Oneshot III
In una tranquilla giornata di primavera, una nuova akuma si stava preparando per oscurare l'anima di una persona…
Un incendio, che fortunatamente non aveva lasciato vittime né feriti, era stato appena spento, ma non tutti erano felici: uno dei pompieri che era accorso per spegnere le fiamme, infatti, sentiva un pesante macigno gravargli nel petto, consapevole che se nessuno era rimasto ferito, quel giorno, non era stato certo per merito suo.
Il giovane ragazzo era solo un apprendista, e quello era stata la prima emergenza a cui era accorso.
Purtroppo, appena aveva avvistato le fiamme, si era paralizzato, shoccato da quella vista, rallentando il piano che lui e i suoi compagni avevano creato per strada, e facendo rischiare la vita alla famiglia che viveva in quella casa.
Come se non bastasse, aveva deciso di rimediare entrando nell'abitazione per salvare le persone al suo interno, ignorando totalmente i precedenti avvertimenti dei suoi colleghi.
Così facendo aveva rischiato anche la sua stessa vita, costringendo uno dei pompieri a tirarlo fuori dalla struttura.
Fortunatamente la perdita di quei minuti preziosi non aveva avuto conseguenze, e, vedendo la reazione del più giovane, gli altri si erano affrettati a rassicurarlo e a tranquillizzarlo, ma nessuno era riuscito a scacciare il senso di colpa e la rabbia verso se stessi dal petto del ragazzo, che si era rivelato un'ottima vittima per una delle tante akuma di Papilon…
Adrien's POV
Ero da poco tornato a casa da scuola, e mi stavo rilassando sul divano, occhieggiando stancamente la TV, quando diedero la notizia della quotidiana akumizzazione.
Fissai con occhi sgranato quella gigante figura di fuoco occupata a incendiare qualcunque cosa le si parasse davanti.
-Qualcuno qui si è scaldato- commentò Plagg, addentando una fetta del suo formaggio preferito.
-Le freddure lasciale a Chat Noir- borbottai sbuffando leggermente -Plagg, trasformami!- esclamai, pronto a incontrare la mia coccinella troppo cresciuta preferita.
-Oh, andiamo…- si lamentò il kwami, venendi subito risucchiato dal mio miraculous.
In appena un secondo ero diventato il sarcastico e affascinante gatto nero che tutti amavano, e avevo iniziato a saltare da un tetto all'altro, diretto verso l'ennesima vittima di Papillon.
-Ehilà, gattino- mi salutò una voce che avrei potuto riconoscere tra mille, facendomi sorgere un sorriso spontaneo sulle labbra mentre la figura di Ladybug mi affiancava.
-Che fantastica coincidenza incontrarti qui, insettina- replicai continuando a correre e saltare.
-Ti ho già detto di non chiamarmi insettina- sbuffò infastidita, ma non potei fare a meno di notare l'ombra di un sorriso fare capolino sulle sue labbra piene.
-Ci penserò su, insettina…- ghignai divertito dallo strano verso esasperato che rilasciò.
Ci fermammo sulla terrazza di una casa, fissando con sguardo attento e studiando i movimenti di quella creatura infiammata.
-Ecco il piano- esordì Ladyvug dopo appena qualche secondo -io lo distrarrò, mentre tu ti avvicinerai da dietro alla creatura, salterai sul cappello da pompiere che ha in testa, preferibilmente non facendoti incenerire, e userai il tuo cataclisma per distruggerlo; l'akuma deve essere lì, non ha nient'altro addosso. Dopo di che io la catturerò. Questa volta credo che non ci sarà bisogno nemmeno di usare il mio Lucky Charm- pensò ad alta voce.
-Quale cappello?- aggrottai le sopracciglia, tornando a guardare il nostro avversario.
-È coperto dalle fiamme, ma se guardi con attenzione dovresti riuscire a scorgerlo- mi comunicò seria, stringendo la presa sul suo yo-yo.
Assottigliai lo sguardo, cercando di concentrarmi solo sulla testa del nemico nonostante i forti rumori che ci circondavano, ma alla fine riuscii a individuarlo.
-Di solito non sono io a occuparmi delle distrazioni?- tornai al suo piano, inarcando con aria confusa un sopracciglio.
-Questa volta cambieremo strategia- mi fece l'occhiolino, accompagnandolo con un sorriso rassicurante che mi convinse ben poco, e scese dalla terrazza su cui ci trovavamo con un poderoso balzo, iniziando a correre dritta incontro al mostro.
