capitolo 7 -non so che titolo dare-
You always have the best of me.
Senza un posto nel mondo_ Tiziano Ferro feat. Marracash
P.O.V MEREDITH
Sono sempre stata una giostra umana di sentimenti. Poco prima sono arrabbiata, poi sorrido. Ci vuole poco a farmi ridere ma ci vuole altrettanto tempo a farmi piangere. Sono sensibile e molto emotiva; certi momenti posso sembrare testarda ma talvolta ho paura di affermare le mie idee; non mi vergogno a fare cose imbarazzanti davanti alle persone, ma arrossisco con niente.
Forse sono strana, lo ammetto, ma mi piace essere come sono.
So di per certo di essere una persona particolare, sia di carattere che di aspetto. Amo e odio il mio fisico; amo e odio il mio carattere.
Mi guardo allo specchio e vedo una ragazza dagli occhi stanchi ma che brillano di una strana luce; i suoi lunghi capelli neri raccolti in una coda alta le si adagiano sulla spalla e ha le guancie leggermente rosse. Una volta mi consideravo una persona felice, allegra e piena di cose da dare al mondo; ora, non che sia cambiata molto, ma sono molto più fragile.
Sul mio volto si possono contare le notti insonni e nei miei occhi si possono vedere le mie ferite.
Una volta quando mi guardavo mi sentivo sicura di me, vedevo una persona brillante con un futuro meraviglioso e ancora da scoprire. Adesso forse ci credo un po'meno.
Non ho voglia di continuare ad illudermi sperando che tutto poi andrà al suo posto e ognuno ha la vita che si merita; io ho sempre sperato che il futuro, nel famoso libro delle storie, mi avesse riservato qualcosa di unico, ma la realtá delle cose è un altra, sono nata per le illusioni e delusioni.
Tornai in salotto dove Matteo ancora dormiva a pancia in giù sul divano in pelle. Gli accarezzai dolcemente i capelli che gli cadevano sulla fronte, aveva delle goccioline di sudore che gli imperlavano la fronte e le mani strette attorno al cuscino. Passai un dito sulla sua guancia e lui grugnì in risposta.
Sono consapevole del fatto che questo comportamento sarebbe stato altamente fraintendibile se lui fosse ancora innamorato di me, ma sapevo che le cose erano cambiate e quindi con lui mi comportavo quasi da sorella.
Matteo era stata la mia salvezza; mi aveva dato qualcosa per cui valeva la pena rialzarmi, mi aveva convinta che io valevo più di lui e di tutto quello che realmente mi era capitato. Mi aveva dato le certezze che non avevo mai avuto; si era preoccupato di fasciarmi le ferite senza farmi male, aveva portato un po' di luce dove io vedevo soltanto buio, aveva dato colore a quella che stava diventando una vita in bianco e nero. Stavo cadendo ma mi aveva raccolto prima che precipitassi nel vuoto e nonostante sapessi che lui aveva ragione di essere protettivo con me, era venuto a chiedermi scusa come se la colpa fosse soltanto sua.
Lo baciai sulla fronte con dolcezza prima di alzarmi a preparare la colazione; i miei mi avevano avvertito che sarebbero stati via fino all'indomani quindi, avevo casa libera per tutto il fine settimana.
Ancora insonnolita presi il caffè e iniziai a scaldarlo sul fornello; cercai di prendere una tazza che stava mel ripiano piu alto del mobile. Mi misi in punta di piedi e cercai di allungarmi il più possibile, mi concentrai persino con la mente per essere un po' più alta e riuscire a prendere quella dannata tazza; non appena rinunciai alla mia impresa da persone alte sentii una mano cingermi da dietro. Matteo con i capelli scompigliati era dietro di me e con un braccio mi mostrava quanto facilmente una persona ad altezza normale sarebbe riuscito nella mia fatidica impresa senza successo di fare colazione.
-"era questa che cercavi di prendere?" Mi porse la tazza ridendo.
-"esatto" affermai facendogli la linguaccia provando a prendere la tazza che lui continuava ad alzare sopra alla testa.
-"prima voglio che tu mi dica che sono bellissimo e che sono il miglior amico del mondo e che sogni ogni notte il mio fisico scolpito ma che tu vergogni a dirmelo per paura di rovinare la nostra amicizia" si finse serio.
-"contaci, bello" risi. Poi presi un bicchiere di plastica e mi rassegnai a mangiare il mio cappuccino in quella tazza.
-"che pena" disse ponendosi di fronte a me. Lo scostai gentilmente e mi diressi verso il frigorifero per riempire il mio bicchiere di latte; ma sfortunatamente non appena mi voltai andai a sbattere contro l'imponente moro che cercava di togliere dal fuoco la caffettiera.
-"ma che cazzo fai?" Urlò indicando la sua maglietta inzuppata di latte.
-"scusa non ti avevo visto" cercai di difendermi.
Matteo mi rivolse un'occhiataccia e si tolse la maglietta lasciando in bella vista il suo fisico perfetto.
Rimasi leggermente a bocca aperta e casualmente mentre stavo cercando perlomeno di bermi un semplice caffè mi scottai con la caffettiera.
-"Merda" urlai toccandomi il dito dolorante.
-"ecco vedi, non puoi dire che ti sono indifferente." Concluse con lo sguardo vittorioso
Scossi la testa non potendo ribattere.
