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capitolo 11-"Rossa"

-I am a warrior and I'm stronger than I've ever been

Warrior, Demi Lovato.

Max, l'amico di Alessando, parcheggiò la sua costosissima BMW nera sul retro del locale, mi aiutò a scendere e insieme entrammo dalla porta di servizio.

Appena misi piede dentro al locale fui investita dalle luci intermittenti e dalla forte musica che il DJ stava provando in consolle; mi diressi verso Ale per sentire la sua solita predica prima di aprire la discoteca.
-"mi raccomando ragazzi, niente alcolici a chi vedete che è gia troppo ubriaco; se vedete risse, oppure situazioni strane e sospette avvisate subito i bodyguard. Se dovesse succedere qualcosa di grave per colpa dei cretini che si stanno spintonando all'ingresso qui quelli che ci rimettono il culo siamo noi miei cari. Perciò anche voi della biglietteria, controllate bene anno di nascita e foto sui documenti, e voi ragazze, state attente. Se qualcuno dovesse avvicinarsi pericolosamente rientrate immediatamente nei camerini."

Concluse il suo discorso riferendosi alle cubiste. Io mi diressi alla mia solita postazione.
Il locale era uno dei più famosi del nostro paese, uno dei più frequentati soprattutto le serate di fine estate come questa. Poteva contenere 5 mila persone, ma molte volte, quando la gente si continuava ad affollare all'ingresso nonostante il numero massimo fosse già superato, aprivamo un cortiletto sul retro e raggiungevamo addirittura la quota di 8 mila persone. Quelle erano serate infernali per noi dello staff, arrivavo a casa grondante di sudore e con i piedi in cancrena a forza di spostarmi su quegli strumenti di tortura che comunemente erano chiamati tacchi a spillo. All'interno del locale c'erano due palchi sui quali si esibivano le cubiste, divisi dalla stazione del DJ. Tutt'attorno si stagliava una pista rettangolare con luci ovunque. Ai quattro lati della pista c'erano quattro bar; il mio, fortunatamente, era il più tranquillo perchè era quello più vicino al palco e all'uscita e quindi rimaneva in secondo piano rispetto agli altri.

Un qualche mio compagno di classe, o qualche mio conoscente che frequentava la discoteca, mi aveva riferito che nonostante il mio bar fosse quello più piccolo, molti ragazzi venivano di proposito li per osservarmi. Ritenevano che fossi la barista più sexy che avessero mai visto nei locali di quel posto. Non che avessi molta concorrenza, considerando che in due bar c'erano due uomini ben poco affabili; e nell'altro una donna di circa quarant'anni e poco provocante, ormai troppo vecchia per soddisfare i bisogni perversi di giovani arrapati.

Salutai Britney e Sara, le cubiste che ballavano nel palco accanto a me e mi sedetti dietro al bancone.
Alessandro andò ad aprire il locale e in men che non si dica la stanza si era sovraffollata. Nel giro di venti minuti entrarono poco meno di 4 mila persone che sembravano tutte sovraeccitate da questa serata.

Fortunatamente per le prime due ore non ebbi molto da fare perchè i ragazzi e le ragazze erano ancora freschi e preferivano godersi la musica in pista e provarci cristianamente con le ragazze senza farle ubriacare fino allo sfinimento.

No a parte gli scherzi. Sembrava una folla senza fine, la gente si buttava sopra al mio bancone allungandosi più di quanto fosse lecito per darmi i soldi e farsi servire per prima. Cercavo di essere più rapida possibile a servire i bicchieri, facendo attenzione che nessuno dei presenti si accaparrasse qualcosa senza pagare.
Sembrava che quella sera tutti avessero voglia di bere persino le pozzanghere e le boccette di profumo, e scommetto che se al posto della vodka avessi buttato del piscio di gatto in qualche drink nessuno se ne sarebbe accorto.

Era un totale inferno, sembravano dei piccioni affamati che si azzuffano su un minuscolo tozzo di pane spintonandosi tra di loro come se non ci fosse un domani.
Con la coda dell'occhio guardai verso Marco, il bodyguard, sperando che potesse venire a placare questa folla insaziabile, ma era troppo impegnato a tenere lontano le mani sudice di diversi ragazzi ubriachi da Sara e Britney.

Non so con quale superpotere, riuscì a superare indenne quelle due ore di fuoco, poi la situazione si calmò. Anche perchè molta gente, specialmente i dodicenni che erano entrati imbrogliando con falsi documenti i bodyguard, se ne era andata.

Cercai di risistemare i miei capelli, ormai indomabili a causa del caldo e del sudore; mi passai nuovamente il rossetto sulle labbra e mi rinfrescai con un po' d'acqua le guancie. Mi preparai poi un drink semplice ma delizioso da gustarmi cercando un po' di sollievo.

