Capitolo 2: Una melodia stonata
♪In senso fisico-acustico la melodia altro non è che la successione di più suoni i cui rapporti di altezza (intervalli) e i cui valori di durata (ritmica) permettono una percezione globale dell'insieme.
Alex🎤
Sicuramente sto superando il limite di velocità, ma chissene frega!
Insomma, se prenderò una bella multa allora si che mi fregherà qualcosa.
La ragazza sfreccia molto più veloce di me, e questo mi fa alterare.
Io non mi faccio battere da nessuno.
Né in scena né in moto.
«Te l'ho detto che avresti mangiato la polvere!» urla lei.
La sua voce mi fa innervosire. Sembra che si sente superiore a me, non è mai possibile essere superiore ad Alex King.
E ora glielo farò capire.
«Ora ti faccio vedere io!» esclamo prendendo una scorciatoia che solo io conosco.
Ormai so a memoria qualsiasi strada della città e di conseguenza, ogni scorciatoia.
«Manca poco» mormoro tra me e me.
Infatti, dopo pochi secondi, riesco a ritornare nella strada principale.
L'ho ufficialmente superata, dove può trovarsi se non dietro la mia due ruote.
Sto per arrivare al traguardo e, con l'adrenalina che scorre nelle vene, aumento al massimo la velocità e arrivo a destinazione.
Peccato che...la ragazza era già lì.
«Come cazzo hai fatto a superarmi?» chiedo a bocca aperta. Menomale che con il casco non può accorgersi del mio stupore.
«Genio delle scorciatoie, non lo sai che l'altra stradina sulla destra ti fa arrivare prima di quella a sinistra?» chiede in modo ironico.
Stradina sulla destra?
Da quando esiste?
«Che cazzo dici? Sicuramente sarai tornata indietro quando io ho preso la scorciatoia, non c'è nessun'altra soluzione a questo mistero» dico convinto.
La sento sbuffare da dietro il casco e poi, con assoluta eleganza, sale sulla moto.
Chissà di che colore sono i suoi occhi. Come saranno le sue labbra?
Wait, wait! Perché sto pensando a quella stronza so tutto io?
«Ci si vede, genio delle scorciatoie»
«Non mi chiamo...» neanche il tempo di finire la frase che lei sfreccia via.
Salgo di nuovo in sella sulla mia Yamaha R1 e ripercorro il percorso della ragazza.
Un dubbio però ora mi sorge e le parole della mamma fanno capolinea sulla mia testa.
Una ragazza con i capelli viola e una moto nera...
La ragazza di prima aveva i capelli viola e aveva anche una moto nera uguale alla mia. Stessa marca. Stessa descrizione.
E se fosse lei la misteriosa ragazza?
Impossibile, assolutamente impossibile.
Arrivo nel punto dove le nostre strade si sono divise e... è vero. C'è un'altra stradina.
Ma da quando esiste? Io percorro questa strada ogni sera per andare a cantare, ma non ho mai visto questa scorciatoia del cavolo.
Sono quasi le due di notte, è meglio che torni a casa.
Probabilmente mia madre mi starà aspettando con una ciabatta in mano.
Auguratemi buona fortuna.
🕐
Alla fine ieri mia madre stava già dormendo.
Mi è finita bene, stavolta.
Mia madre crede che vado a fare un corso serale di albergheria, ma come ben sapete, non è così.
Odio mentirle, ma è per il mio futuro.
«Cazzo...» brontolo tra me e me quando capisco che il brano che sto scrivendo non funziona.
«Forse dovrei aggiungere un Si Bemolle?»
«Secondo me si» risponde qualcuno facendomi sussultare. Mi volto e vedo Jacob che se ne sta con le braccia incrociate davanti la porta aperta del mio studio.
«Chiudi! Se mi scoprono...»
«Sempre secondo me, ti preoccupi troppo, che ci fa se scoprono che scrivi musica?» chiede chiudendo la porta.
«Che ci fa? Loro odiano tutto ciò che ha a che fare con la musica, pensa se scoprissero che il loro figlio prediletto la scrive e la canta!» esclamo mentre mi catapulto sul letto.
«E per la cronaca, nessuno ha chiesto la tua opinione» continuo.
Jacob e io amiamo stuzzicarci, ormai ci conosciamo da molto tempo e per me è come il fratello che non ho mai avuto.
Ricordo ancora il primo giorno di scuola elementare, nessuno voleva sedersi accanto a me, quando all'improvviso un bimbo paffutello decide di prendere posto sul banco accanto. Io rimasi stupito e cominciai a parlargli.
Da allora lui è diventato il mio bro.
«Cosa stavi scrivendo?» chiede allungando lo sguardo sul foglio.
«Una nuova canzone, stavo scrivendo la tua parte, perché voglio che la canzone parta con un tuo assolo»
«Mio?» chiede sgranando gli occhi.
«No, di tua sorella. Certo che sarà tuo!» dico dandogli una gomitata sul braccio e lui, con il suo solito fare teatrale, si distende sul letto.
«Sono felice, sai?» mormora sollevandosi in piedi.
«Perchè?»
«Perchè i Caos stanno crescendo sempre di più, chissà dove arriveremo un giorno» dice con aria sognante.
Uno strano calore di felicità si espande dentro il petto.
«Si, hai ragione» dico guardando gli spartiti.
«Alex, siamo a casa!» sento mia madre richiamarmi dal piano inferiore e per poco il mio cuore non perde un battito.
Io e Jacob scendiamo le scale e non appena mia madre ci vede, ci fa un sorriso a trentadue denti.
«Oh, ciao Jacob!» esclama mia madre.
«Salve signori» risponde il mio amico.
«Volete un pezzo di crostata di mele?» chiede mio padre.
Io scuoto la testa mentre Jacob annuisce mormorando un «grazie»
È sempre il solito.
«Bene, Alex. Io e tuo padre dobbiamo parlarti» dichiara mia madre quando ci sediamo tutti a tavola.
Cosa devo aspettarmi? Sicuramente non qualcosa di buono.
«Abbiamo chiamato quella ragazza...»
«Finalmente! Era ora, mancava solamente che arrivasse qui con i bagagli pronti e scoprisse arrivata qui che non è la benvenuta!» dico facendo un sospiro di sollievo.
Jacob mi guarda confuso «Quale ragazza?» chiede masticando la crostata «Comunque è ottima, signori!»
Mi è venuta voglia di crostata.
«No, Alex. Tutto il contrario.» dice rigido mio padre.
«Le abbiamo detto che può stabilirsi qui quando vuole, verrà qui pomeriggio. O mio Dio, devo ancora prepararle la stanza!» esclama mia madre correndo per le scale.
Io sono rimasto stupito.
La mia opinione non è contata nulla.
La ragazza-capelli-viola abiterà qui...
Cazzo!
«Ma vi pare normale prendere queste decisioni senza consultarmi un'ultima volta?!» inizio ad alzare la voce.
Jacob si fa piccolo sulla sedia sempre masticando la crostata mentre mio padre sbuffa rumorosamente.
«Alex, non puoi prendere decisioni affrettate. Vedrai che ti piacerà, diventerete amici e...»
«...E convoleremo a nozze, vero papà?» chiedo ironico.
«Forse si» sussurra piano il mio amico e lo fulmino sul posto.
«Ormai la decisione è stata presa» annuncia fiero.
«Al diavolo tutto!» urlo e corro verso la porta d'ingresso che si apre prima ancora che io potessi abbassare la maniglia.
«Sei tu!» esclama mia madre.
Mi ritrovo davanti a me una ragazza con gli occhi cristallini spalancati e i capelli viola che le ricadono sulle spalle.
La ragazza mi arriva fino alle spalle, quindi è piuttosto alta. Indossa una giacca di pelle nera, dei pantaloni con delle catenine e un top a strisce nere e bianche.
«Ciao...» dice delicatamente.
«Ciao, saresti?» chiedo sospirando arrabbiato.
«Marty, Marty Black» dice porgendomi la mano, ma il la rifiuto categoricamente.
«Entra cara!» dice sorridente facendola accomodare in salotto.
«Alex, porta la valigia in camera sua»
«Assolutamente no! Lei ha due mani che può usare tranquillamente e poi, visto che questa è casa sua, può fare tutto ciò che vuole da sola» dico accendendo una sigaretta che porto subito alla bocca.
