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Chapter one

Jem Collins aveva 26 anni, i capelli color nocciola, gli occhi verde smeraldo e la pelle lievemente abbronzata.
Da Chicago si era trasferito a Sheffield,  un piccolo paesino dell'Inghilterra per investigare su un duplice omicidio avvenuto due sere prima.
Il viaggio in aereo gli era sembrato infinito, perlopiù era inverno, e così, non appena sbarcato in aeroporto si era accorto che suo bel cappottino beige era del tutto inutile.
L'albergo dove Jem Collins sarebbe dovuto alloggiare era un alto edificio grigio che stava cadendo a pezzi, dentro al bancone c'era una donna grassoccia che stava leggendo il giornale. Jem si schiarì la voce per attirare la sua attenzione «Sì?» chiese la donna senza alzare lo sguardo dal giornale «Jem Collins, avrei prenotato per...» la donna lo interruppe bruscamente «Sì ho capito, camera numero 13 secondo piano. Offriamo solo la colazione, per lavarsi i vestiti le daremo un buono per la lavanderia e poi... Credo che questo dovrebbe bastare. Arrivederci» Jem prese le chiavi e andò verso la sua stanza. L'interno era umido, un po' di muffa ricopriva le pareti, il bagno non parliamone, l'unica cosa decente era un orologio appeso al muro, segnava le sette. Aveva un'oretta scarsa per prepararsi, prima di andare a conoscere il suo nuovo assistente. Deciso di non farsi la doccia (ancora non si fidava del bagno) ma di mettersi solamente dei pantaloni beige al posto dei jeans che aveva ancora addosso e sistemarsi un po' i capelli
Appena ebbe finito di prepararsi andò fuori e chiamo un taxi perché lo portasse al ristorante.
Il taxi lo porto davanti al locale dove avrebbe dovuto conoscere sussistente il posto si rivelò essere molto bello, elegante e raffinato. Appena entrato una voce lo chiamò «signor Collins da questa parte!» Jem si voltò e vide un uomo sulla cinquantina che lo chiamava. Andò a sedersi con lui «piacere» si presentò l'uomo «mi chiamo Donald Duff» « Jem Collins» si presentò lui stringendo la mano a Donald «allora mi hanno detto che dobbiamo investigare su un duplice omicidio è vero?» chiese poi Jem curioso. Donald bevve un sorso di vino, poi lo guardo e disse «sì, è così. Dobbiamo investigare sull'omicidio di Jane e Charlotte Benson. Le abbiamo trovate morte a casa di Charlotte. Erano state pugnalate a morte molto violentemente, era ovvio che l'assassino provassi molta rabbia mentre commetteva l'omicidio. Si vedeva anche che c'erano segni di lotta sulle loro braccia. Sono morte verso le due barra tre del mattino. A trovare il corpo è stata Sonia, la signora delle pulizie che è arrivata a casa loro alle sette del mattino come era solito fare. Si vedeva che la poverina era molto sconvolta, continuava a farfugliare cose senza senso non sappiamo chi sia stato ed è per questo che l'abbiamo chiamato, dicono che lei sia uno degli investigatori più giovani e bravi che abbiano lì a Chicago.» Jem fece un sorrisino storto, amava che la gente gli ricordasse che lui era uno degli investigatori più giovani e bravi che avessero lì a Chicago ma cerca di non darlo a vedere, quindi l'unica cosa che disse fu «quando incominciano le ricerche?» Donald sorrise e disse «se non ti dispiace domani mattina mi sarebbe piaciuto visitare Elsa, la sorella di Charlotte e figlia di Jane» «mi pare ottimo» disse Jem.
Dopodiché la serata proseguì tranquillamente.

***

La mattina dopo Jem si svegliò alle 7:30 del mattino, andò in bagno e si fece una rapida doccia pregando di non morire lì. Poi scese a fare colazione che si scoprì essere una semplice brioche e del caffè abbastanza schifoso. Decise che avrebbe fatto colazione da qualche altra parte.
Andò in centrale e trovò Donald che parlava al telefono «chi era?» chiese Jem «stavo parlando con Elsa Benson, dice che alle 8:45 possiamo passare da lei a prendere un tè e chiacchierare di sua madre e sua sorella»  «perfetto» disse Jem.

La casa di Elsa Benson era molto carina, aveva le pareti bianche un tetto di mattoni rossi e un ampio giardino sul retro pieno di rose rosse e garofani. Bussarono alla porta, ad aprire venne una donna sulla trentina, i capelli neri cotonati e con addosso un vestitino verde limone e un grazioso cappellino «entrate pure» disse lei facendo loro segno di accomodarsi; la voce era lenta annoiata e strascicata «ho un po' di tè e biscotti se volete»  «molte grazie!» accettò immediatamente Jem il quale stomaco brontolava ancora per la colazione schifosa avuta prima in albergo. Elsa Benson sorrise, e poi si avviò in cucina per poi ritornare con un vassoio con su dei biscotti al cioccolato, una teiera e tre tazze di porcellana «allora» disse lei accomodandosi su una delle poltroncine lì in cortile «cosa la porta qui da me signor Duff?» Donald prese un respiro profondo e disse abbiamo trovato sua madre Jane e sua sorella Charlotte morte tre sere fa nel loro salotto» la faccia della signorina Benson non cambio di una virgola, l'unica cosa che disse fu «la cosa non mi sorprende affatto» Jem spalancò gli occhi sorpreso, non sapeva bene cosa si aspettava, ma di certo una reazione così. Era quasi sicuro che si sarebbe ritrovato davanti a una donna in lacrime che chiedeva notizie, invece si ritrovava una donna con la faccia e il cuore freddo come il ghiaccio.
Donald notando la sua faccia accigliata disse «credo che sia meglio andare, le faccio solo due ultime domandine. Lei sa chi potrebbe avercela avuto con loro?» Elsa diede una piccola scrollata di spalle e disse« credo il mondo intero, non che quelle due fossero persone molto simpatiche» Donald fece un sorriso tirato e chiese «è sicuro non conoscere nessuno che potrebbe avuto avercela con loro tanto da arrivare a uccidere qualcuno con un odio così profondo da, non solo privarle della vita ma anche di torturarle?  Sì, abbiamo trovato segni di lotta nelle loro braccia e nelle loro gambe sembra qualcuno le abbia prese a sberle» Elsa continua a rimanere impassibile e disse «come l'ho già detto credo l'intero mondo, sa, non che io e quelle due fossimo molto legate, non le consideravo neanche la mia famiglia» Jem si alzò in piedi di scatto e disse «io devo andare» disse esterrefatto. Anche Donald si alzò e disse «sì, credo sia meglio. arrivederci signora Benson e grazie mille per l'ospitalità» «ma di nulla, tornate quando volete» disse la donna chiudendo poi la porta a loro spalle.

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