Matteo decise di smetterla di torturarmi e iniziò a prepararsi la colazione, rimanendo comunque senza maglietta.
Rimasi sconvolta osservando il suo fisico, gli addominali erano in perfetta vista, i pettorali e le spalle ampie; ammirai il suo corpo che assieme al suo viso creava un' immagine totalmente divina. I pantaloni della tuta grigi gli ricadevano perfettamente sui fianchi rendendo perfetto perfino il suo fondoschiena; i suoi muscoli si tendevano man mano che lui si spostava e non c'era al mondo visione più bella.
**
Iniziai a tamponarmi i miei lunghi capelli neri. Dopo averli asciugati li piastrai e li legai in una coda alta e ordinata, circondando l'elastico con una treccia. Mi misi un filo di eye liner e passai uno strato abbondante di mascara; Sulle labbra un semplice rossetto rosso.
Sistemai la giacchetta bianca sopra al vestito nero aderente, alzai le calze nere e infilai le scarpe con il tacco piangendo giá al pensiero del male ai piedi.
Uscii di casa affrontando la fresca brezza primaverile, salii in macchina e quando arrivammo davanti alla discoteca c'erano giá tutti ad aspettarmi. Filippo indossava una camicia bianca con il colletto sbottonato e un paio di pantaloni neri aderenti, aveva alzato come al solito i capelli nella sua cresta disordinata. Quando mi vide si avvicinò a me e mi lasciò un bacio sulla fronte.
-"sei bellissima" sussurrò.
Io arrossii,ma fortunatamente lui non lo vide a causa del buio.
Per mia sfortuna in lontananza vidi arrivare il solito gruppetto, e tra loro anche Sabrina e Andrea, come sempre abbracciati e vicini.
Distolsi lo sguardo disgustata da quella visione e chiamai Matteo per sapere a che ora sarebbe arrivato.
Mi disse che aveva avuto un contrattempo e che non sarebbe venuto, così delusa afferrai la mano di Filippo ed entrammo.
**
La serata era molto divertente fino a quel momento, avevo incontrato Erika e altre mie compagne e avevamo ballato fino allo sfinimento in pista; poi quando nessuna si reggeva più in piedi, io a maggior ragione a causa dei tacchi, ci eravamo sedute sui divanetti e ci eravamo lasciate un po' trasportare dall'alcool.
Ero seduta accanto a Filippo, che per scelta era sobrio, e mi facevo abbracciare da lui dolcemente mentre assieme alle altre ragazze ci raccontavamo storie di persone della scuola e ridevamo come delle pazze anche a causa dell'alcool che ci scorreva nelle vene.
Ad un tratto mi alzai per andare al bagno, ma non appena svoltai dietro alla parete vidi una scena che non avrei mai voluto vedere.
Andrea stava baciando Sabrina con passione spingendola contro al muro, con le mani le accarezzava la schiena abbassandosi sempre più in basso verso l'orlo del suo minuscolo vestitino nero. Lei passava le mani nei suoi ricci tirandoli leggermente, muovendosi sensualmente con il bacino per stare a stretto contatto con lui.
-"che vomito" commentai disgustata.
In quel momento la coppia si staccó di scatto e Sabrina mi rivolse un sorrisetto soddisfatto.
-"scusate se ho interrotto il vostro amore. Me ne stavo andando; continuate pure." Dissi sottolineando l'ironia del mio tono.
Uscii fuori lasciando che il freddo pungesse le mie spalle scoperte, ma in quel momento non mi importava perchè il freddo riusciva a placare leggermente quel fuoco che avevo dentro, quella rabbia repressa e quel senso di tradimento incosciente che mi stava salendo. Mi morsi con forza le labbra, mi ero ripromessa che non avrei più pianto per lui e che dovevo andare avanti con la mia vita lasciandolo alle spalle, come un lontano ricordo.
Ma la realtá delle cose era che nonostante Filippo, nonostante cercassi di dimenticarlo, nonostante tutti i miei sforzi,vederlo con un altra mi faceva male. Il fatto che altre persone potessero passare le mani nei suoi capelli, baciare le sue dolci labbra mi faceva morire nel dolore.
Nonostante mi fossi convinta di essere forte, di essere in grado di rialzarmi da sola; non avevo fatto altro che sprofondare nel silenzio e nella consapevolezza che tutto ció che avevo sempre cercato lo avevo trovato in lui. Morivo nel pensiero che nonostante tutto avevo lasciato il mio cuore a lui e non me lo ero ancora ripreso. Lo avrei sempre amato e fin quando avrei continuato a vederlo non lo avrei mai dimenticato.
-"Meredith" mi sentii chiamare.
Mi voltai di scatto, e la persona che meno desideravo di vedere in quel momento era li di fronte a me e mi chiamava.
Non credevo ai miei occhi, ma quei riccioli erano il quelli che tormentavano i miei sogni peggiori.
Niente da dire nemmeno questa volta; è venuta la neve e basta.
Questa volta mi è stato difficile scrivere il capitolo, e in realtá è anche piuttosto brutto perchè non succede niente di importante e non sapevo cosa scrivere. Spero che mi perdoniate per questi momenti di poca ispirazione. Spero di farmi perdonare.
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