Capitolo 1
Al rientro da una giornata impegnativa al lavoro, l'ascensore del palazzo in cui si trovava il mio appartamento mi stava portando rapidamente al quinto piano dell'edificio. Quest'ultimo era situato vicino al centro di Londra, in un quartiere non troppo caotico, dove avrei potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo e godermi una rilassante serata in casa, magari con un bel bicchiere di vino e quattro chiacchiere fra amiche.
All'interno del cubicolo in movimento, lanciai un'occhiata al grande specchio che occupava una delle pareti: la ragazza riflessa non era la stessa che avevo visto quella mattina uscita da casa. La coda di cavallo appositamente disordinata in cui avevo raccolto i miei capelli castano-ramato era un groviglio di nodi che più tardi quella sera mi avrebbe dato del filo da torcere; il trucco leggero che avevo applicato circa undici ore prima era ormai quasi totalmente svanito, unici rimasugli intorno ai miei occhi marroni, stanchi e arrossati, erano del mascara ormai secco e la matita sbavata.
Appena le porte dell'ascensore si aprirono, mi avviai verso la porta del mio appartamento. Intravidi la mia serata tranquilla sfumare mentre mi accingevo ad inserire le chiavi nella toppa; anche da fuori riuscivo a sentire la voce preoccupata e isterica della mia coinquilina, Alexandra.
Avevamo cominciato a vivere insieme cinque mesi prima, e dovevo ammettere che la convivenza si era rivelata una piacevole sorpresa. Certo, il mio piano inizialmente non prevedeva vivere con una perfetta sconosciuta, ma dopo che Adam, il mio ex, aveva deciso di rimanere a Leeds una settimana prima del nostro trasferimento nella grande metropoli, non mi era rimasta altra scelta per affrontare le spese d'affitto dell'appartamento.
Così mi era toccato trovarmi una coinquilina all'ultimo minuto e tra le candidate che si erano presentate Alexa mi era sembrata la più adatta: sempre sorridente, trasudava energia positiva da tutti i pori; con gli occhi color caramello e i capelli biondo cenere, ammaliava tutti con il fascino tipico da ragazza americana in vacanza. Cosa che poi non si allontanava molto dalla verità, visto che era nata e vissuta in California fino all'età di dodici anni, quando si era trasferita in Inghilterra con i suoi genitori.
Io e la mia spumeggiante coinquilina ce la intendevamo alla grande e, come me, Alexa aveva degli obiettivi da raggiungere, il primo dei quali era aprire, in società con sua cugina Beth, il Jewel, un locale alla moda nella zona più nuova e in della city.
L'inaugurazione sarebbe avvenuta la sera seguente, quindi immaginai che la causa della sua ansia fosse proprio quella.
Presi quindi un respiro profondo ed entrai in casa, pronta ad affrontare l'ira della mia vulcanica amica. La trovai che faceva avanti e indietro davanti al divano del soggiorno, il cellulare poggiato sul tavolino e il viva voce attivo.
"Non ci posso credere! Quell'incapace figlio di..." sbraitò Alexa con le braccia al cielo.
"Non ti azzardare a dire quella parola, Alexa" la interruppe calma Beth, in presenza della quale era vietato dire la maggior parte delle parolacce, altrimenti rischiavi il lavaggio della bocca con il detersivo per i piatti.
"Come diavolo fai ad essere così calma?" domandò Alexa, mentre io mi sedevo sul divano togliendomi le scarpe. "Oh, ciao Lily" si rivolse a me, ottenendo in cambio un sorriso e un cenno della mano, prima di continuare a parlare al telefono, "domani c'è l'inaugurazione e noi siamo senza un DJ, te ne rendi conto?".
"Beh, in realtà una soluzione ci sarebbe..." cominciò a dire Beth.
"Non se ne parla neanche!" stavolta fu Alexa a interrompere la socia-cugina, scuotendo la testa esasperata. "Se avessi avuto intenzione di chiamare Mark lo avrei fatto subito, senza fare provini a qualsiasi insignificante e insulso DJ della città".
A quel punto Beth grugní in risposta. "Ti prego Lily, dimmi che sei ancora lì e che mi aiuterai a farla ragionare" mi pregò, anche lei ormai sull'orlo di una crisi isterica.
