Capitolo ventiquattro
(Ryan)
Erano finite finalmente le vacanze, ero abbastanza felice di tornare a scuola poiché avevo passato un periodo un po' faticoso. Mio nonno stava spesso male, non volevo mai lasciarlo solo, avevo smesso di allenarmi con la vela e non mi ero trovato con nessun amico o amica. Ora stava molto meglio, per fortuna, altrimenti non saprei come avrei fatto con la scuola, non potevo permettermi di andare male, volevo assolutamente vincere la borsa di studio. Ne avevo parlato più e più volte con mio nonno di questo mio sogno e lui era pronto a sostenermi in qualsiasi modo ed era fermamente convinto che se fossi partito si sarebbe fatto trasferire in una casa anziani, per quanto la cosa lo rendesse un po' triste. Visto che ora ero ancora qui voleva continuare a vivere con me e starmi vicino in ogni momento e per qualsiasi cosa. Gli dispiaceva lasciare solo un ragazzo di diciannove anni, d'altronde avevo perso anche i genitori da piccolo. Mio nonno era la mia famiglia. Anche a me sarebbe dispiaciuto abbandonarlo e inseguire il mio sogno, ma entrambi eravamo consapevoli che per quanto gli fossi grato non volevo legare la mia vita in questo posto senza poter fare quello che veramente amavo.
Mentre camminavo sul piazzale scolastico il mio pensiero si spostò su Rachel, non la vedevo da Capodanno, mi aveva scritto ogni tanto, ma avevo sempre dovuto declinare ogni suo invito per uscire. Mi sentivo un po' in colpa, ma avevo le mie ragioni. Perciò decisi di passare dagli armadietti con la speranza di incontrarla e di invitarla per un caffè dopo scuola. La fortuna doveva proprio essere dalla mia parte perché, come avevo sperato, Rachel si trovava lì a riempire la sua borsa di libri e quaderni e deporre la borsa dello sport.
"Ciao Rachel, come stai? Mi spiace di essere stato così impegnato durante le vacanze" si spaventò leggermente, perché non mi aveva visto arrivare.
"Oh, non ti preoccupare, come sta tuo nonno? Meglio? Comunque, sto bene, grazie. Tu?"
"Bene anch'io. Sì, sta molto meglio".
"Meno male, sono contenta" disse sorridendo.
"Senti, non è che ti va di bere un caffè in uno di questi giorni? Sai, recuperare un po' il tempo perso..." le dissi avvicinandomi a lei e bloccandola alla parete tra le mie braccia. Avevo una voglia pazza di prenderla e baciarla, mi era mancata, in tutti i sensi, come amica soprattutto, ma avevo anche tanta voglia di provare nuove esperienze con lei.
"Mi farebbe molto piacere" rispose senza esitare, non sembrava impaurita del fatto di essere bloccata da me.
"Mi sei mancata" le dissi spostando le mie braccia dalla parete a lei, abbracciandola sinceramente.
"Anche tu" rispose, ricambiando il mio abbraccio. Nessuno aveva l'aria di volersi staccare. Quell'abbraccio sembrò lunghissimo.
"Sai, ho una voglia matta di baciarti" le dissi nell'orecchio.
"Perché non lo fai?" mi rispose a bassa voce, mentre mi guardava fissa negli occhi allontanandomi dall'abbraccio.
Non aspettai un altro secondo e mi fiondai sulle su labbra, che si schiusero per me in un bacio animato e pieno di emozioni. Non era una cerbiatta spaventata, non era inesperta e non aveva paura. Aveva le idee bene in chiaro e non aveva paura a dirmi quello che voleva da me. Mi faceva proprio impazzire il fatto che fosse così sicura di sé.
Fummo interrotti dal campanello delle lezioni. Lei si stacco subito, fece un urletto e disse di essere in ritardo, risi. Le diedi un ultimo bacio a stampo e poi la vidi correre via per andare a lezione, mi urlò veloce che mi avrebbe fatto sapere che giorno andava bene per il caffè e anch'io con tanta fretta m'incamminai verso la mia aula.
(Flurin)
Entrambe le squadre, maschile e femminile, erano state chiamate in palestra per un annuncio dall'allenatore. Durante la stagione invernale non giocavamo più sul campo fuori, bensì in palestra. Le regole cambiavano un po' e, in generale, si sapeva che ogni giocatore di hockey preferiva giocare su prato anziché indoor, ma ormai eravamo rasseganti e sapevamo che ci sarebbe toccato giocarci per un paio di mesi. Avevamo già iniziato ad allenarci dentro a dicembre, i nostri allenamenti si erano tramutati in uno in sala fitness e due in palestra. L'allenatore ci aveva convocati per parlarci delle partite internazionali, che servivano anche a valutare chi sarebbe stato selezionato a giugno per i Campionati Europei.
