La nuova casa
Arrivammo puntuali davanti casa di Malik e poco dopo ci raggiunse Salvatore. Aveva un'aria devastata, come chi non riusciva a dormire perché aveva troppe preoccupazioni. Salimmo al secondo piano del condominio, che avrà avuto una quarantina d'anni a giudicare dallo stile della sua costruzione, per entrare nell'alloggio del nostro amico.
"Ben venuti nella nostra nuova casa. La cooperativa ci ha dato questo appartamento da pochi giorni. Stiamo lavorando molto per renderlo decente", ci disse Malik facendoci strada.
C'era un soggiorno proprio davanti all'ingresso e sulla parete nord stava la cucina. Le camere da letto erano solo due e, per far dormire otto persone, erano state messe delle brande pieghevoli. Ancora non erano stati trasferiti gli effetti personali di tutti e il salotto non era del tutto montato, però Jamila si stava impegnando a dipingere le pareti disegnando piuttosto fedelmente il suo villaggio natale, con tanto di fauna e flora che lo circondavano.
"È magnifico, sembra vero", dissi con molta ammirazione. In quelle pennellate vidi un lato che non conoscevo della ragazza. Prima pensavo che fosse un tantino snob, piena di gelosia nei confronti di Malik e che per via di questo fosse persino pericolosa; adesso vedevo la nostalgia che aveva del suo paese, della natura selvaggia a cui aveva detto addio, del sole cocente che nel nord Italia non c'era. Simili sentimenti e immagini le avevo viste anche nella mente e nel cuore di Malik.
"Grazie", mi rispose Jamila, posando i pennelli. Sembrava un po' sorpresa di vederci lì, però cercava di non darlo troppo a vedere.
"Mia figlia è molto brava con i colori. Già da piccola passava il suo tempo a disegnare. Una cosa positiva della nostra vita qui in Italia è che ho potuto farle fare una scuola adatta a lei", disse Falala uscendo dal bagno e sistemandosi i capelli. Ci sorrise, vedendoci lì, impalati come babbei, per poi riprendere a parlare: "Scusate l'attesa, mi stavo sistemando. Ho smesso di lavorare mezz'ora fa".
"Non fa niente, siamo appena arrivati", rispose Salvatore, usando un poco di quella cortesia che in quei giorni non gli avevo mai visto tirare fuori.
"Lei deve essere il nuovo arrivato. Suvvia, diamoci tutti del tu. Venite in cucina e mettetevi comodi. Scusate il disordine ma siamo in fase di trasloco".
La seguimmo nella cucina, che aveva le pareti dipinte di giallo e delle vecchie piastrelle a fiori in ceramica. Ci sedemmo attorno al tavolo di legno accomodandoci su delle sedie dalle sedute rivestite di corda e imbottite da cuscini con la stoffa gialla. Falala ci diede delle tazze e vi versò dentro una tisana dall'aroma piacevole e rilassante.
"Bevete. Io trovo che le tisane aiutino a creare armonia, quando si sta tutti riuniti a parlare. Malik mi ha raccontato del frutto delle vostre ricerche e anche dei problemi che avete avuto di recente".
Noi tutti annuimmo in silenzio mentre sorseggiavamo dalle nostre tazze. Quella donna, con il suo fascino africano, la sua voce calma e lenta, il suo modo di porsi a noi, in un certo senso ci incantava.
"Siete un gruppo nuovo e come tale dovete ancora conoscervi e affiatarvi. Discussioni e litigate sono comprensibili, ma col tempo dovete trovare un punto d'incontro".
"Abbiamo troppe divergenze attualmente", rispose Malcolm mentre di sbieco guardava Salvatore, il quale gli rispose con un sommesso ruggito.
"Adesso siamo qui apposta per parlarne", lo rassicurò Falala. Si sedette e incrociò le mani sul tavolo. Ci guardò uno per uno, mantenendo un sorriso pacifico sul volto, ma io sospettai che si stesse solo sforzando mantenersi calma. "Inizia tu, Malia. Dicci tutti i tuoi disagi".
Deglutii a vuoto, non aspettandomi quella richiesta. Pensai velocemente mentre tutti mi guardarono.
"Senza paura, vuota il sacco", mi incoraggiò lei.
"Va bene", presi coraggio, "Io sono una lupa sin dalla nascita e queste montagne sono il mio territorio. È tutta la vita che recito la parte del normale essere umano per non dare il sospetto a nessuno della mia reale natura, inoltre sono sempre stata attenta anche nei boschi, girovagando solo di notte e catturando prede selezionate usando il buon senso. Poi è arrivato Malik e ho dovuto ospitarlo nei miei boschi, ma lui almeno aveva lo stesso buon senso che avevo io. Malcolm ha invece gettato scompiglio a scuola, trasformandosi per la prima volta proprio lì ed è stato un miracolo se nessuno lo ha visto mentre mutava forma. Adesso è arrivato Salvatore, che ci ha creato problemi fuggendo dall'ospedale e litigando spesso con Malcolm. Quello che più mi dà fastidio è il fatto che nessuno si ricorda mai che io li sto ospitando nel mio territorio e non seguono molto bene le regole che ho loro dato. In questo modo ci scopriranno a breve e, tutti gli sforzi che ho fatto nella mia vita, verranno totalmente vanificati".
"Le tue regole sono troppo restrittive", intervenne Salvatore, "Sembra che hai paura di dimostrare quello che sei davvero".
"Certo che ho paura. Se scoprono che siamo dei mostri, potrebbero rinchiuderci in gabbia e farci diventare delle cavie da laboratorio. Non potremmo mai più vivere liberi, correre nei boschi e stare con i nostri cari".
Ciao carissimi, in questi giorni ho avuto molto da fare, ma non abbandono mai la scrittura.
Ricordatevi le stelline per piacere.
Vorrei segnalarvi anche le storie di my_love_is_Percy una mia carissima amica che ha la fantasia sfrenata come la mia.
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