Capitolo 16
Alessia
Rimasi nella tenda di Gaia per un bel pezzo. I minuti passavano veloci, quasi non me ne accorsi, il che é tutto un dire. La compresi meglio, sapevo cosa significava essere rifiutata. Ma in fondo, non potevo farci nulla. Qualsiasi cosa provavo per Riccardo mi impediva di dirle: "senti te lo lascio, é tutto tuo".
Figuriamoci!
Tra me e lei era nata una rivalità la prima volta che c'eravamo strette la mano. Quando la situazione si fece pesante me ne andai con la scusa della cena. Gli altri non erano ancora tornati e questo abbassó ancora di più il mio umore. Erano via dalla mattina, non sapevo nemmeno come e cosa avessero mangiato per pranzo. Si divertivano anche senza di me, anzi forse di più. Sono io l'intrusa in questa vacanza no? Presi le cuffie e scelsi "Sola " di Francesca Michelin. Presi fuori le pentole e il fornellino portatile. Non avevo idea di cosa fare quindi mi buttai sulle classiche uova strapazzate. Erano una mia specialità, mio padre mi aveva insegnato a farle come le faceva lui ed erano buonissime. Gaia venne fuori a darmi una mano ed ad apparecchiare. Sembrava una specie di tregua, ma sapevo che appena Lui sarebbe ritornato dal mare, non avrebbe avuto questo atteggiamento calmo e silenzioso. Nessuno ancora in vista quindi decisi di andarmi a fare una doccia veloce. Presi l'asciugamano, il beauty e m'incamminai. Appena fui sotto al getto caldo, tutta la tensione, i problemi, le domande della giornata scivolarono lungo il mio corpo assieme ad essa. Mi lavai i capelli con il mio shampoo preferito, all'Argan e quel profumo che io amavo tanto si confuse con la nuvoletta che il vapore creava, riempiendomi i polmoni. Rilassata e come rinata mi avvolsi l'asciugamano addosso ritornando alla mia tenda. Aumentai il passo quando mi sentii osservata. Arrivai che ovviamente erano già arrivati tutti.
Perfetto
Era in corso una discussione su cosa mangiare.
《 Ho fatto le uova strapazzate. 》annunciai uscendo dall'ombra.
Federica, che era davanti a me e non si era accorta della mia presenza fece un balzo in avanti. Andrea tutto preoccupato le andó vicino e le chiese: 《 Oddio stai bene? 》Lei annuì e gli sorrise.
Li guardai con malinconia e dolcezza. Perché io e Riccardo non potevamo essere così!
Guardai l'interessato e vidi mentre mi squadrava dall'alto in basso.
No fai pure eh, con comodo tranquillo.
《 Sono dentro al pentolino. Aspettavo voi per mettere su. 》e andai nella mia tenda a vestirmi.
Mi misi dei semplici pantaloni dell'adidas neri e una camicia rossa a quadri sopra. Asciugai i capelli alla bellemeglio e in tre secondi fui fuori con gli altri. Mentre Clarissa parlava e cucinava con Marcello io mi intromisi nella conversazione di Federica, Fillo e Riccardo. Era una situazione di quelle belle, che si vedono soltanto nei video delle canzoni d'estate. Un'atmosfera speciale, con il fuoco, chiacchere, risate, occhiate fugaci. Tutto era tranquillo, fino a quando non arrivó, udite udite...
Gaia.
Vestita di tutto punto, su tacchi che, se li mettevo io, parevo una giraffa sbilenca. Truccata. Pesantemente anche. Sorrise a tutti e poi fissó la sua preda. Il sangue mi ribolliva nelle vene. E io che l'avevo anche provata a comprendere!
Si avvicinó a Riccardo e, interrompendo il discorso, lo prese da parte e inizió a chiedergli cosa aveva fatto per tutto il giorno, con chi era stato, dove era stato... la prossima volta chiedigli anche quante volte é stato in bagno, non so! Ridendo con quella risata da oca, facendo moine, sbattendo le ciglia e girandosi venticinque volte al secondo una ciocca tra i capelli, cercava di sedurlo. Mi accorsi che ero l'unica che seguiva la loro conversazione, quindi cercai di distrarmi. Feci di tutto, ma il suo atteggiamento mi diede il volta stomaco.
••••••
Erano più o meno le dieci quando ci dirigemmo ai bagni per prepararci, noi femmine, mentre gli altri si vestivano al campo che avevamo "provvisoriamente" creato con le tende.
Mi misi un vestitino a fiori che avevo comprato tempo prima in un pomeriggio di shopping con la mia migliore amica.
Sembrava passata una vita dall'ultima volta che l'avevo sentita. Ovvero la sera prima.
All★star nere, capelli leggermente mossi e un trucco sui toni del rosa. Mi guardai allo specchio fiera di me stessa per una volta nella vita. Guardai le altre che si stavano mettendo il mascara e non mi sentii inferiore a loro. Parlai con loro finché non ebbero finito. Ci guardammo e ci mettemmo a ridere.
《 Okay. Qui ci vuole un selfie. 》Clarissa tirò fuori il cellulare.
《 Ale trova uno specchio. 》mi chiese Federica.
《 Fede, non dovrebbe essere così difficile. Siamo in un bagno. 》e mi misi a ridere.
《 MA NO! Dico uno lungo e grande. 》
Io e Clarissa girammo la testa contemporaneamente e scoppiammo in una grassa risata.
《 Mmmhh Federica, che fervida fantasia. 》
Ci guardó a bocca spalancata.
《 Ma sentitele! Smettetela con i doppi sensi! 》
Cercai invana di trattenere un sorriso.
