliere il testamento della sottoscritta." Esclamò. Piuttosto stravagante come scelta.
"Ha pagato una maga per un foglio bianco? Non avrebbe fatto prima a prendere uno nuovo?" Chiesi incredula. Lei rise. "Non era la pergamena in sè che cercavo, cercavo qualcuno a cui intestarla." Mi rivelò.
"Stai dicendo che vuoi che io sia la tua erede?"
"Sì, è proprio quello che sto dicendo. Sai, Lucy, io credo che ogni cosa sia legata al fato. Tu sei arrivata qui perché attratta da qualcosa più forte di te. E sei stata ricompensata." Mormorò.
"Ma io..." Provai a dire, ma lei mi interruppe nuovamente.
"Credo tu abbia qualcosa di più importante di stare a sentir parlare un'anziana signora. Ecco, questa è la ricompensa che ti spetta." La pergamena si colorò e su di essa comparvero diverse scritte. Non riuscii però a decifrarle, dato che Cecilia aveva già arrotolato il tutto e posizionato nella mia mano. "Fanne buon uso." Disse. Poi mi spinse verso la porta. Corsi a casa senza pensare alla pioggia che batteva pesante sulle mie spalle e alla pergamena stretta al sicuro nel mio zainetto. Ne sentivo la presenza e ne percepivo il potere.
Quando entrai nel mio appartamento ero ormai fradicia, ma non persi tempo e aprii il portale del leone, per discutere con Leo. "Principessa." Salutò facendo finta di nulla.
"Come hai potuto parlare con Cecilia senza il mio permesso?" Chiesi a voce alta. Lui alzò le mani in segno di difesa, ma per sua sfortuna, in quei giorni ero decisamente agguerrita.
"Non puoi prendere scelte al posto mio, non puoi nemmeno scorrazzare in giro senza che io te lo abbia esplicitamente chiesto, Leo. Ma tu lo fai lo stesso. Fino ad ora hai sempre seguito le tue regole e non le mie, ma andava bene, perché lo facevi per me." Dissi, tenendo il tono di voce basso, quasi a donare più enfasi a ciò che stavo tentando di comunicare.
"Anche questa volta l'ho fatto per te." Mi rimbeccò. Mi avvicinai a lui e gli presi il viso tra le mani.
"Lo so, e lo apprezzo..." Sussurrai con gli occhi lucidi.
"C'è un ma, vero?"
"Ma non posso più continuare così. Tu appartieni al mondo degli spiriti stellari. Sei uno dei dodici dello zodiaco... E io sono una maga. La maga che possiede la tua chiave. Capisci che questo non potrà mai funzionare?" Chiesi disperata. Lui scosse la testa.
"Lo fai per Natsu?" Chiese serrando i denti.
"Lo faccio per me stessa."
"Sapevo che ti avrei trovato qui."
Natsu si voltò verso di me, sorpreso. L'aria era particolarmente fredda e gli spalti che un tempo erano stati occupati da milioni di persone, ora rimanevano soltanto cumuli di marmo ammassati l'uno sull'altro. Al centro era ancora presente il grande piazzale che una volta era stato l'arena.
"Impossibile resistere al fascino del passato." Ammise spostandosi un po' più in là, per farmi posto al suo fianco. Mi sedetti accanto a lui e per un attimo i nostri occhi ai incontrarono creando una sorta di astratta connessione.
"Ho sempre preferito pensare al futuro." Sorrisi, Natsu fece lo stesso, anche se un po' tristemente.
"E come lo vedi? Il tuo futuro, intendo..." Pian piano ci eravamo avvicinati, come attratti l'uno dall'altro.
"Direi che li vedo al fianco dell'uomo che amo." Vidi il suo sguardo incupirsi, ma fui più veloce, e continuai a parlare.
"L'uomo che non ho mai smesso di amare, anche se avrei dovuto; lo stesso uomo che adesso mi sta guardando come se io fossi pazza." Risi.
Le labbra del rosato furono sulle mie, in un fulmineo moto di sorpresa e felicità. Ed in quel momento, assaporai il vero sapore della gioia.
Ehhh già, sono passati mesi e mesi e mesi e mesi [...] e mesi dall'ultimo aggiornamento, ma spero che ci sia ancora qualcuno a leggere questi miei piccoli scleri.
Se sì, fatemelo sapere con un commento qui sotto e/o accendendo la stellina.
Un bacione e alla prossima ❤️❤️
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