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Amnesia

Le sirene dei carabinieri riecheggiavano per le vie, rinforzate da quella dell'ambulanza che aveva urgenza di raggiungere l'ospedale. Il cuore mi batteva forte e lo sentivo rimbombare nella gola e nelle orecchie. Dall'altra parte del muro doveva esserci Malcolm che mi attendeva e io non esitai a chiamarlo: "Malcolm, sei qui? Ho la tua cartella".

"Sì, sono qui. Tiramela", rispose lui.

Sentire la sua voce mi calmò e con un gesto del braccio gli lanciai lo zaino nero che gli apparteneva. 

"Sbrigati, stanno per arrivare da un momento all'altro".

"Tranquilla, sono veloce".

Ci sperai davvero e lui non deluse le mie aspettative: pochi istanti dopo me lo ritrovai in piedi sul muro con un sorriso smagliate , pronto a saltare giù per starmi accanto. Mi piacque da morire il suo sorriso, però non avevo tempo per perdermi in queste considerazioni, siccome stavamo vivendo un momento molto critico. Gli presi un polso e cominciai a camminare, ma mi resi conto che forse non dovevo trattarlo così e allora lasciai la prese. Lui mi camminò di fianco, guardandosi attorno un poco spaesato.

"Ho detto alla Bianciotto che mia nonna ci stava riportando a casa, quindi è meglio che rincasiamo il prima possibile. Dove abiti?"

"A due isolati da qui".

"Perfetto. Posso salire da te, così parliamo un po'?"

Malcolm mi guardò un attimo e  poi fece spallucce fingendo indifferenza: "Sì, certo. Anche perché non ci ho capito niente di cosa è accaduto".

"I tuoi sono in casa?"

"No, mia madre lavora fino alle 17 e mio padre vive con la sua nuova moglie e i loro figli".

"Meglio se non c'è nessuno, almeno parliamo in pace", conclusi.

Una parte di me era dispiaciuta del fatto che i suoi genitori si fossero divisi e che suo padre si era costruito una nuova famiglia, ma decisi di non toccare questo argomento così delicato con lui, in fondo non ci eravamo mai quasi parlati in classe e tra noi due c'era molta estraneità.

Mentre lo seguivo andando versa casa sua, risposi agli SMS che amici e compagni di scuola mi mandavano, rassicurandoli che stavo bene e sincerandomi della loro incolumità.

L'appartamento di Malcolm stava al primo piano di un condominio vecchio di almeno 40 anni, con le pareti tinte di bianco sporco e le scale lastricate di marmo. In casa sua c'era molta pulizia, ogni cosa era al suo posto e quasi mi venne paura di sporcare il pavimento con le scarpe perché arrivavo dal parco giochi.

Il ragazzo mi offrì del succo di frutta e poi mi fece vedere camera sua, una stanza a forma quadrata con il letto a una piazza e mezza, i mobili dipinti di nero, il computer in un angolo, un grosso armadio che occupava tutta la parete e la porta-finestra che dava accesso al balcone, il quale si affacciava sulla strada. C'era poca vista, ma almeno entrava molto la luce del giorno.

"Hai mai giocato con la PSP? Ho dei giochi davvero forti", tentò un approccio lui, mettendosi a sedere sul letto.

Io feci spallucce, posai il bicchiere sula scrivania  e mi sedetti sul bordo del suo giaciglio, impregnato dell'odore che aveva quando era solo un semplice umano, rispondendogli: "Non l'ho mai posseduta. però adesso parliamo di cosa è successo".

Il ragazzo cambiò faccia, facendosi serio e pronto ad ascoltare: "Va bene, dimmi tutto".

Rimasi compiaciuta del suo comportamento e rizzai un po' la schiena prima di dare fiato alla mia voce: "Ti ricordi cosa è successo a  scuola?"

Lui girò gli occhi pensandoci sopra e poi spiegò: "Stavo litigando con la Bianciotto e poi mi sono alzato e sono uscito dalla classe.  Il ricordo che ho dopo è quello in cui correvo nel parco e mi rifugiavo tra le carrozze dei treni".

"Hai un vuoto di memoria allora, ma in effetti eri così fuori di te che ho dovuto costringerti a seguirmi con la forza, attaccandoti e combattendo con te".

"Mi spieghi cosa è successo e perché mi sono ritrovato ad avere la forma di un cane?"

"Non lo so esattamente, perché io ero in classe e non ho assistito alla tua trasformazione, però sei diventato un lupo, con gli occhi rossi, le zanne e tutto il resto. Hai cominciato a rompere i vetri delle finestre del corridoio, hai devastato molte porte delle aule, hai rotto delle sedie che alcuni ti hanno lanciato addosso e ti sei quasi mangiato il bidello", spiegai, cercando di riassumere efficacemente.

"Ma chi, non mi dirai che ho fatto del male a Salvatore?"

"Eh sì, proprio a lui".

Malcolm si mise le mani in faccia, "Nooooo".

"Tranquillo, è vivo. Lo hanno portato all'ospedale".

"Speriamo che se la cavi con poco".

"Sì, poveretto. Ha avuto il coraggio di provare a difendere la scuola cercando di affrontarti. Quell'uomo è degno di stima".

Il ragazzo annuì in un momento di profonda considerazione e poi ritornò sull'argomento principale, domandandomi: "Ma tu come mai sai trasformati in diversi animali?"

Sospirai, sapendo che sarebbe stata lunga spiegargli tutto, ma con pazienza gli narrai del potere che avevo sin dalla nascita e come con la crescita lo abbia sviluppato. 

"Tutta la mia vita l'ho basata sul fatto di non farmi mai scoprire, per poter vivere una vita normale, poi sei arrivato tu e in pochi minuti hai rovinato tutto", conclusi sarcastica.

"Ma perché, invece, non ti metti in mostra? Fossi stato al tuo posto, avrei fatto vedere a tutti quanto sono superiore a loro. Oppure sarei diventato una specie di super eroe".

Mi schiarii la gola, imbarazzata, cercando di frenare il suo entusiasmo: "Non funziona così. Tanto per cominciare la gente avrebbe del fatto che posso trasformarmi in pericolose bestie e mi eviterebbe il più possibile, forse non potrei nemmeno andare a scuola, inoltre medici e scienziati mi vorrebbe studiare, facendomi diventare una cavia. Potrebbe anche succedere che mi mettano in prigione o in un luogo di massima sicurezza, ritenendomi pericolosa e non idonea a stare in mezzo all'altra gente. Ti rendi conto di che razza di vita da incubo sarebbe?"

Lui ci pensò sopra, dimostrando di non aver pensato a tutte queste eventualità.

Proseguii: "Hai fatto un grande caos a scuola. Se per caso scoprono che sei tu il colpevole, finirai in gabbia. Devi imparare a controllarti. Nessuno crede che nella realtà una persona sappia trasformarsi in un lupo, però se tu ti arrabbi e muti la tua forma davanti a tutti, la tua vita sarà finita. Cercherò di insegnarti tutto quello che posso, va bene?"

Malcolm annuì, ma notai che,mentre pronunciavo le ultime parole, il suo sguardo si era abbassato sul mio petto, infatti mi chiese: "Mi fai vedere di nuovo il tuo seno?"




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