Ci prese per i vestiti, ci tirò a fianco a lei e scattó la foto. Ne facemmo una cinquantina come minimo con faccie e pose diverse ogni volta. 《 Andiamo. 》 ordinó lei e ci prese sotto braccio.
Mentre entravamo nel campo mi sentivo la diva di un film. I ragazzi smisero di fare quello che stavano facendo e a bocca aperta ci guardavano, anzi, ci mangiavano con gli occhi. Guardai Gaia, dimenticata in un angolo, imbronciata.
Eehh cazzi suoi.
Che cattiva! ALESSIA!
Non é colpa mia. É lei che mi vuole rubare il ragazzo.
Da quand'é che é il tuo ragazzo?
Dettagli...
•••••••
La discoteca era una cosa impossibile. Gente ovunque. Del campeggio, che veniva da fuori poiché probabilmente era l'unica nei paraggi. Corpi che saltavano, ballavano, si dimenavano sudati e con i capelli appiccicaticci al collo. Già che c'era caldo, se poi ci si metteva il calore che così tante persone emettevano, si rischiava di collassare. Andai a prendere un drink ghiacciato. Mentre aspettavo al bancone, una figura mi affiancó.
《 Martini alla pesca? 》
《 Pff. Probabilmente se avessi preso un Martini alla pesca, avrei speso tutti i soldi che mi sono portata dietro. 》 gli diedi un'occhiata annoiata. Ci misi una frazione di secondo per realizzare. Girai lo sguardo e sta volta mi gustai la vista che mi ritrovavo di fianco.
Un corpo alto, magro ma muscoloso, capelli neri, occhi verdi da paura, un viso ben squadrato e denti bianchi, incastonati in un sorriso mozzafiato.
《 Lascia che offra io allora. 》
Gli sorrisi. Bello era bello.
《 No grazie, ho già pagato. 》non ero un'ingenua. Mi ricordavo ancora a memoria tutte le regole che mi aveva dettato mia madre, la prima volta che ero andata in una discoteca.
Regola n° 1: Non abbandonare mai il tuo drink.
Regola n° 2: Non lasciare che uno sconosciuto ti offra da bere
Regola n° 3: Stare sempre in compagnia
Regola n° 4: Non lasciare mai la borsetta e non bere troppo.
...
Eccetera eccetera.
In quel momento mi arrivó la mia acqua ghiacciata, la presi e feci per andarmene ma lui mi fermó.
《 Ma come? Mi lasci già? 》
Guardai gli altri, che erano impegnati a ballare. Cercai Riccardo e lo trovai avvinghiato a Gaia. Ridussi gli occhi a due fessure.
《 Hai ragione. 》sorrisi amabilmente e mi sedetti di nuovo.
Era passata più o meno mezz'ora, quando sentii una mano appoggiarsi sulla mia spalla.
Mi girai e vidi che era Riccardo. Squadrava con gli occhi lo sconosciuto, che negli ultimi trenta minuti si era avvicinato sempre di più.
Feci finta di nulla: 《 Richy ti presento Stefano. 》e indicai il ragazzo bello e misterioso. Lui gli porse la mano amichevolmente ma Riccardo nemmeno la guardó.
《 Posso parlarti? 》mi chiese in modo brusco.
《 Si, certo. 》e visto che non accennavo ad alzarmi, mi prese per il gomito e mi trascinó fuori dal locale.
《 MA SEI IMPAZZITA? 》 si sgolò lui.
《 Abbassa la voce! 》gli ordinai.
《 Non abbasso proprio un cazzo. 》
《 Ma cosa vuoi tu? 》 lo aggredì.
《 Cosa voglio io!? Ti si avvicina un tizio e tu parli amabilmente con lui. E se fosse stato uno stalker? Un assassino? 》
Scoppiai in una risata. 《 Ma stai calmo. È uno studente di medicina. Ci stavo solo parlando. 》
《 Quello non mi sembrava parlare. 》e lo disse con voce grave.
《 Anche il tuo strusciarti con Gaia non mi sembrava ballare, ma non sono venuta a dirti nulla. 》
Fece per parlare, ma richiuse la bocca.
《 Senti. Ero al di sopra del metro convenzionale di distanza, non rompere. 》
Aggrottó le ciglia. 《 Cos'è? Il metro convenzionale di distanza? 》
《 Si. Se sei a meno di un metro il bacio è inevitabile. 》gli spiegai. E immediatamente me ne pentii.
Guardó la distanza che c'era tra noi. Mi guardò negli occhi e fece un sorriso felino.
Un passo.
Bu-bum.
Indietreggiai.
Un altro passo.
Bu-bum.
Sbattei contro il muro.
Bum bum.
Mise le mani ai lati della mia testa, intrappolandomi tra il muro e se stesso. Si spinse contro di me e il mio corpo aderì perfettamente con il suo.
Bu-bum bum bum.
Poteva sentire a che velocità andava il mio cuore?
《 Quindi il bacio è inevitabile eh? 》e poggió le sue labbra sulle mie.
Amori ce l'ho fatta. Avevo promesso che avrei aggiornato entro il weekend. Sono in tempo no? Non odiatemi. Io vi amo tutti. Hahha :)
Per questo capitolo ho faticato e tanto. Prima che mi scordi, vi volevo dire, che se avete tempo, andate a leggere le storie di @Francymusic e @OhmyNashh_
Devo dire che ho un rapporto particolare con tutti quei tesori che commentano la mia storia, quindi, voi che commentate e che state leggendo, continuate, perché io vado avanti solo per i vostri fantasiosi commenti, che mi fanno ridere e mi riempiono il cuore.
Vi adoro. Grazie mille a voi. Che leggete, votate e commentate.
Bye bye
Al prossimo capitolo
Leggimidentro♥
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