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Capitolo 11

"Ecco fatto signorina. Mi raccomando si riguardi." Dice il dottore uscendo di casa.
Mi ha rimosso parte del gesso, ha detto che ci sono notevoli progressi e quindi adesso ho il gesso solo sul ginocchio e un po' più giù, tipo ginocchiera. Non posso ancora piegare la gamba e devo ancora camminare con le stampelle, ma sono felice che quest' incubo stia finendo. Per fortuna il dottore non ha rimosso la parte con la firma di Peter... che stava proprio sul ginocchio. Sono così felice che nessuno può togliermi questo sorriso dalla faccia.

"Ok Ely, io esco a fare la spesa. Se hai bisogno di qualcosa chiamami!"

"Okay." Rispondo.

Passo il tempo a sentire musica, poi a leggere.

*******

"SBAM!" sento la pesante porta d'ingresso sbattere così forte da sovrastare la musica nelle cuffie. Sono stesa sul mio letto. Chi è?

"Sono tornataaaa!" Questa è senza dubbio la voce di Marianna.

"Mary sei tu?" Grido.

"E chi potrebbe essere?" Risponde lei.

"Se mi vuoi sono in camera!" Dico.

Tempo cinque secondi e mi ritrovo questa furia coi capelli ovunque (tranne dove dovrebbero stare) seduta accanto a me. Mi leva le cuffie e l' I-pod e mi poggia tutto sul comodino.

"Ehy!" Mi lamento.

Lei fa finta di non sentire.
"Ho una notizia bellissimissimissima!!!" Esclama con un sorriso che va da un orecchio all'altro.

"Sentiamo." Le dico alzando le sopracciglia.

"Giada fa una festa stasera!!! Me l'ha detto al telefono, mi ha detto di avvisarti perché non rispondevi alle sue chiamate."

Aggrotto le sopracciglia. Quali chiamate?
Poi prendo il cellulare: 5 chiamate perse. Ups.

Logico no, quando metto la suoneria non mi chiama nessuno per giorni, poi metto il silenzioso e mi chiama anche Obama!

"E quindi..." la incito a continuare.

"E quindi, noi ci andremo!" Esclama con un gridolino di gioia.

Io non sono mai andata a una festa, con tutti gli impegni della ginnastica e a quanto ricordo nemmeno Mary. Lei è più la tipa che rimane a casa a leggere.

"Da quando ti sei trasformata in un animale da party?" Le chiedo.

"Da ora!!! Dai, muoviamoci, dobbiamo comprare un vestito per me e uno per te."

"Cooosa? Chi ti ha detto che verrò anche io?" Dico incrociando le braccia.

"Tipregotipregotiprego." Dice lei mettendosi in ginocchio e giungendo le mani.

A questo punto non posso trattenermi e scoppio a ridere.
Mi sa che ci divertiremo parecchio.

"Va bene." Dico ridendo.

"Siiiiiiiiì!!! Lo sapevo che avresti accettato!!!" Grida lei trascinandomi fuori casa, verso il centro della città dove ci sono i migliori negozi. Io fatico a starle dietro, lei corre e io ho le stampelle. Finalmente ci fermiamo davanti a un negozio molto elegante, che ha l'aria di essere costosissimo.

"Ehm, Mary, mi sembra un po'... fuori dalla nostra portata."
Le dico sventolandole i miei miseri venti euro sotto al naso. Lì con venti euro non compri nemmeno una molletta per i capelli.

"Eredità della zia!" Risponde lei mostrandomi banconote da cinquanta euro in quantità.

"Cooosa? Quale zia??? Come hai avuto tutti quei soldi?!?" Chiedo sgranando gli occhi.

Lei sbuffa. "Te l'ho già detto. Eredità di zia Matilde."

"Oh... mi dispiace per tua zia." Mormoro collegando l'eredità alla sua morte. Non la conosco, ma immagino fosse simpatica se ha dato tutti quei soldi in eredità a Marianna. Io di zie ne ho poche e giovanissime. Tra l'altro voglio molto bene a tutte loro. E poi sono certa che non mi darebbero molto come eredità. Ma che pensieri assurdi!!! Le zie non sono macchine per soldi. Scuoto la testa per smetterla di pensare stupidaggini.

"Allora, entriamo o no?" Chiede Mary.

"Ma tu... insomma, tu hai i soldi io no." Dico.

"Oh, sciocchezze." Dice lei con un gesto della mano. "Offre la sottoscritta!"

"Ma... si tratta di centinaia di euro!" Ribatto.

"Smettila ed entra. Vieni!" Dice e mi porta dentro. Ci sono vestiti di ogni sorta, tutti elegantissimi ed estremamente costosi.

"No, no, no, Mary, non mi metterò mai un vestito così!" Dico.

"Andiamo, provati questi." Risponde mettendomi tra le braccia una montagna di vestiti e indicandomi un camerino.

Provo il primo: un vestitino color crema, arriva al ginocchio con degli sbuffi sulle maniche.

Ma è orribile! Penso. Stona con i miei capelli e questi sbuffi sono ridicoli. Assolutamente no! E lo butto sullo sgabello.

Prendo in mano il secondo e lo guardo: è più corto, a occhio e croce arriva a metà coscia, è senza maniche, molto semplice e allo stesso tempo sofisticato. Ha uno scollo a v profondo, ma non troppo. Insomma sembra fatto per me. Lo indosso ma quando mi vedo allo specchio il risultato è orripilante. Ci vuole un talento per rovinare il mio fisico magro e questo vestito ci è riuscito. Inoltre è così stretto che fatico a respirare. Fa difetto la gonnellina e anche la scollatura, è un orrore!
Oddio, sembrava tanto carino sulla stampella! Lì rimarrà. Bocciato.