-"hey culo da favola" urlare dal bancone. Alzai gli occhi al cielo e mi voltai.

-"fammi un angelo azzurro e un sex on the beach. Per il sex on the beach raggiungimi dopo fuori".

Oh signore quanto possono essere patetiche queste battute.

Gli servii i suoi drink dileguandolo con un occhiataccia.

Poco dopo un altro gruppo di ragazzi, abbastanza allegri si avvicinò al mio bancone scrutanto attentamente quella parte di pelle che il mio vestito succinto metteva in mostra. Mi maledissi mentalmente per avere le tette che mi arrivavano in bocca e mezze chiappe di fuori. Sapevo di non avere un brutto fisico, ma ciò nonostante mi infastidiva molto essere guardata in quel modo.

-"dopo 10 secondi guardare diventa a pagamento"

Improvvisamente tre di loro alzarono lo sguardo verso i miei occhi; mentre gli altri due rimasero come imbambolati. Scossi la testa esasperata da questa sfacciataggine.

Mi dissero cosa volevano ordinare e mentre preparavo i bicchieri uno di loro, il più carino si rivolse a me con fare altezzoso.
-"hey mi hanno detto che le rosse a letto sono una favola. Sai dicono che rossa di capelli golosa di.."

-"aspetta" lo interruppi e mi abbassai sotto al bancone.

-"rossa, che stai facendo" mi chiese sporgendosi.

-"oh niente, stavo cercando la tua dignitá, ma a quanto pare non ne hai mai avuta una"
Gli altri ragazzi del gruppo scoppiarono a ridere mentre lui mi fissò deliberatamente offeso. Era un gran bel ragazzo, aveva gli occhi di un'azzurro intenso che contrastavano alla perfezione con il colore scuro dei suoi capelli.

Feci spallucce e gli lasciai un'occhiata provocante. Lui mi sorrise malizioso e poi se ne andò, non prima di avermi lanciato una pacca sulla chiappa sinistra.

Alle 5 del mattino, finalmente, Alessandro mi disse che potevo andarmene. Presi la mia roba, mi tolsi i tacchi e li presi in mano e mi affrettai verso l'uscita.

-"Finalmente" sentii una voce roca maschile dietro alle spalle.

Mi voltai, facendo il più grosso errore della mia vita. Il misterioso ragazzo mi improgionò contro al muro, con le mani ai lati della mia testa schiacciandomi con il suo corpo.

-"allora hai finito di far sbavare tutti muovendo quel tuo culetto a ritmo di musica?"

-"non so di che cosa tu stia parlando" dissi beffarda.

-"approfitti della tua posizione protetta dietro a quel bancone per sfoggiare tutte le tue doti senza accontentare nessuno" ridacchiò accanto al mio orecchio.

-"ho capito chi sei, sei il ragazzo senza dignitá di prima" cercai di spingerlo via.

Lui rise più sonoramente al mio mancato tentativo di allontanarlo, e fece ancora più forte la pressione su di me. Appoggiò i fianchi sul mio addome iniziando strofinarsi, facendomi sentire il crescente rigonfiamento del cavallo dei suoi pantaloni.

-"hey senti; stavo solo scherzando prima. Se vuoi ritiro tutto e amici come prima eh? Ti va?" Mi stupii di avere ancora una voce decisa, nonostante stessi tremando dentro.

-"non è questo quello che voglio rossa"
Iniziò a mordicchiarmi il lobo dell'orecchio e a lasciarmi una scia di umidi baci fino alle mie labbra; nel frattempo con una mano mi aveva alzato la gamba e l'aveva posta attorno alla sua vita.
Cercai di voltare di scatto lo sguardo, per non essere baciata opponendo forza ad ogni suo tentativo di toccarmi.

-"Fidati di me, ti farò stare bene Meredith."
Ringhiò il mio nome.

-"come fai a sapere il mio nome?" Chiesi interrogativa mentre lui proseguiva il suo assalto alla base del mio collo, stimolando il mio sistema ormonale che evidentemente viveva di vita propria.

-"io so tutto di te." A quel punto si fiondò sulle mie labbra stringendo con una mano il mio gluteo.
Mi lasciai sfuggire un gemito, maledicendomi per averlo fatto.

Il moro senza dignitá si incoraggiò a quel suono, e mi prese totalmente in braccio mentre io ormai impotente mi lasciai trasportare dal suo sensuale assalto.

Finita una giornata di scuola terribile ho deciso di aggiornare per alloetare gli animi di quelli che hanno avuto giornate come me. Non ho nulla da dirvi se non che vi ringrazio per le gioie che mi date ogni volta che vedo una notifica sul mio telefono.

Lasciate qualche commento o voticino e niente, ciao tesori ❤

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