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Il primo sguardo

Era la prima volta che mi alzavo così tardi, di solito ero sempre la prima a scorrazzare per la cucina in cerca di biscotti o cereali per la colazione. Il mio sguardo era rivolto verso il soffitto di legno, avevo come la sensazione che le pareti mi stessero schiacciando, oppure ero io che mi schiacciavo, continuavo a pensare a l'accaduto del giorno prima, il litigio con la mia migliore amica e io che non le avevo neanche chiesto scusa.

Il mio telefono si illuminò, era un messaggio da parte di Caroline.

Elena, ho bisogno di vederti, vieni alla festa sta sera?

Non credo mi serva una festa, o magari è la cosa che più mi serve in questo momento, guardo veloce l'orario, era ormai ora di pranzo, mi avvicinai alla porta della mia camera, una volta aperta trovai mia madre, stava per bussare per chiamarmi un'ennesima volta.

- Perchè ti sei alzata così tardi Elena? - Mia madre era molto severa, però sapeva essere anche molto dolce se voleva, sapeva fare anche la parte della migliore amica quando ci voleva.

- Ero stanca – la oltrepassai andando dritta in cucina.

- Non puoi fare colazione adesso, è troppo tardi – indicò l'orologio appeso alla parete del soggiorno, perché doveva sempre contestare tutto quello che stavo facendo?

- non pranzo allora – dissi versandomi i cereali nella tazza di una delle mie serie tv preferite "shadowhunters".

- comunque sta sera vado da Caroline a dormire – non nominai la festa, non sarebbe d'accordo, crede che in tutte le feste di fumi, ci di droghi e ci si ubriachi, senza sapere che io non facevo nessuna di queste cose, almeno non sempre.

Mia madre acconsentì, le piacevano le mie amiche, amava la spontaneità di Caroline, le piaceva la dolcezza di Bonnie e adorava Elizabeth, credo per la sua sincerità.

Passai tutto il pomeriggio a scrivere su un blog che ho iniziato circa un mese fa, tutto in anonimo, alle persone piaceva la mia vita, la trovavano "perfetta", quando era tutt'altro che perfetta.

Elenaaa, quindi?

Quasi dimenticavo di risponderle, le scrissi che non c'era nessun problema.

Alle 19 a casa mia.

Mancavano ancora tre ore, così non persi tempo e sistemai la stanza; controllai dentro l'armadio alla ricerca di un vestito per la festa, ma niente.

Arrivai a casa di Caroline con una semplice t-shirt nera incastrata dentro i pantaloni a vita alta che indossavo praticamente sempre.

- Dimmi la verità, sei scappata di casa? Non uscirai così. - la sincerità di Elisabeth faceva quasi paura – Caroline abbiamo bisogno di te – urlò Bonnie.

Non vado bene così è solo una stupida festa, prima che potessi anche solo finire di pensare Caroline mi mise d'avanti un bellissimo tubino nero.

- Non penso mi stia bene – entrai nel bagno sfilai i vestiti che avevo e misi il tubino, i capelli mi ricadevano morbidi lungo tutta la schiena, uscì dal bagno sistemandomi il vestito un'ultima volta.

- Elena, sei perfetta -

- Elizabeth, tu che fai complimenti? - ero sconvolta, letteralmente, la maggior parte delle volte riusciva a criticare qualsiasi cosa, lei era così e a noi piaceva proprio per quello, erano tutte pronte, così misi delle decoltè nere tacco 12.

Dopo venti minuti di viaggio arrivammo finalmente a casa Salvatore, sembrava un castello, era a dir poco enorme, il giardino era pieno di persone, non conoscevo praticamente nessuno, mentre Caroline conosceva tutti, mi chiedo se ci sarà mai un momento della serata in cui potremmo finalmente parlare, devo chiarire la faccenda.

- Caroline? - la richiamai, il suo sguardo era distante così come i suoi pensieri. - dobbiamo parlare – continuai, la musica sovrastava la mia voce tanto che molte parole le dovevo ripetere più volte per farmi capire, odio urlare.

La mia migliore amica mi prese il braccio portandomi all'interno della casa, ed è proprio in quel momento che lo vidi, era bellissimo, alto, moro, occhi color oceano, i nostri occhi si incrociarono, sentì un brivido percorrermi tutto il corpo, non avevo mai visto qualcuno di così tanto bello. Accanto a lui si trovavano almeno una ventina di ragazze che lo elogiavano che facevano tutto quello che lui desiderava, distolsi subito lo sguardo quando vidi un accenno di sorriso rivolto dalla mia parte.

- Dimmi, mi devi parlare? - dal tono che usa non credo lei ne abbia voglia.

- Volevo scusarmi, per quello che è succedo – la mia mente non era connessa, stavo ancora pensando a quel ragazzo, Caroline disse che non c'era bisogno che io mi scusassi, eppure secondo me era necessario, mi hanno sempre insegnato che bisognava farlo non appena mi sembrava di aver sbagliato, La gentilezza prima di tutto Elena la voce di mio padre rimbombava nella mia testa con quella frase che si ripeteva all'infinito, mi si strinse il cuore al suo ricordo, non ho più avuto sue notizie da quando si è trasferito in Francia, ovvero un anno e mezzo fa, non si è fatto neanche sentire per il compleanno, è completamente sparito. Forse quello che sentivo per lui non era la mancanza, ma la rabbia di averci lasciate.

- Caroline, chi è quello? - indicai il misterioso ragazzo dagli occhi penetranti, si trovava alla nostra destra era girato di spalle, concentrato a parlare con un altro ragazzo, sembrava più piccolo di lui, molto bello, ma mai quando – Damon Salvatore – disse Caroline interrompendo le mie fantasie su quel ragazzo.

