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Il lucchetto

Raccolsi la terza chiave dal corpo inerme di Selene. Mi diressi poi verso Nathan che era steso a terra. La ferita al fianco non era molto profonda, anche se, la perdita di sangue era abbastanza abbondante.
Riuscì a farlo alzare dopo aver improvvisato una medicazione e cercai un posto dove farlo sedere, affinché potessimo parlare di quello che era appena successo.

<Abbiamo vinto!> esordì lui.

<Sì, pare di sì. Ma sono convinta che ci sia ancora qualcosa, qualcosa che ci sfugge. La leggenda diceva che due dei tre fratelli morivano nella guerra, e che nonostante il possessore della chiave ripristinava la pace, il circolo vizioso di morte e distruzione non si interrompeva.
Perché?>

<Non saprei..per adesso sappiamo solo che la tua chiave è quella giusta> affermò indicando quella che teneva al collo, che in realtà era la mia.

Cercai di sforzarmi sul concetto della chiave che portava pace e sull'origine di quei ciondoli, finché non capì.
Sentì dentro di me una voce.

"Sei sulla strada giusta. Ciò che cerchi si trova qui, nei sotterranei"

<Nathan riesci a camminare?>

<Si credo di si, ormai il sangue si è fermato>

Misi un suo braccio intorno al collo per sorreggerlo, poiché ancora debole, e lentamente iniziammo la ricerca del quale solo io ero a conoscenza.
In tutto questo mio fratello chiedeva risposte che io non davo, ero troppo concentrata a riflettere, sperando di non cadere in qualche trappola. Era ovvio che la voce che avevo sentito, era la stessa che ci aveva condotto qui. Ma se questa voce fosse solo un mezzo per condurci a un'altra prova, che si sarebbe rivelata essere mortale? Non potevo saperlo purtroppo.

I corridoi e le stanze si alternavano, tutti uguali e a un certo punto credetti che ci fossimo persi.
Finalmente dopo un tempo che mi era sembrato interminabile, trovammo delle scale che procedevano verso il basso. Accendemmo una torcia e iniziammo la discesa, reggendoci alla parete.

Ci volle una mezz'ora abbondante prima di raggiungere i sotterranei. Una stanza ampia e buia, simile a quella del trono per dimensioni, nella quale l'unico suono udibile era quello di gocce d'acqua che cadevano a terra e che sembravano scandire i secondi. Notammo avanzando, che le pareti erano di nuda roccia e le colonne grandi stalattiti. Eravamo dentro a una caverna, proprio come nella leggenda.
Sulla parete posta di fronte a noi vi era inciso un piccolo lucchetto, talmente piccolo che per vederlo ci volle molta fatica, contando che l'unica fonte di luce era la nostra torcia.

Come me, Nathan aveva capito il senso della chiave, andava posta in quella piccola serratura. Mi esortò a compiere quell'azione. Si tolse la catenina porgendomela, e io adagiai l'oggetto prezioso nella fessura di pietra, girandolo poi per far scattare il meccanismo. Un suono secco rimbombò nella grotta. Nella mia mano tremante ora si trovava una chiave spezzata a metà.

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