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Telefonata

"Non mi è mai veramentepiaciuta Jamila, sin dal primo giorno in cui è entrata nella nostra classe", mi confessò Malcom.
Io sorrisi facendo spallucce e risposi: "Sinceramente la trovo abbastanza simpatica, però devo dire che a volte ha degli atteggiamenti che mi mettono i brividi".
"Sì, infatti è vero, è quello che anche io ho notato, inoltre ha un odore personale che mi mette il nervoso addosso".
"Sa di spezie, vero? Comunque io avverto anche abbastanza l'odore di Malik sui suoi vestiti". Parlando di questi, mi venne un'illuminazione e mi battei la mano sulla fronte, dandomi della stupida: "Posso comunicare con lui in qualsiasi momento che voglio usando il pensiero, così come ho fatto con te quando eravamo nascosti tra le carrozze. Questo pomeriggio mi aveva preso un appuntamento con una donna del suo villaggio che è una sciamana e che conosce molte leggende. Io la volevo assolutamente incontrare per riuscire a capire che cosa sono destinata ad essere. Potrei provare a chiedergli di dire alla sciamana di raggiungerci qui, oppure di incontrarci comunque stamattina in un qualche luogo, così da poter parlarci subito. Potrebbe anche aiutare te, magari darti qualche consiglio per evitare che tu ti trasformi in un lupo ogni volta, riuscendo a controllare il tuo istinto".
Il ragazzo mi guardò con un'aria poco convinta e poi girò la testa a guardare la sua stanza rimasta scompigliata durante la nostra lotta: "Non lo so, ma tu la conosci questa qui?"
"No, però è assolutamente importante che le parli e devi venire anche tu, altrimenti la prossima volta, se ti trasformi in un lupo mentre sei in classe, potresti davvero interrompere qualche vita umana. La cosa peggiore è che non te ne ricorderai nemmeno, siccome sarà il lupo a farlo e non la persona a decidere di farlo".
"E va bene allora, prova a chiamare questa qui e vediamo che cosa ci dice", cedette lui.
Sorrisi contenta e con il pensiero volai fino a Malik, il quale mi rispose trasmettendomi tutta la sua frustrazione per il fatto che era un costretto a rimanere chiuso nella sua classe, almeno finché non si sarebbe risolta la situazione per la strada. Il preside aveva persino annullato l'intervallo di metà mattinata e intimato a tutti quanti di non uscire dall'aula per nessunissima ragione. Lungo la via continuavano a esserci i carabinieri e le loro auto facevano una barriera per bloccare il traffico. Quasi tutti gli studenti del Liceo Artistico erano ormai andati a casa e la scuola era stata chiusa. Io gli mandai i miei ricordi sulla lotta che avevo appena fatto con Malcolm in camera sua e di come lui non ricordasse mai che cosa faceva quello si trasformava. Gli domandai quindi di darmi il numero della sciamana per provare a contattarla il prima possibile. Lui acconsentì e, pochi secondi dopo, sul cellulare mi arrivò il suo messaggio con il numero che stavo aspettando. Lo composi immediatamente e avviai la telefonata.

Il telefono suonò a vuoto per cinque o sei volte e, a ogni squillo che faceva, la mia ansia aumentava, perché avevo paura che la donna non rispondesse, magari proprio per il fatto che era troppo impegnata per dare retta a me, però alla fine ella rispose e io andai nel panico. La sua voce dall'accento tipicamente francese, proprio come quello di Malik, mi domandò chi fossi. Io inizialmente balbettai qualcosa di insensato, presa dall'affanno per tutta la situazione che stavo vivendo, ma alla fine presi coraggio e riuscii a parlare più chiaramente:"Sono un'amica di Malik, quella che si trasforma in diversi animali", poi attesi la sua risposta. La donna mi parlò dolcemente: "Ciao Malia, Malik mi ha parlato molto di te. Dobbiamo vederci oggi pomeriggio, giusto?"

La sua conlloquialità mi trasmise un senso di calma interiore e riuscii a respirare meglio, così cominciai a dire come le cose erano improvvisamente precipitate: "Mi puoi raggiungere subito? Un mio compagno di classe oggi si è trasformato per la prima volta in un lupo e adesso sono a casa sua. Ogni volta che diventa un animale non ricorda più niente di quello che fa e ho paura che potrebbe fare sul serio del male a qualcuno, perché non sa controllarsi. Ti prego, dimmi che sei libera di venire qui il prima possibile". 

La donna esitò e nel sottofondo sentii che c'era del chiacchiericcio, probabilmente era per strada o a fare la spesa supermercato, ma alla fine acconsentì: "Dammi l'indirizzo, fra circa mezz'ora arrivo, tempo di finire una commissione che sto facendo".

Non ci potevo credere, mi aveva detto di sì! Sussultai dalla contentezza e rivolsi lo sguardo a  Malcolm, che stava ascoltando tutta la conversazione: "L'indirizzo?"

"Via Cagni, 57"

"Via Cagni, 57. Citofona a Giraudo".

"Va bene, a dopo".

La sciamana interruppe la telefonata e io, in preda alla contentezza, abbracciai il ragazzo. Solo poco dopo istanti mi accorsi di che cosa avevo fatto e ristabilii le distanze, ridacchiando imbarazzata. Lui mi guardò intenerito e si aggiustò meglio la T-shirt bianca sui pantaloni di tuta blu, quindi mi fece cenno di seguirlo in salotto: "Mi è venuta una gran fame, facciamo la colazione delle 11:00?"

"Assolutamente sì, ne ho proprio bisogno".

"Accomodati, accendi la TV se ti va".

Mi sedetti garbatamente sul divano e accesi il televisore, facendo distrattamente zapping, finché non capitai su un'edizione speciale del TG. Comodamente appoggiata su dei morbidissimi cuscini colorati, rimasi attonita nel vedere le immagini del secondo piano della nostra scuola pieno di macerie e strisciate di sangue.



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