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Rivelazione

"Cioè, fammi capire, ti sei trasformato in lupo da appena sette ore e già vuoi arrogarti il comando? Non sai neanche reggerti sulle zampe e non c'è neppure un branco da comandare".
"Sì, forse hai ragione, ma magari un giorno potrebbe succedere", fece spallucce lui.
"Aspetta e spera", ironizzai io prendendolo un po' in giro, "Per tutta la vita non ho trovato neanche mezzo mutaforma e adesso tu pensi che in futuro ci sarà addirittura un branco?"
Lui fece cenno di sì con la testa: "Hai sentito la sciamana, ha detto che è normale trasformarsi nel periodo dell'adolescenza e Pinerolo è piena di adolescenti, quindi non si sa mai".
Scossi la testa incredula: "Anche quando ero piccola Pinerolo era pieno di adolescenti, però nessuno di loro si è mai trasformato. Probabilmente resteremo solo io, te e Malik per tutta la vita. Già è strano che ti sei trasformato tu, figurati altre persone".
"Strano è strano, però è anche molto bello. Guarda che addominali da paura mi sono spuntati", commentò lui alzandosi la maglietta e mostrandomi l'addome scolpito. Senza rendermi conto avevo già una mano sui suoi muscoli e sotto al palmo sentivo le perfette forme del suo corpo. Mi venne un brivido lungo la schiena per il piacere e nella mente cominciò a colorarsi qualche fantasia.
Lui mi sollevò il mento con un dito e sfiorò le mie labbra con l'altra mano, in una carezza.
"Mi fa impazzire il tuo odore. Farei di tutto per te, morirei per te".
La sua calda voce sussurrata mi fece sciogliere il cuore e tremare le ginocchia. Era la cosa più romantica che una persona mi avesse mai detto. Tuttavia non ero certa se stava parlando la persona o il lupo.
Aveva importanza?
Probabilmente no.
Dovevo smetterla di farmi troppi problemi in momenti cruciali come questo.

La porta fece rumore, qualcuno stava aprendo la serratura con le chiavi: era la madre di Malcolm, una signora di circa quarant'anni piuttosto bassa, con i capelli scuri portati in un caschetto corto e folto, l'aria stanca e le buste cariche di spesa che la incurvavano in avanti.

"Vieni qui, aiutami, che è pesante", disse al figlio senza neanche salutarlo.

Lui si alzò in fretta dal divano per prenderle la spesa dalle mani e portarla in cucina. Posò i sacchetti sul tavolo e cominciò  a rovistarci dentro, in cerca di chissà quali tesori.

"Buon pomeriggio, signora", mi presentai io, dopo essermi rassettata i capelli e aggiustata la felpa addosso. Le porsi la mano, sorridendole gentilmente.

"Ciao. Sei una compagna di Malcolm?" Mi domandò lei guardandomi stupita. Non si aspettava di avere ospiti in casa.

"Sì, sono Malia".
"Scusami per l'abbigliamento, ma sono appena tornata dal lavoro".

"Non importa, non si preoccupi".

"Malcolm, prepara la merenda anche per la signorina".

"Lo sto già facendo, mamma", rispose il ragazzo, indaffarato in cucina.

"Vieni, vieni, accomodati al tavolo, che adesso beviamo qualcosa di caldo. Ti piace il tè? Oppure un caffè è meglio?"

"Va bene il tè, grazie", rassicurai la signora mentre mi accomodavo in cucina.

Anche lei si prese una sedia, mentre suo figlio apparecchiava la tavola alla veloce, "Stavo pensando, l'altro giorno, al fatto che Malcolm non mi ha mai portato una ragazza a casa. I figli delle mie amiche lo fanno. Mi domandavo come mai non avesse un'amichetta da presentarmi".

"Mamma, siamo solo compagni di classe", si lamentò lui.

"Sì, ma sono contenta che finalmente porti qualcuno qui. Una bella ragazza poi", la donna mi sorrise con simpatia e sospettai che pensasse che fossi la fidanzata di suo figlio, "Io sono Teresa. Non mi ero ancora presentata. Cosa avete fatto di bello a scuola oggi?"
Io rimasi zitta,  Malcolm ci versò il tè nelle tazze lanciandomi di sbieco uno sguardo allarmato.
"Signora Teresa, dobbiamo dirle una cosa. Oggi a scuola è successo un fatto insolito. Probabilmente entro stasera le telefoneranno per dirle che le lezioni sono sospese per tutta la settimana", cominciai a parlare io, sperando di non allarmarla troppo. Lei invece ingrigì in volto.
"Insomma... sono state rotte delle finestre e il bidello è stato ferito da... un lupo... che... ecco, in realtà... era Malcolm", balbettai impacciata guardando la mia tazza di tè in cui stavo facendo girare il cucchiaino.
Il silenzio calò nella stanza e il ticchettio dell'orologio sembrava facesse un rumore colossale, amplificando la gravità di quegli attimi in cui noi tre eravamo così immobili da dimenticarci di respirare.
Teresa alla fine parlò: "Come sarebbe a dire che Malcolm era il lupo?" Poi verso il figlio, "Disgraziato, ti sei messo nei guai? Ti sei fatto allontanare dalla scuola, dopo tutti i sacrifici che io ogni giorno faccio per te, per farti studiare?"
"No, mamma non é così, non hai capito".
"E allora fammi capire che cosa hai combinato".
Presi la parola prima che degenerasse tutto quanto: "La situazione è difficile da spiegare e Malcolm non ne è responsabile".
Teresa mi trapassò da parte a parte con il suo sguardo furioso, ma non disse nulla, lasciandomi proseguire: "Non lo sa nessuno a parte i miei famigliari, ma,  da quando sono nata, io mi trasformo in un lupo. Oggi per la prima volta è successo a Malcolm. Non se ne è quasi reso conto, infatti ha gettsto scompiglio nella scuola. Io sono riuscita ad allontanarlo e nessuno sospetta che il lupo fosse lui, nemmeno si immagina che possano esistere degli uomini-lupo".
"Ma è un po' matta la tua amica?"
"No, mamma, sta dicendo la verità".
"Mi state facendo uno scherzo".
"No, mamma, ti giuro che è tutto vero".
"Forse è meglio che le fai vedere", sugerii.
"Adesso?"
"Sì".
Malcolm era scettico ma si tolse maglietta e pantaloni, restando in mutande.
"Che cosa fai, che prendi freddo? Che mi devi far vedere? Ti sei fatto male?"
Teresa continuava a non capire, ma suo figlio stava per mostrargli la realtà delle cose. Si allontanò di qualche passo e in pochi secondi il suo corpo si curvò e si trasformò in un lupo. La madre aveva gli occhi fuori dalle orbite dallo spavento. Strillò al limite delle sue corde vocali e infine svenne.


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