Andammo alla ricerca di Bonnie e Elizabeth, che evidentemente non avevano bisogno di noi, erano già abbastanza in compagnia, e avevano i bicchieri abbastanza pieni.

- Vado a prendere la bere vuoi qualcosa? - scosse la testa, c'era qualcun altro a portarle da bene, era il ragazzo di prima, quello accanto a Damon, magari era il suo migliore amico, rimasi forse due secondi ad osservarli mentre flirtavano innocentemente, arrivai al bancone per prendere da bere quando sentì una foce alle mie spalle, una voce profonda, quando la sentì mi venne di nuovo quel brivido lungo il tutto il corpo.

- Damon Salvatore – allungò la mano verso di me per presentarsi -Elena Gilbert, giusto? - non riuscivo neanche a sentirlo, il mio sguardo era perso nei suoi occhi, feci cenno di sì con la testa, lui si allungò nel bancone e ordinò del bourbon per entrambi, non lo avevo neanche mai assaggiato prima d'ora.

- Allora, cosa ti porta qui a casa mia? - Non mi voleva forse?

- Le mie amiche adorano le feste, quindi eccomi qui – il mio dito girava per tutto il perimetro del bicchiere pieno di ghiaccio. I suoi occhi erano fissi su di me, il suo sguardo riusciva ad ammaliare chiunque avesse il piacere di incontrarlo, come una divinità presumo. La sua voce era calma, seducente, sensuale e profonda.

- Vai ancora a scuola tu giusto? - portò il bicchiere tra le labbra bevendo un sorso di bourbon.

- Si, sono all'ultimo anno – dissi, copiando il suo gesto, la bevanda scese in gola bruciando leggermente, non ero abituata e forse si era anche accorto di quanto fossi imbranata – tu invece? Non ti ho mai visto a scuola – continuai per nascondere l'imbarazzo.

- Io l'ho già finita, da qualche anno ormai – oh fantastico Elena, ti piacciono le persone più grandi quindi. - La tua amica si diverte – sorrise guardando Caroline, mi chiedo se non si fosse avvicinato a me solo per chiedermi di lei, spero di no.

- Già, è molto amata dai ragazzi – come dargli torto Caroline era bellissima, bionda, occhi verdi, fisico da modella, era la ragazza perfetta – chi è quello accanto a lei? - indicai il ragazzo che ci provava spudoratamente con la mia amica – Stefan Salvatore – sussultai e mi si gelò il sangue, era suo fratello.

- devo andare, è stato un piacere conoscerti Damon Salvatore – perché l'ho detto? Sembrerò disperata!

- Anche per me Elena Gilbert – mi fece l'occhiolino, il sorriso era inevitabile, così cercai di nasconderlo abbassando la testa guardando il pavimento. Camminai il più velocemente possibile per nascondere l'imbarazzo, sentivo ancora il suo sguardo penetrarmi l'anima, guardai Caroline per un'ultima volta poi ripresi a camminare verso Bonnie.

Damon Salvatore, uno dei ragazzi più belli che io abbia mai visto, era attraente, simpatico, dolce..

- Bonnie – urlai agitando le braccia per farmi vedere, ma anche lei era impegnata con Lucas, un ragazzo della nostra scuola. Volevo solo tornare a casa, stendermi nel letto e cercare di dormire un po'.

"Cazzo, ho i vestiti di Caroline" pensai, non potevo tornare a casa con questi addosso.

A pochi metri di distanza si trovava una panchina, mi sedetti, presi il cellulare 1:48 del mattino, lo riposi nella tasca, non sapevo dove andare, mi sembrava tutto così lontano:

la mattina, la casa di Caroline, la vita. Mi sentivo vuota, come se gli occhi Damon mi avessero svuotata, facendomi dimenticare come si respira, facendo cessare di battere il mio cuore ormai stra colmo d'amore.

- Cosa ci fai qui? - alzai lo sguardo, la voce era così familiare, così calda, così sicura, parli del diavolo...

- Damon – non volevo che il suono risultasse così stridulo – Volevo tornare a casa, ma non posso – continuai, mi spostai leggermente verso sinistra così da fargli un minimo di spazio per potersi accomodare accanto a me.

- E così sei bloccata a casa mia – disse, aveva lo sguardo perso nel nulla, risi per la sua affermazione, era così dolce con me-

- Vuoi un gelato? -

- Come? Non credo ci siano gelaterie aperte, è tardi, non so se hai visto l'ora – alzai il telefono, non credi ci sia niente di aperto alle due del mattino.

- Oh signorina Gilbert, mi permetta di accompagnarla – mi prese a braccetto tirandomi via dal marciapiede della sua casa.

- Dovrei avvisare Caroline – mi guardai dietro, eravamo già abbastanza lontani dalla 'magione' per poter tornare indietro.

- Tranquilla, è con mio fratello -

Sapevo che era il fratello, ne ero certa. Arrivammo dopo circa venti minuti di camminata, di risate, di battute, i venti minuti più corti della mia vita.

- Vado ad ordinare, tu aspettami pure qua, come lo vuoi? -

- Cocco, grazie – lo guardai sparire dentro il negozio, di fronte a esso si trovava un parcheggio con al centro delle panchine, mi accomodai, alzai lo sguardo. Stella cadente, la voce di mio padre tornava a tormentarmi, come se non avessi già troppe cose per la testa.

Passai il resto della notte con Damon, sinché un messaggio mi riportò alla realtà, le mie amiche mi stavano cercando. Tornai alla festa con la giacca di quel meraviglioso ragazzo sulle spalle, e poi dritte a casa.

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