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capitolo 3-"cui labella mordibis"

-amor vincit omnia (?)-
If I showed you my flaws
If I couldn't be strong
Tell me honestly would you still love me the same?

Se ti mostrassi tutti i miei difetti, se non potessi essere forte, dimmi onestamente, mi ameresti lo stesso?

Non so perchè ma non riesco a trovare le canzoni; se volete ascoltarla è Looked Away

P.O.V. MEREDITH

Rimasi un po' turbata dalle parole di Matteo, anche se lui non era nuovo a dirmi certe cose. Molte volte lo diceva per scherzo, diceva che io mi sentivo la regina del mondo e allora per prendermi in giro diceva certe cose.
Ma quella volta era diverso, lessi nei suoi occhi sinceritá, sembrava che le sue iridi verde-dorato stessero parlando direttamente con il mio cuore. Ma forse era soltanto un'illusione; mi aveva rivelato di provare sentimenti per me, ma aveva anche aggiunto che vedere tutto l'amore che provavo per Andrea lo aveva, come dire, fermato.

Salii le scale pensierosa, aprii la porta di casa e senza volere urtai qualcosa. Sentii un guaito e, realizzando cosa avevo urtato, mi alzai preoccupata.
-"Rocky piccolo,scusami, non volevo pestarti." Dissi al mio piccolo, grande Golden Retriver di 70 cm per 50 kg.
Lui in risposta alle mie scuse si voltó sulla schiena per farsi accarezzare la pancia, lo accontentai e lui mi ricambiò con una bavosa leccata sulla guancia.

Andai in camera mia e mi misi a studiare latino, la classica materia che serve soltanto a far rimandare poveri studenti.
Quis nunc te adibit? Qui videberis bella? Quem nunc amabis? Cuius esse diceris? Quem basiabis? Cui labella mordibis?

Una volta capito il senso mi misi a piangere, la frase mi aveva colpita dentro, aveva rimarginato una ferita ancora aperta e l'aveva fatta sanguinare ancora più forte.
Chi verrá da te adesso?
Chi ti troverá bella?
A chi dirai "sono tua"?
A chi darai i tuoi baci?
A chi morderai le labbra?

Nessuno. Vuoto. Lacrime silenziose scendevano dal mio piccolo e fragile cuore in frantumi. Ogni goccia bruciava e strideva come l'acqua a contatto con il fuoco.

Sentii il calore familiare lasciato dalla mano di Andrea sulla mia giusto qualche ora prima. Bruciava come se fosse stato di fuoco, ogni parte di me che era stata toccata da lui formicolava, come se lui nei punti in cui mi aveva fatta sua avesse lasciato un marchio per dirmi "nessuno potrà mai farti sentire questo bruciore che io ti ho dato" e fu allora che realizzai che queste parole erano vere. Nessuno potrà mai farmi sentire come mi sentivo con lui, nonostante l'amore possa continuare ad esistere il primo amore non si scorda mai. Il calore delle sue labbra rimarrà forse soltanto un vago ricordo di un meraviglioso passato; brucierà ardentemente ogni volta che le mie labbra toccheranno un altro, per ricordarmi che nonostante io non lo voglia il mio cuore è da un' altra parte.

Decisi di lasciare stare la versione perchè temevo che continuando a tradurla Catullo potesse risvegliare in me altri ricordi che stavo cercando di archiviare nella parte più remota del mio cervello.
-MEREDITH!!" mi chiamò mia madre dall'altra stanza
-"DIMMI" le urlai troppo pigra per alzarmi.
-"VIENI QUI UN MOMENTO"
-"VIENI QUI TU! SONO STANCA MAMMA" mia madre sbuffò ma poco dopo sentii la porta della mia camera aprirsi.
-"sempre dietro a studiare Meredith? Potresti studiare un po' meno ed aiutarmi un po'di più che a me va bene lo stesso eh"
Non ci credo, mi rimprovera perchè studio troppo?!
-"ci sono mamme che farebbero i salti mortali nel vedere la propria figlia che ha i miei voti, cerca di accontentarti dai" le sorrisi sbattendo la testa sul cuscino.
-"mi ha chiamato il tuo allenatore, ha chiesto se domani hai voglia di partire e andare a fare una sciata in ghiacciaio."
-"certo!" Saltai giù dal letto in un balzo e iniziai a raccogliere la roba per andare via.
-"non eri stanca Meredith?" Continuò mia madre.
-"vuoi farmela tu la valigia? No, bene allora ciao" le dissi lasciandole un bacio sulla guancia.

Ero troppo felice di questa notizia, mi piaceva molto andare a sciare assieme ai miei compagni, con loro mi trovavo meravigliosamente e soprattuto adoravo la neve. Sciare ad Aprile non era una cosa da tutti i giorni quindi decisi di non farmi scappare questa grande opportunitá.
Scrissi rapida un messaggio a Matteo.

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Da: Me
A: Matteo ❤
Stella, domani non ci sono, mi vado a godere le nevi perenni dei ghiacciai, ci vediamo lunedì. Ti voglio bene.
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Poi continuai a fare la valigia indaffaratissima, sarei partita la mattina seguente alle sei di mattina. Mia madre ogni tanto passava a chiedermi se avevo messo tutto in valigia.
-"mamma ne avrò fatti 15 di ritiri, ormai lo so cosa devo o non devo prendere dai."
Lei mi sorrise ricordandomi che ogni volta avevo scordato qualcosa a casa e io ricambiai con una linguaccia.
Quando parlavo con mia madre mi sentivo ancora una bambina di dieci anni ma non mi dispiaceva questo. A volte è anche bello sapere che per qualcuno sarai sempre la sua bambina.

Il telefono si illuminò e lessi il messaggio di Matteo.
______________
Da: Matteo❤

Continua pure a rinfacciarmi di quanto tu sia più fortunata di me che invece devo andarmi a fare due ore di matematica e due di latino.

Gli risposi con un cuore.

**
La mattina dopo mi svegliai all'alba delle 5 e mi preparai per la giornata, indossai la tuta da sci e presi la mia piccola valigia pronta per un viaggio di 4 ore; salii in pulmino assieme a Filippo un mio compagno, e ci sedemmo vicini.
Filippo era mio coetaneo, alto con i capelli riccioli corti e neri, aveva gli occhi grandi e marroni un bellissimo fisico da atleta.
Era mattina presto e le palpebre si facevano pesanti, provai a trovare una posizione comoda in cui mettermi ma non fu facile; mi rannicchiai coprendomi con la mia giacca quando ormai tutta la squadra si era addormentata.
Filippo però, notando che avevo difficoltà nel dormire aprii gli occhi e mi guardò.
-"metti le gambe sulle mie Mer, vedrai che starai piu comoda" poi mi prese le gambe accarezzandole dolcemente; chiusi gli occhi appoggiando la testa sullo schienale ringraziandolo con un sorriso.
Filippo scorreva dolcemente le mani sulle mie cosce cercando di cullarmi nel sonno; piano piano cedetti, appoggiai la mia testa sulla sua spalla esausta e lui di rimando appoggiò la sua sulla mia continuando a muovere le sue mani cullandomi dolcemente.

Hey abbiamo una New Entry? Che ne pensate di Filippo?

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