"Mi sta nascondendo qualcosa, ne sono certo…" pensai, ma decisi di fare come richiesto, avanzando silenziosamente alle spalle del mostro.
Esso, appena scorse Ladybug davanti a se, iniziò a sparare nella sua direzione numerose palle infuocate, ma ero sicuro che la mia lady le avrebbe schivate tutte, fino a quando una di loro non la colpì al fianco sinistro, facendola momentaneamente inginocchiare a terra dal dolore.
La vidi chiaramente mentre digrignava i denti e si rialzava in piedi, premendosi una mano sulla zona ferita, e tutto quello che potei fare fu urlare a gran voce il suo nome, sentendomi morire dentro.
-Chat, non fermarti, devi mettere in atto il nostro piano!- mi urlò in risposta, lanciandomi un occhiata severa che non accettava repliche.
Dopo un attimo di esitazione usai il mio bastone per arrivare sul capo della persona akumizzata, utilizzando il cataclisma per disintegrare il cappello che conteneva l'akuma.
La farfalla iniziò a volare via, ma Ladybug su abbastanza svelta da riuscire a catturarla e purificarla, facendo tornare tutto alla normalità.
Appena la vittima fu accompagnata da vari agenti altrove, come un fulmina schizzai verso la mia lady, fissando preoccupato le mani che premevano contro la sua ferita.
Delicatamente le scostai, rivelando una grossa area di pelle bruciata e sanguinante.
-Usa il lucky charm- dissi serio.
-Perché?- aggrottò confusamente le sopracciglia, leggermente affannata dal dolore.
-Fallo e basta- troncai la conversazione, e suo malgrado non potè fare altro che assecondare la mia richiesta, ritrovandosi tra le mani una strana pomata.
Sfilandola dalle sue mani la misi nella tasca del mio costume, quindi la presi in braccio a mo' di sposa e mi allontanai con vari balzi da eventuali sguardi indiscreti.
Mi fermai solo quando arrivammo sulla cima della torre Eiffel, sdraiandola con quanta più delicatezza possibile a terra.
Però lei, testarda come un mulo, insistè per mettersi a sedere, ma non potè rifiutare di lasciarmi applicare la crema sulla sua zona ferita.
La spalmai lentamente, e il forte odore di menta che mi venne alle narici mi confermò che dovesse bruciare molto, cosa che Ladybug si ostinava a non voler far trasparire sul suo volto tirato e fintamente calmo.
-Fatto- mormorai quando pensai che ne avessi applicata abbastanza, aiutandola a tirarsi in piedi.
-Grazie, Ch…- iniziò, ma non la lasciai finire.
-Perché lo hai fatto?- le chiesi con voce tremante dalla paura che avevo represso fino a quel momento.
-Sei preoccupato, vero?- sorrise dolcemente -beh, sappi che te lo meriti- incrociò le braccia al petto con fare fintamente stizzito, facendomi aggrottare le sopracciglia -ora sai come mi sento ogni volta che mi proteggi e ti ferisci al posto mio-
"Lo ha fatto per… proteggermi?" socchiusi leggermente le labbra, preso in contropiede.
-Comunque, un'altra vittoria a nostro favore- tornò a sorridere, allungando il pugno nella mia direzione -ben f…-
La interruppi slanciandomi verso di lei e abbracciandola con forza, assicurandomi tuttavia di non toccarle la ferita; il corpo scosso da leggeri singhiozzi.
Ladybug appoggiò il mento sulla mia spalla, prendendo a carezzare dolcemente i miei capelli biondi, riprendendosi velocemente dalla sorpresa che la mia azione le aveva procurato.
-Non farlo più… ti prego…- mormorai con gli occhi serrati e varie lacrime solcarmi le guance arrossate.
-Non posso promettertelo, Chaton… non esiterei a dare la vita per te…-
Il giorno seguente tutto sembrava essere tornato alla normalità, anche se la preoccupazione non cessava di attanagliarmi il cuore, nonostante le infinite rassicurazioni di Ladybug.
Mi preparai velocemente per andare a scuola, la mente fissa al giorno prima, quindi uscii di casa ed entrai in macchina, lasciando che la mia guardia del corpo mi accompagnasse a scuola.
Entrai in classe cercando di non far trasparire le mie vere emozioni, venendo accolto dal solito saluto di Nino, che mi invitò con un sorriso a sedermi accanto a lui.
-Che succede, fratello? Mi sembri strano- aggrottò la fronte dopo un po che chiacchieravamo.
-Non ho dormito abbastanza, tutto qui- sorrisi tirato, concedendogli una mezza verità, dato che quella notte non avevo realmente chiuso occhio, lo stomaco stretto in una dolorosa morsa di preoccupazione.
