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Capitolo 18

Adeline's pov

<<Non mi sento tanto bene, non è che potresti accompagnarmi a casa?>> domando gentilmente a Bryan, che riposa comodamente sulla poltrona del pub insieme alla sua ragazza Catherine.

<<Qualcosa di grave?>> chiede a sua volta il ragazzo <<Tranquillo, sto per entrare in quella famosa fase del mese e preferirei raggiungere il mio letto il prima possibile>> comunico, leggermente in imbarazzo.

<<Come ti capisco cara, andiamo subito>> Catherine si solleva in fretta dal divanetto e mi afferra il braccio, guidandomi verso l'esterno.

Una volta saliti in macchina, Bryan parte e raggiungiamo la meta stabilita nel giro di qualche minuto.

<<Scusatemi ancora se vi ho rovinato la serata, magari avevate intenzione di divertirvi ancora per un po'... >> balbetto con un filo di voce <<Figurati, non siamo fanatici delle feste... l'età si fa sentire>> ironizza Bryan, ridacchiando.

Mi limito a ridere ala sua battuta, proseguendo verso la porta.

Maneggio le chiavi di casa con difficoltà, dato che l'illuminazione manca, ed apro la porta nel giro di pochi secondi.

<<Noi abbiamo intenzione di dare un'occhiata alla televisione... ti unisci a noi?>> propone Catherine <<Grazie per la proposta, ma penso che sia meglio andare a dormire per quanto mi riguarda... notte ragazzi!>>

Mostro un sorriso compiaciuto ai due, che ricambiano subito dopo.

Mi avvio al piano superiore e noto con stupore che mio padre e la madre di Bryan sono già addormentati.

Loro sì che hanno capito tutto della vita, penso tra me e me.

Raggiungo la mia stanza e, dopo essermi cambiata e struccata, capisco che è giunto il momento della resa dei conti: la lettera.

Afferro la busta tra le mani e mi infilo sotto alle coperte, indecisa sul da farsi.

Rilascio un respiro profondo e scarto il pacchetto, estraendo la lettera.

La rigiro continuamente tra le mie mani, presa dall'ansia e dall'agitazione.

Non so cosa aspettarmi.

La voglia di scoprire cos'ha da dirmi supera il mio timore, perciò mi affretto ad aprirla una volta per tutte.

<<Cara Lin, sono sempre io. Questo è il terzo tentativo che faccio per cercare di scrivere una lettera sensata, sperando di riuscire ad esprimere a parole quello che sento dentro di me. Ce la devo fare, questa è la volta giusta. Non sono mai stato un ragazzo estroverso, soprattutto riguardo questi argomenti, perciò scusami se sembrerò impacciato.
Che ho fatto un casino, siamo d'accordo tutti e due, giusto? Non ne faccio una giusta. Ovviamente, quello che ti ho detto, non è quello che pensavo, ma - preso dalla rabbia - quelle sono state le uniche parole che sono riuscito a dire. Questo è un mio grandissimo difetto, ma ci sto lavorando.
Sei entrata a far parte della mia vita come un uragano pieno di emozioni e mai avrei pensato di potermi ridurre a fare tutto questo. Ne hai passate tante e sicuramente non hai bisogno che un idiota ti ferisca ancora una volta, marcando il tuo punto debole. Sono stato un vigliacco, lo ammetto. Avrei potuto farti cambiare idea semplicemente dicendoti che senza te nulla è lo stesso, che la mia vita sarebbe tornata ad essere monotona e grigia come sempre. Avrei potuto spiegarti quanto vali per me e quanto sei importante, nonostante ci conosciamo da poco. Credo nei colpi di fulmine, l'ho sempre fatto, ed oggi più che mai sono convinto che dal primo istante in cui i nostri occhi si sono incrociati sia successo tutto. Non servono parole per descrivere ciò che ci lega, ti basta sapere che non voglio più rinunciare alla possibilità di essere felice... non più. Ti aspetto per farti delle scuse... a braccia aperte, come dal primo giorno. Con affetto, Cameron.>>

Non appena finisco di leggere, appoggio la lettera sul mio petto e scoppio in un pianto liberatorio.

Mai prima d'ora avevo provato questa sensazione.

Non sono triste, nonostante le lacrime, bensì piango dalla gioia: penso di meritarmi l'opportunità di essere felice, o sbaglio?

Dopotutto, ne ho passate tante. E Cameron è l'unico che può aiutarmi a raggiungere il mio obiettivo.

Porto la testa sulle ginocchia mentre numerose lacrime solcano il mio viso caldo, leggermente arrossato.

<<É tutto vero, prova qualcosa per me... >> continuo a ripetere a bassa voce tra i singhiozzi, ancora incredula.

Passo le mani tra i capelli, tirando leggermente le punte tra le dita.

Rilascio qualche sospiro di sollievo e sollevo il capo: è ora di tornare a casa.

...

<<Mi prometti che tornerai a trovarmi?>> sussurra Bryan, stringendomi e cullandomi tra le sue braccia <<Appena posso, promesso... ah, quando vuoi ti aspetto da me!>> ribatto prima di lasciare un bacio sulla sua guancia.

<<Mi mancherai nanetta. Ci conosciamo da poco, ma già ti considero mia sorella>> commenta <<Lo stesso vale per me, fratellone>> dico flebilmente, sentendo gli occhi farsi sempre più lucidi.

Dopo un paio di secondi ci stacchiamo e mi avvio a salutare la madre di Bryan, Lexie.

<<Grazie di tutto, davvero>> la abbraccio dolcemente << Di nulla cara, vieni a trovarci ogni tanto... >>

Annuisco sorridente e, dopo essermi staccata, mi avvio verso mio padre.

<<Allora... già te ne vai, eh?>> pronuncia, con tono triste <<Questo, al momento, non è il posto in cui devo stare... >> sussurro imbarazzata <<Ma non ci perderemo di vista, non più.>>

Detto questo, mi aggrappo al suo collo, stringendolo calorosamente.

La cosa migliore che una persona può fare è perdonare ed è proprio quello che ho fatto con mio padre... in fondo, l'importante è che da questo momento in poi sarà presente per qualsiasi cosa.

<<A presto bimba>> mormora e dal suo tono di voce capisce che è sul punto di piangere <<A presto papà.>>

Lo saluto per l'ultima volta con un bacio sulla guancia prima di afferrare la mia valigia e dirigermi verso il treno, che aspetta i soliti ritardatari - tra cui me - per poi partire.

...

Afferro con forza la mia valigia, trascinandola all'estero del vagone, facendo attenzione a non sbattere contro nessuno.

Odio i mezzi pubblici, ma finché non avrò la patente andrà così.

Mi avvio rapidamente verso le scale mobili e, dopo una ventina di minuti a piedi, riesco a raggiungere finalmente la periferia.

Casa dolce casa, penso tra me e me.

Sposto il mio sguardo da una parte all'altra della strada, osservando con cura ogni particolare che mi circonda: non è cambiato proprio nulla, è sempre la California di sempre.

L'unico cambiamento sono io.

Cerco disperatamente all'interno delle tasche dei miei jeans a vita alta il cellulare e non appena raggiungo il mio obiettivo, seleziono il contatto che desidero.

Aspetto qualche attimo prima che la voce calma e rilassata di Cameron attiri la mia attenzione.

<<Adeline... >> sussurra flebilmente, com'è solito fare <<Tutto bene?>> continua, questa volta leggermente preoccupato.

<<Sono tornata>> affermo, sorvolando la sua domanda.

<<Tu cosa? Dove sei?>> chiede subito dopo e posso giurare di sentire un pizzico di ansia tra le sue parole <<Quasi a casa, manchi solo tu ora.>>

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