Capitolo 23
Adeline's pov
Sono dell'idea che alle sette della mattina il suono della sveglia sia il peggior nemico di tutti... ma sono anche convinta che il suono provato dal microonde una volta scaduto il tempo non sia da meno.
Mi affretto ad aprire la porticina dell'apparecchio elettronico, nel tentativo di mettere fine alla sua solita cantilena straziante.
Estraggo la tazza contenente il tè fumante. Afferro qualche fetta biscottata e mi dirigo verso la tavola, per poter spendere qualche minuto tranquilla durante la colazione.
Mi fermo a fissare il paesaggio fuori dalla finestra, soffermandomi sui dettagli più piccoli, mentre sorseggio poco a poco.
Delle volte preferirei la pioggia al caldo della California, infatti sono un'amante sfegatata delle serate piovose accompagnate da cioccolata calda sotto alle coperte e un bel film, come tocco finale.
Sorrido nel ripensare alle volte in cui le poche serate passate in questo modo con Cameron si sono trasformate in vere e proprie guerre con i cuscini.
L'ho già detto per oggi che mi manca?
Inspiro profondamente prima di rilasciare tutta l'aria per poter poi sorseggiare, finendo completamente la bevanda contenuta nella tazzina.
Dopo aver sistemato tutto dentro alla lavastoviglie, mi dirigo verso l'ufficio di Marylin, per salutarla.
<<Buongiorno! Sto per uscire>> informo, affacciandomi dalla porta <<Ciao cara! Vai pure, ma sii prudente alla guida... ti voglio bene.>>
Le sorrido, non riuscendo ad aggiungere altro.
Ogni mattina mi dice sempre le stesse parole da quando ho preso la patente: sii prudente e ti voglio bene.
Avrebbe voluto dire lo stesso anche a Cameron la famosa mattinata dell'incidente.
Deglutisco faticosamente e mi dirigo all'esterno.
Una volta entrata nella vettura ed aver sistemato la cintura, metto in moto l'auto.
Eccola qui, la solita scossa di adrenalina.
Ingrano la marcia ed esco dal viale, sfrecciando - sempre per modo di dire - verso la mia meta.
...
<<Nipotina, ben tornata! È da un sacco che non ci vediamo>> esclama contenta Roseline, la nonna di Cameron.
Mi si scalda il cuore ogni qualvolta mi chiama "nipotina"... mi è sempre mancato sentire questo termine negli anni scorsi.
I miei nonni materni se ne sono andati troppo presto, per come la penso io, avevo solo otto anni allora. Ha fatto male, devo dire la verità, ma sono sicura che ora si trovano in un posto migliore. Vegliano su di me insieme alla mia dolce mamma, di nuovo uniti come una famiglia.
Per quanto riguarda i miei nonni paterni posso dire davvero poco, considerando il fatto che non si sono mai fatti vivi. Non li sto colpevolizzando, attenzione, semplicemente io al loro posto avrei accettato la decisione del figlio, ma una nipote rimane sempre una nipote.
Scuoto la testa, eliminando questi pensieri e tornando alla realtà, mostrando alla dolce Roseline un sorriso smagliante.
<<Mi sei mancata un sacco anche tu, nonna!>>
<<E del tuo vecchio non dici nulla?>> ecco la voce roca e profondo di Mark rimbombare nelle stanza, strappando una risata sia a me che alla nonna.
<<Era sotto inteso! Non fare il geloso, sai che sei il mio preferito>> mormoro, facendo un occhiolino a mia nonna, la quale bisbiglia <<Ruffiana... >> poco prima dell'arrivo del nonno sull'uscio di casa.
Dopo esserci abbracciati per svariati secondi, mi invitano ad entrare in casa e ci accomodiamo nel salotto.
<<Allora Lyn, come va?>> domanda il nonno, prendo il telecomando per poter accedere, di conseguenza, la televisione <<Bene grazie, voi invece? Avete risolto il fantomatico problema con la lavatrice?>>
<<È stato un gioco da ragazzi, ho risolto tutto in quattro e quattr'otto... il tuo vecchio colpisce ancora>> risponde modestamente il nonno, beccandosi uno schiaffo leggero da parte della nonna.
Sorrido.
Spero un giorno di arrivare con il mio futuro marito alla loro età con lo stesso sentimento che li lega da più di cinquant'anni.
Mi guardo attorno, osservando ogni piccolo particolare della casetta in cui sono accolta, soffermandomi su una foto che ritrae Cameron da piccolo.
Scruto attentamente ogni particolare, come se fosse così tanto estraneo a me, e di colpo gli occhi mi si ricoprono di lacrime.
Sicuramente entrambi si saranno accorti del mio stato emotivo, infatti il nonno mi stringe subito la mano con la sua, mentre la nonna si avvicina, accarezzandomi la schiena dolcemente.
<<Ehi, non fare così... tutto tornerà come prima, Cameron ce la farà>> mormora Rosaline <<Si sveglierà e potrai raccontargli tutto quello che si è perso in questi giorni, settimane, anzi mesi. Devi solo avere un po' di fiducia in più. Crollare di fronte ad una sua immagine è normale, ma non ti disperare: tornerà, so che tornerà.>> conclude.
<<Il dottore dice che è stabile, ma non so quanto essere contenta per questa notizia... okay, non sta peggiorando ed è ovviamente una buona cosa, ma non è migliorato nell'ultima settimana. È sempre lì, fermo nel suo letto, bloccato da chissà forza maggiore in modo stabile.>> spiego.
<<Questa frase mi ricorda tanto i soliti discorsi che le professoresse rivolgono alle mamme durante i colloqui... "suo figlio ha una media stabile, ma so che può fare di più", già sentita vero? Sono fermamente convinta che lui in questo momento sta lottando con anima e corpo per svegliarsi e raggiungerti, ma non è così facile. Lasciagli il tempo di ricaricarsi le batterie e tornerà più forte di prima.>>
<<Quanto devo aspettare ancora? Questa è la vera domanda... >> balbetto tristemente, asciugandomi le guance arrossate <<Ci tieni tanto a lui, quindi sono sicura che lo aspetterai tutto il tempo necessario>> risponde il nonno questa voce, convinto.
Sorrido ad entrambi.
<<Non so cosa farei senza di voi.>>
...
<<Sono a casa!>> esclamo poco dopo aver messo piede all'interno dell'abitazione, chiudendo la porta alle mie spalle.
<<Marylin, ci sei?>>
Nessuna risposta.
Appoggio la borsa sull'apposito appendiabiti e mi dirigo verso la cucina, preparandomi il pranzo, dato che non ho potuto accettare l'invito a casa dei nonni - a causa di un messaggio da parte di Marylin, in cui mi chiedeva di tornare a casa per pranzo - .
Estraggo dalla credenza una padella, in modo da preparare una frittata con le zucchine, ma - nel momento in cui comincio a cercare quella adatta per la ricetta - un boato rimbomba nella stanza, facendomi saltare in aria dalla paura.
Mi giro sconvolta e spaventata, non credendo ai miei occhi.
<<E voi che ci fate qui? Ma soprattutto, da quanto tempo mi state aspettando?>>
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