"Ciao a tutti ragazze e ragazzi, quest'anno i campionati internazionali indoor si svolgeranno a Cardiff, andremo lì durante le vacanze di Carnevale, avremo diverse partite nell'arco di cinque giorni" iniziò a dirci l'allenatore "Come sapete posso portare solo al massimo dodici giocatori per squadra, rispetto ai diciotto che posso portare se giocassimo all'esterno, questo comporta che dovrò fare una selezione" a quelle parole le varie persone della squadra iniziarono a squadrarsi e a vociferare, tutti volevano poter andare, se sarebbero stati scelti sarebbero stati un passo più vicini a essere selezionati per il campionato di quest'estate. "Silenzio, per favore! So a cosa state pensando, so anche che giocare fuori o dentro cambia e che ognuno di voi ha qualità diverse, quindi questa selezione influenzerà sì un po' quella finale, ma neanche per forza".
"Come avverrà questa selezione?" chiese la capitana della squadra femminile.
"Come sapete si parte fra circa un mesetto, quindi osserverò ciascuno di voi a ogni allenamento, inoltre fra tre settimane faremo i soliti test fisici e una settimana prima della partenza annuncerò i giocatori e le giocatrici che potranno venire. I test fisici non peseranno né più né meno del lavoro personale che dovrete fare a ogni allenamento, sono semplicemente un ulteriore criterio di valutazione" rispose l'allenatore "Bene, detto questo la maschile può iniziare con l'allenamento e la femminile può andare".
Rachel aveva un odio represso per i confronti dell'indoor, nessuno sapeva bene il perché, forse lo sapeva solo Milo, ma non avevo mai osato chiedere il motivo. Ero più che certo che avrebbe riscontrato diversi problemi per le selezioni. Non era male a giocare, era super in forma, ma le mancava la testa. Di partenza aveva un atteggiamento sbagliato nei confronti del gioco e dell'allenamento in generale. Ero preoccupato per lei, sapevo che la pressione non l'avrebbe aiutata, ma sapevo anche che la questione potesse essere delicata e che quindi mettere il dito sulla piaga avrebbe solo peggiorato tutto. Le ragazze iniziarono ad alzarsi e ad andare via per lasciare libera la palestra per il nostro allenamento, loro si erano allenate prima di noi. Vidi Rachel allontanarsi, prendere con foga il suo bastone, il guanto e la borraccia, stappare quest'ultima con i denti, cosa che faceva unicamente quando era di malumore e camminare a passi pesanti verso lo spogliatoio. Mi avvicinai a Milo, lui mi scosse la testa.
"È meglio se vado io questa volta" mi disse mettendomi una mano sulla spalla per poi correrle dietro. Non lo biasimavo, aveva perfettamente ragione, pensai che in questa situazione sarebbe stato meglio far andare il suo migliore amico. Così mi avvicinai a Elias e iniziai a fare dei passaggi con lui.
(Rachel)
"Grazie per avermi riaccompagnata a casa" dissi a Ryan mentre scendevo dalla sua moto.
"Di nulla" rispose facendomi l'occhiolino, arrossii. "Posso contare su un altro caffè?"
"Senz'altro! Ci sentiamo allora, ciao".
"Ciao, buona serata".
Ero appena tornata dall'appuntamento con Ryan, ero ancora tutta su di giri. Inizialmente eravamo andati al bar come previsto, ma poi la situazione si era fatta più piccante. Aveva iniziato ad accarezzarmi le cosce e i nostri discorsi si erano fatti via via più piccanti e perversi. Così dopo aver pagato i nostri caffè mi propose di andare da lui, suo nonno non era in casa, era andato a giocare a carte alla casa anziani. Visto che Ryan non tornava mai a casa per pranzo venivano a prendere suo nonno alle undici per pranzo e poi passava lì il pomeriggio fino a sera, poi lo riportavano a casa sua. Almeno Ryan era più tranquillo quando aveva scuola e allo stesso tempo poteva avere un attimo per sé senza dover correre sempre dietro al nonno. Una volta in casa mi trascinò subito in camera sua e in men che non si dica iniziammo a baciarci, per poi svestirci, infilarci sotto alle coperte e impegnarci nei preliminari.
Da quando io e il mio ragazzo ci eravamo lasciati non avevo più avuto nulla con nessuno. Devo ammettere che un po' mi mancava e dovevo dire che con Ryan mi trovavo molto bene. Innanzitutto, era bravo, ma era anche sensibile, ascoltava il mio corpo, mi sapeva mettere a mio agio e non c'era tutta quella pressione che c'era nella mia vecchia relazione. Eravamo amici e così doveva restare. Non dovevo innamorarmi, poiché avrei sicuramente rovinato tutto e non era il caso, visto che per ora la cosa stava prendendo piede e stava andando anche molto bene.
*
"Ciao Milo! Entra pure" dissi al mio migliore amico abbracciandolo.
