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Capitolo 14

Respira. Stai calma. Andrà tutto bene.
Supererai anche questa. Sarà una passeggiata... Verso l'inferno.

È il primo giorno di esami, oggi ho la prova scritta d'italiano. Dovrò solo rimanere concentrata e non farmi prendere dal panico.
Sono seduta al banco, mi trema la gamba. Mi guardo un po' in torno, noto che non sono l'unica agitata. Il silenzio è tombale, tutti aspettiamo il foglio con le tracce.

1- Tema d'attualità.
2- Pagina di diario.
3- Lettera ad un amico.

Avrei tanto da scrivere... Non so se scrivere la lettera al mio papà o scrivere una pagina di diario. Se scelgo di scrivere una pagina di diario rischio di scrivere cose troppo personali e farei uscire emozioni che dovrei provare solo io.

Caro papà,
fino a tre mesi fa non avrei mai pensato che la vita potesse prendere questa piega. Eppure eccoci qua, sto affrontando gli esami di terza media, che saranno anche una cavolata come dicono tutti, ma tu non ci sei. Sono qui a scriverti una lettera, anche se tu non sei solo un amico, sei il mio papà, il mio eroe, e lo sarai per sempre. Voglio dedicarti i miei esami, a te che mi hai sempre spronato ad andare avanti per la mia strada anche contro tutto il mondo. Hai sempre creduto in me e forse lo fai ancora da lassù. Avrei tanto da raccontarti, ma penso che tu sappia già cosa stia succedendo. Se solo fossi qui per darmi i tuoi consigli, per dirmi cosa devo fare, come mi devo comportare. A mamma manchi tanto, non passa un minuto senza pensarti, non ha più la forza di vivere ed è straziante vederla vivere come un vegetale in casa. Era una donna dinamica, sempre attiva e che aveva da ridire su ogni cosa che facessi, ora no, acconsente a tutto, perfino che fumi....

Ho scritto due pagine di lettera. Ho le lacrime agli occhi, forse non avrei dovuto, ma in dietro non si torna!
Consegno ed esco fuori, ho bisogno di aria fresca.
Mi siedo sul muretto in cortile, ancora sono usciti in pochi.
Accendo una sigaretta e cerco di rilassarmi.
«Dobbiamo parlare!»
Giro la testa, lentamente, molto lentamente.
«Non abbiamo nulla di cui dover parlare!»
È sempre così fottutamente bello...
«Ascoltami cazzo.»
«Ti ho già ascoltato abbastanza, non credi?!»
Mi alzo di scatto ma lui mi blocca da un braccio.
«Ha detto di lasciarla in pace, non hai sentito?»
Wow, Tom sta affrontando Jordan per me, è un ragazzo d'oro non merita una come Luky.
«Cosa vuoi tu?»
La voce di Jordan fa paura, sembra un cane che ringhia. Ha gli occhi spiritati, mi fa paura. Mi lascia il braccio e si avvicina a Tom.
«Devi lasciarla stare, non ti vuole. Basta!»
Tom mi da la mano e mi avvicina a sé, quasi per proteggermi da Jordan.
Sono incredula a quello che sta succedendo.
«Non mi vuole? Ma tu che cazzo ne sai eh? Lei è mia! Allontanati da lei, subito.»
Lo guardo in faccia, qualcuno si è impossessato del suo corpo, questo non è lui, non può essere. Tom è immobile, non ha intenzione di spostarsi da me, ha paura che  possa farmi del male, ma Jordan non lo farebbe mai... non volontariamente..credo.
«Ti ho detto di spostarti cazzo!»
Gli ha dato una spinta, lo sta strattonando. Faccio un passo in dietro.
«Marti vattene..»
Tom mi supplica di andarmene, ma sono pietrificata.
Sento il rumore delle nocche di Jordan scontrarsi con la mascella di Tom. Sangue.
«Ma che cazzo stai facendo... sparisci dalla mia vita.. sei un mostro!»
Con un filo di voce riesco a dirgli cosa provo, disgusto.
È in ginocchio davanti a me.
«Ho bisogno di te.»
Prendo Tom per mano e lo accompagno lontano da lui.
«Stai bene?»
Gli cola sangue dal labro ed è tutta colpa mia.
«Tranquilla è solo un graffio.»
Fa un sorriso per rassicurarmi.
«Scusa è colpa mia..»
«No, non è colpa tua se un pazzo mi tira un pugno. Devi allontanarti da lui o ti porterà a fondo con lui.»
E ha ragione.

Casa, dolce, casa.
«Com' è andata la prova d'italiano?»
Mamma aspetta una risposta con ansia.
«Bene, ho scritto una lettera. A papà.»
Il suo viso si rabbuia. È inutile non riesce a parlarne. Decido di cambiare argomento.
Domani ho la prova di matematica. Dovrò assolutamente copiare.

Sono passati due giorni. Ho finito le prove scritte, ora rimane solo l'orale.
Sono andate tutte bene per fortuna.
Ora qualche giorno di relax prima dell'ultimo sforzo.

Zhhh.
Forse è Rebecca.
No.
"Ho bisogno di parlarti, ti prego!"
Visualizzo.
Un'altro. Visualizzo. Altri 5 in mezz'ora. E continuo a visualizzarlo. Sta volta no. Ha esagerato. Non doveva permettersi di toccare Tom.
E poi i suoi occhi non mi parlavano, erano accecati dall'odio. Non ho tempo di pensare a lui, devo finire gli esami.

Tra poco è il mio turno. Mamma è affianco a me, fuori dall'aula degli orali. Mi trema la mano e mamma me la stringe più forte. Sono pronta, si.

«Martina Costa.»
Tocca a me. Respira ed entra. Mamma mi dà un bacio sulla guancia ed entro.
Non è stato così terribile come credevo. È durato quindici minuti. Quindi minuti di ansia e mostri nello stomaco, ma ora è finita. Wow ho finito davvero. Farò le superiori.
Esco dall'aula, mamma mi salta al collo e mi stringe forte, dice che sono stata bravissima, che esagerata. C'è qualcun' altro ad aspettarmi, e non è Rebecca, neanche Tom.
Mi sta stalkerando o cosa? La deve smettere.
Si avvicina. Lo fisso con aria distaccata e fredda. Mi abbraccia.
Forte. Così forte da non farmi respirare.
Chiudo gli occhi e cerco di dimenticare tutto quello che è successo fino ad ora per godermi il momento. Il sogno dura troppo poco, e sono costretta a riaprire gli occhi. Lo spingo subito via, lontano dal mio corpo, anche se l'attrazione è forte.
«Non potrai allontanarmi per sempre, lo sai anche tu.»
Lo odio. Cazzo se lo odio. Lo vorrei ammazzare. È così dispettoso, un bambino fa meno capricci di lui.
Mi devo rispettare, devo farlo. Stringo i pugni e dico a mamma di andarcene. Lui mi guarda e sorride, dio come è bello. Vorrei avere questa scena stampata in testa per l'eternità.

«Oggi per festeggiare ti porto a mangiare fuori, dove vuoi andare?»
È possibile che mia madre e Jordan parlino allo stesso modo? Mah.
È entusiasta e decido di non rovinarle il momento. Scelgo un ristorante dove cucinano solo pesce, lo adoro.
Ci sediamo al tavolo ed ordiniamo.
I piatti hanno un odore squisito, che bontà.
«Marti, volevo parlarti.»
Mettono sempre ansia queste parole.
«Avevo pensato che forse era una buona idea partire per l'estate e abbandonare un po' questa città!»
Ho una fitta allo stomaco. Non capisco perché... o forse lo capisco anche troppo bene. Solo all'idea di partire due mesi e andare chilometri lontano da qui, lontano da lui. Non vedere Jordan per così tanto tempo, sento il vuoto dentro.
Torno in me, devo partire, così lo scorderò del tutto. Staremo lontani e io non avrò il tempo di pensarlo e finalmente andrò avanti per la mia vita.
«Si mamma, hai proprio ragione, non potrà farci che bene partire e andare via da qui!»

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