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Capitolo sette

(Rachel)

Avevo appena finito allenamento e mi stavo dirigendo verso le docce quando sentii una voce chiamarmi.

"Ehi, Rachel!" mi girai, era Flurin.

"Ciao, cosa c'è?" chiesi sorpresa.

"Per l'allenamento... ti va ancora bene domani pomeriggio?" mi chiese un po' agitato.

"Sì, certo. Sempre alle quattro al campo?" risposi.

"Ecco... pensavo che potessi venire a casa mia. Tanto dobbiamo fare solo fisico,  e poi ho dei pesi a casa, e la barra per fare le trazioni..." era così carino quando era in imbarazzo. Anche se non capivo perché si facesse ancora tanti problemi.

"Va bene allora vengo da te. A domani" dissi rassicurante e sorridente.

"A domani" e andò ad allenarsi.

Andai a farmi la doccia e tornai a casa. Dopo cena finii i compiti che dovevo fare e andai a letto presto perché ero molto stanca, infatti mi addormentai subito.

*

"I don't care about my make-up, I like it better with my jeans all ripped up..." era la mia sveglia. La spensi e mi alzai dal letto. Mi preparai per andare a scuola e nella borsa infilai anche dei vestiti per fare sport e un asciugamano. Dopo scuola sarei andata a casa da Flurin per allenarmi e di conseguenza dovevo già prendere tutto il necessario. Uscii di casa salutando la mia famiglia e andai al liceo. Sul piazzale mi aspettavano Tamara e Milo e ci incamminammo insieme verso l'aula. Era una giornata abbastanza pesante con un mucchio di lezioni. La pausa pranzo ci voleva proprio per distrarsi da tutte quelle ore di intensa concentrazione.

"Ho sentito che vai da Flurin oggi" mi disse Milo spingendomi con il gomito.

"Sì, è vero mi ha chiesto di allenarci da lui" risposi tranquillamente. Non ero per nulla agitata. Era come andare da un qualsiasi amico in fondo.

"Direi che vi state affiatando" s'intromise Tami facendomi l'occhiolino.

"Stiamo diventando buoni amici. È bello potersi allenare con qualcuno che crede in quello che fai" ci credevo davvero. Flurin ultimamente c'era sempre per supportarmi nello sport. Mi faceva spesso complementi e mi sentivo motivata grazie a lui.

"Solo amici?" la domanda di Milo mi fece sentire come se avessi una spina del fianco.

"Sì, solo amici. Non posso? Non mi serve un ragazzo poi. Sto bene così. Ho voi" la domanda mi irritava. Non avevo bisogno di un ragazzo in questo momento stavo bene da sola. Ero troppo concentrata sullo sport per perdere tempo a cercarmi un fidanzato. Avevo i miei amici e mi bastavano di gran lunga. A loro potevo dire tutto erano anche meglio di un ragazzo.

La giornata di scuola finì con altre due intense ore in cui avevo delle materie scientifiche. Avevo proprio bisogno di liberare la mente facendo un po' di attività fisica. Salutai i miei amici e andai a casa di Flurin. Arrivata davanti a casa aprii il cancello del giardino frontale e lasciai la bici vicino alla recinzione. Andai a suonare il campanello. Flurin mi aprii la porta e mi fece entrare.

"Ciao, vieni pure dentro" mi disse.

"Grazie" risposi.

"Andiamo a lasciare le cose in camera mia" mi disse così io lo seguii per la casa, era molto carina, stava in una piccola casetta a due piani, la sua stanza era al piano di sopra e aveva un bagno suo.

"Puoi andare a cambiarti in bagno. Io mi cambio veloce qui" annuii e andai a mettermi i vestiti sportivi e a legarmi i capelli in una coda alta. Quando uscii lo vidi pronto e seduto sul letto ad aspettarmi. Scendemmo le scale e lo seguii fino a una stanzetta sottoterra. Mi disse di scegliere i pesi che volevo. Erano tutti appesi in fila per peso crescente. Doveva essere la sua piccola palestra dove si allenava di solito. Per due era un po' angusta perché c'era la panca che occupava diverso spazio e di fianco un tappetino da yoga dove faceva gli esercizi a terra. Così andammo nel giardino sul retro e iniziammo ad allenarci. Ci allenammo per un'ora intensa, ma riuscivamo comunque a ridere e a scherzare, forse era anche per questo motivo che un'ora ci sembrava più che sufficiente, avevamo esaurito il fiato parlando.

