Fino all'ultimo respiro
Ogni sempre, quando dobbiamo venire da te, tu ci vieni a prendere. Sabato è stata una di quelle volte, nella quale entriamo nell'auto della tua amante per viaggiare fino a casa vostra.
E vabbeh, dai, per qualche inspiegabile motivo io non riuscivo a provare emozioni, ma ho incominciato a provarne una negativa quando ho sentito il clacson di quella macchina. Ho alzato le sopracciglia in gesto ovvio.
"Come se non sapessi scendere dalla macchina per venire a suonare il campanello".
E poi mi sono saliti i nervi e ho immaginato che tu mi chiamassi al cellulare per dirci che dovevamo scendere, e io gridavo. Ti gridavo che avresti potuto suonare il campanello, che non ti avrebbe fatto male, che lei non c'era e non dovevi per forza fingere di odiarci. Poi sono entrata nella "tua" macchina e ho incominciato a piangere sentendone l'odore. Odorava proprio di vecchio e di sporco. Tanto sporco.
Tu non sei questo, papà. E non sei nemmeno vecchio.
Mi hai chiesto come andava e d'un tratto non seppi cosa risponderti. Non andava bene, per nulla ora mai, ma nemmeno male. E ti dissi: "Nella norma".
Guardavo a terra, mentre percorrevamo il vialetto che ci porta al portone, e tu lo sapevi, te ne sei accorto, e mi sei venuto addosso, bruscamente, mi hai chiesto cosa avessi. E non respiravi, non riuscivi a respirare, e mi entrava il panico, la voglia di piangere, la voglia di dirti:
"Sei tu, TU SEI IL MIO PROBLEMA!".
Feci in modo che mi mollassi il prima possibile e, mentre salivamo le scale, mi scendevano le lacrime.
"Sei tu il mio problema! Mi hai rovinato la vita e non t'importa, ti sei rovinato la vita ma non t'interessa nulla, e lo sai; lo sai che ci hai distrutto tutto, perchè me lo hai detto tu...".
Ci siamo seduti a tavola per mangiare ed io tenevo d'occhio il tuo respiro, un respiro che cessava e riprendeva in pause lunghe quanto anni bisestili. Ti guardavo il petto e ad ogni pausa il mio, di respiro, andava in frantumi. In fiamme, se ne andava ed improvvisamente non sapevo più neanche io come fare per riprendere ossigeno. Ti guardavo il collo per vedere come batteva il tuo cuore e lo sentivo -lo percepivo- così tanto stanco, affannato, affaticato, distrutto. E allora il mio, di cuore, cessava di battere.
"Perchè non vai da un dottore?! Perchè, perchè! Perchè ho paura di chiedertelo?! PERCHÈ NON RIESCI A RESPIRARE NORMALMENTE, PERCHÈ, PERCHÈ?!".
Poi mi ricordai che avrei dovuto prendere una pillola, una medicina della quale tu, papà, non conosci neppure l'esistenza.
"Non sai nulla di me... papà. Questa è per te," mi dicevo, ingoiando quella pillola "per far scomparire un altro brutto ricordo, il ricordo del tuo respiro, di quelli che hai fermato, trattenuto, che non hai lasciato andare".
Ed è così, ad ogni pasto, io mi siedo accanto a te e ascolto il modo in cui respiri.
"È stata lei! Lei ti ha ridotto così! Tu non ce la fai, non ce la fai, a sostenerti, ad alzarti, ad abbassarti senza trattenere il respiro, a non fare nulla e a fare tutto senza smettere di respirare... ED È COLPA SUA SE PESI E NON CE LA FAI A RESPIRARE!".
E poi lei si lamenta, si lamenta di me.
E mia sorella si lamenta, si lamenta di me.
Perchè io non sono un'amante del cibo.
Ma ciò che tu non sai di me, papà, è tanto. Tu hai smesso di sapere qualcosa di me quando ho compiuto 12 anni.
"TU NON SAI CHE IO NON MANGIO PERCHÈ MI FACCIO SCHIFO, PERCHÈ MI SENTO IN COLPA! Oggi hai scoperto che la mia migliore amica mi obbliga a portare qualcosa a scuola per mangiarla, insieme, perchè sennò io non mangio. E lei lo sa. E lei si arrabbia. NON SAI CHE MI DONO AI RAGAZZI, NON SAI CHE SCRIVO, NON SAI CHE OGNI GIORNO SOFFRO DENTRO, CHE NEL PIÙ PROFONDO DEL MIO CUORE C'È UNA FIAMMA CHE NON VUOLE SPEGNERSI, E TUTTO QUESTO SOLO PER QUEL RAGAZZO STUPIDO, MA COSÌ STUPIDO DA FARTI INNAMORARE! NON SAI CHE FINO A DUE SETTIMANE FA ANDAVO IN CIMA ALLE SCALE DI MARMO -sì, papà, le scale antiche che ci sono a scuola- E CHE MI VOLEVO BUTTARE, MI VOLEVO AMMAZZARE, VOLEVO FINIRE ESATTAMENTE AL CENTRO DEL QUADRATO PER VEDERE SE OLTRE AL PAVIMENTO C'ERA UN ALTRO MONDO -forse più nuovo, forse più bello... forse il mio. NON SAI CHE PRENDO DELLE PILLOLE CHE "CANCELLANO" I BRUTTI RICORDI!
