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1. Come mi feci quella ferita al petto


SECONDA PARTE

COME MI FECI QUELLA FERITA AL PETTO
~ROGAN~

Il mare era freddo e i miei vestiti mi portavano verso il fondale sabbioso. Ho cercato di nuotare verso la superficie, ma il peso della cintura non mi permetteva di risalire, in più i capelli mi ostacolavano la visuale. Stavo andando nel panico.
Ho cominciato a muovere braccia e gambe a caso, nel tentativo di afferrare un appiglio da cui spingermi, ma ero solo, nemmeno un pezzo di roccia nelle vicinanze. La cintura era il problema: l'ho risolto slacciandomela e lasciandola precipitare sotto di me.
Volevo tornare in superficie, dovevo farlo, ma era impossibile... mi serviva un aiuto, un punto da cui partire. Lentamente e quasi senz'aria, ho iniziato a muovere le gambe per cercare di raggiungere il fondo: da lì mi sarei spinto in superficie. Avevo finito l'aria e mi sentivo le orecchie pulsare. Ho raggiunto la sabbia e mi sono dato una spinta più forte che potevo: tutto diventava più chiaro, più nitido. Mancavano pochi metri e i miei polmoni, se avessero avuto una bocca, avrebbero urlato. Sentivo la pancia comprimersi finché non ho messo la testa fuori dall'acqua.
Ho cercato di inalare aria il più possibile, il bruciore al petto cominciava a svanire. Con una fatica immensa, ho raggiunto la spiaggia; bracciata dopo bracciata. Quando mi sono lasciato cadere sulla sabbia, una dozzina di ragazzi stavano già cercando di accendere un fuoco e una manciata stava arrivando dal mare.
Il mio corpo era scosso da brividi, che sono scomparsi quando qualcuno mi ha trascinato accanto a un fuoco e messo una coperta sulle spalle.
"Dove l'avete presa?" Ho chiesto.
"Abbiamo trovato il Redning, era sul margine della foresta. Io sono Lykke" Mi ha detto una ragazza che stava trasportando qualcosa di simile a un grosso cartello.
"Scusa com'è che hai detto di chiamarti?" Mi ha fatto uno che stava aiutando Lykke.
"Ah, ehm... non l'ho detto" gli spiego io. "Sono Rogan. Ehy" ho continuato rivolto alla ragazza. "Cos'è il Redning?"
"È una specie di pacco che ci hanno lasciato come aiuto."
"Cosa, scusa?"
"Il Redning..." Ha ripetuto lei e io ho scosso la testa come per dire che non avevo idea di cosa fosse. "Allora... in pratica sull'isola ci sono tre pacchi contenenti delle cose che possono tornarci utili. Uno di questi si chiama Redning ed è quello con il materiale per sopravvivere. Dentro c'erano delle coperte, delle tazze, delle pietre focaie, degli stracci e altra roba di questo genere."
"E gli altri due?" Ho chiesto.
"Non so molto" ha risposto lei. "Sul cartello c'è scritto solo questo." Mi ha dato un pezzo di legno, dove c'erano parecchie rune, che dicevano:

Abbiamo lasciato su Noem tre pacchi: in ognuno di loro ci sono degli utensili che vi possono essere utili e un biglietto, dove è spiegato altro su un altro pacco.
Quelli che tra di voi muoiono dovranno essere seppelliti in modo adeguato.
Tra trenta giorni verrete riportati a Nirn.

"Con il Redning abbiamo trovato un biglietto" ha proseguito lei. "Dice che il prossimo pacco è nel bosco e che si chiama Gaver... contiene delle armi."
Mi sono girato ad osservare il mare: la luce del tramonto si rifletteva sull'acqua dipingendo una lunga scia color sangue; il moto continuo delle onde s'interrompeva quando queste arrivano contro la riva. In lontananza vedevo il cielo diventare un tutt'uno con la distesa d'acqua.
L'aria sembrava una spada che lentamente mi infliggeva tagli sul volto ancora bagnato. Non sembravo rendermi conto di quello che accadeva attorno a me: quando qualcuno mi parlava mi limitavo ad annuire; ero concentrato sulle nuvole che giocavano con i raggi freddi del sole. Uno strano senso di calma mi avvolgeva.
