Eredità Magica
Per tutta la vita mi ero interrogata sulla mia natura animalesca, così diversa da tutti gli esseri umani che conoscevo, poi era spuntato un damerino con l'accento straniero a svelarmi in pochi minuti che ero la discendente di chissà quali streghe o sacerdotesse e che grazie a loro avevo la magia che mi scorreva nelle vene e mi permetteva di fare tutto ciò che da sempre facevo. Mi sentivo sbalordita e non riuscivo a dire una sola parola.
Salvatore invece non aveva perso la sua aria da arrogante e superò questo shock emotivo dando un leggero calcio nelle costole di Aaron, procurandogli un po' di dolore, ma non così tanto da impedirgli di continuare a parlare.
"Non ci hai ancora detto come hai fatto a trovarci".
"Il sangue... c'era del sangue nel torrente... un mio collega vampiro lo ha fiutato e mi ha informato del fatto che non era umano ma di licantropo. Grazie a questo indizio sono arrivato fino a qui e vi ho trovati", disse boccheggiando il ragazzo.
Mi tornò in mente quando, qualche settimana addietro, Salvatore e Malcolm si erano affrontati dentro al torrente. Sicuramente era stato in quell'episodio che avevano sporcato l'acqua con il loro sangue. Non erano stati attenti, ma non potevo certo dar loro una vera colpa, perché nessuno di noi si era mai immaginato che esistessero dei Cacciatori.
Malcolm lesse i miei pensieri e mi guardò, come ad ammettere che era impotente di fronte a tutte queste rivelazioni. Anche Salvatore si era acquietato e i suoi occhi scintillavano nella notte mentre lo sguardo si spostava da uno all'altro, in attesa che accadesse qualcosa.
"Bene, se non avete più nulla da chiedermi, me ne vado", concluse Aaron, rimettendosi in piedi.
"Aspetta", dissi all'improvviso, balzando in piedi e sbarrandogli il passo, "Ho ancora delle cose da chiederti".
Lui mi guardò prevenuto e mormorò: "Coraggio".
"Quanti licantropi c'erano qui, prima che li ammazzasti? Ti ricordi i loro nomi e in che anno sono vissuti?"
"Ehi, ragazzina, mi stai facendo un terzo grado? Come mai ti interessa tanto?"
Salvatore e Malcolm si mossero all'unisono, agguantandolo uno per ogni braccio e scuotendolo minacciosamente.
"Ti conviene rispondere e non mancarle più di rispetto", ruggì l'alpha. Sentii un crescente desiderio di baciarlo, ma dovetti trattenermi con molta forza di volontà.
Aaron si spaventò abbastanza da non fare inutili discussioni e rispondere immediatamente: "Gli ultimi sono stati uccisi circa cento anni fa. Erano una decina e alcuni di loro avevano figliato, ma la loro prole non era soggetta alla mutazione magica, perciò le loro vite vennero risparmiate. Alcuni abitavano in Val Chisone, altri in Val Pellice".
"I loro cognomi, te li ricordi?" Incalzai io.
"Fammi pensare... uhmmm... sono passati troppi anni".
Malcolm lo strattonò ancora: "Muoviti a rispondere".
"Non lo ricordo davvero, lo giuro!"
Malcolm non era contento della risposta e decise di picchiarlo, aiutato da Salvatore, che tra i due era quello che più ci provava gusto. Aaron continuò a dire di non sapere la risposta e alla fine venne creduto e lasciato in pace.
"Tornerò e non sarò solo. Con la magia che vi ho fatto, conoscerò ogni posto in cui andrete e ogni persona con cui starete nelle prossime ventiquattro ore, quindi non vi conviene scappare", disse alla fine, tenendosi un fianco. Probabilmente aveva qualche costola messa male. Pensai che, tanto, con la sua bacchetta magica, poteva guarire in fretta.
"Quelli che dovranno scappare sarete tu e i tuoi amichetti", gli rise dietro Salvatore, mentre il ragazzo si dileguava.
"Vai, vai, a mai più rivederci", lo mandò a quel paese Malcolm.
Mi sentivo esausta e mi accorsi che ero ancora nuda. Mi rivestii insieme ai miei amici per ritornare in città sotto sembianze civili.
"Non farà del male alle nostre famiglie, vero?" mi preoccupai.
"Saremo noi a fare del male a lui, non dubitare di questo", mi rassicurò Malcolm.
Giunta davanti alla porta di casa, gli diedi un bacio, poi salutai Salvatore e me ne andai a dormire. Venni tormentata dagli incubi per tutta la notte.
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