Capitolo 4
L'indomani mattina fui svegliata dai raggi del sole che filtravano attraverso la mia finestra.
Diedi un'occhiata all'orologio, scoprendo che erano già le undici e mezza, così mi trascinai in cucina per prepararmi una tazza di tè.
L'appartamento era silenzioso. Alexa e Beth, che era rimasta a dormire da noi, stavano ancora dormendo.
Dopo aver fatto una doccia veloce e rinvigorente ed essermi vestita comoda, rifeci il letto e mi ci sdraiai sopra con il pc per controllare gli impegni della settimana.
Circa un'ora più tardi sentii dei rumori provenire dalla stanza accanto. Almeno per quel giorno, avevo finito di lavorare.
Andai in camera di Alexa e, trovando la porta aperta, mi ci appoggiai in silenzio.
La mia coinquilina stava cercando di buttare giù dal letto la cugina, tirandola per un piede.
"Dai, Alexa, solo altri cinque minuti!" si lamentò Beth, che si teneva aggrappata alla testiera del letto, ma aveva ancora gli occhi chiusi.
"I cinque minuti sono passati da mezz'ora. Se non ti alzi subito, sarai rimbambita per il resto della giornata" le disse Alexa, poi lasciò di colpo la sua caviglia e sulle sue labbra spuntò un ghigno diabolico, "preferisci le maniere forti?" domandò.
Come se le coperte avessero improvvisamente preso fuoco, Beth balzò giù dal letto, tutto d'un tratto vigile. "No, il solletico no, ti prego!" scongiurò la cugina, tenendo le mani di fronte a sé per tenerla a debita distanza.
Io scoppiai a ridere, ottenendo la loro attenzione.
"Buongiorno" dissero in coro, Alexa con aria soddisfatta e Beth con il broncio.
"Ciao ragazze" le salutai allegramente, "come va?".
"Andrebbe meglio se non fossi stata appena buttata giù dal letto" rispose Beth, stiracchiandosi.
"Oh sta zitta!" la ammonì Alexa, "È il mio letto e sono già stata abbastanza clemente da dividerlo con te stanotte".
"Ehi, mi hai chiesto tu di rimanere a dormire. E poi sei tu che hai invaso la mia metà dello spazio per tutto il tempo" ribatté Beth con le mani sui fianchi.
Non riuscivo a capacitarmi di come quelle due fossero socie in affari. Si volevano un gran bene, però discutevano per ogni minima cosa.
"D'accordo ragazze" mi intromisi, "perché non vi preparate così andiamo a mangiare qualcosa? Offro io. Vi dovrò un sacco di soldi con tutto quello che ho bevuto ieri sera".
Questa volta fu il loro turno di sghignazzare.
"In effetti avevo notato che eri più socievole del solito" ricordò Alexa.
"Forse un po'" ammisi con un'alzata di spalle, "forza, sbrigatevi, se non vi trovo alla porta tra quindici minuti esatti, andrò da sola".
Il cibo funzionava sempre con quelle due. Era una cosa che ci accomunava. E un'altra era l'impegno che mettevamo in palestra per evitare che tutto quel cibo ci facesse diventare delle balene. Le mie amiche erano iscritte in una palestra vicino casa nostra, mentre io avevo la fortuna di poter usare gratuitamente la palestra dell'hotel.
Decidemmo di andare da Jack, un ragazzo che aveva una caffetteria dove di domenica si poteva fare il brunch fino a pomeriggio inoltrato.
Non era tanto lontano dal nostro appartamento, quindi andammo a piedi per goderci un po' di sole, che quel giorno splendeva.
Arrivate a destinazione, sedemmo a un tavolo in un angolo e Jack arrivò subito a prendere le nostre ordinazioni per poi defilarsi con un sorriso amichevole.
"Sai" esordì Alexa non appena il ragazzo si fu allontanato, "credo che Jack abbia una cotta per te. Quando veniamo qui senza di te non è mai così cordiale e premuroso". Finì la frase alzando le sopracciglia, con fare allusivo.
"Fossi in te ci farei un pensierino" annuì Beth con decisione, "è proprio carino e sembra un bravo ragazzo".
Io feci una smorfia. "Ma che dite ragazze. Non è interessato a me. E poi sapete come la penso. Non ho voglia di imbarcarmi in una relazione che mi distrae dal lavoro e che finirà inevitabilmente per lasciarmi con l'amaro in bocca, come l'ultima volta. Non è ancora il mio momento".
Avevo raccontato loro tutto ciò che era successo con Adam, quindi sapevano a cosa mi riferivo.
"Ma dai" obiettò Beth, "non penso proprio che Jack sia il tipo che tradirebbe la sua ragazza".
"E chi ha parlato di relazione?" chiese Alexa retorica, "Potreste solo divertirvi senza troppe complicazioni" dichiarò appena prima che ci servissero da bere.
