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24. Questione di vita o di morte

 Zadok

Quel silenzio fu l'ennesimo indizio che confermò a Zadok il proprio presentimento. Infatti, era certo che Il Serpente non sarebbe mai riuscito a trattenersi dal lanciargli qualche battuta pungente, come faceva sempre quando riusciva a conquistarsi una vittoria su di lui. Invece, quel silenzio poteva significare solo una cosa: Il Serpente era concentrato sul proprio piano, e non voleva tradirsi incidentalmente e lasciar intendere a Zadok quali erano le sue intenzioni.

Tuttavia, si era già tradito sul traghetto, e Zadok non si perdeva nessuna sua mossa.

Continuava a guardare in alto, verso End Sept, invece che in basso verso la meta. Si prendeva giusto il tempo di scandagliare la parete di fronte a sé per essere sicuro di non mancare la presa sugli appigli.

Prima di scendere, Zadok aveva osservato bene il cratere ed aveva calcolato che il punto migliore dove mettere in atto un assassinio sarebbe stato circa a metà della discesa, dove l'occhio di Yvnhal non avrebbe più potuto seguirli e dove l'altezza era tale per cui la caduta sarebbe stata fatale alla vittima.

Non aveva idea di quanto fosse alta la parete, perché la base non era visibile: tuttavia, sapeva come riconoscere il momento giusto per attuare una controffensiva. Ovvero, nel punto in cui, guardando in alto, non avrebbe più potuto vedere la fine della parete e, guardando in basso, avrebbe iniziato a vederne il fondo.

Zadok sapeva perfettamente qual era il piano di End Sept, perché non potevano essercene altri: arrivati al punto prestabilito, End Sept avrebbe tagliato la corda che legava Zadok a lui, contando sul fatto che, senza quell'aiuto fondamentale, Zadok avrebbe perso la presa e sarebbe caduto o, al peggio, sarebbe rimasto avvinghiato alla parete, ma non avrebbe resistito a lungo.

Poi Il Serpente sarebbe risalito in superficie, assicurando Yvnhal che aveva fatto tutto il possibile per evitare che quell'orribile incidente si verificasse, ma che tutti i suoi sforzi erano stati vani.

C'era una sola cosa che avrebbe potuto salvare la vita a Zadok una volta che Il Serpente avesse tagliato la corda, e quest'ultimo doveva averlo previsto. E, poiché era evidente che il piano del Serpente di ucciderlo era premeditato, Zadok non ne dubitava: sullo shuttle, durante la notte, End Sept aveva messo fuori uso il lancia-fune sul thoraken di Zadok.

Tuttavia, quest'ultimo non poteva esserne sicuro finché non l'avesse azionato, ma non poteva azionarlo perché avrebbe rivelato al Serpente che aveva compreso le sue intenzioni, e a quel punto avrebbe potuto essere troppo tardi.

L'unica sua speranza era anticipare End Sept, e mettere in atto il proprio piano difensivo prima che lui agisse.

Durante la discesa, senza farsi vedere da Sept, Zadok mise alla prova la propria capacità di arrampicarsi.

Per sua fortuna, scoprì subito d'aver una superiorità naturale sul Serpente Albino: era più forte e più abile nell'arrampicarsi di lui. Inoltre, la sua natura edresiana era più resistente al sole caldo e secco del deserto, mentre End Sept, veradriano ed albino, lo avrebbe sofferto. Infatti, ora che il sole si era alzato in cielo, il caldo era diventato estenuante, le rocce ustionavano le dita bianche del serpente, la luce feriva i suoi occhi chiari, l'aria densa della polvere che continuava a staccarsi dalle rocce ostruiva il suo naso corto e stretto tipico dei veradriani, affaticandogli il respiro.

End Sept avrebbe dovuto tentare di ucciderlo dove giocava in casa, ovvero tra gli alberi della Notte Verde, e non tra le fiamme del Deserto Secco.

Quel mondo apparteneva alla Fenice, non al Serpente Albino.

Zadok doveva sfruttare la propria superiorità fisica per salvarsi la vita.

Per tutta la discesa, aveva finto d'essere molto lento e di sentirsi affaticato tanto quanto End Sept: in questo modo, avrebbe potuto rimanere più vicino al Serpente, invece di distanziarlo troppo.

Quest'ultimo faceva realmente fatica e non aveva difficoltà a credere che anche Zadok trovasse quella discesa un vero inferno. La proverbiale velocità del Serpente era scomparsa: ogni suo movimento era diventato lento e difficile.

La discesa sembrava infinita, ed ogni volta che Zadok lasciava momentaneamente un appiglio per trovarne un altro poco più in basso, l'ansia raddoppiava.

Finalmente, venne il momento.

End Sept guardò in basso, Zadok guardò in alto.

I loro occhi si incrociarono, e fu un attimo.

End Sept si mosse: la corda era resistente e spessa, ma presto sarebbe stata spezzata sotto la lama seghettata del coltello del Serpente.

Zadok azionò il lancia-fune, ma, come previsto, non funzionò. Senza darsi per vinto, si arrampicò verso End Sept, dimostrandogli di non aver bisogno di tenersi alla corda.

