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Capitolo 3

Adeline's pov

Un giorno ci siamo, il giorno dopo no. Ecco qual è la cosa che mi terrorizza più di tutte.

Mai avrei immaginato un finale del genere: ho sempre avuto molta stima e fiducia nella medicina e il fatto di ieri mi ha lasciata senza parole.

Solo lacrime, da quel momento a questa parte.

Sono consapevole che piangersi addosso non è la soluzione migliore ai problemi, ma non sono forte abbastanza.

Non ho nessuno al mio fianco che possa farmi da colonna portante.

Per come sono fatta, preferisco trascorrere il resto della mia vita chiusa in casa, avendo perso la persona più importante della mia vita, però so bene che mia madre non vorrebbe questo per me.

Mi ha sempre spronato a dare il meglio di me, farmi valere e dimostrarmi per quella che sono.

Proprio per questo motivo, non ho abbandonato la scuola.

Ametto che probabilmente avrei potuto aspettare qualche giorno, così da potermi riprendere al cento per cento, ma non ho alcun secondo da perdere: sono sola e le spese sono comunque tante.

<<Signorina Marney, può finire di leggere il paragrafo a volte alta?>> il professore - dopo essersi accorto del fatto che non ho seguito per niente la sua lezione - mi riporta alla realtà.

Alzo gl'occhi al cielo e lo maledico mentalmente <<Non sto bene, potrei andare al bagno?>> domando scoccata, sorvolando la sua precedente richiesta <<È la quarta ora.>>

Spalanco la bocca e successivamente le braccia <<Okay, è urgente>> un mal di testa lancinante si sta facendo sentire improvvisamente, provocandomi parecchio dolore <<Vai... ma è la prima ed ultima volta.>> punta il dito verso la mia direzione, avvisandomi.

Arretro con la sedia e mi alzo all'istante, correndo fuori dall'aula sotto lo sguardo attento dei miei compagni di classe.

La vista lentamente comincia ad appannarsi, segno che sto per cedere.

Mi affretto più che posso per raggiungere il bagno femminile, ma una voce alle mie spalle richiama la mia attenzione.

<<Adeline, giusto?>> ruoto il capo - dopo aver passato una mano sugl'occhi, per ripulirmi le lacrime - , notando con grande sorpresa la presenza di Cameron <<Esatto>> mormoro.

Si avvicina ancora di più, tenendo lo sguardo rivolto verso il basso <<Hai smarrito la collana per caso?>> mi porge l'oggetto citato, nel quale è inciso il mio nome <<Umh, grazie>> mi mordo il labbro, cercando di trattenere le lacrime e non pensare che è stata proprio mia madre a farmi questo regalo circa un mese fa, in occasione del mio compleanno.

<<Mi dispiace tanto per la tua perdita... >> sussurra con voce roca, giocherellando con le dita delle sue mani <<Era proprio una brava donna>> conclude, rilasciano un sospiro pesante.

Annuisco ed intanto sento alcune lacrime amare iniziare a solcare il mio viso. Dunque, mi copro con entrambe le mani la faccia, nascondendomi - per quanto posso - dal ragazzo.

Improvvisamente sento due braccia cingermi le spalle ed un bacio caldo depositarsi sul mio capo.

Mi tiene stretta, mi sento quasi come se fossi in gabbia, ma nel modo più bello al mondo.

Il suo respiro è molto lento e tutto ciò che lo riguarda è calmante. Mi fa ondeggiare gentilmente nell'abbraccio e passa la mano lungo la mia schiena, tranquillizzandomi ulteriormente.

Per quanto riguarda me, sembro un'altra persona: solitamente con gli sconosciuti non sono abituata ad avere un atteggiamento simile... ma il contesto e la mia carenza di affetto nelle ultime ventiquattro ore mi spingono a far questo.

Le piccole gocce scendono imperterrite lungo i miei zigomi, finendo per bagnare leggermente anche il viso del ragazzo, posto sulla mia spalla.

<<Andrà tutto bene, vedrai>> commenta, passando le dita tra i miei capelli castani.

Appena sento di essermi liberata di un altro peso, cesso le lacrime e mi stacco lentamente dalla sua presa.

