Mano nella mano
"Adesso basta".
Malik intervenne a spezzare quel momento di tensione. I suoi occhi felini brillavano nella notte come non mai.
"Non si può andare avanti così. Siamo un gruppo senza regole, in cui ognuno fa quello che gli pare senza badare alle conseguenze che ci mettono tutti in difficoltà".
"Hai ragione, anche io non ce la faccio più", ammisi con stanchezza.
Malcolm abbassò le orecchie e non disse nulla, Salvatore invece ringhiò tra sé e sé.
"Propongo di incontrarci a casa mia, domani pomeriggio, per parlare con la sciamana".
"Sì, mi farebbe piacere", affermai.
"Mi sembra una buona idea", accettò Malcolm.
"Non ho idea di chi sia, ma... se proprio devo...." boffonchiò Salvatore.
"Sì, devi", ringhiò l'alpha.
"Appianeremo un po' di cose, per lo meno. La sciamana è la guida spirituale del mio villaggio in Africa. È sopravvissuta nel viaggio fino a qui insieme a me e altre sei persone. Lei è una grande fonte di saggezza e conoscenza a riguardo dei mutaforma. Saprà aiutarci di sicuro", spiegò Malik al nuovo arrivato.
"Vedremo. Allora ci vediamo domani", rispose Salvatore rimettendosi sulle quattro zampe e incamminandosi da solo verso il bosco.
"Dove vai?" Domandò l' alpha.
"Voglio stare da solo. Mi faccio un breve giro e torno subito a casa. Voglio stare da solo", spiegò il lupo nero.
Lo lasciammo in pace e rimasimo in tre.
"Caccia alla lepre?" Propose Malik.
Era una buona idea, che ci tenne impegnati per più di un'ora. Una volta acchiappate le prese, ce le dividemmo da buoni fratelli e nel frattempo condivisimo ricordi e sensazioni recenti. Malik apprese della nostra uscita con finale romantico, noi appresimo della sua serata con Jamila e di come lei soffriva del fatto di non potersi trasformare a sua volta.
Mi dispiacque per lei, ma allo stesso tempo ero contenta di non averla tra le zampe.
Tornammo al luogo in cui avevamo lasciato i vestiti quando era già passata la mezzanotte. Malcolm si riprese pantaloni, camicia e scarpe per rivestirsi con calma, mentre io mi accucciai vicino a lui.
"Non ti rivesti?"
"Il mio vestito se l'è preso la corrente".
"Peccato, ti stava davvero bene addosso e mi piaceva sbirciare sotto alla gonna".
"Che scemo che sei", risi.
"É la verità. Così come è vero che un giorno ti farò mia".
Mi inorgoglii e lo guardai accigliata, rispondendogli: "Se ti lascerò fare una cosa del genere, sarà soltanto perché io per prima l'avrò scelto".
"Malia, ci leggiamo la mente a vicenda, so benissimo che tu vuoi avere rapporti con me sin dalla prima volta che mi sono trasformato. Perché devi fare così la preziosa".
Abbassai le orecchie, sconfitta, rispondendo: "Perché voglio che la prima volta sia speciale, in piena serenità e in un posto meraviglioso".
"Per esempio dove?"
"Stanno per fiorire i ciliegi selvatici, è una questione di pochi giorni. Quando saranno aperti, ti porterò a vederli in un angolo riparato della montagna. Diciamo agli altri due di lasciarci in pace e poi, se sarà il momento giusto, potrei decidere di concedermi a te".
Malcolm aveva gli occhi fuori dalle orbite solo al pensiero.Gli augurai la buona notte e mi trasformai in un falco, per poi volare dritta a casa.
Il mattino seguente ero a casa da sola e ne approfittai per finire i compiti e archiviare i libri in cartella. Al pomeriggio, siccome era una bella giornata, mi vestii con un paio di pantaloncini aderenti e una maglietta piena di colori vivaci, quindi uscii e passeggiai fino in centro città per comprarmi un gelato. Malik ci aveva detto che la sciamana ci avrebbe ricevuto alle quattro e io avevo ancora un po' di tempo per raggiungere casa sua.
Malcolm mi raggiunse poco dopo, mi diede un bacio a stampo sulle labbra e si comprò un gelato gusto nocciola, tiramisù e panna montata. Io invece avevo scelto la frutta.
Non nascondo che provai un certo imbarazzo nel passeggiare con lui mano nella mano, però mi sentivo anche felice e mi sembrava di camminare sulle nuvole.
Mentre andavamo a casa di Malik, ci fermammo davanti ad alcune vetrine di negozi di vestiti e lui ne indicò qualcuno che avrebbe potuto starmi bene addosso.
"Appena abbiamo un po' più di tempo, ti compro un abito nuovo".
"Lascia stare, quello che ho perso lo avevo pagato solo dieci euro a una bancarella al mercato. Stai tranquillo, domani che è sabato vado con mia mamma a fare la spesa e me ne compro un altro".
"No, ci tengo. Vi raggiungo al mercato, domani, va bene? L'abito che scegli te lo pago io".
Mi sentii arrossire le guance. Capii che voleva fare qualcosa per me come pegno d'amore. Era un gesto.carino, in fondo.
"Va bene", acconsentii infine.
Lui mi dette un altro bacio e poco dopo ripresimo a camminare per raggiungere la casa di Malik.
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