Non sai tante cose orribili di me... Perchè invece la mamma sì?
Non sai che non prendo le medicine... Non conosci quei sogni che ho fatto, quelli che mi hanno fatto piangere di gioia... di dolore. Non sai della storia finita il 14 febbraio, quella con quel ragazzo che ora odio perchè, ancora oggi, continua a rovinare la mia vita.
Perchè la mamma sa tutto questo... e tu no?".
Sai, papà, è da te che ho preso questa passione per la scrittura.
No, tu non lo sai questo.
Non sai che sto scrivendo un libro dedicato ai tuoi genitori. Nemmeno che sto scrivendo una storia dedicata a noi due e che ce né in programma un'altra.
Ho un enorme progetto tra le mani, nella quale mi stanno aiutando tantissime persone.
Ma tu, questo, non lo sai.
"So di averti fatto soffrire tanto, e mi dispiace".
Ho lavorato duramente per diventare quella che sono ora. E tutto questo senza di te. Forse per questo oggi sono così: Sbagliata.
Sola.
Sola.
Sola.
Senza qualcuno che mi ama.
Perchè l'unica persona ad amarmi eri tu. Che non mi chiami più "amore".
Ma questo, tu, non lo sai.
So che è vero, che ti dispiace avermi fatto del male, ma non rimedi. Continui a fare ciò che ti sembra giusto, senza pensare, senza sapere, che mi fai ancora del male.
Ed è un dolore che si crea, e si ricrea, che io devo sfogare, dimenticare, sfruttare, con qualcuno, contro... me stessa.
Ma nemmeno questo sai.
Inspiro. Uno, due, tre, ... sei. Espiro.
Inspiro. Uno, due, tre, ... sette. Espiro.
Ispiro. Uno, due, tre. Espiro.
Un lungo e forte sospiro.
Non ti senti comprimente il petto dopo un po', papà?
"SMETTILA, SMETTILA, BASTA!".
"LASCIAMI STARE! LASCIAMI VIVERE!".
"È LEI, È STATA LEI! LEI NON HA UN SENSO! NON CE L'HA, NO, NON CE L'HA!".
"LEI TI AVVELENA, LEI TI VUOLE SEPARARE DA ME... Ma tu, fino all'ultimo respiro, non lasciarmi andare, ti prego... Non lasciarmi... andare...".
"IO TI VOGLIO QUI, TI VORREI SOLO QUI... Rinuncia per una volta agli ordini suoi per me... Io rinuncerò al pianto mio per te".
E così, alzo la tapparella per illuminare la camera di un po' di luce vera... e con violenza stappo la felicità dal volto di un bambino pensando...:
"Anch'io vorrei dare la mia vita per una vita".
Mi piazzo davanti alla finestra senza tende con il triste sottofondo di un pianoforte, il pianoforte dei tuoi respiri, papà. Passo le braccia sul mio busto, levigando la tua assenza solo con queste. Abbasso lo sguardo e, con lui, anche le lacrime scendono. Penso al fatto che sono in una casa piena di gente che mi ha rovinato la vita, che continuerà a rovinarmela... per sempre. Fino all'ultimo respiro.
Torno ad alzare lo sguardo, guardo il cielo grigio pensando ancora che, di fronte a me, a tutti, di fronte a te, papà, piange le lacrime del mio dolore.
Pioggia a catinelle, un dolore così forte e profondo di ciò che si propaga nel mio futuro, di ciò che mi persegue dal passato...
un amore andato.
Tante volte mi hai tradito
e te ne sei pentito.
So che dovrei raccontarti della mia vita
ma il problema è che è già finita.
Posso dirti che è come uno di quei film strappalacrime
nella quale tu ti addormenti
e ti perdi il finale.
Ma è anche uno di quelli dell'orrore
nella quale tu con stupore
mantieni gli occhi aperti per guardare...
ma ti perdi il finale.
Ed è anche uno di quelli saggi e struggenti...
nella quale tu stringi i denti
perchè vedi che quella a soffrire sono io e,
sapendo che non puoi,
non mi vieni a salvare...
e ti perdi il finale.
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