"Direi che è abbastanza per oggi" dissi appoggiando un peso da 10 kg al suolo, avevo appena finito l'ultima ripetizione di squat.

"Hai ragione" Flurin prese da bere e si sdraiò sul prato.

Di conseguenza presi anch'io la mia borraccia e mi sedetti accanto a lui. Iniziammo a parlare un po' di scuola, visto che non eravamo in classe assieme volevamo confrontarci su alcune cose.

Eravamo ancora lì sul prato quando tornò sua madre. Venne subito a salutarci e Flurin si tirò su per sedersi. La madre sembrava una donna molto gentile e aveva un sorriso così caloroso che ispirava subito simpatia.

"Direi che è ora di fare la doccia. Ti lascio la mia stanza io vado nell'altro bagno. Quando hai finito vieni pure a chiamarmi" mi disse e ci dirigemmo verso la doccia. Cercai di fare in fretta perché non volevo farlo aspettare troppo e né volevo essere troppo invadente in casa sua. Uscii dal bagno, iniziai a rivestirmi frettolosamente, tenni il turbante in testa ancora per un po' visto che i capelli erano ancora tutti bagnati. Nel frattempo notai che la sua camera era particolarmente ordinata e mi chiesi se fosse sempre così o se l'avesse messa perfettamente a posto solo perché c'ero io. Sentii bussare alla porta.

"Scusa Rachel, dovrei prendere dei vestiti. Prima mi sono dimenticato" mi disse e io gli aprii la porta. Aveva solo un asciugamano in vita, i capelli bagnati e ancora qualche goccia sul suo petto che non riuscì a non guardare. Bisognava dire che aveva proprio un bel fisico anche se c'era d'aspettarselo con tutto lo sport che faceva.

"Grazie, arrivo fra un minuto" prese dei vestiti dall'armadio e si rinchiuse in bagno. Nel frattempo decisi di darmi una sistemata al trucco e di togliermi l'asciugamano dai capelli per raccoglierli in uno chignon. Quando uscì mi guardò un po' perplesso poi dopo qualche secondo mi chiese titubante se avessi bisogno di un asciugacapelli, risposi che non era necessario.

Sentimmo la voce di sua madre chiamarlo, mi disse che sarebbe tornato tra poco e uscì dalla stanza. Aspettai in camera sua guardandomi intorno, sulla sua scrivania c'erano libri di scuola mentre alle pareti erano appuntate le sue vecchie maglie da hockey di quando era piccolo e le medaglie vinte. Mi piaceva l'idea di appendere le cose come aveva fatto lui. Poi posai lo sguardo su alcune foto in cui giocava a hockey, doveva aver stampato alcuni degli scatti di Pamela. C'erano anche foto dell'intera squadra e io le guardai curiosa.

"Eccomi, scusa" mi voltai di scatto e appoggiai velocemente il quadretto di nuovo sulla mensola.

"Non volevo spaventarti. Se vuoi puoi guardarle le foto" lo disse mentendosi una mano tra i capelli. Non voleva farlo notare, ma era decisamente imbarazzato.

"No, tranquillo. Ho già curiosato abbastanza" dissi abbassando lo sguardo e lui sorrise.

"Comunque mia madre mi ha chiesto se per caso vorresti restare a cena. Le piace molto conoscere i miei amici ed ecco non so se ti va..."

"Ehm... sì, d'accordo lascia solo che avverta i miei genitori" ora non ero più calma come prima. Rimanere a cena da lui? Volevo fare un piacere a sua madre in fondo sembrava tanto ospitale, quindi scrissi ai miei genitori per avvertirli.

"Okay, è a posto" dissi con un mezzo sorriso.

"Bene" rispose arrossendo. Pensai che anche lui voleva solo fare un piacere a sua madre e che questa situazione lo metteva a disagio.