Sfruttai l'occasione per prendere un sorso del mio succo d'ananas prima di risponderle. "Alexa, senza offesa, ma non sono come te" le ricordai scuotendo la testa, "per me non esiste il sesso fine a se stesso. Non dico che deve per forza esserci l'amore, ma un minimo coinvolgimento emotivo, oltre all'attrazione fisica, quello sì".
"Su questo sono d'accordo con Lily" concordò Beth per poi mettere una mano su quella della cugina, "ma tranquilla, noi non ti giudichiamo" aggiunse con un sorrisetto ironico, mentre io risi sotto i baffi.
"Ci mancherebbe" ribatté Alexa, sorridendo anche lei, ma con fare altezzoso, "tutti i ragazzi con cui vado vogliono esattamente la mia stessa cosa: soddisfare i propri bisogni senza complicazioni".
"Prima o poi troverai qualcuno che vorrà di più di una notte e via" le dissi quello che le dicevo una volta a settimana, dopo la camminata della vergogna del belloccio di turno.
Lei stava per replicare ma, prima che potesse farlo, arrivò Jack con le nostre ordinazioni.
"Chi è che sarebbe disponibile per una notte e via?" si informò lui, inarcando le sopracciglia. Doveva aver sentito le mie ultime parole.
"Alexa, ti interessa?" rispose prontamente Beth, indicando la cugina con un cenno del capo.
"Sono sicura che Jack ha gusti migliori" disse la diretta interessata, lanciando un'occhiata eloquente nella mia direzione. Poi si voltò verso Jack, "vero?" lo incalzò.
Lui guardò imbarazzato ovunque tranne che dalla mia parte e si schiarì la voce. "Ehm... dovrei andare" si scusò prima di allontanarsi velocemente. Io sgranai gli occhi sorpresa. Non potevo credere che Jack fosse interessato proprio a me. E non volevo di certo dargli false speranze o che altro. Avrei dovuto limitare i miei pasti in quel posto per evitare spiacevoli situazioni.
"Cos'è che dicevi? Non gli piaci?" mi prese in giro Alexa, mentre Beth faceva il possibile per rimanere seria.
"Questo non cambia come la penso" scrollai le spalle, presi la forchetta e infilzai con più forza del dovuto il mio pancake cosparso di cioccolato. "Cambiamo argomento" dissi infastidita.
Le altre due annuirono, indaffarate con il loro cibo. Così trascorremmo il resto del tempo a parlare della serata precedente, che era risultata un successone.
Verso la fine del pranzo ebbi l'occasione di approfondire le mie indagini sul Mark, quando il discorso finì sulla musica. "A proposito, non avevi detto che Mark era una specie di ubriacone?" buttai lì, guardando Alexa, e presi un sorso del mio succo.
"Perché?" chiese lei, alzando la testa di scatto, mentre Beth mi guardava incuriosita.
Alzai le spalle con nonchalance. "Perché lui mi ha detto il contrario".
Lei si morse il labbro, prendendo tempo, e Beth sbuffò. "Lo sapevo che avresti detto di tutto pur di convincermi a non assumerlo" la rimproverò.
"Ehi, vacci piano" si difese sua cugina, "sono sicura al cento per cento di averlo visto bere alcolici qualche volta. E un paio d'ore dopo aveva fatto a botte con qualcuno. Pensavo che c'entrassero dei problemi con l'alcol" si strinse nelle spalle e dagli occhi capii che stava dicendo la verità.
"Magari c'entra il suo brutto carattere?" suggerii, poggiando le posate sul piatto ormai vuoto.
"Quello di sicuro" annuì Alexa convinta.
"A proposito di brutto carattere" si intromise Beth, guardandomi con un mezzo sorriso, "perché ieri Mark mi ha detto che anche tu non sei da meno?".
Alexa strabuzzò gli occhi e cominciò a tossire.
"Ehm..." risposi un po' impacciata, "potrei avergli mandato in fumo una notte bollente con due biondine più che disponibili" ammisi e subito dopo aggiunsi: "l'ho fatto per non crearvi altri problemi".
La mia coinquilina smise di tossire per lasciare spazio a una risata che fece voltare un bel po' di teste verso il nostro tavolo. "Non ci posso credere" disse tra una risata e l'altra, "hai mandato in bianco l'infallibile e irascibile Mark? Così al primo colpo?" era a dir poco allibita.
Beth invece scosse la testa divertita. "E noi che pensavamo che fossi una ragazza a modo e gentile".
"Ma io sono a modo e gentile" mi difesi, dandole un buffetto scherzoso sul braccio, "ve l'ho appena detto: volevo solo rendervi le cose più facili. E, per la cronaca, se avesse voluto, avrebbe potuto portarsi a casa qualunque ragazza senza alcuno sforzo".
"Eccoci" Alexa roteò gli occhi, "anche tu sei caduta nella sua trappola!".
"Mi riferivo alle ragazze che ballavano sguaiate davanti alla sua postazione" obiettai, ma le mie parole furono smentite da un leggero rossore che potei percepire scaldarmi le guance. Questa cosa mi sorprese non poco.
