Tutto finisce così.
Mio padre mi fissava con uno sguardo intenso e le due nebulose parvero muoversi più velocemente. Avevo deciso cosa fare e l'incontro con Nathan mi aveva aiutato. Avevo riflettuto molto. Per quanto fossi parte, una parte fondamentale di quel mondo, esso non mi apparteneva. Non mi ero mai sentita a casa, ne legata in modo particolare ad Emerald ne a Constance ne a Selene, che per colpa di mio padre era stata corrotta, rovinata e portata alla morte dalle mie mani. Il pensiero ancora mi tormentava, ero dispiaciuta di quello che le era capitato e un po di rammarico per non averla conosciuta di più c'era..oltre a mio padre lei era sangue del mio sangue e condivideva con me ciò che mi rendeva così speciale.
<Si padre, ho deciso>
<Parla allora>
<Voglio tornare alla mia vecchia vita nell'altra dimensione. Voglio riprendere il mio lavoro e i vecchi rapporti con i miei colleghi. Per quanto io sia stata "adottata" sento che quello è il mio vero posto. La mia casa. Padre hai detto che uno spirito ha necessariamente bisogno di un corpo per vivere poiché non sopravvivrebbe senza. Il mio corpo qui ad Emerald ormai è morto ma non quello al quale ero stata affidata. Ti prego, concedimi di tornare.>
<Se questa è la tua decisione, così sarà fatto, ma bada perderai i tuoi poteri. Non sarai più una dea, ma diventerai mortale definitivamente, legandoti a quel corpo per sempre. Sei sicura?>
<Si padre!>
<Molto bene.>
Quello che accadde successivamente è difficile da spiegare. La sensazione di leggerezza che provavo prima, fu sostituita da un peso. Percepivo i muscoli contrarsi, rilassarsi e il cuore battere. Fui avvolta poi da un intensa luce bianca, che mi costrinse a chiudere gli occhi. Mi sembrò di nascere una seconda volta. Sentì il battito di mia madre, le voci dei dottori, il taglio del cordone ombelicale e del freddo improvviso. Vidi passare i miei diciannove anni in pochi secondi.
Apri gli occhi di scatto e mi accorsi di avere la testa china su una scrivania di legno di betulla, sul quale erano adagiati in modo apparentemente disordinato, copic matite e fogli. Mi trovavo nell'ufficio dove lavoravo.
Sentì un forte brusio e vidi entrare poco dopo i miei colleghi, guardando l'orologio, notai che erano passate poche ore da quando avevo perso i sensi, erano appena tornati dal pranzo al quale mi aveva invitato Nathan. Il cuore mi si strinse.
Nessuno parve nominarlo, come se fosse stato cancellato da quel mondo.
Emerald pareva un ricordo lontano, il pensiero correva ogni tanto a quel mondo così particolare e ai suoi abitanti, chiedendosi come procedessero le loro vite. Le mie giornate diventavano sempre più lunghe e arrivavo a casa completamente distrutta.
La mia vita aveva preso il suo lento e monotono corso, a volte qualche ricordo della mia avventura riaffiorava facendomi sorridere. Ero felice, ma come mio padre anche il mio cuore si era diviso in tre chiavi, una per Emerald, una per la mia vita qui e una per colui che me lo aveva rubato, e sapevo già quale delle tre chiavi era quella giusta.
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