SPECIALE 1000 STELLINE (Fuori Storia)
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Guardai Malcolm battendo ripetutamente le palpebre con stupore. La testa mi girava e pulsava tanto che non riuscivo a stare nemmeno seduta. Coricata su ciuffi d'erba e rametti secchi caduti dagli alberi, mi tenni la testa con entrambe le mani.
"Tesoro, non reggi per niente l'alcool", mi prese in giro lui.
"Mia madre ha sempre ragione, ho sbagliato a disobbedirle e ubriacarmi", mi lamentai, "Ho perfino mal di stomaco e mi brucia la gola".
"Forse perché hai mangiato tutte quelle pietre... e poi io te le ho fatte vomitare".
"Davvero? Ma tu ricordi tutto? Anche tu hai bevuto ieri sera".
"Sì ma evidentemente io l'alcool lo reggo molto meglio rispetto a te".
In quel momento lo odiai. Poi mi arresi a ogni tentativo di rivalsa e gli domandai spiegazioni.
"Va bene, raccontami che cosa ho fatto, per favore".
Lui si girò su un fianco per guardarmi meglio e mi prese una mano, accarezzandomela con gentilezza.
"Dopo che hai bevuto la vodka, hai cominciato a camminare tutta storta e a ridere come una scema. Ti sei messa a ballare con le ragazze del nostro gruppo, fino a che non si è avvicinato un tipo con i capelli a spazzola e i jeans strappati, che ti ha toccato il sedere. Tu ti sei girata e hai cominciato a baciarlo. A quel punto mi sono fatto largo nella folla per venire a fermarti, ma quando tu ti sei accorta che quel tizio non ero io, ti sono cresciute le zanne in bocca e gli artigli alle mani. Hai artigliato la faccia a quel povero ragazzo prima che riuscissi a portarti via".
"Che figura che ho fatto!"
"Che paura che ho provato io! A fatica ti ho portata in un angolo un po' nascosto e ti ho intrattenuta lì finché non sei tornata nella forma normale. Poi siamo usciti dalla discoteca appena in tempo prima che arrivasse l'ambulanza per portare via il tipo che avevi graffiato. Stava sdraiato su una barella con la faccia tutta medicata e un suo amico gridava che una certa stronza lo aveva sfregiato con le sue unghie lunghe, sicuramente rifatte. Non hanno capito che in realtà ti stavi trasformando, grazie al cielo".
"E come sta adesso?" Mi allarmai.
"Non ne ho idea. Comunque era vigile. Ubriaco e forse drogato, ma vigile".
"Meno male. Cosa è successo dopo?"
"Siamo stati nascosti nel parcheggio per evitare di essere riconosciuti. Quando l'ambulanza è partita per portare il ragazzo al pronto soccorso, noi siamo tornati dentro il locale. I miei amici pensavano che ci fossimo nascosti per fare l'amore. Che imbarazzo".
Mi misi a ridere per la faccia che fece nel raccontarmi tutto questo.
"Poi abbiamo ballato per forse un'ora o poco più, bevendo un altro drink (ma questa volta il tuo era analcolico) e alla fine abbiamo deciso di andare a casa".
"Tutto qui?"
Mi sorpresi nel restare delusa per la conclusione del racconto.
"No, per noi due la serata continuò senza di loro".
"Allora prosegui".
Ormai ero super curiosa di sapere che altro avevo combinato.
"I miei amici ci hanno portato fino a casa tua. Io volevo portarti dentro perché eri completamente cotta, ma tu hai avuto un impulso rivoluzionario e ti sei trasformata in un falco e hai cominciato a volare verso le montagne. Ho dovuto fare una bella faticaccia per starti dietro! Volavi tutta storta, tanto eri ubriaca e stanca, non sei nemmeno riuscita a evitare un grosso abete e ci hai sbattuto contro, precipitando al suolo. Mi sono preso uno spavento! Avevi tutta la fronte sanguinante".
Mi toccai in fronte ma non trovai nulla: il mio corpo era già guarito dalle ferite, anche se le tempie mi pulsavano dolorosamente.
"Ti giuro che non mi sono mai preso uno spavento così grande. Non devi più bere alcolici, mai più", continuò a dire Malcolm, sconvolto.
"E come mai ho mangiato delle pietre?" Lo incalzai.
Mi diede un'occhiataccia di sbueco e mi chiese: "Lo vuoi proprio sapere?"
"Sì".
"Va bene, se proprio vuoi..."
***CONTINUA NEL PROSSIMO SPECIALE***
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