Ho dato un'occhiata al bosco: tanto il paesaggio oltre la sabbia mi infondeva calma, quello mi suscitava angoscia. Il cielo da quella parte era scuro e minaccioso, se ne avessi avuto la possibilità, sarei rimasto in riva al mare piuttosto che spingermi in quella macchia.
I miei pensieri sono stati interrotti dalla voce di un ragazzo: "Oh, dico a te!" Mi ringhiava contro. "Vieni a caccia con noi, muoviti!"
Non capivo cosa mi stesse dicendo, ma mi ha intimato di seguirli nel bosco, cosa che mi sono rifiutato di fare.
Lui mi ha tirato un calcio e fatto cadere, a quel punto mi sono alzato per affrontarlo.
Il cuore cominciava ad accelerare il suo battito, martellava così tanto quasi da farmi male.
Mi ha spinto, ma non sono caduto. Era molto più grosso di me, aveva i capelli biondi e gli occhi grigiastri, sembravano acquosi. Sapevo che in un corpo a corpo mi avrebbe battuto.
"Oh, ma che vuoi?!" Gli ho gridato contro avvicinandomi.
"Taci e fai quello che ti dico!" sembrava sul punto di saltarmi addosso, ma qualcosa mi impediva di scappare.
L'ho insultato e ho visto il suo pugno alzarsi e abbattersi sulla mia faccia: una fitta dallo zigomo si è diffusa a tutto il volto. Gli sono saltato addosso, sferrandogli un colpo appena sotto la gabbia toracica.
Il sangue mi colava sulla bocca e si mescolava alla mia saliva. Gli altri si erano disposti a cerchio attorno a noi: alcuni mi incitavano, ma la maggior parte urlava "Koll".
Lui si è rimesso in piedi e mi ha colpito al ventre. Io ho tirato qualche pugno a vuoto, finché Koll non mi ha bloccato all'altezza dell'ombelico e spinto con l'aiuto della spalla contro il fuoco. Mi sono spostato prima di cadere sulla brace, lui invece l'ha calpestata. Ho urtato Lykke, sporcandola, e mi sono fatto male al polso. Dopo questo, Koll se n'è andato, trascinato via da un paio di ragazzi.
Una figura con i capelli corti e neri mi ha aiutato ad alzarmi e mi ha spiegato che non si deve mai rispondere a gente come Koll.
"E allora?!"
Ha sospirato e poi mi ha detto di lasciare perdere.
"Sto sanguinando" gli ho detto poi. "Non è che hai qualcosa... tipo un panno o una benda?"
"Non so... usa il kyrtill, al massimo..."
Me lo sono tolto e me lo sono premuto sotto l'occhio finché ho smesso di perdere sangue.
Ho scoperto che si chiamava Ake, il fratello di Lykke, in effetti erano molto simili, ma lui sembrava più disponibile della sorella. Qualcuno aveva acceso altri tre fuochi. Mi sono seduto con i due fratelli e altri cinque iniziati attorno a uno di questi.
"No, aspetta, tu non sai chi è Koll?!" Ha chiesto poi un ragazzo grosso e biondo di nome Hauk.
"In realtà no." Ho confessato.
Lui si è limitato a scuotere la testa.
"Ecco perché gli hai risposto... quasi ti credevo pazzo!" Lykke mi ha detto che mi credeva un pazzo e Diss mi ha spiegato che a Koll non piace sentirsi dire di no.
Alla fine, mi sono addormentato tant'ero esausto.
La mattina dopo mi sono svegliato tra la cenere e la sabbia che il vento mi aveva gettato addosso. C'era parecchio rumore: alcuni si erano già svegliati, altri si muovevano per l'accampamento improvvisato.
L'odore di pioggia era sempre più percettibile.
Dei ragazzi stavano venendo verso il mio fuoco. Koll. Lui aveva in mano qualcosa e stava zoppicando. Non sono riuscito a trattenere un sorriso.
"Di' che ti dispiace per tutto quello che hai fatto" mi ha intimato. "E non ti ammazzo."