Nel vederlo scalare con tanta facilità quella parete di roccia rovente che aveva messo lui così in difficoltà nella discesa, Sept si lasciò sfuggire un'esclamazione di rabbia: non se lo era aspettato. Comprese che Zadok sarebbe riuscito a raggiungerlo in fretta, e che, se anche fosse riuscito a tagliare la fune, l'avversario non si sarebbe fatto rallentare.

Il Serpente temette per la propria vita: la sua paura era evidente.

Zadok lo raggiunse.

E, nel vederlo così vicino, End Sept commise un errore. Poiché era sicuro che Zadok non lo avrebbe risparmiato e che il terreno su cui si svolgeva quel duello era di vantaggio per il suo avversario e di grande svantaggio per lui, End Sept si fece prendere dal panico.

Scivolò, perdendo la presa sugli appigli che lo tenevano incollato alla roccia. Crollò all'indietro con tutto il corpo, facendo rimbalzare la corda che lo teneva appeso nel vuoto, unica sua salvezza.

Nel rimbalzo, il suo peso caricò la corda di una tensione troppo forte, e questa iniziò a consumarsi di fronte ai suoi occhi, a qualche metro sopra di lui. End Sept la fissò con il terrore dipinto negli occhi: la corda, composta di quattro funi intrecciate, si assottigliava sempre di più, man mano che, lentamente, le funi si spezzavano una ad una.

Zadok era a fianco a lui ed aveva visto tutto. Ma, se avesse tentato di afferrare Il Serpente per un braccio, avrebbe dovuto lasciare la presa su uno dei quattro appigli, sbilanciarsi in avanti per raggiungere Il Serpente che oscillava nel vuoto ad un metro circa da lui, sotto al peso di entrambi la corda si sarebbe spezzata in un solo colpo, e lui avrebbe dovuto tentare di sorreggere il peso morto del Serpente con un braccio, mentre con l'altro cercava di mantenersi avvinghiato alla parete: era un'impresa impossibile. Ma, se non avesse tentato di afferrare Il Serpente prima che questi cadesse, sarebbe morto anche lui, trascinato dietro ad End Sept nella sua caduta nel vuoto. Infatti, la corda che li teneva legati, per quanto fosse stata per tre quarti segata dal coltello del serpente, non si era spezzata e lo avrebbe trascinato giù. Zadok non poteva tagliarla del tutto prima che Sept cadesse: il punto in cui era consumata era troppo lontano da lui, sospesa anch'essa nel vuoto. Inoltre, la sua coscienza glielo vietava.

Comprese che sarebbero morti entrambi.

Gli gridò: «Attiva il lancia-fune!».

Ma End Sept non riusciva a reagire alla paura che lo aveva immobilizzato. Lo fissava con terrore.

Zadok tentò il tutto per tutto.

Anche se non poteva afferrare Il Serpente, od obbligarlo ad azionare il lancia-fune, aveva ancora una possibilità: doveva riuscire ad arrampicarsi il più velocemente possibile lungo la parete ed afferrare la corda sopra al punto dove si era consumata, prima che questa si spezzasse del tutto. Se fosse riuscito in quest'impresa, la corda lo avrebbe sorretto ed End Sept sarebbe stato lanciato nel vuoto. Con grande probabilità, a causa del contraccolpo, la fune che li teneva legati si sarebbe spezzata nel punto dove Il Serpente la aveva segata: a quel punto, Il Serpente sarebbe caduto nel vuoto e sarebbe morto, ma Zadok si sarebbe salvato.

Zadok non perse tempo: era questione di vita o di morte, e, poiché non voleva morire, si diede da fare.

Con uno sforzo estremo, raggiunse la corda, si sbilanciò pericolosamente in avanti per afferrarla, cercando di mantenersi avvinghiato con l'altra mano e con i piedi alla parete.

Ci riuscì.

Appena si fosse separato dal Serpente, sarebbe stato salvo.

Ma era in anticipo: la corda non si era ancora spezzata.

Gli restava ancora tempo.

Gli si pose davanti un dilemma: lasciare che End Sept, colui che odiava più di ogni altro essere vivente e che, nel tentativo di ucciderlo, aveva messo a repentaglio le loro vite, cadesse nel vuoto? Oppure, rischiare la propria vita per salvarlo?

Zadok non fu in grado di negargli il diritto alla vita.

E, soprattutto, non era lui a dover decidere della sua sorte: il codice parlava chiaro, Il Serpente avrebbe risposto del tentato omicidio di fronte ad un tribunale endar.

Imprecando di rabbia e di dolore per lo sforzo, strinse saldamente con la mano destra la corda che pendeva dall'alto e vi agganciò l'imbracatura. Poi, mantenendo i piedi ben puntati sulle sporgenze della roccia, abbandonò la presa sull'appiglio della parete ed afferrò con entrambe le mani la corda poco più sotto a dove si stava spezzando, sperando con tutto sé stesso che l'imbracatura lo tenesse.

Con uno sforzo sovrumano, reprimendo un'esclamazione di dolore, tirò su il peso morto di End Sept.

Ci riuscì.

Appena fu a portata di mano, gli afferrò il braccio sinistro in modo da azionare il lancia-fune.

Per fortuna, il suo era perfettamente funzionante.

L'arpione uncinato, lanciato a gran velocità contro la parete di roccia, vi si incastrò. Zadok ne testò la resistenza e vide che era il meglio che potesse sperare.

Tirò un sospiro di sollievo: ce l'aveva fatta. Aveva salvato entrambi.







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