Squadro il terzo: verde acido. Ma com'è venuto in mente a Mary di fatmi provare un coso del genere?! Lo scarto subito senza nemmeno provarlo. È un orrore.

"Mary provo l'ultimo e poi basta!" Grido. Mi sono scocciata sinceramente. Non sono fatta per lo shopping... diciamo che mi sento più a mio agio in canottiera e pantaloncini neri, con una palla sotto il braccio e una soffice pedana sotto i piedi.

Sbuffo e infilo l'ultimo vestito. È nero, con uno scollo a cuore, senza spalline e arriva a metà coscia. È corto ma non troppo. Mi piace.

Esco per farlo vedere a Marianna e lei rimane a bocca aperta.

"Ely sei stupenda!!! Devi assolutamente comprarlo!" Esclama con gli occhi a cuoricino.

"Grazie mille Mary. Sei la migliore." Le faccio l'occhiolino e rientro nella cabina. Sto per levarmi il vestito, quando Marianna mi dice da fuori:

"Non ti levare il vestito, dobbiamo comprare borsa e scarpe abbinate!"

Esco dal camerino e Mary mi porge due scarpe con tacchi altissimi
"Provale." Dice

"Non se ne parla! Sui tacchi sembro un elefante sui trampoli e poi ho il gesso! Mi spieghi come faccio?" Ribatto.

"Uff, hai ragione. Mi sa che dovrai metterti le tue Converse nere alte."

"Aspetta..." chiedo pensando alle stampelle "Mi spieghi anche un'altra cosa?"

"Tutto quello che vuoi." Risponde

"Come faccio a venire ad una festa CON LE STAMPELLE??? Non posso ballare, lo sai che sono impedita con le stampelle, finirei a terra di sicuro e farei solo brutte figure. No no no, non se ne parla. Mi dispiace, ma io resto qui."

"Dai, Ely... basta che ti metti su un divano e puoi startene lì tutta la serata... io non ci vado da sola!" Dice incrociando le braccia.

"Piuttosto rimango in macchina tutta la serata!"

"Okay."

"Cosa? Stavo scherzando, mica penserai..."

"È un'ottima idea. È deciso."

"Ma sembrerei l'ultima sfigata su questa terra che mentre gli altri si divertono rimane da sola in macchina!"

"Ti prego. Fallo per me." Mi supplica Mary facendo gli occhioni da cucciolo.

Sospiro. "Va bene"

"Perfetto. Adesso paghiamo alla cassa."
Lei ha preso un vestitino rosso fuoco che le sta d'incanto con scarpe col tacco e borsetta abbinate.
Io il vestito nero e una borsa in tinta.

"Grazie, arrivederci!" Dice Mary alla commessa.

"Grazie a lei, venga a trovarci presto!"

"Contaci" borbotto io, abbastanza piano da non farmi sentire dalla commessa ma da Marianna che ride.

Arrivate a casa, posiamo le buste e iniziamo a prepararci. Mancano due ore e mezza ma abbiamo bisogno di parecchio tempo considerato che abbiamo un solo bagno e io sono mezza invalida.

Doccia veloce, asciugo i capelli alla velocità della luce, metto il vestito (con non poche difficoltà), allaccio le scarpe e inizio a truccarmi.
Linea sottile di eye liner, mascara e ombretto nero. Si può strafare, è una festa. Per finire, rossetto rosso scuro.

"Sei uno schianto!" Esclama Mary.

"Anche tu!" Rispondo. Ed è vero. Il vestito le sta una meraviglia, poi il rossetto rosso fuoco in tinta col vestito fa contrasto con i suoi capelli scuri.

"Io sono pronta." Le dico.

"Un attimo e vengo. Aspettami fuori." Risponde mettendosi un orecchino davanti allo specchio.

Prendo il giubbotto nero e apro le porte dell'ascensore per scendere.

Mary arriva dopo due minuti.
Saliamo in macchina, io al posto del passegero (dietro) e lei alla guida. Non mi siedo davanti perché dietro ho più spazio. Mi è sempre piaciuto.

Marianna parcheggia vicino alla villa di Giada. La musica arriva fin qui. Lei scende e dal finestrino mi dice:
"Se hai bisogno di qualunque cosa, chiamami. Terrò il cellulare sempre con me."

"Okay." Aspetto che si allontani per sbuffare. Lei si gode la festa e io no. Perché? Per colpa della mia coglionaggine.

Dopo mezz'ora non resisto più. Scendo dall'auto per andare anche io a divertirmi, ma metto male la stampella e scivolo. Aspetto il gelo dell'asfalto bagnato (aveva smesso di piovere da qualche ora) che non arriva mai.
Due braccia robuste mi afferrano sotto la schiena, appena in tempo. Giro la faccia e mi trovo due familiari occhi blu a pochi centimetri dal viso...

~Spazio autrice~
Scusate il mostruoso ritardo ma ho avuto di nuovo dei problemi con wattpad. Mi si è resettato il cellulare e non mi ricordavo la password del mio account (sono furba eh?) Ma alla fine sono riuscita lo stesso ad accedere al mio account ed eccomi qui. Scusate eventuali errori.

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