Gli ho dato un "no" secco come risposta.
Quelli che dormivano attorno al mio fuoco si sono svegliati e si sono fatti da parte.
"Bene." Ha detto alzando la mano: impugnava una pietra affilata.
Mi è saltato addosso e ho sentito un dolore fortissimo al petto. La roccia mi stava lacerando la pelle, sporcando entrambi del mio sangue.
Stavo urlando quando ho visto Hauk lanciarsi sopra Koll e facendogli cadere il sasso dalle mani.
Uno degli amici dell'aggressore si era messo a tirare calci sulla schiena al ragazzo che mi aveva salvato. Diss è scappata, Ake è venuto da me, per cercare di fermare il sangue che sgorgava copiosamente fuori dalla ferita.
Lykke, invece, ha bloccato quello che stava picchiando Hauk. Altri di cui non ricordo il nome si sono buttati sopra i seguaci di Koll.
Ake mi aveva rimesso in piedi e ci siamo spostati verso il bosco, seguiti da Hauk e Lykke. Eravamo quasi agli alberi, quando abbiamo sentito una ragazza urlare. Diss stava correndo verso di noi, stringeva qualcosa e un ragazzo la seguiva. Lui aveva sulle spalle una figura con i capelli rossi. Correvano verso di noi quando abbiamo visto delle lance attraversare il cielo. Erano le lance che tenevano in mano quelli che ieri sarebbero dovuti andare a caccia con Koll. I pezzi di legno si conficcarono negli iniziati che venivano verso di noi. Due nella schiena di Diss e una nella nuca dell'altro. Sono stramazzati sulla sabbia, a pochissimi metri da me. Lykke e Hauk si sono precipitati su di loro.
"Andiamo, dai, muoviti!" Mi urlava Ake tirandomi. Noi ho potuto vedere altro: mi stava trascinando verso il cuore del bosco. Quando sono riuscito a girarmi eravamo ormai ben lontani dalla spiaggia.
Lykke trasportava la ragazza con i capelli rossi, Hauk un fagotto e Diss.
Non ci siamo fermati per qualche ora, finché, non riuscendo più a proseguire, abbiamo creato il nostro accampamento.
"Aprilo!" Ha detto Hauk a Ake rivolgendosi al pacco che trasportava. Lui ha fatto come ordinato: dentro c'erano delle tazze, degli stracci e una piccola pietra.
"Credo li abbia presi lei." Ha spiegato osservando Diss.
Il petto mi faceva male e perdeva ancora sangue.
"È..." Ha chiesto Lykke scura in volto.
Hauk si è limitato a scuotere la testa e a guardare il terreno: il cadavere di Diss giaceva accanto a me.
Alla fine, Ake mi ha passato uno straccio da tenere sulla ferita. Non era profonda, ma molto estesa, in più sanguinava parecchio.
Qualche ora dopo Lykke si è offerta di preparare l'haugfé.
"Sei sicura di voler scavare la tomba e di prendere i massi da sola?" Le ha poi chiesto il fratello.
"Sicurissima" ha confermato lei. "Quando ho finito vi chiamo." Si è caricata Diss sulle spalle e se n'è andata.
Hauk ha accesso il fuoco e ha messo in una delle tazze di metallo della neve per scioglierla. Il freddo continuava a tormentarci.
Mentre stavamo bevendo, cominciò a piovere. Delle grosse gocce si infrangevano sulla mia fronte. In pochi minuti il fuoco si è spento, Ake e Hauk hanno preso dei legni e degli aghi asciutti, ci avremmo acceso un altro fuoco, e li hanno avvolti in un panno per non farli bagnare.
Abbiamo portato Unn sotto un pino: Diss aveva detto a Hauk il suo nome quando era ancora viva. Siamo rimasti sotto la grossa pianta finché la pioggia è diventata neve.
Era tardo pomeriggio quando Lykke ci ha detto che aveva sepolto la ragazza.
Ci siamo diretti alla sua tomba: adesso Diss si trovava sotto terra, coperta dal classico tumulo di terriccio e massi.
