CAPITOLO 5
Mi buttai pesantemente sul divano, lanciando il borsone e le stampelle a terra.
"Ahiiiuuuuuaaaa!!!" gridai.
Mi ero dimenticata della mia gamba.
Mi sentivo uno straccio. Ero depressa. Tutto andava bene, ma poi... Con rabbia ricordai quella mattina. Che scema che ero stata! Iniziai a prendere a pugni il cuscino. Sentivo la rabbia ribollire dentro di me.
Marianna era al maneggio.
Ero sola.
Iniziai a piangere. Di nuovo. Un tempo ero forte, non versavo nemmeno una lacrima. Non mi spaventavo nemmeno davanti a dei salti mortali. Ma ora, ora ero vuota, deserta dentro.
Mi ero accasciata sul divano esanime ormai, quando suonò il campanello.
Mi trascinai fino alla porta, con quelle stramaledette stampelle e aprii.
Mi sorpresi non poco, quando vidi Peter.
"Che vuoi?" mi uscì di bocca, più acido di quanto volessi.
Lui alzò un sopracciglio e mi scrutò. Non dovevo avere un bell' aspetto. Le lacrime ancora sulle guance, i capelli arruffati.
"Ti sembra il modo di ringraziarmi per le pizze che ti ho portato?" disse lui.
"Pizze? Quali pizze?" esclamai sorpresa.
"Come 'quali pizze?' , le hai ordinate tu!" disse lui come se fosse la cosa più ovvia del mondo.
Cavolo, era così dannatamente bello anche quando mi rimproverava.
Ma io non mi potevo... non mi dovevo innamorare di lui.
Gli avrei spezzato il cuore. E mi basta il mio di cuore spezzato.
"Scusa... dev'esserci un errore" dissi io "Non ho ordinato nessuna pizza."
"Impossibile" disse lui.
"Senti ti sarai sbagliato, è inutile che ti ostini. Io non ho ordinato niente, tanto meno due pizze. Come puoi notare sono da sola." dissi aprendo la porta e indicando l'appartamento vuoto.
"Ah... allora... che ne dici se, bhe... le mangiamo noi due queste pizze? Tanto ormai sarebbero fredde per chi le ha ordinate." disse passandosi una mano tra i capelli castani.
Svengo.
Aveva architettato tutto! Solo per mangiare una pizza con me. Che tenero.
"Ehy senti, se vuoi mangiare una pizza con me, non c'è bisogno di inventare tutta questa messinscena.Non mordo mica!" risposi con un tono il più dolce possibile.
Arrossì. Colpito e affondato.
"No ma io, bhe, ehm, pensavo che... Uff, non mi sono inventato tutto!" disse tutto d'un fiato.
"Bhe, cioè, sì. Avevo paura che mi avresti detto di no. Insomma, ci conosciamo appena..." disse dopo un attimo di silenzio.
"Leggo la sincerità nei tuoi occhi." dissi sorridendo.
Lui arrossì di nuovo.
"Dai, entra." lo invitai dentro
Posò le pizze sul tavolo e ci sedemmo.
"Allora, Ely... come mai da queste parti?" mi chiese "Perché abiti qui in mezzo al nulla?"
"Ho scelto questo appartamento solo perché è di fronte alla palestra. Sono una ginnasta." risposi addentando la mia pizza.
"E non dovresti essere a dieta?" mi guardò soffocando una risata.
"Uno strappo alla regola ogni tanto ci sta." dissi.
Continuammo a parlare e lui mi disse che era venuto qui in Italia dall' America perché aveva vinto una borsa di studio.
"Wow, dev'essere stato traumatico!" dissi io sgranando gli occhi.
"Sì, ho dovuto lasciare tutto... i miei amici, la mia scuola..."
"...la tua ragazza." conclusi io.
"Oh no, io non ho, cioè non avevo una fidanzata." si affrettò a dire.
"Capisco..." dissi, dato che non sapevo che dirgli.
"Bhe allora... ci vediamo." dissi io alzandomi e accompagnandolo alla porta. La situazione stava diventando imbarazzante.
"Ehm... senti Ely... che ne dici se... insomma domani c'è la sagra e... vorresti venire a vedere le stelle? " disse impacciato.
Lo guardai dritto negli occhi blu.
"Certo." risposi. Tanto c'erano le vacanze di Natale...
"Allora... ti passo a prendere... alle otto?"
"Perfetto."
"Ciao!" mi disse lui andandosene.
"A domani." risposi.
Chiusi la porta. Mi accasciai a terra. Che stavo facendo? Non potevo. Era per il suo bene.
~Spazio autrice ~
cosa nasconderà Ely? perché non può seguire il suo cuore? cosa la frena? lo scoprirete nel prossimo capitolo... forse...♥ votate votate e commentate!!! grazie mille siete 80 e x me è già un ottimo numero♥♥♥ siete fantastici
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