(Flurin)

"Comunque la cena sarà pronta fra un'oretta" non sapevo cosa dirle, tutto questo si stava tramutando in un incubo! Ero nel panico non sapevo come comportarmi o cosa fare fino alla cena, per non parlare di quest'ultima, ma perché avevo accettato di accontentare mia madre? Decisi di proporle qualsiasi cosa che mi venisse in mente come giocare a carte, a scacchi, o parlare e basta. Fortunatamente mi fermò e le andò bene di chiacchierare tranquillamente. Il problema è che non sapevo di cosa... Rachel prese in mano le redini della discussione e propose degli argomenti su cui potevamo conversare. Mi sentivo così un imbecille ero sicuro che avesse capito il mio stato d'animo di crisi totale. Iniziammo quindi a parlare e capii ancora di più che ragazza fantastica fosse. Era così dolce e non mi faceva più pesare il fatto di essere timoroso nei suoi confronti, stavo lentamente capendo che con lei potevo essere me stesso e che la mia timidezza non sembrava più troppo un ostacolo per alcuni versi, ma era quasi un punto di forza perché sentivo come se lei cercasse di aiutarmi ad aprimi, a riuscire a parlare meglio con le persone che non conoscevo così bene e a essere più sicuro di me.

Mia madre ci chiamò per la cena e così andammo a tavola. Rachel stava seduta di fianco a me e mia madre durante la cena iniziò a farle alcune domande perché era una persona molto curiosa e molto eloquente. Ammiravo molto il suo saper parlare così scioltamente e non far sembrare tutto un interrogatorio, poi comunque anche Rachel era molto aperta e quindi rispondeva con tranquillità a tutte le domande. Sembravano andare molto d'accordo perché parlavano solo tra di loro mentre io ascoltavo e mangiavo in silenzio. Parevano conoscersi da anni, come se fossero amiche di vecchia data che dovevano aggiornarsi dopo tanto tempo. Effettivamente non sapevano nulla dell'altra e dovevano ancora del tutto conoscersi. Ero soddisfatto di come stava andando la cena adesso ero rilassato e mi potevo gustare il pasto senza problemi.

Finimmo la cena e per Rachel era ora di tornare a casa. La accompagnai in camera per prendere tutte le sue cose e poi la portai alla porta.

"Ciao, torna pure quando vuoi, sei sempre la benvenuta" le disse mia madre.

"Grazie mille e grazie ancora per la cena" rispose lei educatamente.

Ora toccava a me salutarla, mia madre si era già spostata verso il salotto e le ero grato per questo almeno mi sarei sentito più a mio agio.

"Allora ci vediamo a scuola, buona serata" le dissi.

"Buona serata e grazie per avermi invitata" mi rispose lasciandomi con un bacio sulla guancia. Mi stavo letteralmente sciogliendo, sentii una vampata di calore per tutto il corpo e le mie labbra si mossero automaticamente in un sorriso. Ero proprio cotto come una pera e ogni suo piccolo gesto mi faceva pensare a chissà cosa. Chiusi la porta dietro di lei e raggiunsi mia madre in salotto.

"È proprio una ragazza carina, così gentile ed educata" mi disse mia madre. Mi faceva alquanto sorridere come commento perché per lei erano tutte gentili ed educate le ragazze. Da piccolo quando a ogni mio compleanno invitavo anche delle ragazze a lei piacevano sempre. Forse era semplicemente perché le sarebbe tanto piaciuto avere anche un secondo figlio femmina, ma mio padre ne voleva solo uno a quei tempi e comunque avevano divorziato e più il tempo passava meno ci contavo di ricevere una sorellina o un fratellino. Rimasi ancora un po' lì con mia mamma, mi piaceva molto il nostro rapporto. Non dovevo sempre stare con lei o dirle tutto perché ormai ero grande e avevo anche i miei amici, ma comunque mi piaceva renderla partecipe della mia vita raccontandole quello che mi succedeva. Sapevo che non mi avrebbe giudicato e che avrei anche ricevuto qualche consiglio utile se ne avessi avuto bisogno. Oltretutto lavorava in ospedale e spesso era anche abbastanza stressante quindi anche a lei faceva bene quel momento di chiacchiere per sfogarsi o per staccare dal lavoro parlando di altri argomenti. Poi più tardi andai in camera per farmi i fatti miei, a preparare le cose per scuola e per controllare se non avevo dimenticato qualche compito o qualche interrogazione di inizio lezione.

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