Non ero arrivata a casa da più di 10 minuti e mi sembrava di essere di nuovo al lavoro. Mi calai subito nei panni di donna professionale e calma che solitamente assumevo in hotel, in particolar modo in presenza del mio capo, Kate, e nelle situazioni d'emergenza tipiche della mia professione: come spose che all'ultimo minuto volevano cambiare il colore dei fiori dei centrotavola oppure uomini d'affari convinti che solamente perché avevano una montagna di soldi potevano trasformare una riunione aziendale in un bordello improvvisato chiamando delle squillo d'alto bordo.
"Okay ragazze" dissi impostando la modalità gestione imprevisti "spiegatemi cos'è successo".
"È successo che quel coglione..." cominciò Alexa e si girò in direzione del telefono, zittendo la cugina prima che cominciasse a lamentarsi del suo linguaggio scurrile, "non me ne frega niente del tuo perbenismo, Beth, stavolta se lo merita proprio, e se avesse chiamato me gliele avrei cantate direttamente a lui" poi si voltò verso di me, sedendomi accanto sul divano, "Seth ha deciso di accettare un lavoro a New York. A quanto pare è un'offerta che non può rifiutare" concluse con un finto accento italiano. Anche incavolata nera, Alexa non poteva fare a meno di citare i suoi film preferiti.
Io feci una smorfia a quella notizia, ma ricordai subito che due minuti prima Beth aveva provato a proporre una soluzione, così domandai: "E il tipo di cui parlavate poco fa?".
"Oh finalmente qualcuno che mi ascolta" gracchiò la voce di Beth.
"Ho detto che non se ne parla!" abbaiò Alexa nello stesso momento, lanciando un'occhiata furente al suo cellulare.
"Ma è il migliore in circolazione, e lo sai bene" replicò Beth. Al che io guardai scettica la mia coinquilina alzando un sopracciglio.
"Quel ragazzo porta guai" si difese lei, "lo conosco da un sacco di tempo e, sì, sarà anche il migliore, ma rovina ogni progetto a cui lavora. E non solo a causa di tutte le sciacquette che lo seguono ovunque vada, neanche fosse un divo di Hollywood".
"Beh ci credo" si intromise Beth, "sembra uscito da uno di quei film di supereroi con quell'aspetto da bello e dannato che si ritrova!".
"È proprio questo il punto Beth. Lui È bello e dannato e non lo voglio a lavorare nel nostro locale. È sempre arrabbiato per qualcosa e quando alza il gomito finisce sempre in mezzo a qualche rissa. Una volta ha persino piantato in asso la consolle solo perché un tipo ci stava provando con la tizia che si sarebbe dovuto portare a letto quella sera" Alexa era un fiume in piena e io non potei fare a meno di pensare che quel tipo doveva essere davvero un combinaguai.
"Oh che te ne importa Alexa, è un DJ e anche un produttore se non mi sbaglio!" insisté Beth.
A quel punto capii che era arrivato il mio momento. "Okay okay, fatemi capire. Quindi sarebbe disponibile un DJ molto bravo, che per di più attirerebbe al locale un sacco di clienti, e tu non lo vuoi assumere? Cos'è, ti ha forse rifiutata?" chiesi alla mia coinquilina con fare allusorio.
Alexa mi liquidò con un gesto della mano. "Macché, non è proprio il mio tipo".
E io le credevo: i ragazzi che si era portata a casa in quei mesi erano tutti belli, sorridentissimi e molto simpatici; il contrario del tipo in questione a quanto pareva.
"Ma perché non lo prendete, che ne so, per un periodo di prova e nel frattempo cercate qualcun altro? Così se combina qualche casino lo potete mandare via senza problemi" provai a suggerire con un'alzata di spalle.
"Non se, quando" precisò Alexa, guadagnandosi un sibilo frustrato da parte della cugina.
Passò un'altra mezz'ora, e io dovetti pure acconsentire ad andare all'inaugurazione, prima che io e Beth riuscissimo a convincere la nostra testarda amica. E io non ne fui poi tanto sorpresa, ero solita riuscire a risolvere i problemi più insidiosi e a convincere le persone a prendere le giuste decisioni con estrema facilità, mia mamma me lo ripeteva sempre.
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Nota:
Ciao a tutti!
Ho deciso finalmente di buttarmi in questa avventura e spero che la mia storia vi piaccia.
Mi auguro che non ci siano troppi errori, ma non esitate a segnalarli se ce ne sono.
Ci rivedremo presto per il secondo capitolo!
Jessy
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