"Sì certo, come no" replicò Beth scettica, scambiandosi uno sguardo d'intesa con la cugina.
"Okay, pensatela come volete" sorrisi come se niente fosse prima di alzarmi per andare a pagare il conto.
Quando tornammo all'appartamento, Beth si congedò per tornare a casa sua e io e Alexa ci dedicammo alle pulizie di casa, ascoltando della musica.
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Il lunedì mi svegliai presto e di buon umore per andare al lavoro.
Grazie a mio padre, che mi aveva messa a lavorare al suo bed and breakfast fin da piccola e che conosceva il proprietario di un lussuoso hotel nel centro di Londra, ero riuscita a trovare un'occupazione che amavo e che mi soddisfava pienamente.
Il Golden View Hotel era un imponente palazzo di quindici piani che si ergeva di fronte a Hyde Park. La grande sala ricevimenti, provvista di terrazzo panoramico, dell'ultimo piano, era in parte coperta da vetrate che offrivano una vista spettacolare sul parco e sullo skyline della città. Avevamo anche altre tre sale ricevimenti: una al piano terra, che si affacciava sul giardino interno, e due, un po' più contenute nelle dimensioni, al primo piano. Tutto in quell'edificio, dalle sale alla hall, dalle camere al ristorante, era arredato con stile ed eleganza impeccabili.
Il personale, tra l'altro, era altamente qualificato e non c'erano dubbi che il servizio rientrasse tra i migliori del Regno Unito.
Non era un caso che ospitavamo eventi di ogni genere almeno tre o quattro volte a settimana.
Quando arrivai nell'ufficio che condividevo con Kate, il mio superiore, rimasi stranita non vedendola alla sua scrivania, com'era suo solito.
La trovai invece nel bagno adiacente, piegata sulla tazza del water. Mi precipitai al suo fianco e la aiutai; raccolsi i suoi lunghi capelli biondo scuro, storcendo il naso a causa del cattivo odore.
"Ehi Kate, ci sono qua io" la rassicurai massaggiandole la schiena.
"Grazie Lily, sei un tesoro" mi disse dopo che si fu ripresa, con gli occhi nocciola cerchiati di rosso per il malessere, "mi sa che il mio stomaco non ha retto il cibo messicano di ieri sera".
Annuii scortandola alla sua scrivania. "Ti faccio fare un tè?" le chiesi, sapendo che lei non me lo avrebbe mai domandato; non era quel tipo di capo.
"Sì grazie, ne avrei proprio bisogno" rispose, sorridendo riconoscente.
Venti minuti più tardi avevamo entrambe una tazza di tè fumante tra le mani, mentre controllavamo il planning della settimana.
Quel giorno avremmo incontrato due coppie di futuri sposi per mostrare loro le sale da ricevimento più adatte alle loro esigenze.
Per fortuna Kate si riprese del tutto e non dovetti fare tutto da sola.
A fine giornata riuscii anche a fare un'ora di palestra prima di tornare a casa.
Il giorno dopo, invece, fu tutto molto più frenetico. Ospitammo un convegno di medici e la giornata passò in un lampo.
La sera arrivai a casa stanca e affamata. Mentre Alexa ordinava la pizza, mi concessi una doccia rilassante e dopo aver mangiato velocemente mi buttai a letto.
La settimana stava trascorrendo normalmente come tutte le altre, fino a quando, il venerdì mattina, Kate mi chiamò sul cellulare mentre uscivo dalla metropolitana.
"Buongiorno Kate" dissi portando il telefono all'orecchio, "cinque minuti e sono lì".
"Buongiorno Lily" mi salutò lei e dalla voce capii subito che qualcosa non andava, "oggi dovrai cavartela da sola, mi dispiace".
"Cos'è successo? Stai male?" chiesi preoccupata.
"Niente di grave, è tornata la nausea" rispose flebile, "penso di aver preso un virus o qualcosa del genere. Nel pomeriggio ho appuntamento dal dottore".
"Che sfiga" commentai con una smorfia, "tranquilla comunque. Penserò a tutto io. Tu rimani a letto e riposati. Non strapazzarti troppo".
"Sì lo so che te la caverai benissimo. Volevo solo ricordarti che oggi c'è l'appuntamento con la signora Bennett. Alle 12, se non mi sbaglio".
"Ah è vero" ricordai annuendo, anche se lei non poteva vedermi.
"Quella vecchietta è un vulcano; sa perfettamente cosa vuole per il suo compleanno" mi avvertì Kate, "oggi deve scegliere i centrotavola. I campioni arriveranno verso le 10 e mezza. Sistemali sul tavolo in sala riunioni così potete muovervi tranquillamente. Poi avete gli assaggi per il menù. Al ristorante sanno già tutto. Ah, oggi porta anche il nipote, si occuperà lui della musica".
Quando finalmente terminò la sequela di istruzioni, potei parlare. "D'accordo Kate, adesso torna pure a letto e riposati. Ti chiamo nel pomeriggio per farti sapere com'è andata. Un bacio".
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