Avevo invitato Milo a casa mia perché prima che io smisi di suonare il pianoforte anche lui suonavo uno strumento musicale, il violino. Andavamo alla stessa scuola di musica fin da piccoli e avevamo anche fatto diversi saggi insieme. Io avevo abbondonato di suonare perché i miei genitori non riuscivano a permettersi di pagarmi anche le lezioni di musica, oltre alla tassa d'iscrizione del liceo sportivo, al materiale da hockey e le trasferte in generale. Milo smise anche lui di prendere lezioni, dicendo che se non avessi continuato avrebbe smesso per solidarietà. Cercai di convincerlo, ma senza alcun risultato. Poi quando smisi proprio di suonare il piano pure a casa, per farmi cambiare idea disse che allora anche lui non avrebbe mai più toccato il suo violino. Cercava in tutti i modi di farmi continuare, non voleva che mollassi tutto solo per dei sensi di colpa. Nessuno dei due toccò più il proprio strumento per tre anni. Io avevo ricominciato a suonare da qualche mese e pensai che anche per Milo fosse stato bello iniziare nuovamente e suonare di nuovo assieme, per questo motivo lo avevo invitato da me.
"Allora, prima di fare figure sono anni che non tocco il violino, quindi iniziamo da qualcosa di facile" disse. Sicuro all'inizio avrebbe avuto delle difficoltà, ma con un po' di allenamento avrebbe ripreso a suonare molto bene, in fondo era un bravissimo violinista, lui suonava molto meglio il suo strumento musicale che io il mio.
Iniziammo a suonare alcune delle canzoni più facili dei nostri saggi per via via passare a brani più difficili. Come avevo previsto Milo riprese in fretta la sua abilità nel suonare il violino e io ogni tanto facevo delle pause solo per assaporare quel dolce suono che riusciva a far emettere dal suo strumento.
Dopo diverse ore, decidemmo di fare una pausa, soprattutto per abbuffarci di biscotti, o almeno lui io cercavo di contenermi.
"Milo devo assolutamente raccontarti una cosa" dissi tra un biscotto e l'altro.
"Cosa?"
"Non sai cos'è successo qualche giorno fa".
"No! Cosa? Racconta tutto".
"Sono uscita con Ryan e poi mi ha portata a casa sua e niente puoi immaginare cosa sia successo".
"No, no, carissima... voglio tutti i dettagli ora" così raccontai per filo e per segno quello che successe tra di noi.
"Quindi tu e Ryan state assieme?" mi chiese un po' confuso.
"No, te l'ho già spiegato. Siamo amici e basta".
"Ma te ti sei innamorata di lui, non è vero?"
"No, non sono innamorata!"
"Allora perché continui a muoverti sulla sedia, a gesticolare come una pazza quando racconti tutto e a illuminarti ogni volta che senti il suo nome o lo vedi?" Prima di rispondere feci una breve pausa.
"Non sono innamorata e non te lo ripeterò più. Sai che non posso permettermi di esserlo".
"Puoi benissimo innamorarti, non è vietato come credi tu, sta a te pesare le cose e non distrarti o metterti delle priorità".
"Ce le ho già le mie priorità, lo sport" risposi sicura e fiera.
"Comunque prima di innamorarti di uno sconosciuto che ti piace solo perché è bello e bravo, che oltretutto ti spezzerà il cuore quando prenderà la borsa di studio e sparirà dall'altro lato del mondo... potresti interessarti delle persone che ti stanno vicine e cercare di capire i loro di sentimenti".
"Che cosa vorresti dire con questo?"
"Voglio dire che ci sono persone che ti stanno vicino da anni e che ci tengono molto a te, anche più che un'amicizia".
"Milo..." non riuscivo a capire, stava parlando di sé stesso? "Milo, scusami, non volevo ferire i tuoi sentimenti..."
"I miei sentimenti? Guarda che non sto parlando di me" rispose scoppiando in una fragorosa risata.
"Non ti sei innamorato di me? Potrebbe anche essere siamo migliori amici da sempre, ti ho un po' trascurato, magari stavi cercando di dirmelo ora, sembri geloso di Ryan".
"Non sono innamorato di te, non lo sono mai stato e non penso che m'innamorerò mai di te, senza offesa" rise di nuovo. Che cretino che era, ma strappò una risata pure a me. Adesso però mi aveva fatto venire mille dubbi, se non era lui chi poteva essere? Doveva essere qualcuno che conoscevamo entrambi, sicuramente un giocatore di hockey, e ce n'erano diversi... Solo che la mia mente si soffermava sempre e solo su un'unica persona, Flurin. Davvero poteva essere innamorato di me? Ora come mi sarei dovuta comportare? Forse avevo già ferito i suoi sentimenti, oppure lo avevo illuso di qualcosa, inoltre c'era tutta la storia con Ryan, che non volevo ancora far finire. Non sapevo nemmeno se potessi innamorarmi di Flurin, oltretutto potevo anche fissarmi sulla persona sbagliata e aver frainteso tutto. Non potevo nemmeno chiederglielo così direttamente. Ero finita proprio in un bel guaio.
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