La ragazza mi fissa male, pare che non le sto simpatico ed è meglio così.
Guardo fuori dalla finestra e vedo una moto nera.
Una Yamaha R1...la stessa moto della ragazza dell'altra sera, quella della corsa. Mi volto verso di lei e i miei occhi cadono sulle sue Nike bianche sporche.
Le stesse scarpe che portava la ragazza misteriosa.
Poi faremo un bel discorso, allora.
«Pare che non ti stiamo simpatici» afferma con voce fredda. Si, è la sua voce.
«No, non mi stai simpatica. Sei cieca forse? Non lo vedi che sei solo tu? Devi usare il s-i-n-g-o-l-a-r-e!» dico scandendo l'ultima parola.
«Entrate, bambini» dice facendo un ghigno.
All'improvviso entrano due bambini, un maschio e una femmina.
«Loro sono i miei fratellini, non lo vedi? Devi usare il p-l-u-r-a-l-e!» dice scandendo anche lei l'ultima parola.
«Marty! Marty!» la chiama la bimba aggrappandosi sulla sua gamba.
«Chi sono loro?» chiede il bimbo nascondendosi dietro Marty.
La ragazza ci guarda con un sorriso strafottente e poi si china verso i bambini.
«Loro sono le persone che gentilmente ci accoglieranno qui. Soprattutto lui, ringraziatelo!» dice indicandomi e lasciandomi di stucco.
I bambini mi sorridono allegri e mi ringraziano.
«No, bambini. Ringraziate loro, è merito dei miei genitori se siete qui» annuncio indicando mia madre e mio padre che sorridono. I bambini eseguono il mio consiglio.
«Non ringraziateci, vi accogliamo con piacere! Forza Alex, accompagna la ragazza in camera!» se questo è un incubo, voglio svegliarmi subito.
«Forza, Alex. Accompagnami in camera!» esclama con un finto sorriso la ragazza.
«Oh, il motore l'ho lasciato qui davanti, è un problema?»
«Assolutamente no!» mamma dice di no, ma io vorrei tanto dire di si.
Salgo le scale con in mano il bagaglio che pesa un quintale. Ma cosa avrà mai messo in questa valigia?
«Perciò...chi l'avrebbe mai detto che tu saresti stato il mio coinquilino!» esclama ridacchiando.
«Ti sbagli, sei solo un'ospite» la correggo.
«E che differenza fa?» chiede sbuffando.
«Coinquilino significa che due persone abitano insieme per molto tempo. Ospite, invece, significa stare in un posto per poco tempo tipo...due, tre giorni?» dico facendo un sorrisetto alla fine.
«Ma io non starò qui per due, tre giorni» dice fiera.
Entriamo in camera della ragazza e lascio le valigie per terra.
«Mi merito un grazie» dico appoggiandomi al muro.
«Non ti darò mai questa soddisfazione» ribatte.
Rimango a fissarla male cercando di intimorirla, ma invece no. Anzi, è lei che sembra volere intimorire me.
«Stai attento contro chi ti metti, King» mi avverte.
«Io dovrei avere paura di te?» chiedo ghignando.
«Non ho detto questo. Solo che devi stare attento quando sfidi le persone. Rischi di rimanere deluso come quella sfida con la moto» dice schioccando la lingua contro il palato per poi giocare con la pallina di ferro del piercing mettendola tra le labbra.
«Non ne ero rimasto deluso, ti sbagli»
«Invece si»
«Invece no»
Minuti di silenzio passano e nessuno di noi proferisce parola.
«Io vado, però ti voglio dire un'ultima cosa: resta fuori dalla mia vita» dico serio.
«Oh, tranquillo. Io proprio non ci tengo ad entrare nella tua vita. Anzi sarai tu a cadere ai miei piedi, alla fine» dice facendo un sorrisetto malizioso e poi mi chiude la porta in faccia.
Si prospettano giornate meravigliose.
Ora si, che la mia vita diventerà una melodia stonata.
Ciao, Lovers!
Ecco qui il capitolo 2!
Vi è piaciuto?
Aspetto i vostri commenti!
A prestissimo!❤️❤️❤️
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro