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Il rituale

"Ma siamo sicuri che funzioni? Non è che questo bellimbusto ci vuole fregare tutti quanti?" Disse Salvatore rivolgendo un'occhiataccia ad Aaron.
Il mago alzò lo sguardo verso di lui con fare interrogativo, come a domandarsi che intenzioni avesse il mio compagno di branco.
"Stai tranquillo. Tutto a posto. Riesco a controllare la sua mente e a leggere se sta cercando di imbrogliarci, oppure se sta davvero provando a salvare Malcolm." Gli risposi con tutta la sicurezza che potevo avere quel momento.
Lui inarcò un sopracciglio, evidentemente troppo poco convinto da ciò che gli stavo dicendo. "Mi sembra strano, visto che io non riesco a penetrare nella sua mente."
"Dopo 300 anni che uso la magia, ho imparato molte cose. Una di queste è proprio quella di nascondere i miei pensieri a chi cerca di leggerli senza il mio permesso. Con Malia sono obbligato da un vincolo che lega l'Alfa al cucciolo, ma con te posso scegliere che cosa fare." Spiegò Aaron.
Salvatore non si dette per vinto e continuò a sospettare. Indicò con il pollice Otto, il quale se ne stava accucciato davanti al fuoco, intento a fare dell'altra pozione.
"E del bestione che cosa mi dici? Lui non è stato trasformato da Malcolm o Malia, quindi non fa parte del nostro branco. A quanto pare, risponde solo a te e ai tuoi comandi. Che cosa ci assicura che non ci colpisca proprio nel momento in cui siamo distratti, durante la guarigione del nostro amico?"
"In effetti su questo punto devo darti ragione." Dissi, intervenendo al posto del mago. "Vorrà dire che tu, Salvatore, lo terrai d'occhio, in modo che non cerchi di aggredirci. Malik, tu aiuterai me e Aaron a guarire Malcolm."
Messi tutti d'accordo, finalmente riuscii a dedicarmi al mio amato.
Io e Malik spalmammo l'intruglio di erbe e sangue sul torace di Malcom usando le nostre stesse mani. L'odore era pungente, particolare, per certi versi appetitoso. Sotto alle mie dita, sentivo la pelle del ragazzo farsi sempre più fredda e coriacea, come se lui stesse per morire da un momento all'altro. Non sapevo per quanto avrebbe resistito ancora, ma in cuor mio sperai di salvarlo in tempo.
"Abbiamo finito tutta la pozione." Disse Malik rendendo la ciotola al mago.
"Bene. Adesso che è pronta un'altra dose, gliela dobbiamo far bere. Ma dovete dargliela voi, mentre io pronuncio delle parole magiche. Devo solo trovare la mia bacchetta. Non so dove sia finita."
Salvatore, seduto a poca distanza da Otto, fece un sorriso malizioso e levò in alto la mano destra, impugnando la bacchetta.
"È questa, vero? L'ho ritrovata poco fa e ho pensato di tenermela."
"Tanto è inutile, perché non la sai usare."
"Ma almeno è lontana da te, che invece la sai usare."
"Se non me la dai, non potremo più salvare il vostro amico."
Ero stufa di questi battibecchi e così dissi, con un tono glaciale: "Dargliela, subito."
Salvatore sospirò, ancora intenzionato a tenersi la bacchetta, ma per fortuna il suo buon senso prevalse e lui rese la verga al suo proprietario.
"Se Nadia non mi avesse colpito con l'incantesimo che mi impedisce di trasformarmi per un giorno intero, ti avrei già sbranato." Ringhiò Aaron.
"Non vedo l'ora che sia domani." Rispose a tono Salvatore.
"Vogliamo concentrarci su Malcolm?" Domandai con esasperazione.
Cadde il silenzio, solo il crepitio della legna nel fuoco dava la percezione dello scorrere del tempo.
Malik aprì la bocca al ragazzo morente e io, con molta delicatezza, cominciai a dargli da bere la pozione.
Aaron agitò la bacchetta nell'aria e cominciò a parlare nella sua solita lingua misteriosa, fino a che una bolla di energia blu non ci avvolse, inglobando anche le piante e la terra attorno a noi.
Sentivo i miei capelli volare verso l'alto e il corpo diventare leggero. Cercai di non distrarmi e continuai a dare da bere al ragazzo. Aaron disse altre parole e la pozione brillò di luce rossa. Appena Malcolm bevve l'ultimo sorso, con uno scatto si mise seduto e spalancò la bocca, prendendo fiato a pieni polmoni, come se fosse rimasto in apnea.
Restai pietrificata per la sorpresa e per la paura di non sapere cosa stava accadendo e quindi non sapere come reagire.
Non ebbi il tempo di guardarlo negli occhi, che lui si girò di fianco e cominciò a vomitare un liquido nero e pastoso.
Andai nel panico.

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