In quel momento entrò Alya, salutandoci come sempre, e fissando confusa il posto vuoto di Marinette.
-Oggi è più in ritardo del solito…- mormorò sedendosi.
La ragazza dai capelli corvini si presentò solo mezz'ora dopo, quando la lezione era già iniziata.
-Perdonami, avevo da fare…- porse un lieve sorriso di scuse ad Alya, dopo che la professoressa ebbe finito di rimproverarla per il ritardo.
Notai che mentre si muoveva la sua mascella si irrigidiva, e la mano scattava leggermente verso il fianco, anche se poi si accorgeva di ciò che stava facendo, e tornava a cercare di rilassarsi.
"Che le succede?"
La giornata scolastica finì solo qualche ora dopo, quando la campanella che segnò la fine dell'ultima lezione suonò.
Fuori dall'istituto tirava molto vento, infatti non mi sorpresi quando la mia camicia cominciò a svolazzare e ad alzarsi leggermente, vedendo che anche agli altri era toccata la stessa cosa.
Però, quando fu la maglia di Marinette ad alzarsi di appena due centimetri, non potei fare a meno di bloccarmi e sgranare gli occhi.
A quella vista il mio cervello fece inconsciamente due più due, arrivando ad una sola conclusione.
"È ferita sul fianco sinistro…"
In uno scatto veloce afferrai il polso della ragazza e cominciai a trascinarla all'interno della scuola, ottenendo dei suoi versi sorpresi e confusi in risposta, così come varie domande da parte di Nino e Alya, a cui risposi con un semplice "ci vediamo più tardi".
A passo svelto la condussi negli spogliatoi, sapendo che a quell'ora nessuno vi si trovasse all'interno.
Appena arrivati entrai e sbattei la porta alle mie spalle, facendo poggiare la schiena di Marinette contro di essa.
La ragazza mi guardò con il volto rosso come un peperone maturo e gli occhi sgranati, iniziando a balbettare parole a dir poco senza senso.
-I-io… c-c-che c'è?- farfugliò impacciata, ma non riuscì a proseguire oltre che le mie braccia scattarono autonomamente in avanti, circondandole la vita e tirandola a me.
La strinsi fino a far mancare il fiato ad entrambi, schiacciando il viso contro il suo collo pallido e liscio, sentendola iniziare a tremare leggermente da quella che più tardi dedussi fosse l'emozione.
-A-Adrien?- balbettò sull'orlo di una probabile crisi isterica.
-Ti ho trovata… finalmente ti ho trovata…- mormorai contro la sua pelle, causandole numerosi brividi che fecero ghignare lo Chat Noir che c'era in me; tirandola, se possibile, ancora di più contro il mio corpo, arrivando a farle schiacciare la guancia contro il mio petto muscoloso.
-C-cosa s-s-stai d-dicendo? C-cosa intendi?- poggiò le mani sui miei pettorali, allontanandosi quanto bastava per potermi guardare in faccia.
-Ti ho trovata… My Lady…- sussurrai di nuovo con gli occhi lucidi e il cuore che batteva all'impazzata, sporgendomi verso di lei e facendo congiungere le nostre labbra in un contatto che numerose volte era avvenuto, ma di cui non celavo alcuna memoria.
Feci durare quel bacio il più a lungo possibile, ma alla fine fui costretto a staccarmi per mancanza d'ossigeno, occupandomi quindi ad osservare dolcemente la mia principessa.
Aveva gli occhi luccicanti e le labbra rosee e leggermente gonfie dal bacio dischiuse, paralizzata come fosse stata una statua di marmo.
-C-Chat Noir?- mormorò con aria smarrita.
-Il solo ed unico- feci uno dei miei soliti inchini accompagnati da un ghigno giocoso, tornando ad incastrare i miei occhi con i suoi.
-Perfetto…- farfugliò -la persona che amo è anche l'altra persona che amo… perfetto…-
"Ha appena detto che mi ama?!" spalancai gli occhi all'inverosimile.
Proprio in quel momento fece l'unica cosa che non mi aspettai che facesse…
Svenne.
-Sapevo che la mia bellezza è sconvolgente, ma non pensavo che potesse far svenire la gente…- la afferrai al volo, ma appena finii di pronunciare la mia battuta, una mano a me molto familiare collise contro il retro della mia testa, anche se la persona che tecnicamente la comandava aveva perso i sensi.
-Si…- sorrisi, stringendola a me -è la mia lady…-
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