Ake ha chiesto alla sorella se avesse l'seppellita bene e lei gli ha risposto di non preoccuparsi.
"Chi sa cosa dire?" Ci ha chiesto Lykke.
"Non sono pratico... Rogan?" Ha dato come risposta Hauk.
"C'è una preghiera" Ho detto io. "Lasciatemela ricordare... ehm... faceva tipo: "Ecco là io vedo mio padre, ecco là io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli, ecco là io vedo tutti i miei parenti defunti, dal principio alla fine. Ecco, ora chiamano me, mi invitano a prendere posto in mezzo a loro, nella sala nel Walhalla, dove l'impavido può vivere per sempre."
"Aspetta, credi che possa entrare nel Walhalla?" Mi ha chiesto Lykke. "Non ci vanno solo i guerrieri e i morti caduti in modo eroico?"
"Sì" ho ribattuto. "È morta cercando di aiutarci... cosa c'è di più eroico?"
Siamo rimasti in silenzio per un po' a fissare la tomba di Diss: gli unici rumori erano quelli dei tuoni e dei fulmini che si muovevano tra le nubi, illuminando di tanto in tanto Noem.
Il giorno seguente, Hauk è andato a caccia, ha preso tre lepri, Ake invece ha cercato dell'acqua. Ha trovato un ruscello che scorre vicino al nostro campo. Fortunatamente, non ci siamo dovuti andare ogni volta che avevamo sete siccome scioglievamo la neve; ma abbiamo pensato che ci sarebbe potuto risultare utile prima o poi. Lykke ha acceso un fuoco, che alimentavamo con la legna salvata da Hauk ed Ake dalla pioggia. Sarei voluto essere d'aiuto in qualche modo, ma la ferita non sanguinava più e avevo paura di farmi male se mi fossi alzato.
La morte di Diss ha abbattuto tutti noi, per giorni abbiamo avuto discorsi brevi... c'è voluto un po' prima di rendersi conto che qui un giorno vai a caccia e quello dopo sei sotto terra, coperto da non so quanti chili di sassi.
"Togliti il kyrtill." Lykke si è avvicinata a me con della neve sciolta in una tazza: da questa usciva un fumo intenso.
"Perché scusa?"
"Devi pulire la ferita." Mi ha spiegato. "Ho qui dell'acqua calda con delle erbe che aiutano a guarire. Spogliati, dai."
"Okay." Le ho risposto avvicinandomi al fuoco e togliendomi il kyrtill. Mi sono sdraiato supino, sul terreno freddo e umido.
"Farà un po' male." Mi ha detto versandomi qualche goccia di acqua bollente e mettendomi in bocca delle foglie.
Ho soffocato un grido. Mi sembrava che qualcuno mi stesse aprendo in due il petto. Ha allungato la mano e mi ha detto di sputare la poltiglia verde che avevo in bocca e poi le ha appoggiate sulla ferita e ancora mi sono dovuto trattenere dal tirare un grido.
"Ake," ha detto Lykke girandosi verso il gemello. "Passami uno straccio, per favore."
Lui ha fatto come gli era stato chiesto, e lei mi ha asciugato l'acqua che avevo sul petto.
"Dovremo rifarlo una volta al giorno per una settimana se vuoi guarire velocemente." Ha concluso lei.
"Scusa, ma tu come sai queste cose?" Le ho chiesto io curioso.
"Spesso mi faccio male... mentre mi esercito con la spada e... le altre cose."
Solo in quel momento mi sono reso conto che Lykke ha molte cicatrici sulle mani e qualcuna anche sul collo.
"Che genere di cose?"
"Ti hanno mai detto che chi si fa gli affari propri campa cento anni?"
"È così segreto?"
"Mh... in realtà no." Ha risposto dopo averci pensato un po' sopra.
"E allora perché non dirmelo?"
Lei ha deciso di concludere il discorso con un'alzata di spalle.
Le altre giornate le ho passate a cercare cibo con Hauk e ad alimentare il fuoco, pratica abbastanza impossibile quando almeno quattro giorni a settimana piove o nevica.
E poi ieri ti sei svegliata. Fine del racconto.

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