Failure
Breaking Benjamin- Failure
Ehi.
Come stai? Spero bene. Spero che tu stia bene, tanto da esserti dimenticato di tutto. Spero che le canzoni che ascoltavamo assieme, i libri che davano origine a tutte le nostre conversazioni, le parole che ci univano e quei sogni che dicevi essere irrimediabilmente incatenati a me siano passati, in un certo senso. Credo che farti male con la consapevolezza di essere ancora qualcosa, per te, non sarebbe semplice. Credo che non sarebbe semplice farti del male, in ogni caso. Forse ho troppo cuore. Forse non lo ho. Chi sono io per dirlo? Sono la persona meno oggettiva di questo mondo, quando si tratta di giudicare qualcuno: figuriamoci poi quando si tratta di me. O di te, anche. Non sono mai stata brava a dire quello che pensavo delle tue scelte, delle tue amicizie, dei tuoi amori e dei tuoi progetti. Ti lasciavo fare, andava bene così. O, almeno, sembrava che andasse bene così. Credo tu non ti sia mai chiesto molte cose, durante la tua intera esistenza: se desideravi qualcosa, quella diventava automaticamente il tuo unico obbiettivo, se avevi un'idea la portavi avanti senza alcuna vergogna, senza alcun timore. Non ti interessava niente di nessuno.
"Dopotutto - dicevi, quando qualcuno ti faceva notare le crepe nei tuoi piani apparentemente perfetti - Chi sono loro per dirmi che non ci riuscirò?"
E cavoli, concordo ancora, con questa tua idea: chi sono loro, per dirti che qualcosa del tuo essere non va bene? Nessuno. Chi sono loro, per dirti che i tuoi sogni sono sbagliati? Nessuno. Chi sono loro per dirti che i tuoi obbiettivi sono irraggiungibili? Nessuno.
Io ero tutto. O, almeno, mi dicevi questo: senza di me non saresti riuscito ad andare avanti. Senza le mie parole ti saresti sentito perso, svuotato. Eppure, me ne rendo conto solo adesso, mi dicevi ciò perché io non dicevo nulla che contraddicesse le tue stesse parole. Adesso, lo so per certo, non mi ascolteresti nemmeno se ti implorassi di farlo: la mia opinione conterebbe meno di zero, meno di quella di chiunque altro.
Non ti biasimo, sai? Capita, crescendo, che ci si renda conto degli errori compiuti in passato e... si voglia tentare, in un qualche modo, di porvi rimedio.
Rimedio che, lo ammetto, a volte sembra non esistere nemmeno nei più remoti angoli dell'universo.
È frustrante. Tanto, troppo frustrante.
Anche stupido, direi.
Perché stupido? Perché queste parole non le leggerai mai, nemmeno quando avrai bisogno di sentirtele dire.
Perché? Perché, a meno che non inventino un modo per comunicare con il me stesso di qualche anno fa, credo che il poterti dire tutto questo rimarrà soltando un bel sogno.
So che mi diresti, sai? "Ma i sogni sono il primo passo verso il nostro futuro: come possiamo ridurli a semplici realtà immaginarie, chiuse in un angolo della nostra mente?"
Non lo so. Non lo so come possiamo, ma a volte è necessario per la nostra stessa sopravvivenza: fare una sorta di backup, di resettaggio del sistema, in modo da mantenere solo il necessario per la nostra stessa esistenza.
Tu la eri? Tu la sei? Io lo sono? Lo sarò mai? Sarò mai necessario? Ne dubito. Credo che la mia esistenza, qui, sia piuttosto inutile. La tua, forse, avrebbe cambiato il mondo. Ma la mia? Sono solo la conclusione banale di un esordio meraviglioso e carico di aspettative. Una delusione, in un certo senso. Eppure... eppure, le vere delusioni non pensano di essere tali, no? O è solo un appiglio alla mia dignità, questo continuo ripetermi che, se fossi davvero un disastro, non me ne accorgerei? Io... non so più cosa pensare. Tu lo avresti saputo. Tu lo sai. E sì, forse... forse non sei tu, che hai bisogno di sentirmi parlare, quanto io di sentir parlare te. Ma alla fine, che importa? Non è possibile, e queste sono solo parole buttate al vento.
Quindi... nulla. Mi manchi. Tanto, davvero: mi manchi come non mi è mai mancata alcuna altra cosa.
Spero di mancarti un po' anche io.
E... sì. Sii forte, per tutti e due.
Ti voglio bene.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro