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Casa-albero

L'indomani il mio risveglio non fu dei più piacevoli. Dopo la battuta della sera precedente, Edmund aveva deciso di tormentarmi comportandosi come un bambino.

Un'ora dopo il nostro risveglio eravamo già in cammino e per fortuna il suo atteggiamento infantile non durò molto.

Il nostro punto di riferimento, era la catena di monti che si stagliava all'orizzonte. L'unica informazione certa che Edmund aveva, era che Selene si trovasse là.
Il clima mite e la giornata soleggiata, rendevano il tragitto più piacevole e meno faticoso. Attraversammo radure, prati immensi punteggiati da fiori di vario colore, bagnati da piccoli ruscelli e fitti e brevi tratti di foresta. Senza rendercene conto, si era fatta l'ora di pranzo e fummo d'accordo entrambi, sul fatto che dovessimo concederci una pausa.

"Dato che ci troviamo in un tratto di foresta e non vorrei incappare in qualche animale, ci conviene uscire da qui e poi fermarci"

"Concordo"

Per fortuna non ci volle molto, e quando ci sedemmo a terra per mangiare, ci trovavamo sulla sommità di una collina, dal quale si godeva di una vista meravigliosa.
Ciò che attirava di più il mio sguardo sulla valle che si parava davanti a noi, era un grande albero più grande della norma posto al centro di una radura, circondata da una foresta, quasi a volerlo nascondere.
Ero cosi concentrata che a fatica riuscì a metabolizzare, di aver visto una persona muoversi.

"Sarà stato un animale" Fu la risposta di Edmund mentre discendevamo la collina.

"Voglio andare a vedere!"

"Sophia non ci sono altre persone al di fuori dei pochi superstiti scampati a Selene"

"Ti dico che ho visto qualcuno!"

Iniziai a correre lasciandolo indietro, fino ad essere a pochi metri dalla maestosa pianta.
Era un'antica quercia, dal tronco spesso e alto grande come un palazzo di quattro o cinque piani e la chioma ampia, abbastanza robusto da sorreggere anche un edificio.
Più mi avvicinavo e più sentivo delle voci. Avevo ragione.
Notai un'apertura nelle radici a grandezza d'uomo, come se fosse un grande portone di ingresso.
Nel frattempo Edmund mi aveva raggiunto. Entrammo con passo incerto non sapendo cosa ci aspettava.

L'albero era cavo all'interno. Al centro, sul terreno lastricato vi era una fontana in pietra, e tutto intorno era stato allestito un piccolo mercato. Quella che pareva essere una piazza, pullulava di gente.

"Impossibile..." Sussurrò Edmund.

Alzando lo sguardo si poteva distinguere una scala, che seguiva il perimetro del tronco. Qualche passante ci guardava con stupore e meraviglia, soprattutto quando ci incamminammo verso l'inizio della rampa.

Mentre salivamo, osservavo con attenzione la piccola città nascosta in un albero. Gli abitanti avevano costruito le loro abitazioni all'interno del tronco. La scala era una vera e propria strada, per quanto riguarda la grandezza e permetteva di spostarsi su e giù e di raggiungere chiunque. Proseguendo sentivamo i popolani bisbigliare tra di loro, chi si domandava chi fossimo, chi invece si chiedeva se eravamo pericolosi e chi invece, quale fosse il motivo della nostra visita, e sebbene la nostra presenza li turbasse, nessuno osò fermarci.

Quando arrivammo al termine della lunga rampa di scale ci ritrovammo in un'altra piazza, più grande della precedente. Capì che eravamo giunti sulla sommità del tronco. I raggi del sole filtravano attraverso le foglie, illuminando con piccole chiazze luminose il terreno.
Due uomini vestiti con abiti bianchi e con in pugno una lancia ci videro da lontano venendoci poco dopo incontro.

"VOI CHE COSA CI FATE QUI?!"

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