<<Grazie>> balbetto, con la voce ancora rotta dai singhiozzi <<Non mi ringraziare, non c'è bisogno>> mi mostra un sorriso.

Ciò che è appena avvenuto mi ha fatto ricredere rispetto allo scambio di battute avvenuto a casa del ragazzo posto di fronte a me... mai giudicare un libro dalla copertina.

...

<<Ho letto il volantino e sarei interessata al lavoro da cameriera... >> spiego al capo del ristorante, cercando di no risultare ansiosa <<Assumiamo solo personale maggiorenne>> risponde subito, prima di iniziare con le domande importanti.

<<Lo sono, infatti>> gli mostro la mia carta d'identità, dopo averla estratta dalla serie di foglie che mi sono portata dietro <<Oh, okay... >>

<<L'unica pecca è il fatto che frequento l'ultimo anno di scuola, perciò potrebbe capitare che dei giorni non potrò esserci>> ammetto, dovendo pensare a superare al meglio - per quanto mi sarà possibile - l'anno scolastico <<Mi dispiace, ma ho bisogno di personale attivo e disponibile in ogni momento.>>

Annuisco, non potendo fare altro <<D'accordo... arrivederci e buon lavoro>> mi congedo di fretta, dopo aver ricevuto l'ennesima riposta negativa.

Ho fatto il giro dell'intera città per un posto di lavoro, ma la riposta è sempre la stessa.

Sono parecchio demoralizzata in questo momento, speravo in un futuro migliore.

Sbuffo rumorosamente ed abbandono il locale, avviandomi verso la mia abitazione.

Infilo le cuffie alle orecchie e mi faccio cullare dalle dolci note della musica, lasciando questi miei problemi in secondo piano.

Improvvisamente un'auto scura lucida mi passa davanti e scorgo all'interno una donna sventolare la mano verso di me, per attirare la mia attenzione.

Sorrido non appena noto che è Marilyn, la madre di Cameron.

Sfilo le cuffiette e mi avvicino <<Sali in macchina, stavo proprio per venire a cercarti... >> propone, aprendomi lo sportello <<Dove andiamo?>> domando curiosa, non sapendo quali sono le sue intenzioni.

<<Stasera cenerai da me, non accetto un no come riposta>> dopo aver preso posto nella vettura, mi fermo e fissarla, ricordando le belle parole che mia madre spendeva di volta in volta nei suoi confronti <<Grazie mille, davvero>> sussurro.

<<Come stai?>> domanda, strofinando una mano sul mio ginocchio, come per darmi conforto <<Si va avanti>> balbetto flebilmente <<Non sai quanto mi dispiace, dico sul serio. Lei era parte della famiglia ormai, era diventata la mia confidente... perderla è stato un duro colpo anche per me, te lo assicuro.>>

Annuisco <<Mi aveva parlato del vostro rapporto di amicizia, se così di può definire... spero solo che stia in pace ora, si merita una tregua dopo una vita passata a soffrire.>> affermo decisa.

<<Per qualsiasi cosa, non esitare a venire da me. Sono a tua completa disposizione!>> esclama, sorridendo <<Ti ringrazio tanto, sei gentilissima... sto cercando lavoro per ora, quindi prossimamente diventerò molto più autonoma, ma apprezzo la tua disponibilità>> concludo, incrociando le braccia al petto.

<<Puoi venire a stare da me, non è un problema... davvero, pensaci>> valuta, alzando le spalle <<Non voglio disturbare fino a questo punto, in più ho una casa per adesso>> le ricordo <<Dovrò darmi da fare perché le bollette cominciano ad arrivare, penso però di potercela fare>> ammetto più a me stessa che a lei.

<<Ti stimo tanto, sai? Hai appena diciotto anni ma la tua forza e la tua tenacia ti rendono una donna molto più matura. In questo momento tua madre sarebbe fiera di te.>> dice e posso giurare di aver visto alcune lacrime nascere sui suoi occhi chiari.

<<Ed io lo sono altrettanto di lei, è stata e sarà sempre un esempio per me.>> mormoro dolcemente, stringendo la mano di Marilyn ancora avvolta attorno al mio ginocchio.

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